Esperimenti Mentali: il Metodo Psicologico dei grandi Scienziati

Ero ancora un bambino la prima volta che ho sentito parlare di “esperimenti mentali”. Ero alle scuole elementari e dato che avevo bisogno di migliorare il mio italiano la mia maestra mi ha detto: “scegli qualsiasi libro ti piaccia”.

Così ho preso in prestito dalla biblioteca della scuola una bibliografia di Albert Einstein. Vi era descritta in forma romanzata la vita del grande fisico, le sue principali teorie e soprattutto la sua immensa fantasia nel cercare di creare “simulazioni mentali” delle proprie ipotesi.

Eccomi di fronte per la prima volta all’esperimento mentale… buon ascolto:

Ascolta “405- Esperimento Mentale: il Metodo Psicologico dei grandi Scienziati… e forse anche il tuo!” su Spreaker.

Il libro di Einstein

Di quel libro mi colpirono fortemente 2 cose: la prima era che il giovane Albert (esattamente come me) faceva fatica a scuola. Non era il primo della classe e si diceva fosse pure stato bocciato in materie come la matematica. La seconda era il ricorso agli esperimenti mentali.

Immaginiamo due persone che si passano una palla tra di loro, un passante vede un movimento rettilineo ed identico ma se immaginiamo che queste due persone si spostino molto velocemente ecco che il passante vedrebbe delle diagonali. Ok non era così ma una delle sue riflessioni iniziava proprio in questo modo.

Prendeva un fenomeno fisico esistente: il fatto che quando una persona ferma vede un oggetto in movimento può prevederne la traiettoria e ci aggiungeva qualcosa di complicato, il fatto di vedere queste due persone non solo in movimento ma addirittura spostarsi alla velocità della luce.

Come vedi non si tratta solo di fare esperimenti empirici nella testa (una specie di ossimoro) ma di aggiungere aspetti anche molto diversi tra loro, aspetti analogici (per analogia), che come abbiamo visto in questo episodio hanno il potere di portarci a pensare fuori dalla famigerata scatola.

Senza saperlo il caro Albert aveva acceso in me la curiosità della scoperta. Per anni ho amato la fisica e ancora oggi la approfondisco in autonomia, ero talmente appassionato che un giorno il mio prof. delle superiori mi disse: “Romagnoli un giorno mi svelerai il tuo segreto. Come fai ad avere 4 in matematica e 8 in fisica, sono la stessa cosa!”.

4 in matematica e 8 in fisica

Sono sempre stato una capra nelle scuole dell’obbligo, tuttavia alcune cose mi piacevano tantissimo una di queste era paradossalmente una delle materie meno amante: la fisica. Quando il prof. mi fece quell’osservazione ironica io risposi più o meno così: “prof. la fisica è vera, posso vedere ciò che studio nel mondo, la matematica no”.

Il prof. cercò di convinermi che la matematica era ancora più vera della fisica ma non compresi il sottile messaggio. Ti racconto questo perché secondo me la fisica si presta proprio all’esperimento mentale, certo anche altre materie compresa la matematica ma la fisica “puoi vederla nella realtà”.

Mentre puoi visualizzare nella tua mente cosa accadrebbe ad una palla sparata così forte da raggiungere i 10000 metri non puoi fare altrettanto con la matematica… si puoi farlo ma da bambino proprio non ci riuscivo. Ora la nostra mente assomiglia più ad un fisico che immagina che ad un matematico che calcola.

Nonostante vi siano ovviamente dei “calcoli nascosti” in quella visione del pallone che vola in alto, noi tendiamo a fare queste complesse macchinazioni ogni istante. Se in questo momento stai viaggiando mentre mi leggi, magari sei in treno, puoi benissimo immaginare come possa scorrere sulle rotaie (anche se non hai la minima idea di come faccia).

Mentre non puoi immaginare i calcoli sottostanti a meno che tu non sia un matematico di alto livello. Siamo, un po’ come diceva già il grande psicologo George Kelly: degli scienziati ingenui che continuano a fare sperimentazioni sulla realtà.

Non devi essere un genio

Quindi no, per poter fare esperimenti mentali e condurli adeguatamente non devi essere un genio! Ma devi però conoscere il tema su cui stai sperimentando: come già accennato c’è una differenza tra lasciar correre la nostra fantasia a briglia libera e fare questo tipo di esperimenti.

Di certo più fantasia abbiamo e più sarà facile condurli ma sino ad un certo punto! E questo confine è rappresentato dalla nostra capacità di far girare aspetti “abbastanza realistici” cioè che, dopo la nostra sperimentazione possano realmente essere messi sul banco di prova.

Per cui, bene immaginare una “auto volante” (cosa che immaginiamo da secoli) ma male immaginare che tale auto possa diventare un dinosauro che abita in un altro sistema solare per ricaricarsi la notte. Lo so sto esagerando ma troppo spesso le persone confondo questi aspetti, soprattutto quando si parla di limiti.

“Ma come, mi dici che devi avere tutti questi limiti allora tanto vale che l’esperimento lo facciamo per davvero” e invece no, perché condurre un esperimento richiede SEMPRE una qualche simulazione mentale e poi su carta. Non credere che gli acceleratori di particelle del CERN siano stati costruiti in itinere, prima li hanno immaginati.

Poi, una volta immaginati li hanno progettati e attraverso la matematica hanno valutato la loro fattibilità. E ancora oggi, mentre tutto è ormai consolidato, costruiscono esperimenti prima nella propria mente, poi sulla carta ed infine attivano l’acceleratore.

Vincoli e creatività

Per quanto possa sembrare assurdo la creatività deve avere dei vincoli. Questo lo sappiamo anche grazie a dei veri esperimenti, se ad esempio diamo a dei bambini 1000 colori per fare un disegno oppure gliene diamo 5, ecco per assurdo questi ultimi saranno più creativi.

Perché avere davanti troppe possibilità ci mette in una condizione che Swartz ha definito “paradosso della scelta”: nel quale, più scelte abbiamo a nostra disposizione e meno siamo creativi, non solo, meno siamo bravi a scegliere. Un po’ come quando vai in una pizzeria che ha “troppa scelta”.

Avere pochi colori a disposizione costringe i bambini ad essere molto più creativi. Vuoi smorzare la creatività dei bambini? Allora chiedigli di disegnare “tutto ciò che vogliono”, coloro i quali riusciranno a portare a termine il compito saranno suddivisi più o meno così:

Per la desiderabilità sociale la maggior parte disegnerà cose che sa disegnare, cioè ripeterà disegni che ha fatto altre volte. Così non deve sprecare energie e può fare contemporaneamente una bella figura. Poi una piccola fetta riuscirà realmente a creare qualcosa di interessante ma non così tanti.

Viceversa, se chiedi allo stesso gruppo di bambini di disegnare una casa, anzi di disegnarne di 4 tipi diversi, ecco che la loro creatività si attiverà (lo studio sulle case è stato fatto sul serio così come quello dei colori, non sono esperimenti mentali ;-)).

Siamo davvero bravi a condurre questi esperimenti

Sembra strano da dire ma l’abilità di generare esperimenti mentali è una di quelle che quasi tutti possediamo, ed è anche molto molto spiccata, perché? La risposta è abbastanza semplice: per la nostra sopravvivenza. Ogni istante tendiamo a fare tali esperimenti per cercare di prevedere e dare senso alla complessa realtà che ci circonda.

Anche in questo momento, mentre leggi queste parole, di tanto in tanto la tua mente scorre l’agenda quotidiana e formula delle ipotesi. “Ok appena avrò finito di leggere questo meraviglioso post, andrò in centro, che strada faccio a quest’ora per arrivare prima?”. Lo facciamo di continuo e spesso senza accorgercene.

Mentre ti poni queste domande la tua mente VEDE la strada, vede le alternative e le mette alla prova facendo confronti con esperienze del passato. Crea percorsi alternativi in base ad altri progetti (o piani mentali) in una sorta di continua sperimentazione che però ha molti problemi, i primi sono i bias che conosciamo bene.

Siamo pieni di meccanismi che interferiscono con la buona progettazione, uno dei più noti è quello della “disponibilità”: invece di pescare dati nuovi per le nostre formulazioni recuperiamo quelli che sono già disponibili e anche “più disponibili”. Se da poco abbiamo sentito parlare di traffico da un amico, anche se questo sta parlando di tutt’altra zona, potremmo modificare il nostro tragitto.

Sì, ancora una volta siamo davanti alla nostra presenza, alla capacità di aggiornare i piani, il tema principale del mio primo libro “Facci Caso”. Per poter fare migliori esperimenti mentali è bene saper aggiornare le nostre mappe, evitare di accontentarci dei dati già presenti e fare delle piccole e costanti revisioni. Tutto questo, proprio come farebbe uno scienziato.

Continuiamo questa discussione nel nostro Qde

A presto
Genna

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