Zitti e buoni: Come evitare di cadere nella trappola della “formazione” che ti sottomette!

Da anni la crescita personale e la formazione nelle aziende viene vista come una sorta di strumento di “controllo del personale”, un modo gentile per invogliare i dipendenti a dare il massimo con il sorriso. Allenare le persone a lavorare duramente e senza lamentarsi, insomma “Zitti e buoni”.

Ok mi rendo conto che il riferimento al titolo del brano dei Måneskin sia leggermente fuorviante anche se il tema è affine, l’ho fatto perché amo il rock e anche perché è un tema troppo importante, proprio per evitare di restare “zitti e buoni”.

Ascolta “384- Come evitare di stare “Zitti e Buoni”: dalla psicologia della formazione ai Måneskin!” su Spreaker.

Convincere 1000 scimmie a cooperare

Come sappiamo bene nessun altro animale riesce a radunarsi in gruppi tanto vasti quanto gli esseri umani. Esistono clan di scimmie che arrivano a decine di membri, ma non superano mai un certo numero e secondo gli storici è stata questa la vera forza dell’animale “Sapiens”.

Come racconta Harari (e come abbiamo visto molte volte) i Sapiens sono riusciti a cooperare in massa grazie al potere delle storie, di narrazioni alle quali attribuire significati e valori. Queste storie sono le origini magiche o nobili di un certo popolo, le religioni, ecc. tutte cose “raccontate” e quindi agli occhi nostri “fittizie” ma…

Ma per quanto sembri una sorta di “auto inganno collettivo” il fatto di raccontarci storie non è solo “raccontare storie”. Probabilmente ci siamo accorti sin da subito che seguire dei “valori comuni” migliorava la cooperazione senza la quale i nostri corpi deboli e poco dotati sarebbero stati spazzati via dagli altri animali concorrenti.

Si è vero, nel corso della storia queste narrazioni sono state utilizzate (e vengono ancora usate) come mezzi per tenere a bada i popoli e non tanto come veri aggregatori sociali. Tuttavia è indubbio che il loro vero valore sia legato alla cooperazione e non tanto ad un modo segreto di guidare i popoli.

Come si trasmettono queste “storie”? Attraverso l’apprendimento, dapprima orale attraverso miti e leggende, poi attraverso i primi scritti fino ad arrivare ai nostri sistemi di “educazione di massa”, le scuole. Insomma non c’è nessun complotto ordito da un Demiurgo che ha deciso di usare le storie per farci stare tutti “zitti e buoni”.

Manipolazione psicologica

Anche se questo Demiurgo non c’è sicuramente nel corso dei secoli gli esseri umani hanno usato qualsiasi mezzo per poter mantenere “il potere” primo fra tutti la propaganda e la manipolazione. Cose che in realtà non sono nate con la seconda guerra mondiale (come viene spesso riportato citando i grandi totalitarismi) ma già in tempi molto più antichi.

I giochi olimpici nell’antica Grecia, le arene dei gladiatori a Roma, sono due esempi di come la politica utilizzasse il divertimento per accapparrarsi il consenso, che già allora era di vitale importanza. In tutti sensi, perché in quel periodo se andavi male come “imperatore” non perdevi voti ma la vita!

Quindi affermare che il mondo sia privo di tentativi di manipolazione psicologica dei più forti nei confronti dei più deboli sarebbe un’assurdità! E’ davvero stato così per secoli e millenni e ancora oggi persiste questa situazione, tuttavia c’è stato un secco cambio di direzione qualche secolo fa con l’età dei lumi.

Si hai capito bene, il nostro caro Illuminismo che ha portato i Diritti Umani e una rinnovata fiducia nei confronti della ricerca ha iniziato i suoi passi proprio propagandando una semplice idea: Tu puoi capire il mondo da solo senza una intermediazione religiosa, ma affidandoti al tuoi intelletto e alla scienza.

Ovviamente c’era già stato chi, magari in ambito religioso aveva detto le stesse cose ma qui si tratta di un passaggio in più, dell’iniziare a dire ad alta voce: “la conoscenza rende liberi” ed il primo vero passaggio fu l’invenzione di libri tascabili, usati come arma di difesa intellettuale nei confronti dei potenti.

Le rivoluzioni industriali

Le rivoluzioni industriali che hanno caratterizzato la nostra epoca moderna e post-moderna hanno modificato radicalmente il tessuto socio-culturale di tutti i paesi che ne sono stati investiti (oggi quasi tutti). In ogni dove c’è stato una sorta di movimento dalle macchine ai processi e dai processi verso le risorse umane.

Come sappiamo queste rivoluzioni hanno spostato l’asse dapprima dall’uomo come forza lavoro alle macchine, poi all’energia e poi ai metodi di organizzazione del lavoro e delle risorse. Al punto tale che fra tali risorse ne riemerge una che per secoli ha portato avanti il mondo, quella umana, non a caso esiste ancora l’esperto di “risorse umane”.

E’ come se vi fosse stata una continuità tra macchine e esseri umani, dove all’inizio tutto era spostato sul lato delle macchine. In tal modo anche gli umani predisposti erano trattati e visti come macchine, dovevano rispettare certi tempi (c’erano degli omini predisposti a calcolare i tempi) con poca specializzazione, perché dovevano essere tutti sostituibili come gli ingranaggi di un grande meccanismo.

Via via che ci siamo evolutivi tecnologicamente abbiamo capito che la vera risorsa è nelle nostre teste, a partire dalla costituzione di nuovi metodi organizzativi sino ad arrivare ai tempi odierni, dove l’uomo è al centro di tutto (per fortuna). Ora è chiaro che più siamo sbilanciati dal lato delle macchine e più serve un controllo sugli esseri umani.

Voglio ricordare che la teoria psicologia e sociologica di inizio rivoluzione industriale dipingeva gli esseri umani come soggetti: pigri, disonesti, ignoranti e poco affidabili. Non sorprende dunque che i “capitani di industria” cercassero il modo migliore non solo di far produrre le loro “risorse umane” ma anche di controllarle e gestirle al meglio.

Gli effetti del controllo tra male e bene

Sono noti in tal senso gli studi effettuati nella centrale elettrica di Hawthorne nei quali per la prima volta è stato rilevato il grande effetto del controllo umano su altri umani. In questa fabbrica i miei predecessori (psicologi del lavoro) cercavano di capire cosa potesse influenzare le prestazioni dei lavoratori.

Iniziarono manipolando le luci e la loro intensità, e videro che la cosa funzionava ma anche quando non vi era alcun cambiamento i dipendenti lavoravano di più e meglio, cosa era cambiato? Sapevano di essere sotto osservazione da parte di esperti e tale “fiato sul collo” aumentava la loro produttività, non sorprende che alcuni abbiano preso alla lettera questi risultati.

Prima in modo negativo: più ti metto il fiato sul collo e più produci, per poi capire che vi era anche un risvolto positivo che oggi conosciamo con il nome di “effetto Pigmalione”, secondo il quale, se ripongo fiducia e aspettative positive verso qualcuno questo tenderà a dare il meglio di se, come vedi è un modo diametralmente opposto di leggere questi stessi risultati.

I lavoratori non miglioravano perché si sentivano pressati (si anche in quel caso ma non più di tanto) ma perché sentivano che i “padroni” avevano reali aspettative positive su di essi. Concetto che è diventato noto grazie alle scuole, dove in un noto esperimento è stato evidenziato quanto le aspettative dei docenti influissero sulle prestazioni degli studenti.

Questi esperimenti sono stati svolti nel 1927, un bel po’ di tempo fa con uomini con mentalità molto diverse da quella che abbiamo oggi. Ma quando qualcuno ai nostri tempi si batte contro una manipolazione delle risorse umane non pensa che questa faccenda è iniziata davvero molto molto tempo prima.

Ovviamente la storia non finisce qui e la riprenderemo nel nostro Qde per capire meglio come siamo passati da una “formazione del controllo” ad una “formazione della libertà”.

A presto
Genna

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