La Meditazione non esiste? Riflessioni sulla meditazione tradizionale e moderna

La meditazione non esiste? Questa sembra una domanda assurda in un periodo storico di recupero di tali discipline, insomma oggi tutti sanno quanto faccia bene praticare la meditazione e sono in molti a sapere quanto sia stata studiata.

Il problema non è se esista una pratica “di meditazione” ma cosa s’intende quando si parla di questo termine, è più un problema linguistico che logico, tuttavia ci svela alcune cose interessanti su questo mondo.

Meditazione etimologia tra occidente e oriente

Meditazione ha molti significati in italiano ma etimologicamente deriva dal latino “meditari o mederi” che significa essenzialmente “curare”, non nel senso clinico ma nel senso di tenere in considerazione. O per usare una parola più moderna potremmo dire “tenere a mente”.

Da questo punto di vista il termine assomiglia un po’ al termine “sati” che nel Buddhismo indica la consapevolezza la nostra mindfulness. Secondo alcuni studiosi tale termine indica anche il ricordare ed il “tenere a mente”, proprio come il nostro “meditare”.

C’è una differenza centrale nei due modi di intendere il “tenere a mente”, mentre in occidente si tratta di una sorta di modus operandi, cioè una sorta di consiglio da seguire: “mi raccomando tienilo a mente; pensaci, meditaci sopra”. In oriente ha un significato molto simile ma con un’accezione speciale:

L’esercizio! Mentre in occidente la pratica di meditare su una questione riguarda squisitamente la questione in se, nel senso che la cosa importante è quel pensiero, quel contenuto mentale, in oriente è l’atto stesso di ricordare, cioè rendersi conto, il vero esercizio da mettere in pratica.

Quando vai a fare un ritiro spirituale occidentale la cosa più importante su cui “meditare” sono i contenuti che ti vengono spiegati non è la pratica stessa della contemplazione. Questo non significa che tale pratica non rafforzi anche la capacità di “restare sul pezzo” ma il suo scopo principale è praticamente opposto.

Due mondi opposti e identici

Anticamente, come spiega Pierre Hadot nel suo libro super citato, anche le pratiche occidentali avevano a che fare con la capacità di ridirigere la consapevolezza. Attualmente invece, in occidente, quando si parla di meditare su qualcosa si intende riferirsi esclusivamente al suo contenuto: “ci pensi sopra, ci rifletto”.

Mentre la pratica occidentale sembra rivolta a capire meglio l’oggetto di meditazione le pratiche orientali sembrano rivolgersi maggiormente al processo, cioè al restare nel presente al di la dell’oggetto di osservazione, che diventa solo una sorta di ancora al momento presente.

Credo che tale distinzione contribuisca alla molta confusione che si fa ancora oggi con queste pratiche. Ciò che hanno capito i miei colleghi studiandole negli ultimi anni è che la loro forza deriva proprio dal riuscire a lavorare sul “meccanismo nudo dell’attenzione”.

Per noi psicologi il super potere della meditazione non sta tanto nella capacità di “pensare a qualcosa” ma nella capacità di accorgerci quando sta accadendo, quando quel contenuto è arrivato alla nostra coscienza. Tale abilità da avvio ad una marea di azioni positive per la nostra crescita personale.

Lo aveva già capito William James il quale non solo sapeva poco della cultura orientale ma probabilmente ne aveva un’idea più che stereotipata. Secondo James riportare l’attenzione sul pezzo ogni volta che ci perdiamo, ancora e ancora, è uno degli esercizi più potenti per sviluppare concentrazione e ogni altra facoltà mentale!

La tradizione come fonte di ispirazione

Di certo la tradizione continuerà ad essere fonte di ispirazione, soprattutto perché i nostri antenati hanno studiato queste cose per millenni. Per tanto andare a recuperare pratiche tradizionali e studiarle con gli strumenti attuali sarà sicuramente foriero di ottime e nuove metodologie di miglioramento.

Tuttavia è bene sottolineare che per quanto mi riguarda questo oro è presente a causa degli anni di pratica di queste discipline e non per un qualche collegamento mistico e NEANCHE – qui farò arrabbiare molti praticanti tradizionalisti – perché abbiamo raggiunto un qualche livello magico di coscienza.

Certo se voglio migliorare la mia capacità di giocare a tennis sarà bene non solo giocare, prendere un coach e allenarmi, ma magari parlare con qualcuno che gioca professionalmente. Magari che ha già passato la nostra fase evolutiva nel gioco, sentire le sue storie, ecc.

Tutto questo potrà ispirarmi e darmi anche delle dritte ma di per se non potrà cambiare drasticamente il mio modo di allenarmi a meno che, quella persona non abbia un segreto segretissimo di allenamento che ci rivela sotto giuramento… cosa che succede solo nei film!

Una confusione iniziale che potresti avere anche tu

Era il 2002 e vicino alla mia casa dello studente si tenevano corsi gratuiti di meditazione, andai, si trattava di meditazione Vipassana (la nostra mindfulness). Nel primo incontro ci fece praticare l’attenzione al respiro, cosa che non capivo assolutamente, ero abituato a respirare col diaframma ma non osservare ciò che facevo.

Nelle lezioni successive, se non sbaglio nella terza, iniziò a farci fare il bodyscan. A quel punto pensai e dissi a me stesso: “ma questo è esattamente il rilassamento che faccio ogni giorno, solo che non c’è alcun suggerimento legato al rilassamento. Mi sembra uno spreco di tempo”; così abbandonai.

Ecco, se per caso anche tu svolgi una qualche forma di “rilassamento/meditazione” dove fai una scansione corporea ma con l’intento di rilassarti o sentirti in un certo modo… ecco, la meditazione di cui parliamo oggi è diversa!

Purtroppo se hai già una pratica simile allora per te sarà più difficile notare la differenza, ma c’è solo un modo per scoprirla, ed è smetterla di cercare di rilassarti ed iniziare ad osservare il tuo corpo momento per momento e senza giudicare.

Questa è la vera sfida della pratica di consapevolezza che qui su PsiNel chiamiamo meditazione, perché deriva da essa ma il linguaggio come al solito rischia di intrappolarci in categorie. E a volte le categorie sono indistinguibili sino a quando “non ci entriamo davvero dentro”.

Tradizione e lignaggio

Insomma ragazzi è un tema mastodontico e sono qui a rompere le scatole e a dire che ciò che abbiamo scoperto della pratica meditativa non è un abominio una profanazione, ma è un modo di attualizzare una conoscenza antica.

E non ci vedo niente di normale o speciale se, alla luce degli strumenti moderni della conoscenza (che fino a prova contraria sono più efficaci di quelli del passato) sia possibile migliorare qualcosa che appartiene a tradizioni millenarie.

So che può sembrare un atto di hybris ma posso assicurarti che se avessimo pensato in tal modo al resto della conoscenza saremo ancora all’età della pietra. Magari un giorno scopriremo che i padri fondatori erano davvero in possesso di informazioni segrete che fanno la differenza.

Ma per ora, l’unico modo per credere qualcosa del genere è ammettere che tali pratiche abbiano una qualche origine divina e mistica. Se invece si tratta di una attività umana, che fa benissimo ma sempre di origine umana, un artefatto, allora come tale è sempre migliorabile.

Continuiamo questa discussione nel nostro VIDEO dedicato (che ora trovi qui sotto) e nel classico dei QDE.

A presto
Genna

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