Meditazione: la scossa del cervello che ti avvisa quando sbagli… perché accettarla?

Sbagliare non piace a nessuno, nonostante ciò siamo tutti consapevoli che per apprendere una qualsiasi abilità è necessario sbagliare. Il bambino che impara ad andare in bicicletta sa che prima o poi cadrà ma se ne infischia!

Ok, forse i bambini non sono così consapevoli ma tutti sappiamo che per apprendere qualcosa è necessario passare dagli errori. Questo processo è ben chiaro a chiunque intraprenda un percorso di meditazione di consapevolezza.

E’ molto meno chiaro a chi svolge altri tipi di meditazione o a chi crede ancora che “sbagliare sia sbagliato”… buon ascolto:

Ascolta “341- I circuiti cerebrali dell’errore nella meditazione… una recentissima ricerca!” su Spreaker.

Il maestro di arti marziali

La storia che sto per raccontarti ti sembrerà assurda per tanto metto le mani avanti ma molti anni fa venne da me un giovane maestro di arti marziali. Per l’esattezza era un insegnante di Karate, aveva da poco avviato una propria palestra ma aveva alcuni problemi legati alla “paura”.

Insieme all’attività appena aperta aveva infatti accolto la richiesta di un suo caro amico di fare un po’ di allenamenti di kick boxing insieme a lui. Aveva trovato mille scuse per evitare di fare quell’esperienza perché, ora so che ti sembrerà strano: temeva i pugni in faccia!

Ora penserai: “ma è chiaro che si tema di prendere un pugno in faccia”, siamo d’accordo su questo ma devi sapere che se intraprendi un qualsiasi sport da combattimento (come la kick boxing, la Thai ecc.) è impossibile non prendere colpi al viso.

Anzi parte dell’efficacia di quegli sport, spesso a differenza delle arti marziali classiche, sta proprio nel fatto che ci si scontra colpendosi al volto. Cosa che diventa un vero feedback che ti “sveglia” e ti insegna con l’esperienza diretta cosa significa realmente combattere.

Ecco, il mio cliente temeva questa parte. Era come se, in oltre 15 anni di Karate, fosse riuscito costantemente ad evitare i colpi al viso. Si, ne aveva preso qualcuno ma non si era mai ritrovato a dover fare combattimenti dove lo scopo era “rompere il viso all’avversario”.

Il pugno in faccia “come errore” e non come feedback

Nella sua descrizione era come se i colpi al viso fossero delle specie di anomalie da evitare, mi raccontava che aveva sviluppato tecniche molto raffinate con i calci per evitare che qualcuno lo colpisse in pieno volto ecc. Ora al di là dei motivi che lo avevano condotto nel mio studio questa è una perfetta metafora per la puntata di oggi.

Era come se questo giovane maestro vedesse l’essere colpiti al volto come una sorta di affronto tale da essere evitato a tutti i costi. Ed il modo migliore per evitarli era quello di non esporsi mai in casi del genere, tuttavia il suo amico voleva fare “kick boxing” ed era costretto.

Era un po’ come se mi trovassi davanti ad un musicista che non ha mai sbagliato una nota, e che quelle rare volte in cui è accaduto ci sia rimasto talmente male da aver dubitato di proseguire la sua carriera. Ora, sto un po’ esagerando i problemi del ragazzo erano più complessi di così.

Tuttavia questa descrizione assomiglia a chi intraprende un percorso di consapevolezza convinto che la meditazione sia “restare nel presente senza consentire alle distrazioni di interrompere il lavoro di presenza”. O meglio, restare nel presente senza MAI cadere in distrazione, che è ovviamente il modo migliore per impazzire.

Perché chiunuque abbia provato a meditare sa per esperienza diretta che dopo pochi istanti di presenza la nostra attenzione vola altrove, si lascia trasportare dai suoni esterni, dai programmi della giornata, dalla scomodità della posizione, da quella discussione avvenuta l’altro giorno ecc.

La meditazione è una perfetta “psicologia dell’errore”

Come abbiamo visto numerose volte la pratica della meditazione oltre a portare i numerosi benefici che ormai tutti conoscono è una sorta di “psicologia dell’errore” perché ti allena a sbagliare e recuperare di continuo, ancora e ancora.

Il che non significa che uno sbagli volontariamente o che ci si debba preparare a sbagliare, ma significa allenarsi a rialzarsi ancora e ancora una volta che ci ritroviamo “per terra”. Ed è proprio questo uno dei meccanismi di addestramento mentale più potenti mai scoperti dall’essere umano.

Un modo di vedere gli errori molto diverso da quello occidentale, dove se sbagli sei incompetente, incapace e non vali niente. Soprattutto durante i primi periodi di training meditare non significa restare nel presente ma renderci conto di quando non siamo più presenti.

Se mi segui queste cose “ti escono dalle orecchie” ma come probabilmente avrai notato durante la pratica è sempre necessario tenerlo a mente. Basta poco per rovinare un’intera sessione di meditazione facendo il contrario, cioè cercando di controllare il nostro pensiero e restandoci male perché ci distraiamo.

Spesso mi viene chiesto: “come faccio a sapere se sto meditando bene?” (ci abbiamo dedicato una puntata) il primo segnale è il fatto di non soffrire quando ci rendiamo conto di esserci distratti, quando riusciamo a fare “pace con l’errore”, allora tutto diventa una buona pratica.

La presenza è una facoltà naturale, per leggere queste parole devi essere ad un qualche livello presente. Allo stesso modo è naturale che di tanto in tanto l’attenzione si sposti su altro, è qualcosa che abbiamo visto molte volte, il nostro scopo è osservare questo processo NON controllarlo!

Crescendo s’impara

Via via che cresciamo i nostri concetti legati a cosa sia giusto o sbagliato fare diventano più ampi nei campi che conosciamo bene. Come detto in puntata: se sai parcheggiare l’auto e ti fidi delle tue abilità da autista non ti preoccupi di come parcheggi la macchina, anche se non sei perfetto.

Questo però vale solo per le cose che conosciamo bene e sulle quali abbiamo una buona “confidenza”, se invece non siamo davvero sicuri, se non conosciamo adeguatamente quel campo, via via che cresciamo le nostre idee tendono ad irrigidirsi.

Ed ecco che probabilmente apriamo la porta al sistema ERN (Error-related negativity) che ci consentirà come al solito di “risparmiare energia”. Questa è solo un’ipotesi ma cerca di seguirmi: il nostro cervello cerca costantemente di risparmiare energia, per tanto quel sistema dovrà richiederne il meno possibile.

In altre parole se guidi tanto e parcheggi tanto quel sistema non sarà così forte, perché avrai costruito delle competenze che ti consentiranno di muoverti adeguatamente in molte direzioni senza bisogno di “segnali troppo intensi”.

Per questo è da evitare l’associazione mentale del tipo: “aiuto ma se la meditazione mi fa usare meno la ERN allora forse è pericolosa perché potrei non sapere più cosa è giusto e cosa è sbagliato” perché in neurofisiologia quando il cervello funziona bene, consuma poco.

La sorpresa neuroscientifica

Agli albori delle neuroscienze i primi scienziati che si sono accorti di questo fenomeno sono rimasti sorpresi ma non troppo. I primi che si sono accorti che più eri bravo a fare una certa cosa e “meno cervello attivavi” sono rimasti a bocca aperta ma non troppo a lungo perché tutto il corpo funziona così.

Se ti alleni tutti i giorni fare le scale di casa attiverà ad un certo livello il tuo organismo. Se non ti alleni mai e non fai mai le scale, fare anche solo un paio di piani attiverà tutto il tuo organismo. Più sei allenato e meno energia devi utilizzare per svolgere un certo compito.

Ed è questo ciò che succede con la meditazione, NON diventi meno bravo a scorgere gli errori ma diventi così bravo, rapido e compassionevole da non doverci sprecare troppe energie. Ed è questo ciò che succede ad un praticante esperto, non fa fatica a tornare nel presente.

Questo non significa che non si distragga ma significa che riesce a tornare con velocità e serenità al proprio compito. Ed è questa l’abilità magica che si sviluppa con la pratica ed è per questo che ritengo la ricerca esposta nella puntata di oggi molto importante.

E’ una sorta di “prova indiretta” del fatto che più siamo bravi a sbagliare e meno il nostro cervello si attiva. Non è invece la prova del fatto che meditando diventiamo più indulgenti e rischiamo di non accorgerci degli errori, è esattamente l’opposto.

Purtroppo so che non tutti arriveranno a leggere sino a questo punto ma sono convinto che sia questo il sale di tali ricerche, ovviamente dobbiamo attendere ulteriori sviluppi, nel frattempo continuiamo questo discorso nel nostro Qde.

A presto
Genna

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