I VALORI che guidano le tue decisioni… sono davvero “i tuoi”?

Ci sono alcune azioni che più di altre riescono ad inquadrare chi siamo, ci smascherano e ci rivelano contemporaneamente: in passato abbiamo visto come una di queste sia “il giudizio” l’atto del giudicare che svela a noi stessi e agli altri come strutturiamo il mondo che ci circonda.

La seconda, non per importanza, è la nostra presa di decisione: come, quando e perché prendiamo una certa decisione può dirci tantissimo su chi abbiamo di fronte ma soprattutto su noi stessi. Oggi vedremo un esercizio che può aiutarci a conoscerci meglio attraverso “le decisioni”… buon ascolto:

Ascolta “397- I VALORI che guidano le tue scelte, sono davvero i TUOI? Piccolo esercizio…” su Spreaker.

La cartina torna sole

A tutti è capitato di conoscere una persona in modo superficiale, magari qualcuno che incontriamo saltuariamente al bar, pensare che abbia un certo carattere per poi rendersi conto che è esattamente il contrario. Questo accade sia in negativo che in positivo ovviamente, non è facile capire la enorme complessità umana di conosciamo bene, figuriamoci di chi non conosciamo affatto.

Ma come abbiamo visto più e più volte, il nostro cervello non può fare a meno di dare una valutazione sulle persone che ci circondano, anche se le conosciamo da pochi istanti. Così pensiamo che Marco (del bar) possa essere una persona aperta e intelligente sino a quando non ci mettiamo a discutere di politica o di religione.

Oppure pensiamo che Maria sia un po’ svampita sino a quando un giorno ci racconta dei suoi progetti e ci rendiamo conto di essere davanti ad una donna straordinaria piena di creatività ed iniziativa. Come abbiamo visto più volte, se diamo la giusta attenzione prima o poi le persone si rivelano, ma esistono dei momenti dove accade con più frequenza.

Questo momento è quando è necessario prendere delle decisioni importanti: quel tizio che diceva a tutti di essere un coraggioso combattente ma che davanti ad un bullo arretra e si sottomette rivela immediatamente l’incongruenza delle sue narrazioni con il suo comportamento “da codardo”.

Attenzione: tutti possiamo avere momenti di difficoltà, anche il più coraggioso nel momento sbagliato può prendere decisioni da codardo, ma se tale comportamento si ripete, svela molte parti di noi. La cosa curiosa è che alcuni possono addirittura essere “inconsapevoli” (o semi consapevoli) di tali modelli comportamentali.

Conosci te stesso

Il modo con il quale prendiamo le nostre decisioni non è una vera e propria cartina torna sole, è importante ricordare che noi esseri umani siamo terribilmente complessi e che, i nostri comportamenti, non sono facilmente determinabili dal nostro carattere. Ci sono di mezzo molte altri componenti come: esperienze pregresse, ambiente, compagnie ecc.

Tuttavia se proprio dobbiamo cercare una sorta di specchio di noi stessi possiamo trovare qualche preziosa traccia proprio esaminando il modo con il quale abbiamo preso le decisioni importanti della nostra vita. E voglio sottolinearlo per gli invasati della crescita personale stile anni 90′: la maggior parte di queste le prendiamo senza saperlo!

Sì, la maggior parte delle decisioni che prendiamo sono inconsapevoli, non solo quelle piccole e quotidiane ma anche quelle che per un motivo o per un altro ci capitano nella vita. Qualcuno potrà pensare che stia togliendo “potere personale” ma non è così, sto aggiungendo consapevolezza: le decisioni più importanti sono spesso prese in momenti critici, e durante tali momenti non sempre siamo “pienamente consapevoli”.

Questo è anche il motivo per il quale esaminare le nostre decisioni e come le abbiamo prese, come ci sentivamo in quei frangenti, può diventare un modo per osservare noi stessi. Parafrasando Freud possiamo dire che “osservare il processo decisionale è una sorta di via regia per l’inconscio” (ok sto esagerando ma gli addetti ai lavori staranno sorridendo, spero).

In questo periodo particolare della storia del mondo molte persone hanno dovuto fare i conti con “vaccino si e vaccino no” e molti di noi si sono rivelati attraverso questa decisione importante. Non è il caso che insista su questo tema ma se come me hai dovuto discutere su questo tema, forse ti sarai accorto che non conoscevi così bene quelle persone.

Decisioni piccole e grandi

Ovviamente esiste una differenza tra decidere se prendere il caffè a casa o al bar o se scegliere di vaccinarsi o meno. Ogni volta che prendiamo una decisione “grande” facciamo appello a ciò che per noi è importante in quel contesto e in quel momento particolare della nostra vita, facciamo appello ai nostri valori.

E qui “casca l’asino”, nel senso che una decisione grande, come quella citata, non rivela ciò che per noi è davvero importante nella vita ma ciò che lo è in quel momento. Mostrando che spesso, i valori che ci guidano non solo sono oscursi per noi stessi ma sono profondamente influenzati dalle nostre esperienze (altro che morale “dentro di me”).

Per quanto mi piaccia l’idea di “imperativo morale kantiano” i valori che ci guidano solo molto più ballerini di quanto ci piaccia pensare. E questo periodo storico lo rivela apertamente, visto che molte persone finiscono imprigionate in bolle di informazioni che li portano a pensare a cose assurde, terra piatta ed altre cose del genere.

Ok mi sono fregato da solo, non ho potuto fare a meno di parlare di certe cose perché secondo me svelano apertamente quanto la nostra cara mente venga portata “a spasso” facilmente dall’ambiente in cui siamo immersi. No, non siamo stupidi, è così che funziona il concetto di cultura… facciamo un esempio molto affascinante.

Le nostre emozioni

Da un po’ di anni ti parlo del lavoro di Lisa Feldman Barret sulle emozioni, la quale riprende una sorta di costruttivismo sociale su come formiamo i concetti di emozione. Una sua collega Batja Mesquita, olandese trasferitasi per studiare in America, ha dimostrato come il vivere in un certo Paese dimostri, sia la differenza tra i vari modi di concettualizzare le emozioni e sia un influsso su di esse.

Batja racconta che inizialmente le faceva “male il viso” da quanto era costretta a sorridere i primi tempi negli States, perché la sua cultura di base non era così “positiva”, cioè in Olanda si mostra molto meno entusiasmo e ilarità rispetto all’America. Lo sappiamo dai film come sono gli americani: “tutto è possibile, la vita è meravigliosa ecc.”.

No, non sto dicendo che gli olandesi siano “più tristi” ma che hanno un modo diverso e meno plateale di mostrare le proprie emozioni. Batja ha dimostrato che tale differenza nel tempo si appiana, cioè vivendo da molto tempo in un altro paese, tendiamo a rendere il nostro mondo emotivo (o meglio la nostra espressione emotiva) più simile a quel luogo.

Batjia ha chiamato questo processo “acculturazione emotiva” e magari gli dedicheremo una puntata perché è molto interessante. Ma cosa c’entra questo con le decisioni? C’entra perché se è possibile modificare qualcosa di così intimo come l’espressione emotiva senza rendersene conto, allora credo che sia possibile anche modificare le nostre decisioni, senza rendercene conto.

Ho fatto una serie di analogia avventate ma spero di essere stato chiaro, continueremo questo affascinante discorso nel nostro Qde..

A presto
Genna

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