Cognizione sociale: stereotipi e pregiudizi spiegati in modo pratico!

Conoscere la cognizione sociale può salvare il mondo? Non è la prima volta che ti pongo una domanda del genere, il punto è che la maggior parte delle persone non sa di cosa si stia parlando quando si parla di “psicologia”.

Oggi parliamo di “vera psicologia” quella che si fonda sugli studi e sul metodo scientifico, quella che la maggior parte della gente NON conosce o tende a confondere con altre cose, quella che mi piacerebbe tanto venisse adottata come insegnamento obbligatorio nelle scuole.

Se hai studiato psicologia conosci già i contenuti della puntata, ascoltala lo stesso, ti aiuterà a collocare meglio questi preziosi concetti. Buon ascolto:

Ascolta “408- La Cognizione Sociale: Stereotipi e Pregiudizi spiegati in modo Pratico!” su Spreaker.

L’ora di psicologia

Ormai diversi anni fa ho iniziato una campagna personale per la diffusione della psicologia. In pratica mi chiedevo e vi chiedevo quanto sarebbe stato utile insegnare alcune cose nelle scuole dell’obbligo. In questi anni le cose sono cambiate anche grazie all’avvento dei diversi licei dedicati alle “scienze umane”.

Tuttavia parlando con diversi ragazzi ciò che ho capito è che anche in questi luoghi, molto spesso si fa confusione tra le cose. Un po’ perché i professori non sono miei colleghi ma magari filosofi o professori di materie umanistiche che cercano di veicolare nozioni varie ed un po’ per la continua confusione tra storia della psicologia e psicologia.

La maggior parte della gente quando sente parlare di psicologia immagina una sola cosa: lo psicoanalista seduto alle spalle di un povero tizio sdraiato su un divano. Di conseguenza ciò che viene in mente è che gli psicologi siano per prima cosa tutti “clinici” e come seconda cosa “tutti psicoanalisti”.

Chi studia psicologia ovviamente affronterà anche i temi della psicoanalisi ma la vera psicologia è addirittura precedente a queste branche che sembrano essere le antesignane di tutto. No, la vera psicologia, quella che adoro è legata ad esperimento scientifici condotti prima nei laboratori e poi sul campo.

E’ quella che normalmente viene definita “psicologia generale” che ha al suo interno anche un altro tipo di psicologia che viene definita sociale. Quando la gente solleva un confronto tipico tra psicologia e crescita personale ciò che sta facendo è una enorme confusione tra questi ambiti, confusione che a noi torna molto utile in questo contesto.

La confusione

La confusione, a cui spesso sono soggetti anche i miei colleghi dal piglio maggiormente clinico, è quella di credere che vi siano due opposti: da un lato la psicologia che si occupa delle persone “poco normali” e dall’altra la crescita personale che invece si occupa delle prestazioni e delle persone normali e straordinarie.

Questa è una falsa dicotomia, perché in realtà la psicologia studia da sempre le persone normali. E ovviamente studia anche quelle che escono da tale norma, anche perché non tutti si rendono conto che purtroppo, è proprio quando le cose non vanno che riveliamo alcuni aspetti importanti di noi stessi.

La stessa psicologia (in particolare quella della salute) si è occupata per anni di come migliorare la salute delle persone, di come aumentare la loro motivazione, come funziona il modo di apprendere, come diventare più resilienti anche se questo termine ancora non esisteva.

Giusto per citarne una molto nota, le ricerche di Seligman che hanno incoraggiato il primo cognitivismo negli anni 60 e poi più tardi la psicologia positiva, si basavano su aspetti positivi dell’essere umano. Questa è la stessa confusione che avviene in medicina, dove però li le cose sono più complesse. Chi studia medicina non studia solo le malattie ma studia come funzioniamo e come siamo fatti (rispettivamente: anatomia, fisiologia e patologia).

Ecco sperando di aver dissipato un pezzettino di nebbia in questo ambito torniamo a parlare della psicologia, quella che si fonda sulla ricerca e non di filosofia. Che ci tengo a dire è meravigliosa ma si tratta di cose differenti, così come è differente parlare di aspetti clinici, che si basano notoriamente su casi singoli e non sui numeri necessari per condurre delle ricerche (anche se pure qui ci sono ottime ricerche).

La psicologia sociale

Chi mi conosce bene sa che io sono uno psicologo sociale che poi si è specializzato in psicoterapia ma durante i miei anni universitari mi sono concentrato molto su questa branca della ricerca. Perché? Perché durante il mio primo anno sono entrato in contatto con tutte le materie legate alla comunicazione e alla persuasione e ne ero super affascinato.

Anzi io ho conosciuto la psicologia mentre studiavo alle superiori (ho fatto ragioneria) marketing. Volevo proprio approfondire queste tematiche e devi sapere che non fanno parte della clinica ma della branca sociale. Uno degli aspetti più affascinanti è infatti il tema dell’influenza e di come tendiamo a influenzarci vicendevolmente.

Tutti gli studi più affascinanti che hai già sentito menzionare come, quello di Zimbardo e delle prigioni di Stanford, oppure come quelli del suo amico Milgram e delle scosse o quelli di Robert Cialdini sulle armi della persuasione, sono tutti studi di psicologia sociale.

La quale studia sia l’influenza sociale ma anche la cognizione sociale, cioè come noi tendiamo a percepire ed organizzare le relazioni intorno a noi. Per quanto mi riguarda questa è una delle branche più affascinanti della psicologia, soprattutto perché qui vigono gli esperimenti e le ricerche.

Certo possiamo divertirci a fare delle ipotesi, possiamo richiamarci a vari principi per prevedere come si comprta la gente in determinate situazioni, ma fare degli esperimenti e trarne delle conclusioni è la specialità di questa disciplina. Che non a caso è sulla bocca di tutti anche se la gente, anche chi è appassionato, non sa la differenza tra la clinica e questa branca.

La cognizione sociale

Capire come funziona la cognizione sociale attraverso lo studio degli esperimenti e facendo a nostra volta degli esperimenti pratici, è probabilmente una delle cose più importanti che possiamo insegnare alle giovani menti. Ecco perché ho deciso di registrare questa puntata abbastanza didattica che forse già conoscete.

I meccanismi con cui categorizziamo le cose (studiati dalla psicologia generale e della percezione) sono molto chiari, così come è chiaro che utilizziamo questi stessi processi per creare le categorie sociali che ci circondano. Lo scopo di queste descrizioni che abbiamo accumulato in anni di ricerca non è solo quello di conoscere come funzioniamo ma anche di intervenire.

Questa cosa qui spaventa, fa pensare ad Orwell e ad un’idea di un futuro distopico creato dalla “ingegneria sociale”. La verità è che tale ingegneria c’è sempre stata, ogni volta che un popolo ha cercato di organizzarsi ha ri ingegnerizzato il proprio modo di agire. Quando questa ingegneria diventa pericolosa?

Quando le persone non hanno gli strumenti culturali per comprenderla. La conoscenza di questi meccanismi non ci dice cosa dobbiamo fare, ricordiamo che la scienza descrive e non prescrive, tuttavia possono aiutarci a prendere decisioni migliori e soprattutto a renderci maggiormente flessibili.

In che senso flessibili? Nel senso che se inizio a vedere il mio modo di categorizzare il mondo come “un modo” e non come “il modo” già creo della flessibilità. Se inoltre spiego tutti i vari fenomeni che scattano dalla cognizione sociale (in group out group, effetto autorità, effetto Lucifero ecc.) ecco che posso migliorare il modo con il quale pensiamo al mondo che ci circonda.

Stigma e pregiudizio

E’ indubitabile che gli stigmi e i pregiudizi siano uno dei mali assoluti del nostro mondo. Esistono da sempre proprio in virtù dei meccanismi di cognizione sociale, non sono un modo moderno e cattivo di guardare la società. Ma sono un modo di dare ordine alla società, che però non è il modo migliore in assoluto, è un “senso comune erroneo”, come capita spesso “al senso comune”.

Alcune persone sono spaventate dall’idea di poter modificare la propria mente attraverso la conoscenza, ma è ciò che capita in ogni istante della nostra vita. Anche tu, in questo preciso momento, se stai apprendendo qualcosa di nuovo, stai anche cambiando la tua mente, il tuo modo di vedere il mondo, anche se ancora non lo sai!

Viviamo in un nuovo umanesimo, abbiamo capito che la vera fonte di felicità e di soddisfazione nasce dalla qualità delle nostre relazioni. Da questo punto di vista sono vicino (e lontano allo stesso tempo) dal punto di vista di Harari e della sua descrizione della società moderna.

Dico anche “lontano” perché di tanto in tanto emerge il “timore che tale umanesimo ci abbia eretti a dei” e che questo sia il nostro desiderio recondito. In realtà lo è da sempre, ma forse questo è un discorso da affrontare nel nostro Qde.

Mi raccomando se ami l’argomento e ti piace andare più a fondo nelle cose iscriviti alla mia newsletter in modo che tutti i lunedì tu possa ricevere il Qde.

A presto
Genna

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