Intelligenza condivisa: come l’unione dei cervelli può salvare il mondo!

Spesso si sente dire che noi esseri umani siamo “animali sociali”, qualcosa che ai giorni nostri è bene ricordare perché grazie agli avanzamenti della nostra società possiamo illuderci di poter vivere senza gli altri. Ma se ci pensiamo diventa evidente che tutto ciò che ci circonda, da quando nasciamo a quando moriamo, è stato progettato da altri.

La nostra stessa famiglia ci precede quando veniamo al mondo e se siamo fortunati resta quando ce ne andiamo. Insomma siamo animali profondamente sociali e a quanto pare la nostra grande intelligenza, così esaltata quando studiavamo la storia del genere umano, non è racchiusa solo nel nostro cervello!

Questo è il tema della nuova puntata del podcast, buon ascolot:

Ascolta “379- Intelligenza Condivisa: Come “l’unione di cervelli” potrebbe cambiare il mondo…” su Spreaker.

Intelligenza condivisa e nascosta

Si hai capito bene, la nostra intelligenza non è chiusa solo nella nostra testa ma è (ed è stato) un laborioso processo di cooperazione tra individui. Senza tale collaborazione non saremmo sopravvissuti ai pericoli, cosa vera ancora oggi per quanto possa sembrare strano.

La nostra intelligenza è dunque condivisa e diventiamo davvero forti quando ci uniamo in reti, non solo diventiamo più forti ma è come se la nostra cultura avesse soppiantato la natura (la genetica). Io posso insegnare a mio figlio come fare una certa cosa e lui può migliorarla e lo stesso possono fare tutte le persone intorno a noi. Come se avessimo un unico grande cervello condiviso da un certo punto di vista.

Dico che questo tipo di intelligenza è nascosto al nostro tempo, in una società talmente abituata alle comodità da essersi dimenticata che ciò che la circonda è un insieme di cose costruite con la collaborazione di altri. Tutto ciò che ti circonda è stato costruito grazie alla collaborazione con altre persone, con altre teste, anche in quei casi di scoperte eccezionali che attirano maggiormente la nostra attenzione.

Certo, nella storia restano solo pochi nomi che vengono ricordati, ma la maggior parte delle scoperte più importanti sono il frutto del lavoro di molte teste messe insieme. Questo è uno dei temi toccati dalla puntata di oggi che potremmo espandere per altri 10 episodi, perché ha una portata incredibilmente vasta.

Inoltre la mente “è condivisa” nel senso non solo che in molti partecipiamo (spesso in modo inconsapevole) alla risoluzione di problemi che poi saranno usati da altri per costruire “altro”. Ma nel senso che la maggior parte di nostri scambi sociali sono co-costruiti tra di noi, dal linguaggio alle regole implicite di comportamento ecc. ecc.

Una preparazione eclettica

Altro aspetto che mi ha colpito profondamente dagli studi citati nella puntata è l’idea di eclettismo, prima di spiegartela però devo dirti una cosa: nel campo della psicologia e in particolare della psicoterapia il termine “ecelettico” non è un aggettivo positivo ma il contrario.

In quell’ambito si cerca di evitare di “fare cozzaglie tecniche” e si preferisce qualcosa di chiaro e lineare. L’idea di fondo è che se una persona vuole usare troppi metodi significa che non ha capito o non riesce a far funzionare “uno di tali metodi”. Da molti punti di vista sono molto d’accordo ma non su tutti i punti.

Infatti la psicoterapia non è un esercizio di stile ma un modo per trattare le persone e farle sentire meglio. Capisco che sia necessario avere delle linee guida perché così poi si possono confrontare e migliorare, così come avere dei metodi abbastanza delineati sempre per lo stesso motivo.

Però non concepisco chi insiste con metodologie infruttuose solo perché convinto che quella sia “la via” magari non perché supportata da studi sperimentali ma perché si tratta di tradizione e peggio ancora di una “filosofia sensata”. La scienza è potente proprio perché è contro intuitiva, pensare che una cosa intuitiva funzioni meglio di altre solo per tale motivazione, è un grosso errore.

Secondo molte ricerche riportate nel libro “Genarlisti” i migliori in diversi campi non sono tali in virtù degli anni di esperienza in un singolo settore ma perché hanno bazzicato in diversi settori. Attenzione però, non stiamo parlando di uno che ha fatto il pizzaiolo, il fabbro e l’ingegnere.

Ma di uno che ha fatto il pizzaiolo con il forno a legna, con il forno elettrico, ha gestito pizzaioli, ha creato le proprie ricette basate sulla pizza ecc. Quindi è una persona esperta nel suo campo che però non si è limitata a scavare in quell’ambito ma ha allargato l’ampiezza delle sue vedute applicando ciò che sa in diversi settori.

La specializzazione

Come scrive Epstein non è tanto una mancanza di specializzazione a rendere le persone maggiormente “larghe di vedute” ma il fatto di essere riuscite a muoversi in diversi ambiti sempre a partire dalle proprie competenze. Anche quando magari non hanno mai usato esplicitamente quelle competenze in altri ambiti.

Un esempio molto affascinante è dato dal mondo dei fumetti che è stato analizzato profondamente. Alva Taylor e Henrich Greve, professori della Norweigian School of Management hanno esaminato l’impatto creativo dei fumetti, stabilendo innanzi tutto che il picco sia stato tra gli anni 50 e 70 dello scorso secolo.

Poi hanno esaminato 234 editori per scoprire che il loro impatto NON era legato agli anni di esperienza, alla bravura dell’editore ecc. Ma era legato a quanti ambiti aveva esplorato nel campo del fumetto un autore, come ad esempio “polizieschi”, fantasy, erotico ecc.

Più campi aveva ricoperto e più era alto il suo impatto creativo sul mondo del fumetto. Una esperienza ampia rendeva gli autori migliori e aperti alla innovazione. Ho preso questo tra molti esempi perché ci fa capire bene che non si tratta di persone improvvisate ma di persone che hanno speso le loro competenze, anche molto specialistiche, ma in ambiti diversi tra loro.

Proseguiamo questa interessante chiacchierata sul nostro Qde…

A presto
Genna

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