Prevenzione e cura: due facce di una medaglia che andrebbe ribaltata?

Il termine prevenzione non piace a nessuno perché presuppone che prima o poi accadrà qualcosa di negativo, al punto tale che alcune persone, un po’ per scaramanzia un po’ per evitare la profezia che si auto avvera, non ne parlano volentieri.

Per quanto mi riguarda prevenire significa invece prepararsi, allenarsi, diventare più resilienti nei confronti della vita ecc. Insomma è un termine che dovrebbe far parte della nostra cara crescita personale ed è il futuro della medicina a 360 gradi (compresa la psicologia clinica).

Insomma tante tante cose tutte insieme che cerchiamo di diramare nella puntata odierna… buon ascolto:

Ascolta “349- Prevenzione e cura: due facce di una medaglia che andrebbe ribaltata?” su Spreaker.

La fallacia del talento

Mentre registravo la puntata di oggi, in itinere, mi è saltata alla mente questa altra puntata dedicata alla “fallacia del talento“: l’illusione che ci porta a valutare di più ciò che è stato prodotto da una mente naturalmente talentuosa rispetto a chi invece si è impegnato per raggiungere risultati simili o addirittura identici.

E’ come se fossimo affascinati dall’idea dell’esistenza di qualcosa di magico che travalichi lo sforzo, l’impegno ed il sudore della fronte. Questo mi capitava spesso durante gli studi, un nostro compagno di corso molto bravo che prendeva voti molto alti si vantava di continuo del fatto di “non passarr così tanto tempo sui libri”.

Il nostro amico non frequentava l’aula studio della nostra casa dello studente quindi era impossibile sapere cosa facesse e quanto studiasse, ma lui al contrario ci teneva d’occhio. Un giorno facciamo lo stesso esame ed io prendo più di lui (cosa che capitava di rado, era molto bravo) e lui mi disse: “Be hai passato tutti i pomeriggi in aula studio”.

Ora questa mentalità andrebbe cancellata dalla faccia della terra, per quanto mi riguarda ho sempre stimato di più l’impegno delle dotazioni naturali. Forse perché personalmente non mi sono mai sentito dotato in nulla ma vedo l’impegno come qualcosa di decisamente più democratico e meritocratico.

E’ qualcosa che provo da sempre, l’ho raccontato molte volte, ma quando il mio idolo da bambino “Ken Shiro” si batteva contro avversari che invece di essere nati sotto “la stella fortunata” si sbattevano per raggiungere i suoi livelli attraverso l’allenamento… bè smettevo subito di tifare per Ken!

Prevenzione e preparazione

La vita è una lunga sequela di apprendimenti, che lo si voglia o meno in ogni istante della nostra vita impariamo. E’ la caratteristica umana per eccellenza che ci ha consentito di sopravvivere sino ad oggi, il nostro cervello è talmente plastico che se scansionassimo 100 cervelli troveremmo 1000 differenze.

Differenze date dalle esperienze di vita che hanno fatto crescere o diminuire determinate aree in base agli apprendimenti della vita. Questa neuroplasticità ormai comprovata è stata da sempre sotto i nostri occhi durante la senilità: scommetto che anche tu hai conosciuto ottantenni che sembrano di due pianeti diversi.

Ci sono ottantenni che ragionano ancora bene e loro coetanei che sembrano ormai completamente rimbabiti. Certo questo può dipendedere da molti fattori, come le mallattie avute durante la vita ma secondo gli studi dipende da quanto “usano il cervello” e da quanto lo hanno usato nel passato.

Sono quasi 10 anni che per motivi collaterali al mio lavoro collaboro con notai e avvocati nella valutazione delle facoltà cognitive nell’anziano. E la prima volta che ho dovuto chiedere il titolo di studio ad un signore mi sentivo fortemente in imbarazzo e francamente non ne capivo il senso.

Eppure è così, statisticamente chi ha studiato per più tempo è meno affetto dai danni della vecchiaia sulle facoltà cognitive. Ovviamente non vale per tutti e quei casi dove trovi una persona che non ha studiato ma ci “sta dentro di brutto” è sempre perché quella persona si mantiene attiva in un qualche modo.

Le risorse personali

In ambito gerontologico si parla di “risorse cognitive” indicando quanto ciò che abbiamo imparato nel passato fa più fatica ad estinguersi anche in età molto avanzate. Ci sono prove del fatto che anche dopo gravi malattie cerebrali come la demenza, pianisti, pittori e scultori hanno mantenuto tali abilità. Magari non sapevano più parlare ma suonavano e dipingevano.

Questa è solo una prova del fatto che la preparazione ha costruito delle risorse che sono durate nel tempo. La stessa discorso possiamo farlo per ogni forma di preparazione umana: se fai esercizio fisico con regolarità e sei costretto a letto il tuo corpo ci mette più tempo a perdere “muscolo” e meno tempo a recuperarlo.

Certo visivamente una persona molto informa che perde forza è più evidente ma a livello di salute del corpo è meglio, perché ha costruito delle risorse, i muscoli, che gli consentono di rispondere in modo completamente diverso agli eventuali problemi della vita.

La medicina e con essa la psicologia parlano solo da poco tempo di “prevenzione”, certo da decenni ma non da così tanto tempo rispetto da quanto tempo parlano di malattie, di cure e di farmaci. Questo per molti motivi, anche e soprattutto culturali, fino a qualche tempo fa si credeva che molte malattie fossero opera del diavolo.

Ma da poco sappiamo che esistono fattori “protettivi” e fattori di “rischio”, se lavori in ambito sanitario sai che queste parole sono all’ordine del giorno ma la popolazione non ne è ancora così tanto consapevole. Non sa che questi due elementi “protezione e rischio” sono le variabili più studiate oggi in ambito clinico.

La preparazione prima di tutto

La preparazione è qualcosa che non piace al nostro cervello perché implica sforzo e non piace al mondo della crescita personale perché presuppone che “qualcosa di negativo debba accadere”, in una forma psico-magica simile alla legge di attrazione. Della serie: se non ci penso non esiste!

Purtroppo le cose non stanno così e la vita è piena di cose negative che dobbiamo imparare a gestire. Ma non solo, il discorso della preparazione non vale solo per le negatività, ti ricordi le nostre puntate sulla fortuna? Ti ricordi come è fatta la sua formula? Fortuna = preparazione + occasione! Se non sei preparato hai voglia ad incontrare occasioni fortunate!

Nonostante capisca l’Inglese, lo legga tutti i giorni, guardi video di ore e ore in questa lingua, se domani mi dovessero proporre 1 milione di dollari per trasformare Psinel in inglese non saprei farlo. Di certo sarei avvantaggiato perché lo conosco ma non potrei da domani condurre una puntata del nostro caro podcast in Inglese (verrebbe malissimo).

Quindi nonostante la ghiotta occasione di poter esportare il podcast in ogni luogo del mondo non sarei preparato per farlo. La preparazione non ha solo a che fare con le sfortune della vita ma anche con la fortuna che potrebbe capitarti. La domanda successiva è: ma allora devo essere sempre preparato a tutto? E come si fa?

Ovviamente non puoi essere preparato su tutto, ed è in questo che la ricerca ci aiuta parecchio scoprendo, di volta in volta, quali sono le aree più importanti per la nostra preparazione. In ambito clinico è facilissimo capire che lavarsi le mani ha fatto e fa una differenza incredibile, ma ci sono ambiti sui quali non ci rendiamo conto di essere preparati.

Alfabetismo

In base alla tua età forse ti sembrerà assurdo pensare che molti dei nostri nonni (i miei ad esempio) non sapevano leggere! Questa è stata una piaga per secoli nel nostro paese che si è risolta grazie alla scuola dell’obbligo e ai moderni mezzi di comunicazione. Si, radio e televisione hanno contribuito in questo senso.

Basta andare solo 2 o 3 secoli indietro per trovare persone che non sapevano leggere, che non conoscevano come funzionasse il sistema politico nel quale erano inseriti ecc. Non che oggi le cose siamo meravigliose ma la maggior parte della gente è preparata per leggere un giornale e comprendere un qualsiasi testo scritto.

Questa è un altro modo di vedere la preparazione che ci ha traghettati nella modernità, qualcosa che oggi diamo per scontato ma che ha cotribuito ad un netto miglioramento delle nostre condizioni di vita. Una volta che una buona educazione ha fatto breccia nella società, questa diventa invisibile, non fa più notizia.

Fa notizia quando ci si rende conto che esiste l’analfabetismo funzionale, cioè il fatto di saper leggere ma di non riuscire a comprendere ciò che si sta leggendo. Fa notizia solo quando non funziona, la preparazione diventa mainstrem solo quando fallisce non quando ha un successo planetario. Questo è un altro effetto evolutivo, ci colpiscono solo le cose pericolose.

Lo abbiamo visto parlando del Gossip solo le cose potenzialmente dannose hanno un potere enorme nell’attrarre la nostra attenzione. Non fa scalpore sapere che le cose vanno bene, anzi vanno addirittura meglio che in ogni epoca del mondo (non mi credere leggi Rosling e Pinker) ma fa invece notizia sapere le cose che non vanno.

Non è un male da un certo punto di vista perché sapere che qualcosa non va ci porta a rimediare, a creare buone “preparazioni” che poi, quando diverranno davvero efficaci spariranno dai nostri radar. Quando le cose sono fatte davvero bene smettiamo di notarle.

Bernardino Ramazzini

Nel 1700 un medico e scienziato Bernardino Ramazzini studiò le condizioni di salute dei lavoratori in diversi contesti scoprendo decine di presidi per migliorare le condizioni socio-sanitarie. Apportò modifiche con una visione rivolta alla prevenzione e non alla cura delle patologie.

Bernardino si rifece alle opere di Giovan Battista Morgagni sull’igiene, cose che oggi ci sembrano assolutamente scontate venivano presentate come scoperte rivoluzionarie. Il fatto che alcune metodiche, come una migliore igiene potesse migliorare la salute dei pazienti non solo sul tavolo operatorio ma in ogni luogo.

Insomma le mie idee non sono per nulla innovative, da sempre abbiamo capito l’importanza della prevenzione. Oggi, dove ci siamo abituati a non sapere il perché delle cose a causa di una società troppo complessa, ci dimentichiamo che alcune cose che facciamo abitualmente ci salvano la vita ogni giorno.

Sia Morgagni che il suo allievo Ramazzini hanno studiato e praticato la medicina e i loro insegnamenti nella stessa città. Entrambi sono partiti da regioni differenti per finire in Veneto e sono ancora oggi due monumenti della meravigliosa città di Padova… insomma vedo molte affinità, spero di riuscire a portare qualche goccia a questo enorme mare di conoscenza.

Come al solito continueremo questa interessante discussione nel nostro QDE che hai ricevuto questa mattina se sei iscritto alla nostra newsletter.

A presto
Genna

Ps. Ho messo immagini di “mascherine ovunque” eppure non ne ho parlato, il motivo è semplice: perché non ho trovato immagini più belle ed aderenti al tema della prevenzione e cura.

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