Il potere scientifico della gratitudine

Scommetto che hai già sentito dire che provare gratitudine porta numerosi benefici, non è vero? Se mi segui lo sai da almeno 10 anni, perché gli studi sui benefici della gratitudine sono ormai abbastanza dati ma non per questo non efficaci.

Il fatto che da anni si ripeta una cosa nel campo della scienza non è un segnale di immobilismo ma del fatto che quella cosa non è ancora stata confutata, innovata o sostituita da qualcosa di meglio. Nell’episodio di oggi ti mostro un modo tutto nuovo di usare la gratitudine… buon ascolto:

Ascolta “410- Il Potere Scientifico della Gratitudine… ti sorprenderà!” su Spreaker.

Provare gratitudine

Chiunque con un pizzico di esperienza di vita è in grado di rendersi conto che una persona grata è spesso più felice di una “non grata”. Se pensiamo ad una persona soddisfatta di se stessa e di ciò che ha raggiunto della vita non possiamo che immaginarla piena di gratitudine… almeno io la vedo così.

Tuttavia non sempre questo aspetto viene colto perché molti credono che essere grati non solo sia sbagliato, perché dimostrare gratitudine è un modo per mettersi in “suddistanza psicologica” (brrrr) ma credono che sia l’anticamera dell’accontentarsi delle cose.

E come ha detto Ligabue: “chi si accontenta gode, così così”! Facciamo un esperimento mentale opposto: immaginiamo una persona di successo che però non è affatto grata di ciò che ha raggiunto. Come la vedi? Personalmente ne ho viste molte nel mio studio e non erano felici per niente!

Una persona non grata, che non significa che non dica “grazie” cioè che sia educata, non riesce a godere di niente di ciò che ha e di ciò che raggiunge. Questa è la perfetta descrizione della nostra società occidentale dove possediamo la maggior parte delle cose per il nostro sostentamento e ci sembra che questo possedere non basti mai.

Fino a credere che la soddisfazione della vita sia questo: continuare a ricercare cose che ci facciano sentire bene! Le persone che al contrario sono soddisfatte della vita sono grate di ciò che hanno, questo non significa ovviamente non ricercare altro ma significa apprezzare ciò che ricevono.

Con l’esercizio di oggi puoi mantenere la tua idea di gratitudine

Che ti piaccia o meno l’idea di gratitudine che ho appena presentato l’esercizio descritto in puntata è diverso, anzi è quasi il suo opposto. Tuttavia ci tengo a ribadirlo: esprimere ogni giorno gratitudine per ciò che hai fatto, raggiunto e ricevuto, ha un profondo effetto benefico sul tuo umore.

Non solo, aiuta la tua mente ad essere via via sempre più ricettiva nei confronti delle cose che ti renderanno grato. Insomma si tratta di una cosetta da non sottovalutare, tuttavia come ti dicevo nella versione odierna non dovrai passare in rassegna la tua gratitudine quotidiana.

Non solo, un altro vantaggio della versione di oggi è che non devi sforzarti ogni sera di andare alla ricerca delle cose per cui sei grato (anche se ribadisco ancora “ti fa bene”) perché come hai sentito si tratta di rivivere momenti in cui sono gli ALTRI ad essere stati grati nei tuoi confronti.

Si tratta dunque di un modo di vivere la gratitudine diverso che forse potrà appassionare con maggiore forza anche chi non ama pensare “di essere grato”. Oltre alle nostre paturnie questo può essere dovuto anche a fattori molto personali. Anche io quest’anno ho faticato ad esprimere ogni giorno la gratitudine alcuni di voi lo sanno ma mi spiego meglio.

il 5 Settembre di quest’anno è mancata mia madre a 64 anni, dopo una malattia durata 3 anni che l’ha letteralmente devastata ed ha devastato tutte le persone intorno a lei. Essere grati in quei mesi e in quei giorni non è stato per nulla facile … prima o poi te ne parlerò meglio per aiutare chi potrebbe essere in una situazione simile.

Atti di gentilezza casuali

Tra i molti esercizi della psicologia positiva che ti ho presentato in questi anni ce ne è uno molto particolare che chiede di fare “atti di gentilezza a caso”. Sembra una cosa quasi stupida ma se provi a farlo ti assicuro che ti renderai conto da solo della forza dirompente di questo semplicissimo compito.

Esci di casa con l’intento di aiutare qualcuno che non conosci a caso, fallo e ti assicuro che ne sentirai un immediato beneficio. Perché? I motivi sono molti, da quelli neurofisiologici dell’attivarsi dei nostri circuiti dell’accudimento, alla ossitocina, sino alla soddisfazione psicologica di ricevere un sorriso, una carezza ed un apprezzamento.

Sentire la gratitudine di qualcuno ci fa bene e a quanto pare ci fa bene come provarla verso verso gli altri o verso il mondo. Mi piace molto dunque come modalità per sentirci meglio, perché se protratta nel tempo può anche allenare la nostra mente a voler ricercare più episodi del genere, quindi a diventare più servizievoli verso il mondo.

Ma vista da lontano tale pratica potrà sembrare anche egoistica. Insomma pensare alle volte in cui gli altri sono stati grati con noi è sicuramente un atto egoico, che solletica la nostra parte più bassa che gli orientali chiamano “ego”. Credo però si tratti solo di uno sguardo superficiale perché…

…perché se tutti desiderassero la gratitudine altrui il mondo sarebbe un posto migliore, giusto? Dipende! Dipende dal contesto e dalla nostra intenzione, due cose che non vengono troppo esplicitate nel Podcast di Endrew Uberman! Vediamole…

Aspettative ed intenzioni

Avere aspettative nei confronti delle altre persone non è un male fino a quando non si trasformano in pretese. Aiutare una persona cara e aspettarsi un grazie non è negativo a meno che per noi non sia essenziale che tale risposta ci sia e sia fatta in un determinato modo.

Con i cari la cosa è complessa ma con gli sconosciuti e le persone che conosciamo di meno diventa più facile distinguere queste due cose. Se decidi di fare “atti casuali di gentilezza” e la gente che aiuti non sembra ringraziarti non puoi prendertela con loro per questo, lo scopo non è infatti ricevere “grazie stellari”.

Le pretese rischiano di rovinare ogni aspettativa e anche ogni intenzione, cosa sul quale prima o poi farò un episodio a parte perché “aspettative ed intenzioni” tendono spesso a confondersi ed intrecciarsi, ma non sono la stessa cosa. Ora qui per intenzione intendo il fare volontariamente qualcosa o per lo meno esserne consapevoli.

Se domani mi scrivi che grazie ad un mio post ti ho cambiato la vita (cosa che succede molto spesso) io sono felice di saperlo e sono anche un po’ consapevole di aver registrato queste puntate con tale scopo. Per cui può diventare ottimo materiale per l’esercizio che abbiamo descritto in questa puntata.

Ma se invece io facessi qualcosa senza consapevolezza, senza saperlo e questo generasse in te gratitudine, ecco che le cose sarebbero molto diverse. E’ bene che lo sforzo profuso sia consapevole affinché ci si possa davvero sentire appagati dalla gratitudine altrui, altrimenti sembra sempre un modo casuale di procedere.

Ecco la puntata dello Huberman Lab Podcast

Ecco la puntata di questo splendido podcast che ha ispirato la nostra, se l’hai vista avrai notato la valanga di citazioni bibliografiche che fa il nostro prof. Andrew Huberamn. Un personaggio davvero interessante che avevo incontrato ad inizio anno ma non mi aveva convinto (dopo ti spigo perché) per fortuna lo Zio Hack mi ha fatto ricredere alla grande.

Huberman è un professore di neuroscienze ed oftamologia, da un annetto ha iniziato a pubblicare questo podcast dove parla di un sacco di argomenti interessanti, tra i quali la nostra psicologia. Lo fa riferendosi sempre alle neuroscienze e agli aspetti di sua competenza, dunque legati più alla biologia che alla psicologia. Questo è il motivo del mio primo menefreghismo.

Ma continuando ad ascoltarlo mi sono accorto che ha un modo davvero straordinario di spiegare in modo semplice concetti estremamente complicati. Personalmente trovo anche il suo inglese molto semplice da comprendere e credo che con l’ausilio dei sottotitoli sia possibile comprenderlo anche se non lo si mastica troppo bene.

Se ascoltandolo trovi altri episodi che potrebbero diventare una nostra puntata, segnalameli sui social o qui sotto tra i commenti. Noi continuiamo questa chiacchierata nel nostro QDE.

A presto
Genna

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