Il Bias dello “stato mentale” adeguato! Perché non funziona e quale “stato” usare?

Hai mai sentito dire che per riuscire bene in qualcosa è necessario affrontarla con “lo stato mentale giusto”? Questa cosa è vera, ma ciò che la gente non sa è che il nostro stato mentale non è mai “fermo” in un solo posto e se esageriamo con la ricerca dello “stato ideale” potrebbe ritorcersi contro di noi.

In questo episodio del Podcast ti parlo finalmente di ciò che intendo per “bias dello stato”, il credere che si debba sempre essere felici e ottimisti prima di affrontare le sfide della vita e non solo. Buon ascolto:

Ascolta “412- Il Bias dello Stato Mentale: perché non devi preparati ad ogni occasione?” su Spreaker.

Gli stati di coscienza

Dalla notte dei tempi sembra che l’essere umano abbia cercato modalità, dirette ed indirette di modificare il proprio stato di coscienza con varie finalità. Inizialmente gli obiettivi erano mistici e religiosi, poi si sono aggiunti (o sovrapposti) quelli legati al piacere e, in epoca più moderna per creatività e salute mentale.

Ciò che però la gente non sa è che ogni cosa che facciamo ci induce un certo “stato di coscienza”: in questo momento mentre leggi la tua consapevolezza è diversa di quando stai giocando ad un videogame, passeggiando o mangiando. Ci sono di certo delle similitudini ma essenzialmente per leggere serve un certo modo di spostare l’attenzione.

Gli stati mentali hanno molto a che vedere su come usiamo la nostra attenzione. Potresti essere in discoteca, immerso in gente che balla e si diverte, con ritmi e musiche che ami, ma se per caso sei preso da un pensiero triste o ti stai chiedendo come approcciare quella ragazza o ragazzo, non sarai nello stesso stato di chi è preso dal ballo.

Anche le decisioni che prendi su come trascorrere il tuo tempo hanno a che fare con “uno stato di coscienza”: se ami fare sport per passare il tempo sarà diverso ad amare il divano per una serie tv. E se guardi una serie romantica sarà diverso che guardarne un film d’azione ecc.

Quindi cambi molto spesso “stato di coscienza” anche se non te ne rendi conto e questo ha molto a che vedere con ciò che decidi di fare, con ciò che hai fatto prima e con ciò che ti aspetti da una determinata situazione. Gli stati mentali sono dunque anche fortemente situazionali e la ricerca sull’utilizzo delle sostanze lo dimostra chiaramente.

Lo stato di coscienza è contesto-dipendente

Così come ascoltare musica martellante nella tua stanza è diverso che farlo in una discoteca o ad un concerto, allo stesso modo assumere qualsiasi sostanza in situazioni diverse ha effetti diversi. E’ noto infatti che molti casi di overdose siano dovuti ad un cambio di contesto, così come la stessa dipendenza varia in base al contesto.

E’ nota la storia dei soldati americani in Vietnam, i quali erano spesso sotto sostanze stupefacenti anche molto pesanti. Verso la fine del conflitto alcuni medici americani andarono a valutare la questione e si resero conto che al ritorno dei soldati sarebbero state necessarie varie misure preventive a causa di tali dipendenze.

I medici si aspettavano una valanga di “tossici” in giro per l’America. Ma a quanto pare questo non accadde, perché il contesto della giungla vietnamita, la guerra e altri fattori erano molto diversi di ciò che avrebbero trovato a casa, ed infatti tale “epidemia di drogati” non si verificò!

Di questo se ne resero conto anche i primi promulgatori delle “comunità per abuso di sostanze”, sino a quando la persona stava in quel luogo (in quel contesto) riusciva a vincere la propria battaglia. Ma non appena tornava nei suoi vecchi luoghi, con i vecchi amici, tendeva a ritornare sui propri passi vanificando il lavoro svolto.

Per usare un esempio meno potente ti basta pensare che se studi un certo esame in una stanza blu, è facile che tu possa richiamare più rapidamente le informazioni se ti troverai in una stanza blu durante l’esame. Questo funziona quasi per tutto ed è anche per questo che ti metti sempre lo stesso maglione porta fortuna agli esami!

E’ stato lo stato

Quando si parla di politica spesso si sente ripetere una frase del genere per indicare le colpe dello Stato, possiamo usarla anche in psicologia? Dipende! Come abbiamo visto questi stati variano in base ad un sacco di situazioni diverse, per quanto possiamo prepararci mentalmente non avremmo MAI lo stato perfetto.

Ma l’errore principale non è neanche questo, è invece il credere che PRIMA di fare qualcosa sia necessario essere in un certo stato giusto. E’ un po’ come se, nella storia sul Vietnam, i medici avessero impedito ai soldati dipendenti di tornare a casa fino a quando non avessero ottenuto “lo stato mentale giusto” di liberi dalla dipendenza.

Se avessero fatto in questo modo avrebbero di certo peggiorato la situazione, facendo sentire i soldati “tossici” ed impedendogli di tornare in un contesto che favoriva maggiormente la libertà dalle sostanze. Attenzione questo non significa che tutti siano tornati senza dipendenze! Ma che di certo fasciarsi la testa prima sarebbe stato peggio.

Lo stato mentale con cui affrontiamo le cose è di certo fondamentale ma la gente tende a confondere le cose, cioè il fatto che tale “stato sia esclusivamente” una sensazione, qualcosa di puramente psicologico. Ma come abbiamo visto dipende invece dal contesto e dipende anche dalle AZIONI che facciamo.

Ti è mai capitato di pensare: “oggi non ho proprio voglia di fare la cosa X” poi hai iniziato a farla e ti sei reso conto che è stato molto piacevole? Ecco, pensa che ogni volta ci affidassimo a questa valutazione raffazzonata di come ci sentiamo per intraprendere delle azioni, le cose sono più complesse di così.

Magia, pillole ed ipnosi

Ora immagina che io abbia una speciale magia, oppure una pillola segreta o una tecnica ipnotica incredibile in grado di farti sentire “esattamente come dovresti sentirti” prima di affrontare una qualche situazione. Magari ti è capitato davvero, eri ad una festa, un po’ imbarazzato e dopo aver bevuto un paio di birre ti sei lanciato in pista.

Il punto è che di certo quella serenità data dalla “birra o dal potere magico di chissà cos’altro” ti ha realmente aiutato a fare quel passo, tuttavia NON ti ha insegnato niente (o poco). Sarebbe come prendere una sorta di super potere in un video gioco che ti aiuti ad avere forza e vite infinite, non ti insegnerebbe come giocare meglio.

Dato che lo stato è davvero importante, e lo sappiamo da davvero poco tempo, ecco che la gente lo vede spesso come una sorte di potere magico. Se sarò nello stato adeguato ecco che potrò fare le cose con maggiore efficacia, attenzione questa cosa è vera, ciò che non è vero è la possibiltà di comandare i nostri stati interiori.

Ciò che manca allo “stato” descritto in questo modo non è solo l’azione ma è la sensazione di saper fare una certa cosa, quella che spesso chiamiamo “auto efficacia” o come viene definita oggi “mastery”. La sensazione di saper padroneggiare quelle specifiche abilità, non è solo una questione di “stato” ma anche di conoscenza e di consapevolezza.

Per questo per gli sportivi o per le performance ben definite allenare “lo stato” è utile. Perché chi compie quelle azioni le sa fare davvero e anche perché sono contesti delimitati e conosciuti. Non si tratta di adattarsi eccessivamente alla situazione ma si tratta di ripetere, azioni già ripetute milioni di volte, nel modo migliore possibile.

Allora quale stato dovrei avere?

In realtà ne abbiamo parlato moltissime volte ma per me è questo quello di chi è pronto a qualsiasi cosa capiti e non quello che ha bisogno di prepararsi ad ogni occasione. Mi auguro che la differenza sia molto chiara, perché la preparazione nelle faccende importanti è vitale ma non sempre nella vita.

Essere preparati per un esame, per una prestazione qualsiasi è importantissimo! Facendo quelle cose attivamente e preparandoci anche mentalmente, se esiste una vera competenza di base che facilita tutti questi processi è ancora una volta la nostra cara presenza.

Essere presente a ciò che stai facendo è la chiave! E’ la chiave per la tua capacità di apprendere (cosa comprovata da una valanga di studi anche sulla neuroplasticità), è la chiave per portare attenzione al processo e non al risultato, è la chiave per avere una reale soddisfazione in ciò che stai facendo.

Per riuscirci, ecco il paradosso dietro l’angolo, serve allenamento e quindi preparazione. Ma per fortuna è qualcosa di profondamente diverso rispetto alla preparazione classica, è una sorta di meta-stato che facilita la gestione di tutti gli altri stati.

Se tutto ciò ti sembra famigliare o anche troppo semplice, è perché segui PsiNel ed hai iniziato ad introiettare questi concetti, mi auguro che sia per via esperienziale (meditando) e non solo perché hai la pazienza di leggermi fino a questo punto.

Continuiamo questa chiacchierata sugli stati nel nostro Qde.

Buone Feste
Genna

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