Obiettivi: uno studio scientifico ci mostra “come alzare l’asticella” delle nostre prestazioni!

Un recente studio ha dimostrato che puntare in alto è vantaggioso! Se come me sei appassionato di questi temi è più che probabile che tu abbia già pensato e immaginato una cosa del genere. Ma tu, quando sei li e setti i tuoi obiettivi punti davvero in alto?

Ovviamente non si tratta di porti obiettivi irrealistici ma del semplice cercare di alzare leggermente l’asticella. Questo principio sembra quasi assoluto per noi esseri umani: tendiamo a fermarci sempre un po’ prima di ciò che potrebbe essere il nostro vero potenziale.

Nella puntata 356 parliamo proprio di questo… buon ascolto:

Ascolta “356- Obiettivi: uno studio scientifico ci mostra “come alzare l’asticella” delle nostre prestazioni!” su Spreaker.

Obiettivi sfidanti

Il concetto di puntare più in alto è antico quanto l’uomo, gli eroi della mitologia non facevano altro di continuo e se potevamo narrarlo 3000 anni fa è molto probabile che fosse già un valore condiviso. Oggi, in un mondo dove possiamo misurare quasi tutto ne abbiamo le prove, una di queste ci arriva dal mondo dello sport.

Lo sport oltre ad essere una delle attività più nobili dell’essere umano ha da sempre rappresentato di più di un semplice “gioco”. Basta pensare agli scontri sportivi tra le grandi super potenze di qualche decennio fa, delle dispute antiche risolte attraverso competizioni sportive, della serie “il mio campione contro il tuo”, ecc.

E nello sport abbiamo tra le più importanti ispirazioni per la nostra crescita personale: non esiste altro ambito dove le persone, anno dopo anno, battono i record degli anni precedenti. Si forse in campo economico ma li ci sono mille trucchi che è difficile prendere ad esempio: ma un campione che si fa il mazzo e ottiene grandi risultati è una delle ispirazioni più potenti.

Dallo sport possiamo vedere direttamente applicate tutte quelle belle cose che ci piace chiamare: “miglioramento personale”, dalla resilienza alla motivazione, dalla capacità di pianificare alla creatività, dalla capacità di entrare in uno stato di flusso a quella di saper prendere decisioni rapidamente ecc.

Insomma è un esempio naturalistico di come gli esseri umani riescono a migliorarsi anno dopo anno, innovazione dopo innovazione. Si, se prendi una partita di un qualsiasi sport di oggi e la confronti con quella di 50 anni fa, ti sembrerà quasi di vedere un altro tipo di competizione. Gli atleti saranno meno performanti, le loro tecniche meno efficaci ecc. (ovviamente non vale in ogni ambito).

Il mindset giusto per puntare in alto

Per puntare in alto ciò che ci serve è iniziare a vedere il nostro caro “setting degli obiettivi” non come una sorta di formula matematica che ci dice esattamente cosa dobbiamo fare, come farlo e per quanto tempo. Ma iniziare invece a vedere tale pianificazione per ciò che è, una predizione e non una aspettativa rigida e indissolubile.

Si, lo so che quando ti dico di settare gli obiettivi ti chiedo di essere specifico, meticoloso, di descrivere ogni singolo particolare, anche di aggiungere una data di scadenza ecc. Ma nella vita raramente le cose sono davvero lineari, parti per fare un viaggio, hai programmato tutto e cosa succede?

Succede che non conta quanto tu sia stato bravo a programmare, qualcosa andrà diversamente da come lo hai immaginato. Attenzione questo non significa che sia sbagliato programmare, è giustissimo, basta continuare a ricordare che si tratta di una previsione e non di una assoluta certezza. Ti ricorda qualcosa?

Si, sono le nostre mappe che tendiamo a confondere con il territorio. Gli obiettivi sono mappe che ci aiutano a seguire un certo tracciato ma non descrivono mai perfettamente il territorio. Ora starai pensando forse che questo discorso non c’entri nulla con il fatto di “puntare in alto” ed invece ne è l’essenza, è il vero mindset da coltivare.

Perché se pensi che puntare in alto sia una sorta di “obbligo morale” che se non rispetti finisci all’inferno. O se credi che se non riuscirai ad esaudire i tuoi sogni tutto sarà perduto perché significa che sei un buono a nulla, ecco che non oserai mai puntare più in alto. Ma se inizi a pensare che si tratti di una mappa, di un modo di fare previsioni e scommesse, ecco che la cosa cambia.

Spara e poi prendi la mira

Un vecchio detto non troppo carino dice che “prima devi sparare e poi puoi aggiustare la mira”. La metafora bellica non mi piace ma è esattamente così che dobbiamo immaginare il setting dei nostri obiettivi, essi essendo delle previsioni vanno testati sul campo. Non potrai mai sapere se ciò che hai immaginato si può avverare se ci pensi soltanto!

Questo detto significa che per capire se il tuo obiettivo è quello corretto devi agire, senza azione non potrai valutare se la tua mappa è utile. Si, quando parliamo di mappe parliamo di utilità e non di verità, non potendo realmente conoscere il territorio. Per capire se il tuo obiettivo è utile devi calibrarlo sulle tue azioni e non sui tuoi pensieri.

Ecco perché se punti in alto in modo graduale, come descritto nella puntata di oggi, devi avere un mindset flessibile che ti consenta di vedere quegli obiettivi come delle mappe e non come delle verità assolute. Non deve essere solo un modo di dire ma un modo di fare, punto in alto gradualmente per testare il mio potenziale e anche i miei limiti.

Quindi puntare in alto non è una cosa da “boriosi” se lo si fa tenendo a mente questo meccanismo empirico di prove ed errori. Ma diventa un modo per riuscire a conoscerci attraverso le azioni, ed è uno dei pochi modi per conoscerci davvero. Metterci alla prova è di grande ispirazione sempre, ovviamente restando con i piedi per terra.

Per pensare in grande devi essere disposto a credere a ciò che immagini ma allo stesso tempo devi anche sapere che quello è “pensare” ed è quindi una mappa, non è mai la realtà! Ecco perché ritengo che cose come la legge di attrazione, quando mal interpretate, possano fare più male che bene, perché ci convincono che qualcosa di grande debba accadere.

Direzioni

Ed eccoci arrivati al vero punto di questo ragionamento: spesso ti ho raccontato che la differenza tra “valori e obiettivi” sta proprio nel fatto che i primi sono delle direzioni che non raggiungi mai mentre i secondi sono cose concrete che devi raggiungere. Ecco, tutto ciò non è vero al 100%!

Anche gli obiettivi sono direzioni, molto più concrete dei valori, devono darci la sensazione di aver raggiunto qualcosa per instillare in noi la motivazione ed il senso di “agency” ma allo stesso tempo sono anch’essi delle direzioni e non delle destinazioni assolute. Devi pensarle come cose raggiungibili e misurabili ma tenere a mente che sono direzioni.

Gli obiettivi in questo modo diventano una sorta di palestra della vita, che ci aiuta a comprendere i nostri punti di forza ed i nostri limiti. Perché se non hai il timore di fallire, perché sai che si tratta di una predizione, puoi metterti più facilmente in gioco ed aggiustare il tiro ogni volta che la situazione lo richiede.

Gli obiettivi sono direzioni e scuole di vita: perché quando ti fissi una meta scopri immediatamente che i tuoi programmi possono essere disattesi dagli eventi. Tutto ciò è un insegnamento prezioso, se non ci fissiamo degli obiettivi non sapremo mai se ciò che stiamo facendo ha un effetto sul nostro percorso di vita.

Quella famosa sensazione di agency, cioè di sentire di poter avere un certo controllo sulla realtà è salutare. Forse non c’è neanche bisogno che ti parli ancora della nota Ellen Langer, ma fu proprio lei a rendersi conto dell’effetto del sentirsi o meno protagonisti della vita, sulla salute e sulla longevità in generale (gli studi della Langer erano negli Hospice).

Come sempre un discorso troppo affascinante per essere lasciato a metà, per tanto ti invito a venire sul nostro Qde (quaderno degli esercizi) per poter continuare il discorso.

A presto
Genna

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