Invidia e ammirazione: una dinamica di consapevolezza e coscienza

Questa non è la prima volta che parliamo di invidia e la mettiamo in realazione all’ammirazione ma è la prima volta che cerchiamo di sfruttare la differenza tra questi due “comportamenti” per il nostro miglioramento personale.

I termini “invidia e ammirazione” sembrano molto lontani tra di loro ma in realtà tendiamo spesso ad oscillare tra l’uno e l’altro soprattutto oggi, in una società che ci fa sembrare “tutti più (forse troppo) vicini”.

Buon ascolto…

Ascolta “361- Invidia e Ammirazione: la sottile dinamica tra vicinanza e lontananza psicologica” su Spreaker.

Vicinanza e lontananza

Come abbiamo già visto in questa puntata invidia e ammirazione hanno a che fare con il “senso della vista”, intesa non tanto come qualcosa che si vede o non si vede ma come consapevolezza. Più siamo consapevoli dei processi di che hanno condotto una persona ai suoi risultati e meno attiviamo emozioni negative come l’invidia.

Anzi quando le cose si fanno vicine e maggiormente visibili sia l’invidia che l’ammirazione tendono a stemperarsi. Ci siamo già occupati del caso dell’invidia come una sorta di cecità ai processi ma non lo abbiamo ancora fatto con la prossimità. Infatti tendiamo ad invidiare chi ci sta vicino, cioè chi pensiamo sia simile a noi.

Per poter pensare alla frase: “perché lui si e io no?” è necessario credere di essere altrettanto meritevoli quindi immaginare di avere una preparazione simile se non superiore. Viceversa tendiamo ad ammirare quelle persone che sembrano aver fatto qualcosa che per noi è straordinario, fuori dalla nostra portata o per lo meno molto lontano.

Non è infatti un mistero che quando entriamo in contatto con una persona che ammiriamo ciecamente per i suoi risultati che questa “ci scada”. Perché essendo lontana ci siamo costruiti una immagine di lei che non corrisponde quasi mai alla realtà dei fatti. Scoprire che quel raffinato letterato è parecchio sboccato e maleducato ci smonta a volte anche la sua arte.

Tendiamo a confondere quel pezzetto di risultato che possiamo osservare (le sue opere) con la sua personalità. E’ una sorta di “effetto alone” che recita più o meno così: se è così bravo a fare la tal cosa allora sarà anche una brava persona. Ma ovviamente le cose non stanno come noi le immaginiamo.

Invidia un errore di prospettiva

Quindi ciò che può capitare, conoscendo un tuo idolo personale troppo da vicino è che quella vicinanza sciolga quell’illusione di “innarrivabilità” e di perfezione che ci eravamo costruiti. E a volte, quando ci rendiamo conto che quel nostro bravissimo collega è pieno di difetti come noi, l’ammirazione potrebbe diventare una sorta di invidia.

Questo è il fenomeno più importante su cui voglio portare la tua attenzione ed è lo stesso che mi ha spinto a fare la puntata di oggi: il fatto che se l’ammirazione può diventare invidia allora può accadere anche il contrario! Cioè l’invidia, una volta che ci rendiamo conto dello sforzo che ha decretato quel certo risultato, possa trasformarsi in ammirazione.

Ovviamente non mi riferisco alla ammirazione che possiamo avere verso una persona inarrivabile ma verso chi stimiamo accanto a noi. E devi sapere che è molto, molto più difficile stimare chi ti sta accanto. Per prima cosa perché lo vedi come un tuo simile, è uno che ci è arrivato per un qualche motivo forse fortuito e ci saresti potuto arrivare anche tu.

Ti faccio un esempio: conosco una persona iper famosa, una di quelle che non posso neanche nominarti per motivi di privacy. Questa persona è un musicista che praticamente ha lavorato con tutti i big che ti possano venire in mente. Un giorno, parlando con un suo stretto parente mi ha detto: “si è bravo, ma se penso che un tempo chiedeva consigli a me, mi mordo le mani”.

Questo non significa che non ci sia stima nei suoi confronti ma significa però che il fatto di averlo così vicino ci fa credere che in un qualche modo potevamo “essere noi i prescelti” e non lui. Nel mio piccolo ho sentito molti colleghi dire qualcosa del genere su di me, per fortuna me lo dico da solo: non sono più bravo dei miei colleghi!

Sono arrivato prima

Arrivare prima è qualcosa che in molti campi ci consente di ottenere una posizione di vantaggio, ma la verità è che non conta quanto prima arrivi a fare qualcosa ma come la fai e per quanto tempo resisti. TI faccio il mio esempio preferito che è YouTube: ho aperto il mio canale su quella piattaforma nel 2006, avevo intuito l’enorme potenzialità.

Ma in quel periodo i video dovevano essere di 5 minuti, era difficile esportarli ed editarli. Al punto tale che ad un certo punto, dopo aver messo qualche decina di video ho mollato, pensando che fosse una cosa troppo complicata da portare avanti. Non solo, ero convinto che fosse solo una piccola appendice del mio blog.

Quindi, sono arrivato prima della maggior parte dei più famosi youtuber in questo ambito. Ho pubblicato prima di loro contenuti ma non sono riuscito a portare avanti quel progetto. Per tanto non conta solo l’arrivare prima ma conta anche come ci arrivi e con quale motivazione. Si, certamente c’è anche chi era lì nel momento giusto e nel modo giusto.

Ma anche in questo caso ho prove di persone che ad un certo punto hanno abbandonato il proprio progetto, perché una cosa è pubblicare qualche contenuto che va forte per un anno o due ed un’altra è continuare a farlo per anni e anni, anche quando le cose non sembrano così rosee. Un altro esempio è il nostro podcast.

Quando ho iniziato a pubblicare, dal 2009 al 2014 circa, le mie puntate facevano qualche centinaio di ascolti giornalieri. Poi d’un tratto i podcast hanno iniziato a prendere piede, e da quel momento hanno superato anche il numero di visualizzazioni di questo sito (che al tempo erano molto più alte di oggi).

Il punto di vista evolutivo

Le nostre emozioni sono rimaste con noi per motivi evolutivi, lo abbiamo visto moltissime volte. Nel caso dell’invidia e anche dell’ammirazione sembra che tali sentimenti servano per motivarci, per attivarci nell’ottenere qualcosa che adesso non abbiamo. Se un tempo tutti avevano una pelliccia e tu iniziavi a provare “invidia” non era per motivi legati alla moda del momento.

Ma era ovviamente per motivi di sopravvivenza: se tutti hanno una pelliccia e io no significa che quella cosa non è solo importante ma è VITALE. Averla o non averla non fa di noi delle brutte persone ma fa di noi “esseri umani non accorti alla sopravvivenza”. Ecco perché tali sentimenti, in modo particolare l’invidia, sono così forti e predonminanti.

Tale tendenza a ricercare tutto ciò che potrebbe essere vitale non è stata colta solo dagli studiosi del comportamento umano ma anche da chi sfrutta tali leve per il marketing. Così eccoci arrivati alla metafora di Natalino Balasso ed il suo telepass: “ami il telepass non quando sei di fretta ma quando vedi una colonna di auto ferme al casello”.

La pubblicità sfrutta da sempre questo meccanismo di “io posso e tu non puoi”, non a caso gli oggetti di lusso vengono acquistati da tutti anche da persone che non potrebbero permetterselo (anzi spesso proprio da queste persone, attratte da ciò che non potrebbero avere). E’ il famoso meccanismo della “mancanza” di cui ci siamo occupati in questa puntata.

Valutazione e svalutazione

A molti sarà capitato di conoscere una persona, iniziare a stimarla e a volte anche ad ammirarla, per poi magari scoprire aspetti di lei che non ci piacevano e quindi svalutarla. E’ una dinamica tipica di chi tende ad affidarsi eccessivamente alla famosa “prima impressione” che, al contrario di quanto dicono in molti, non è così precisa.

Quando incontriamo qualcuno per la prima volta, sia noi che lui, siamo spinti a presentarci al meglio delle nostre possibilità. Tendiamo a nascondere i nostri difetti e ad esaltare i nostri pregi, come abbiamo visto in questa puntata dedicata alla desiderabilità sociale.

Ecco, nella puntata avrei dovuto approfondire anche questo sottile aspetto, ma si tratta di un tema che meriterebbe altre puntate e approfondimenti. Per ora continuiamo questa nostra riflessione nel nostro Quaderno degli esercizi.

A presto
Genna

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