Paura della guerra: alcuni consigli per gestire una delle paure più antiche e presenti!

Temere la guerra è del tutto normale, nonostante ciò moltissime persone mi hanno chiesto in questi giorni di dare alcuni consigli per gestirla efficacemente.

Sono consigli utili per qualsiasi timore ma in modo specifico per quelli legati al conflitto bellico che stiamo vivendo in questi giorni. Se hai ulteriori consigli scrivili qui tra i commenti o sui nostri social, buon ascolto:

Ascolta “422- PAURA della Guerra: come fronteggiare in modo sano uno dei timori più antichi” su Spreaker.

Comportamenti opposti

Le reazioni estreme legate alla guerra sono 2, ai suoi poli: chi passa la giornata a riempirsi di informazioni e a proccuparsi e chi invece evita completamente di informarsi. E’ facile intuire perché i primi possano avere problemi di ordine emotivo, sono anni che parliamo di quanto sia facile influenzarci.

Non è altrettanto facile intuire le motivazioni dei secondi, cioè di chi evita completamente di vedere e/o informarsi sulla guerra. Anche se non è così difficile immaginare che alcune di queste persone siano semplicemente così spaventate da evitare per non soffrire.

In realtà si tratta, in entrambi i casi, di generalizzazioni: raramente si troveranno questi due tipi puri di atteggiamento. Tuttavia nel mezzo ci sono un sacco di sfumature che spesso non prendiamo in considerazione.

Ed il pensiero sfumato, quello che ci consente di cogliere gli aspetti complessi della questione, sono quelli che ci attirano per ultimi. I motivi sono diversi ma il più importante è legato al fatto che implicano un certo sforzo cognitivo, sia per comprenderli e sia per mettere da parte la seducente semplificazione.

Si, perché le cose semplici ci seducono, entrano più facilmente nelle nostre teste, ci dicono cosa dobbiamo credere e cosa invece dobbiamo scartare in modo netto. Tutto questo se visto con a freddo sembra un’assurdità ma in realtà si tratta di meccanismi nei quali tutti tendiamo ad incappare.

La semplicità e la complessità

Immagina di vedere una statua che rappresenta una donna, la guardi, cerchi di capire cosa rappresenti e in poco tempo hai abbastanza dati: “E’ una donna, vestita in tal modo, forse dallo stile è romanico e forse rappresenta l’abbondanza”. Anche se devi fare uno sforzo di ricostruzione non sarà così difficile.

Al contrario, pensa se invece di guardare una statua fossi costretto a guardare le nuvole e ci vedessi una statua. Cosa accadrebbe se ti chiedessi di descriverla? Saresti di certo in grado di mostrarmi i contorni che ti fanno percepire quell’immagina ma ad un’analisi più acuta le cose sarebbero molto più difficili.

Guardando bene non riusciresti a vedere i piedi, per vederli dovresti fare un ulteriore sforzo immaginativo, questo per tutti i dettagli. Insomma per vedere davvero bene quella nuvola o meglio cosa “ci vedi in quel momento” dovresti fare continui sforzi di aggiustamento e ridefinizione di ciò che vedi.

E’ molto più facile aggrapparci alle cose semplici e sicure, tuttavia niente a questo mondo è davvero semplice come ci piace immaginare, ed una delle cose più complesse in assoluto è proprio la guerra! Ti basta pensare a come ci hanno insegnato i conflitti mondiali a scuola per comprendere alcune cose.

Già soltanto come studiamo le cose a scuola è di certo qualcosa di più complesso delle notizie dei TG e dei giornali. Ma in realtà anche la storia studiata a scuola è una sorta di semplificazione. Quindi immagina la qualità delle informazioni che emergono in questi giorni, sono certamente poco precise.

Guerra e psicologia

La psicologia deve parecchio alla guerra, perché nel male e nel bene, è proprio attraverso le testimonianze degli uomini (e delle donne) tornate dal fronte durante i due conflitti mondiali che sappiamo quanto un trauma possa scompaginare la vita delle persone.

Come abbiamo visto diverse volte è lo stesso Alessandro Barbero, storico di fama nazionale, che ci racconta che durante i due conflitti (in particolare il primo) chi tornava traumatizzato veniva fucilato. Era una vergogna pubblica agli occhi delle altre nazioni avere persone “così deboli da essere sconvolte dal trauma”.

Oggi sappiamo che tutti gli eserciti avevano la propria quota di “traumatizzati gravi”, e che tutte queste compagini tendevano a nasconderli. Ne abbiamo traccia praticamente in ogni tempo e latitudine, eppure è dovuta arrivare prima la medicina e poi la psicologia a sottolineare che quelli erano effetti “mentali”.

Ora i più “bellicosi” tra i miei utenti staranno forse pensando che sia una naturale legge della natura: il più forte resiste ed il più debole soccombe, in parte c’è del vero in questo pensiero cinico e macabro. Tuttavia c’è del vero anche in un altro aspetto particolare legato al trauma, qualcosa che tutti sappiamo in fondo.

Il fatto che una persona traumatizzata sia a sua volta più disposta a traumatizzare è comprovato dalla ricerca transgenerazionale all’interno delle famiglie. Se i tuoi ti picchiavano è possibile che tu abbia la tendenza a picchiare a tua volta, e più questo evento è stato duro e più si alza la probabilità che accada.

Occhio per occhio il mondo diventa cieco

Questa frase di Gandhi spiega bene ciò che hai appena ascoltato: le 2 guerre mondiali hanno reso evidente gli effetti devastanti di un “conflitto moderno” non solo per la vita e le condizioni socio-economiche ma anche per la psiche. La quale può avere effetti devastanti che tende a sua volta a replicare in vari modi disfunzionali.

In altre parole ogni guerra generata dall’odio genera odio che a sua volta rende più probabili nuovi conflitti, è un bel casino non trovi? Forse starai pensando che invece di rasserenarti ti sto spaventando ulteriormente, può darsi, ma queste parole hanno uno scopo ben preciso per quanto modesto:

Aumentare la consapevolezza degli effetti psicologici della violenza che ci circonda! Tutte le cose belle di questo mondo che sono emerse negli ultimi anni come i diritti umani, l’apertura delle frontiere, la estrema e costante interconnessione tra le persone ecc. Sono tutte cose che emergono in risposta alle guerre!

Questa ottica è quella “ottimista”, quella di chi crede nelle risorse dell’essere umano e nella nostra amata “crescita post-traumatica“, in quella che Taleb definisce ormesi. Noi siamo esseri ormetici, anzi la vita sotto sotto ha questa propietà, la capacità di diventare più forte se sottoposta a stress.

Ok sto allargando un po’ troppo il discorso che andrebbe sviscerato ancora meglio, spero che i consigli di questo episodio ti possano tornare utili per gestire questo momento. E ti do appuntamento, ancora per poco, sul nostro QDE (a breve ci saranno grandi cambiamenti

A presto
Genna

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