Senso di colpa e responsabilità: come gestire la colpa e trasformarla in responsabilità!

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ha detto un tizio molto tempo fa, oggi potremmo dire: “chi è senza senso di colpa alzi la mano” e qualcuno, di molto particolare, potrebbe farlo. Ecco se questo signore è seduto accanto a te ti consiglio di dileguarti con una scusa il prima possibile.

Perché tutti proviamo sensi di colpa proprio perché come aveva detto il citato: “tutti abbiamo peccati” e di conseguenza tutti abbiamo piccole o grandi colpe con le quali fare i conti. La puntata di oggi è dedicata al sottile ed intenso legame tra senso di colpa e responsabilità…

Buon ascolto

Ascolta “403- Senso di Colpa e Responsabilità: 2 stati mentali distinti della "intelligenza emotiva"” su Spreaker.

50 sfumature di colpa… emotive

Il senso di colpa, in quanto sentimento, può avere moltissime sfumature differenti, può addirittura essere talmente sotto traccia da non essere percepito (non solo da persone con problemi) o addirittura diventarne iper sensibili, cioè percepirlo eccessivamente in ogni occasione.

Ha caratteristiche che si legano alla valutazione del nostro stato generale, in altre parole, meno risorse possediamo: mentali e fisiche e più è facile provarlo. Una cosa è versare un caffè in un bar in un bel giorno di sole dopo aver dormito per bene un’altra è versarlo quando siamo di fretta, arrabbiati e con una notte insonne alle spalle.

Come hai notato ho parlato di rabbia, perché tale sentimento può trasformarsi facilmente in due diverse emozioni “negative”: in rabbia o in tristezza. Entrambe queste emozioni poi possono essere vissute proiettate all’esterno per evitare di peggiorare la sensazione di colpa.

In altre parole ci arrabbiamo con gli altri… “è colpa di questa tazzina del cavolo se si è rovesciata” oppure possiamo prendercela con qualche aspetto magico della realtà: “oggi sono proprio sfortunato” e di conseguenza proiettare i nostri sentimenti di tristezza verso l’esterno.

Questo è il primo vero ostacolo del senso di colpa, le emozioni che ne scaturiscono sono spiacevoli ed il nostro umore altalenante conseguente può diventare qualcosa che non vogliamo accettare direttamente. Per tanto proiettiamo all’esterno perdendo ogni tipo di responsabilità personale.

Meta colpa

Cosa succede quando iniziamo ad accettare la colpa? La prima cosa è dover fare i conti con emozioni intense che sembrano diverse dalla colpa, come abbiamo visto con la rabbia e la tristezza. Quando mi accorgo di essere arrabbiato o triste perché inizio a rivolgere la cosa verso me stesso, ecco che mi sento in colpa perché provo quelle emozioni.

Qui si genera una sorta di meta-colpa: mi sento in colpa perché ho fatto un danno, ho rovesciato la tazzina, mi accorgo di essere stato io, mi arrabbio prima con la tazzina, poi con il mio vicino e poi mi accorgo che è davvero colpa mia. A quel punto, mi sento in colpa sia per la colpa in sè e sia per come mi sono comportato.

Questi circoli viziosi sembrano assurdi e strani ma in realtà fanno parte di come naturalmente ci comportiamo. Tendiamo a nascondere a noi stesse quelle emozioni perché, come visto molte volte, se ci mostriamo “sbagliati” rischiamo di essere giudicati male ed ostracizzati da un ipotetico gruppo che ci preserva la vita.

Tali pregiudizi che forse appartengono al passato ma che sono mantenuti dall’idea di uomo “performante moderno” fanno si che le emozioni così utili secoli fa diventino una trappola ancora più pericolosa. Infatti il pericolo principale della gestione delle emozioni non è il fatto che tali fenomeni siano antichi (quasi vestigiali) ma dal fatto che la loro presenza è poco sopportabile.

Probabilmente un uomo antico non solo aveva meno risorse e mezzi in generale, ma forse non aveva neanche i raffinati strumenti intellettuali che abbiamo oggi per giustificare le nostre colpe. Questo da un lato gli dava molti svantaggi sul piano cognitivo ma forse, lo costringeva a fare i conti con il proprio mondo emotivo. Ovviamente quesat è solo una mia personale ipotesi.

Emozioni antiche

Vedete la spiegazione evolutiva è sicuramente la migliore per dare un senso alle nostre emozioni, per capire fino in fondo a cosa ci servono ancora adesso. Ma il rischio è quello di pensare che siano realmente organi vestigiali, cioè delle cose che servivano un tempo per sopravvivere ma che oggi non servono più a niente.

“A cosa mi serve pensare che da un momento all’altro potrei avere un attacco di panico proprio come se fossi inseguito da una tigre, se non ci sono tigri intorno?”. E’ un pensiero molto lineare ma che nasconde alcune pecche, la prima è quella di pensare che oggi tali reazioni non servano più.

Per quanto il mondo si sia emancipato nei confronti delle emozioni, e un uomo possa piangere in pubblico senza sembrare una femminuccia ed una donna possa arrabbiarsi senza temere di sembrare un maschiaccio… per quanto vi sia stata una liberazione emotiva, ecco non credo che le emozioni siano “organi vestigiali”.

Perché così come 1000 anni fa era sconveniente violare determinate norme sociali lo è ancora oggi. Versare la tazza di caffè al bar per quanto sia una cosa innocua non dovrebbe farci reagire come “se nulla fosse”, per rispetto degli altri avventori del bar e soprattutto per chi ci lavora.

Le emozioni sono da sempre legate al modo con il quale vengono rappresentante e vissute nella società. Oggi chi fa troppi errori magari non teme di essere ostracizzato ma teme di essere visto come una persona di poco valore, uno senza “autostima”, uno che non sa farsi valere, uno che non raggiunge gli obiettivi, un individuo poco performante, ecc.

Responsabilità

Prima di parlare di responsabilità sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: non esiste una emozione pura senza pensiero ed un pensiero senza emozione. Tanto che nelle scienze cognitive si parla di “cognizione fredda” (quando ci sono poche emozioni di mezzo) e cognizione calda (quando ci sono le emozioni).

La distinzione tra emotività e razionalità è solo teorica, un essere umano completamente emotivo o razionale non esiste a meno che non abbia subito dei gravi danni al cervello. E in quei casi la persona perde diverse capacità, non sa più decidere, non riesce a trattenere le parole, non riesce a ragionare correttamente.

Detto questo, la gestione del senso di colpa ha più a che fare con l’aspetto caldo ed emotivo, cioè è la capacità di sopportare quelle sensazioni. Soprattutto dopo che abbiamo combinato un casino e ne diventiamo consapevoli, a quel punto non possiamo fare altro che accettarlo e riconoscerlo.

Tale riconoscimento conduce ad un aspetto “più freddo” cioè quello legato al concetto di responsabilità. Ora una cosa interessante è questa: sia la capacità di accogliere le emozioni e sia la responsabilità possono essere allenate. Ovviamente in modi diversi tra loro. Ne parlo nel mio corso Emotional Freedom che trovi qui.

Come ogni allenamento ti è richiesto uno sforzo, il primo è meta cognitivo: cioè ti devi accorgere che hai un campanello di allarme acceso (l’emozione) poi di accettazione (ti accorgi che è una roba fatta da te) e poi diventa una responsabilità, cioè agire per rimediare, aggiustare e/o esprimere i tuoi stati interiori.

Come vedi non è una passeggiata ma in realtà già lo fai, solo che probabilmente non ne sei consapevole. Vuoi diventarne ancora più consapevole? Oltre al mio video corso continua a seguire questa discussione sul nostro QDE.

A presto
Genna

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