Come iniziare a pensare davvero con la propria testa, perdendo ogni punto di riferimento!

Che ci piaccia o meno siamo tutti in continuo confronto con ciò che ci circonda, siamo naturalmente portati a cercare e misurarci con i nostri “punti di riferimento”.

In un mondo che ci illude di poter fare “tutto da soli” sapere di avere dei continui riferimenti non è piacevole, soprattutto per chi pensa di pensare esclusivamente con la propria testa.

Ti prego evita di giungere a conclusioni prima di aver ascoltato tutta la puntata e letto il resto di questo post.

Ascolta “340- Perché è bene “perdere ogni riferimento”? Come pensare con la “propria testa”…” su Spreaker.

Il Natale

Sono stato per anni appiccicato alla televisione, nella casa dove sono nato e cresciuto la TV era accesa in tutte le stanze giorno e notte. Fino a quando vivevo con in famiglia non mi accorgevo dell’effetto di questa malsana abitudine.

Poi mi sono trasferito a Padova per studiare e nella mia casa dello studente non avevo la televisione in camera. I primi esami erano a Dicembre e mi ero convinto di volerli passare tutti e bene, per tanto sono uscito lo stretto necessario per recarmi in mensa e fare qualche serata con gli amici.

Poi ricordo come se fosse oggi un compagno di corso compie gli anni e per fargli il regalo sono andato nel più vicino centro commerciale. Era probabilmente il 10 dicembre (1999) e sino a quel momento non mi ero reso conto che mancassero pochi giorni a Natale!

Vivere senza televisione, chiuso in una casa dello studente con qualche uscita solo serale non mi aveva sottoposto al solito indottrinamento mediatico che ti ricorda, mesi prima, che si sta per avvicinare una festività così importante come il Natale.

Certo sapevo che mancava poco alle feste natalizie ma non ero ancora davvero entrato nell’ottica sino a quando non sono entrato nel supermercato ricolmo di “promozioni natalizie”. Ero stato vittima per anni dei “punti di riferimento televisivi” senza rendermene conto.

Adeguamento inconscio

Per anni, durante i miei corsi di comunicazione dal vivo, sfidavo i partecipanti a fare un piccolo esperimento, puoi farlo anche tu adesso: prendi il telefono e chiama un amico, appena risponde cerca di parlare sottovoce come se fossi in una biblioteca o nascosto da qualche parte.

Se la vostra relazione è buona scoprirai un fenomeno curioso: anche il tuo interlocutore si metterà a parlare a bassa voce, come se si rendesse conto che sei in un luogo dove non puoi fare baccano. E’ un fenomeno naturale di rispecchiamento del quale ci siamo occupati innumerevoli volte qui su Psinel proprio parlando di comunicazione.

Perché accade? Perché naturalmente settiamo i nostri “punti di riferimento” in base a ciò che ci circonda, e se qualcuno ci parla molto piano tendiamo anche noi a seguirlo. La cosa curiosa è che accade in modo quasi del tutto inconsapevole, il tuo amico non dice a se stesso: “sta parlando piano devo farlo anche io”.

Al contrario si adatta al tuo “tono di voce” come utile punto di riferimento e per entrare in modo efficace in rapporto con te. Infatti se lo fai con uno sconosciuto, con un operatore telefonico, raramente succede. Si magari puoi riuscirci anche con lui ma in breve tempo si riporterà al suo tono naturale.

Questo fenomeno di rispecchiamento per il quale possiamo chiamare in causa i neuroni specchio, le nostre tendenze ancestrali all’imitazione ci mostrano anche il fenomeno di cui parliamo oggi: il fatto che non possiamo fare a meno di punti di riferimento, senza rendercene conto.

Deprivazione sensoriale

Negli anni 70 andavano molto forte dei marchingegni che hanno trovato nuovo spazio anche ai giorni nostri le così dette: “vasche di deprivazione sensoriale”. Vere e proprie vasche con temperatura vicina a quella del corpo umano, isolate dai suoni esterni e dalla luce.

Questa condizione impedisce al corpo di ricevere stimolazioni sensoriali, dopo pochi minuti (dai 30 minuti in poi) le persone iniziano a sperimentare delle sorte di allucinazioni. E’ come se, visto che non ci sono più stimolazioni sensoriali il nostro cervello abbia la necessità di crearle dall’interno.

Nel momento in cui perdiamo ogni “riferimento sensoriale” tendiamo a crearne uno. Attenzione però perché non significa che ci inventeremo un nuovo riferimento mai avuto, ma andremo a pescare nel passato, nei nostri ricordi, nei vecchi riferimenti.

Questi aspetti empirici sono conosciuti da secoli, infatti i filosofi si sono battuti su questo tema, esiste anche una graziosa locuzione latina che recita: “nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu“, niente è nell’intelletto che prima non sia stato nei sensi”.

Ora non voglio lanciarmi in dissertazioni filosofiche sull’empirismo perché quando parliamo di ricerca è quella la corrente di pensiero. E qui mi serve semplicemente per rimarcare il concetto di “punto di riferimento” che arriva proprio dai nostri sensi per diventare memoria e concetto.

I concetti come riferimenti

Secondo Harari durante la rivoluzione cognitiva avvenuta circa 70000 anni fa gli esseri umani hanno iniziato a fare la cosa più sconvolgente nel regno animale: hanno iniziato ad aggregarsi in gruppi sempre più grandi. Secondo il noto storico tutto ciò è stato possibile grazie a “idee comuni”, idee di riferimento.

Valori come la religione, la tribù, il clan, e via via che i nostri antenati si mettevano insieme hanno aggregato sempre più persone. Questo è rilevabile dal fatto che prima di questa rivoluzione i ritrovamenti ci parlano di piccoli gruppi di 30/50 persone.

Sembra che la rivoluzione cognitiva sia in un qualche modo riuscita a farci creare concetti astratti e condivisi da poter far si che gli individui collaborassero. Sembra una cosa semplice ma se ci pensi bene è un vero mistero: non tutti gli animali collaborano e possono farlo sono in piccoli branchi.

Qui il grande “punto di riferimento” a cui sto alludendo è chiaramente quella che chiamiamo “cultura”. Il fatto di condividere valori, usanze, linguaggio e territori comuni. Lo so che forse potrà sembrarti un salto logico molto ardito ma è proprio grazie alla capacità di creare punti di rifermento comuni che è stato possibile.

Non solo ovviamente, moltissimi animali sono in grado di mostrare comportamenti altamente precisi di collaborazione. Hai presente il noto comportamento auto-organizzato di diverse specie? Uccelli che volano in stormo creando figure pazzesche e banchi di pesci che sembrano guidati da una forza invisibile?

Il comportamento auto-organizzato

Una delle cose più affascinanti è osservare come uno stormo di uccelli riesca a comporsi in modi incredibili, disegnando nel cielo figure che sembrano guidate da una forza esterna ed invisibile. Questo è oggi un fenomeno molto noto e studiato come “auto-organizzazione”.

La capacità degli esseri viventi di organizzarsi senza un centro di comando. Si tratta di una materia che oggi viene studiata anche sugli esseri umani e in particolare sulle folle, che sembrano comportarsi proprio secondo tali semplici leggi auto-organizzative.

Se guardi dall’alto una manifestazione di persone che camminano insieme avrai come l’impressione che siano ordinati, come se stessero marciando in un qualche modo. E’ lo stesso fenomeno che abbiamo visto diverse volte di sincronia che avviene tra le persone e tra le cose, ti ricordi i nostri cari metronomi?

Questo fenomeno sembrerebbe smontare l’ipotesi del “punto di riferimento”, se non c’è un leader quali punti di riferimento si trovano in una situazione simile? Facile, quelli più semplici in assoluto, regole di base che conosciamo tutti ma in modo implicito.

Stiamo camminando insieme durante la manifestazione di certo adeguerò il mio passo alle persone che ho davanti a me, dietro di me e accanto a me. E loro faranno altrettanto con le persone che gli stanno accanto, ognuno seguirà il riferimento delle persone che le sono vicine e il risultato sarà incredibile.

Punti di rifermento impliciti

Hai mai sentito che nelle grandi città caotiche la gente cammina più velocemente? La risposta è in ciò che hai appena letto, se tutti camminano poco più veloce di quanto tu sia abituato, senza rendertene conto tenderai ad imitare il loro andamento.

Succede anche se semplicemente un tuo amico cammina leggermente più velocemente del normale e succede anche con gli sconosciuti. In altre parole senza rendercene conto prendiamo costantemente spunto dai punti di riferimento che ci circondano.

E la psicologia ha scoperto che lo facciamo anche con i nostri pensieri e con i nostri comportamenti. Succede quasi sempre a livello “implicito” cioè inconscio o inconsapevole, non ci rendiamo conto di prendere costantemente spunto da ciò che ci circonda come “punto di riferimento”. Se ci pensi è una cosa abbastanza semplice da intuire.

Come fa un bambino a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato ancora prima di riuscire a comprendere il linguaggio? Osserva i genitori e lo farà per tutto il resto della sua evoluzione. Se tuo padre ti dice che è sbagliato urlare e te lo dice urlando il tuo cervello registra la parte non verbale, cioè il fatto che sia corretto urlare.

Se tuo padre ha una voce forte e grave non prenderai solo il suo aspetto genetico ma anche il modo con il quale appoggi le parole, utilizzi l’aria per far uscire la tua voce senza rendertene conto. Tale imitazione è presente in tutto il regno animale e noi esseri umani siamo (forse) gli unici però a fare una cosa straordinaria: ce ne rendiamo conto.

E nel Qde di oggi approfondiremo ulteriormente questa affascinante tematica perché il bello deve ancora arrivare, ciò che ti ho velocemente accennato nella puntata dove lego la meditazione alla capacità di “non avere punti di riferimento”, vedrai che il discorso prende in esame non solo la meditazione ma ogni pratica di “esplorazione della coscienza umana”.

A presto
Genna

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