Rubare le abilità degli altri attraverso l’imitazione … dal modellamento alla mimesi

Quando ero piccolo mio nonno mi diceva: “vai e ruba con gli occhi” intendendo di andare a guardare come le persone facevano una certa cosa ed imparare semplicemente dall’osservazione dei gesti. Insomma un’antica saggezza che ha molti riferimenti sperimentali.

Noi siamo animali sociali e una delle nostre peculiarità sta proprio nel nostro imitarci vicendevolmente. Se ti chiedessi qual è l’animale che imita di più i suoi simili cosa risponderesti? La risposta è nella puntata 364 che trovi qui sotto… buon ascolto:

Ascolta “364- Rubare le abilità altrui attraverso l’imitazione… è possibile? Dal modellamento alla mimesi…” su Spreaker.

Imitazione

Diamo un rapido sguardo alla storia dell’Homo sapiens che dai più recenti ritrovamenti fossili sembra essere comparso intorno a 300000 anni fa. La nascita della nostra cultura, quella che definiamo come tale però risale a quando abbiamo iniziato a trovare le prime scritture, non prima di 10000 anni fa, la proporzione è già incredibilmente enorme.

Se immaginiamo che 3000 anni fa Platone ammoniva l’uso della scrittura è chiaro che per centinaia di migliaia di anni abbiamo imparato in modo diretto dall’esperienza. E come abbiamo fatto? La prima risposta che salta in mente è attraverso la trasmissione orale, ma se ci pensiamo anche l’oralità ha richiesto millenni per essere condivisa.

Quindi per la maggior parte del tempo dell’esistenza della nostra specie su questo pianeta abbiamo appreso per imitazione. E la cosa non sorprende visto che ancora oggi il modo migliore di apprendere è per esperienza diretta: l’esempio classico è tra imparare una lingua leggendola sui testi o andando direttamente sul posto.

Potrà quindi non sembrare troppo sconvolgente il fatto che il nostro modo di imparare sia strettamente legato alla nostra capacità di imitare i comportamenti del prossimo. Probabilmente uno dei reperti più interessanti su questo tema hanno a che fare con le botteghe del Rinascimento.

Era noto che “a bottega” non si apprendesse attraverso lezioni teoriche ma attraverso l’imitazione dei maestri. Chi riusciva meglio in tale imitazione poi, diventava via via sempre più bravo e autonomo sino ad aprire una propria bottega/scuola dove i ragazzi andavano e imparavano per imitazione. Oggi può sembrare strano da pensare ma in molti ambiti funziona ancora così.

L’imitazione oggi

Da semi auto didatta della musica mi è sempre capitato più o meno così: trovo un musicista che mi piace tanto, ne imito lo stile (consciamente o più spesso inconsciamente) e via via che tento di riprodurlo scopro la mia voce all’interno del suo modo di suonare. Lo so sembra strano ma se ci pensi è ciò che capita sempre: impari a fare la torta così come insegnato dalla nonna e a furia di farla la personalizzi trovano il TUO modo di farla.

Ancora oggi se ci pensiamo, nelle scuole ad alto livello, master e specializzazioni, chi ottiene i migliori risultati? Chi fa le cose come vorrebbe fossero fatte il maestro. Sembra strano? Non dovrebbe, se tu fossi un mio allievo e venissi ad un mio esame ed utilizzassi i termini che hai letto su questo blog per anni, di certo penserei: “ehi questo ha capito un sacco di cose”.

Ma magari stai solo ripetendo ciò che hai letto e ascoltato qui, non sembra molto romantico vero? Ci aspettiamo che il maestro possa riconoscere nel proprio allievo la genialità, la creatività, l’ingegno ecc. Ma in realtà ogni maestro è colpito da quanto il proprio allievo riesce ad imitarlo ad un qualche livello. E quando attraverso tale imitazione “rinnova la tecnica” ecco che nascono i conflitti tra maestri e allievi.

Purtroppo ho assistito così tante volte a questo fenomeno di imitazione che ormai ho lo sguardo viziato: entro in una istituzione e quando vedo la persona che assomiglia di più al “capo” capisco che quello è “l’allievo prediletto”. Questo succede perché gli allievi più bravi imitano per sembrare come i loro docenti?

Non credo che capiti in modo consapevole, tuttavia è ovvio che se io sono il tuo prof e ti dico che per andare da A a B devi fare un certo percorso mi aspetto che tu segua ciò che ti ho detto. Certo mi piacerebbe vederti inventare un nuovo modo per fare quel percorso ma nel momento in cui sto insegnando vorrei vedere esattamente ciò che ti ho chiesto e non ciò che ti viene in mente. (Triste ma vero).

Gli esami strumentali

Come sai se segui Psinel da tempo, abbiamo parlato di queste cose tantissime volte in passato commentando gli studi sui neuroni specchio e sulla simulazione incarnata. Dagli esami strumentali, cioè dall’uso della risonanza magnetica, abbiamo scoperto ciò che puoi constatare tu stesso di prima mano: se non conosci un certo ambito non “lo capisci”.

In altre parole se non sai suonare la chitarra e guardi un bravo musicista che suona non capisci cosa stia facendo. Più è bravo e meno ti renderai conto degli anni di pratica, al punto tale che se guardi due chitarristi che hanno 20 anni di differenza di pratica potresti non accorgerti di tale iato. Questo perchè per risuonare con ciò che vedi devi a avere un terreno comune.

Se ci pensi è normalissimo: se guardi una persona che si rompe un piede e tu ti sei rotto il piede allo stesso modo capisci perfettamente cosa gli sta succedendo e il dolore che sta provando. Al contrario, se non ti sei mai rotto il piede in quel modo, di certo guardando capisci la sofferenza, di certo si attivano dentro di te reazioni simulate simili ma molto lontane da ciò che sta provando la persona che osservi.

Detto metaforicamente: se hai percorso quella strada conosci cosa significa camminare in quelle scarpe. Ora perché è importante capire questa distinzione? Perché se vuoi trovare un bravo modello da seguire non devi cercare l’eccellenza massima, soprattutto se sei alle prime armi e se quella persona non è il tuo maestro.

Si, perché se è il tuo maestro, anche se è bravissimo saprà fare qualche passo indietro per mostrarti come si fanno le cose. Ma se invece è una persona che imiti e basta, devi trovare uno che sia poco più bravo di te e non uno che raggiunge l’eccellenza massima. Ti ricordi la mia fissa per la differenza tra “processo e risultato”?

Processo e risultato

Più il tuo modello è bravo e più sarà difficile osservare il processo. Non solo sarai affascinato dal risultato (la fallacia del talento) ma tenderai a credere di poter osservare il processo. Ma in realtà riuscirai a capire cosa sta facendo solo se hai già le abilità di base per fare quella cosa o se hai delle abilità che si avvicinano a quelle competenze. Questo si è visto dentro la risonanza magnetica non è speculazione.

Quando stavo imparando a suonare la batteria avevo due conoscenti, uno era un batterista rock che mi piaceva un sacco l’altro era un jezzista. Da giovane mi piaceva più il primo, riuscivo a capire cosa stesse facendo e mi sembrava anche più bravo. Dopo qualche anno di pratica la mia visione si è totalmente ribaltata: il primo era bravo, istintivo ma suonava più o meno come me, il secondo era davvero davvero bravo e inimitabile.

Ancora oggi, se voglio imparare un brano con la chitarra e non ci sono i tutorial (cosa che non esisteva ai miei tempi) cerco un musicista che io riesca ad interpretare. Il che tecnicamente significa che fa delle cose che io al primo sguardo riesco a capire, se invece non ci capisco niente o cerco un altro modello o sono costretto ad andare alla ricerca degli “spartiti” o tabulati per gli ignoranti musicali come me.

Gli spartiti in questo caso sono come le istruzioni passo passo, cioè mi devo rifare al modello di apprendimento classico delle cose. Ora spero sia più chiaro che il fenomeno del modellamento esiste, è stato comprovato da numerosi studi, lo sappiamo istintivamente ma da qui ad affermare che basti osservare uno molto bravo per acquisirne le abilità… ecco questa è un’affermazione un po’ favolistica.

La PNL così come alcune derivazioni dell’ipnosi hanno cercato per anni di fare qualcosa del genere, in parte ci sono riusciti ma non in modo davvero efficace. Altrimenti ti assicuro che adesso avremmo tonnellate di studi in merito, ed invece quelle cose sono rimaste nell’aneddotica di queste discipline, per quanto ci sia ancora qualcuno che ci marcia sopra.

La mimesi

La questione della “mimesi” cioè di come tendiamo a rappresentare la realtà attraverso le parole, l’arte e la letteratura si perde nella notte dei tempi. Da sempre sappiamo che gli esseri umani tendono ad imitarsi e che sono “animali sociali”, definizione che non è stata data da un post darwinista ma da Aristotele, qualche annetto prima!

Da sempre ci chiediamo se ciò che rappresentiamo dentro di noi e attraverso le arti sia o meno la riproduzione fedele della realtà. Nella nostra epoca moderna ne siamo completamente consapevoli: no le nostre rappresentazioni, anche quelle più raffinate basate ad esempio sulla matematica, non sono l’immagine speculare della realtà.

Ora ti chiederai perché prenderla così da lontano verso la fine di questo post, perché la concezione di come funziona la mimesi ci porta ancora oggi a vedere come sbagliata “l’imitazione”. Ti ho racconato molte volte di uno dei miei maestri di batteria che mi lanciava le bacchette quando “lo scimmiottavo” perché diceva che non stavo imparando nulla.

Ebbene si sbagliava, tutti gli allievi imitano e si identificano con i maestri per poi trascenderli, chi bene (quindi migliorando il metodo) e chi male (peggiorandolo) ma tutti passiamo da una fase di identificazione mimetica che poi ci consente di trovare e cercare il nostro modo di fare le cose.

Ma fin tanto che si immagina che sia sbagliato imitare, perché in realtà devi trovare la tua “originalità” stiamo perdendo di vista come funziona il nostro modo di apprendere e come funziona la mente. La quale, essendo un simulatore, fa incetta di qualsiasi “mappa” ritenga utile per il proprio successo.

Imitiamoci senza timori

L’imitazione non è semplice riproduzione ma è un modo di sottolineare alcuni aspetti da noi riscontrati e tentare di metterli in pratica. Cioè imitando il mio maestro non è detto che io riesca a cogliere tutto ciò che fa ma sicuramente colgo qualcosa che per me è importante in quel preciso momento.

Questo lo fanno proprio gli imitatori, si quelli che ci fanno ridere in tv quando, nella costruzione dei loro vari personaggi vanno alla ricerca di quegli aspetti caratteriali di spicco. Che sia un gesto, un accento, una frase, un modo muoversi, che risalta rispetto alla gestalt globale del personaggio e che diventi “rappresentativa” di quella persona.

Per tanto è ovvio che se mi guardo qualche video di Michael Jordan in azione ciò che noto è il fatto che tiene la lingua fuori. Ed ecco allora che potrei iniziare a pensare che quel comportamento abbia in un qualche modo a che fare con le sue prestazioni: “che male c’è a tenere la lingua fuori? proviamoci”.

Questo è un esempio estremo ma posso assicurare che il modellamento anche superficiale può avere effetti concreti: anni fa giravo con un mio caro amico che era molto bravo con le ragazze, una persona molto carismatica di quelle che dopo qualche ora insieme, pendi dalle sue labbra, usi le sue parole e a volte i suoi comportamenti.

Ho così visto tanti miei amici che imitandolo inconsapevolmente avevano anche più successo “nel rimorchio” e l’ho notato perché succedeva anche a me. La stessa cosa vale per quando facevo le mie prime sedute con un terapeuta più esperto accanto, non solo mi sentivo protetto ma avevo una sorta di metro di misura.

Insomma il modellamento è effettivo, lo usiamo ancora oggi senza rendercene conto, dovremmo approfondirlo ulteriormente ma soprattutto spogliarlo di anni di leggende… cosa di cui ci occupiamo nel Qde di oggi.

A presto
Genna

Ps. La puntata di oggi è stata registrata più di una settimana fa, la frase dove parlo dei bambini che imitano le persone online e dei videogiochi non è un implicito riferimento alla tragedia accaduta in questi giorni in Sicilia.

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