Agire positivo: la vera essenza del pensiero positivo contemporaneo

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di “pensiero positivo”, mi ricordo ancora quando per la prima volta trovai un libro con questo titolo nella libreria di casa. Da neofita pensavo di aver scoperto il sacro grall della psicologia ma in realtà anni dopo compresi meglio.

Compresi che quel modo di definire “il pensiero positivo” in realtà era solo un modo per cercare di spingere un tipo di psicologia a tratti new age e a tratti ingenua, cioè fatta in casa. Anche se molti autori si firmavano come colleghi.

Oggi vediamo perché in realtà non devi “pensare positivo” ma “agire positivo” e vedrai che sono due cose molto diverse e a tratti molto distanti! Buon ascolto:

Ascolta “354- Agire positivo: la vera essenza del Pensiero Positivo contemporaneo” su Spreaker.

Attento a ciò che pensi perché diventa un’azione

Spesso si trovano in giro frasi del genere, attribuite a Buddha o a qualche altro illiuminato del passato che indicano quanto dovrebbe stare attenti al contenuto dei nostri pensieri. Cosa che se mi segui da tempo sai NON essere proprio vera, si di certo se pensi tutto il giorno alla cioccolata è possibile che tu sia spinto ad acquistarne una tavoletta.

Ma come abbiamo visto molte volte il nostro pensiero è una sorta di simulatore della realtà che ci circonda, lui come un computer non è tanto interessato a come ti fa sentire ciò che elabora, ma solo a darti tutte le possibili alternative possibili.

Quando sei tranquillo e sereno, in un luogo che conosci, ecco che la distinzione tra pensiero e azione è poco distinguibile. Vedi un tuo collega in ufficio che ti sorride e ricambi salutandolo, ma se invece sei in un contesto che non conosci altrettanto bene, magari sei in giro la domenica e vedi il tuo collega non ti comporti allo stesso modo.

E’ probabile che nella tua testa inizino ad affollarsi pensieri di ogni forma e specie: “ora vado a salutarlo; anzi no è domenica e non stiamo lavorando; ma si ora vado e lo saluto ma sembra insieme ad una donna che non conosco, e se fosse l’amante?” ecc. Quando non siamo tranquilli e sereni il nostro pensiero dimostra tutta la sua capacità previsionale.

Se non abbiamo problemi nei confronti di quella persona non conta cosa decideremo di fare, andremo a casa senza pensarci più un istante. Se invece ci sono dei problemi che si vada o meno avremo sempre un retro pensiero che ci dice che forse avremmo dovuto salutarlo o che non avremmo dovuto farlo. Tutto ed il contrario di tutto!

Non possiamo controllare i pensieri

Proprio in virtù di tutta questa elaborazione mentale, come abbiamo visto in molte puntate ed in particolare in questa, noi non possiamo controllare pienamente cosa pensiamo. Per tanto se l’affermazione tanto nota fosse vera (quella che agisci in base a ciò che pensi) saremmo tutti fregati in partenza!

Attenzione però, è ovvio che le nostre azioni arrivano da processi di elaborazione, pianificazione di azioni, ma tali piani non sono sempre pensieri espliciti come crediamo. Cioè non si tratta di pensare qualcosa di particolare, di ripetere strani mantra mentali ecc. ma si tratta di “pensiero” inteso come elaborazione totale mentale.

In altre parole è chiaro che per scrivere queste parole devo pensarle, ma non sto qui a ripetermi parola per parola come se fossi un bambino che sta imparando a leggere. Come fai quando hai un pensiero esplicito, un ragionamento su qualcosa che stai per fare, ma è un pensiero rapidissimo che si trasforma subito in azione.

Sapendo che il nostro pensiero ha questo tipo di effetto sulle azioni siamo portati a credere che se pensiamo bene agiremo bene, ma il fatto è che quel pensiero è incontrollabile. A lui piace andare a destra e a sinistra per motivi evolutivi, non gli piace restare fisso su qualcosa a meno che non ci siano dei problemi specifici.

Ergo se tutti i giorni cerchi di coltivare i tuoi pensieri positivi non c’è niente ma proprio niente di male, questo diventa pericoloso se cerchi di NON avere quelli negativi o diversi da quelli positivi. Tornando alla nostra metafora potremmo dire che se decidi di far ingrassare il cane bianco va benissimo basta non aspettarsi che quello nero non compaia.

Sadhguru e Fabio Volo

Mentre scrivo questo post ho beccato un video che Fabio Volo ha fatto per Jaggi Vasudev alisas Sadhguru, uno Yogi indiano molto noto sui social per le sue attività molto interessanti, tra queste dei viaggi in moto. Il nostro Fabio Volo gli chiede di dirci come evitare di restare intrappolati nella nostra zona di comfort e lui risponde qualcosa del genere:

“Caro Fabio, ciò che dobbiamo evitare è proprio di pensare che vi sia una zona di comfort, questo è il modo per restare imprigionati nei pensieri”, con questa risposta un po’ particolare il guru sembra dirci di evitare di pensare che esista una prigione chiamata “comfort zone” perché la vera prigione sono i nostri pensieri.

Sembra una risposta banale ma in realtà contiene l’essenza di ciò che stiamo dicendo oggi: noi occidentali ci siamo convinti che esista una zona di comfort che dobbiamo continuamente sfidare ma la verità è che la cosa ancor più pericolosa è credere che esista una cosa del genere, ancora più del suo reale fenomeno che tutti sperimentiamo.

In altre parole il guru sta dicendo: evita di farti troppe elucubrazioni mentali su quesat sedicente “zona di comfort” ed inizia a vedere con più chiarezza il fatto che sono i nostri pensieri la nostra vera prigione. Come vedi si tratta ancora una vota di un salto “metacognitivo” che passa dal cercare di capire se un concetto è vero a capire se è utile pensarlo!

Se pratichi la meditazione sai che questo modo di vedere il pensiero è tipico delle pratiche orientali e non significa: “non devi pensare questo ma devi invece pensare quest’altro” ma significa: “stai attento perché quei pensieri non sono veri e quando pensi che lo siano ti stai intrappolando”. E questo passaggio non è un pensiero ma è un’azione mentale (un agire positivo).

I problemi del pensiero positivo

I problemi con “Il pensiero positivo” sorgono in diversi casi: il primo è quello di cui abbiamo più discusso e riguarda l’evitamento. Alcune persone cercando di “pensare bene” evitano costantemente di “pensare male” e questo li conduce a diventare fobici dei propri pensieri, del proprio mondo interiore.

Questa è una cosa sottile e allo stesso tempo molto pericolosa, diciamo che questo è il lato peggiore del pensiero positivo. Ma tranquillo non succede a tutti ma solo a chi cerca di iper compensare i pensieri sgradevoli con pensieri sempre piacevoli. Quindi avviene in chi ha molti pensieri negativi che ritiene poco controllabili e per tanto ci mette sopra strati di cioccolata.

Come abbiamo visto nella puntata dedicata alla risorse interiori non c’è alcun male nel pensare positivo, nel prefigurarsi che le cose andranno bene al patto che non si tratti di un pensiero compensatorio. Cioè che non sia un modo per gestire l’intrusione indesiderata di pensieri negativi, che non sia, ancora una volta, una fuga da NOI stessi!

Per il resto pensare positivo, vedere il bicchiere mezzo pieno FA BENE e anzi fa benissimo e ci sono un sacco di studi che lo provano. Ma non si tratta dell’avere sempre bei pensieri ma del saper riconoscere che quelli brutti sono momentanei, che non rovineranno per sempre la festa e che non ci creeranno troppi impedimenti.

E’ un pensiero del tipo: qualsiasi cosa accada io saprò affrontarla, il che non implica il sottovalutare le situazioni ma implica il sapere agire in qualsiasi situazione. E non è un semplice pensiero ma è la sensazione di poter agire sulla realtà anche quando le cose non vanno bene, ed è paradossalmente qualcosa di molto più simile ad un’azione che ad un’idea.

La cosa migliore da fare per coltivare il pensiero positivo quindi è agire diversamente e non pensare diversamente. Sono le azioni la cosa su cui abbiamo più potere, ma non solo azioni esteriori ma anche interiori, lo so è un po’ strano da dire ma approfondiamo questo argomento nel Qde di oggi.

Ci vediamo sul nostro Qde
Genna

Ps. Quando parlo di “crescita personale moderna” (CPM) o ogni volta che inserisco il termine “moderno” accanto a cosa come “self-help”, crescita personale o miglioramento personale, intendo una cosa sola:

Il fatto che vi sia di mezzo la ricerca scientifica. Sono relativamente pochi anni che la CPM ha iniziato a farsi strada tra superstizioni e credenze condivise. Psinel è nata tanti anni fa con questo preciso obiettivo che nel tempo si è realizzato.

No tranquillo non credo di essere il fautore di questa CPM ma di certo su Psinel abbiamo sempre spinto in questa direzione, siamo co-creatori di un modo di vedere il miglioramento personale che farà storia.

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