Anatomia della fortuna: fortunato o sfortunato? Il mindset della fortuna

Dopo diversi anni torniamo a parlare di fortuna. Tu ti senti una persona fortunata o sfortunata? Secondo gli studi del prof. Richard Wiseman queste due categorie di persone hanno specifiche caratteristiche distintive.

Secondo gli studi di Wiseman la fortuna è semplicemente un atteggiamento mentale che può essere addirittura modificato. Ciò che ha scoperto è che chi si sente fortunato tende ad attrarre più fortuna, che detta così sempre una “roba magica”.

Prima di dirmi cosa ne pensi ti invito ad ascoltare tutto l’episodio perché le cose non sono proprio così lineari come appaiono… buon ascolto:

Ascolta “342- Anatomia della fortuna: fortunato o sfortunato? Il mindset delle persone fortunate!” su Spreaker.

Il cigno nero

Per quanto mi riguarda non si può parlare di fortuna o di sfortuna senza prendere in esame la statistica e come questa viene percepita dalle persone. Come hanno dimostrato diversi autori, anche psicologi molto importanti, noi siamo dei pessimi valutatori degli eventi statistici.

Ad esempio tendiamo a credere che se lanciamo una moneta 10 volte e tutte le volte viene fuori “testa” è molto più probabile che all’undicesimo lancio avremo una “croce”. Dimenticandoci che ogni lancio è indipendente e che quindi la probabilità è identica a tutti i lanci precedenti.

Questo è solo uno dei casi molto banali con i quali interpretiamo male la statistica. Uno dei casi più eclatanti è quello che Taleb chiama nel suo famosissimo libro “il cigno nero”, cioè un evento totalmente inaspettato che è in grado di scompaginare tutto, nel bene e nel male.

Tali eventi purtroppo non sono né prevedibili e né inquadrabili nel contesto di ciò che chiamiamo fortuna, anche se agli occhi di tutti possono sembrare tali. Una persona vittima di un terremoto che perde ogni cosa in suo possesso è da considerarsi più sfortunata di chi lo ha scampato?

Sono domande che in realtà implicano come sempre la soggettività delle persone, lo so che qualcuno starà pensando che stia vaneggiando, chi penserebbe mai che un terremoto sia un evento fortunato. Ed è ovvio che le cose stiamo così, tuttavia dipenda da “caso a caso”, ed è qui che s’inserisce la psicologia.

Una storiella

C’è una storiella che gira da diversi anni che racconta di un ricco fattore che compra un bel cavallo per il figlio il quale salendoci casca e si rompe una gamba. Al che la gente del villaggio quando viene a saperlo, rivolgendosi all’uomo gli dice: “che sfortuna per tuo figlio così giovane, non potrà più aiutarti nel lavoro nei campi”. Il fattore li guarda e risponde: “forse”.

Poi scoppia la guerra e tutti i giovani del villaggio sono forzatamente costretti ad arruolarsi in una guerra sanguinosa, al che gli abitanti del villaggio vanno dal fattore e gli dicono: “che fortuna che tuo figlio abbia la gamba rotta, così non rischierà di perdere la vita in guerra”, ed il fattore risponde ancora: “forse”.

A guerra terminata tutti i giovani che non hanno potuto combattere vengono costretti a fare dei lavori forzati mettendo insieme i disertori e chi al periodo era inabile, come il figlio del fattore. Ancora una volta gli abitanti del paese dicono: “che sfortuna per tuo figlio, adesso gli toccherà fare lavori forzati per diverso tempo per ripagare il debito di guerra”, e il fattore: “forse”.

Durante i lavori forzati il giovane impara a fare i conti ed è talmente bravo che il principe gli chiede di diventare il suo “contabile di corte”. Insomma mi fermo qui perché potremmo andare avanti per ore con la storiella che essenzialmente mostra tutta la saggezza del fattore che risponde imperterrito con il suo “forse”.

La storiella non indica il fatto che esista o meno la sfortuna ma che ognuno di noi interpreta gli eventi avversi in modo differente. Nella realtà nessuno sarebbe felice di vedere il proprio figlio azzoppato tuttavia c’è chi si perde d’animo più facilmente perpetrando il periodo di sfortuna. Hai mai sentito dire che le “sfortuna non arrivano mai tutte da sole”?

Resilienza e percezione

In questi anni mi sembra di aver compreso che il vero punto di forza di chi si sente “fortunato” non è il fatto di aver passato una vita maggiormente agiata rispetto agli sfortunati ma è come è riuscito a rialzarsi e reinventarsi ogni volta che ciò è accaduto, è qualcosa di molto simile al concetto di resilienza.

Quando accadono eventi negativi nella nostra vita ciò che accade è che tutto il nostro pensiero si “ferma per qualche istante” e diventa più concentrato su quell’aspetto, piccolo o grande che sia, si modifica radicalmente la nostra attenzione che inizia a generalizzare gli aspetti negativi.

E’ come quando prendi una forte botta al piede, ti ferisci un dito e stai camminando in mezzo a molte persone, d’un tratto potrà sembrarti che tutti cerchino di pestarti proprio quel piede, ti è mai successo? Ovviamente non è vero che la gente cerca di farti del male è la tua percezione.

Come abbiamo visto molto volte il cervello è una sorta di macchina che simula la realtà per cercare di prevederla. Per cui se ti sei appena ferito il piede quel computer si concentra su tutti i modi possibili per evitare ulteriori danni e nel farlo “zooma sui pericoli” e rimpicciolisce tutto il resto.

L’evento sfortunato diventa una sorta di trauma che cattura la tua attenzione impedendoti di notare tutti gli eventuali eventi positivi che ti circondano. Se ti fa troppo mal il piede rischi di non ascoltare più le persone che ti sono accanto, non guardi più davanti a te, ecc. ecc.

Eventi negativi ed eventi sfortunati

Se sei molto giovane è addirittura possibile che tu non riesca a cogliere questo aspetto ma gli eventi sfortunati capitano a tutti, certo potremmo dire che “a tutti capitano eventi negativi” quindi non tanto sfortunati. Ti dico se sei tanto giovane perché meno esperienza di vita possiedi e meno probabilità ci sono di aver incontrato eventi davvero sfortunati.

Più sei in la con l’età e più è probabile che tu abbia avuto a che fare con le cose peggiori della vita: morte di cari, malattie, crisi economiche, ecc. Nella distribuzione della vita a tutti capita prima o poi di incontrare eventi negativi, è chiaro che se capitano in un certo modo possono apparire come sfortunati.

Ma purtroppo il mondo è fatto anche di sofferenza, per quanto gli appassionati di crescita personale di un tempo ci invitino a pensare “sempre positivo” perché “il mondo è bello e ricco” non sempre queste affermazioni incontrano la nostra realtà personale.

E questo non dipende dalla condizioni di partenza: potresti essere nato ricco e famoso ma ciò non ti garantirebbe di sentirti davvero fortunato o di evitarti profonde delusioni ed eventi negativi. Ecco, gli eventi negativi fanno parte della nostra vita, di certo non dobbiamo aspettarceli ma allo stesso modo non dobbiamo aspettarci che non accadano.

Se sei un imprenditore e non costruisci mai degli scenari negativi per simulare ciò che potrebbe accadere rischi grosso. Lo stesso vale per noi, il che (ripeto) non significa aspettarti il peggio dalla vita ma neanche fare finta che tutto possa andare sempre liscio, purtroppo è statisticamente impossibile che sia così.

Tetris

Hai mai giocato a tetris? In caso contrario ti spiego velocemente di cosa si tratta, è un videogioco molto vecchio dove dall’alto scendono dei mattoncini di varie forme, il tuo obiettivo è posizionarli in modo da formare delle righe complete. A volte i pezzi sembrano perfetti per i nostri scopi altre volte non lo sembrano affatto.

Da ragazzino giocando a tetris (ci passavo le ore in sala giochi) ho colto questa semplice analogia: la vita assomiglia molto al tetris, non sempre ti arrivano i pezzi che desideri, devi fare del tuo meglio per posizionarli in modo che ti diano il meno fastidio possibile o in modo creativo, affinché possano diventare delle opportunità per costruire nuove linee.

Se mi segui da tempo sai che ho usato numerose volte questa analogia perché la trovo più che calzante, in fin dei conti la vita da a tutti più o meno gli stessi pezzi. C’è chi riceve prima quelli più fortunati e sembra avvantaggiato e sia chi li riceve dopo, ma nel totale tutti riceviamo gli stessi pezzi e dipende da noi cosa ci vogliamo fare.

Si, certamente esistono persone “più sfortunate” alle quali i pezzi vengono dati così male e così in ritardo da rovinare l’intera esistenza, ma in generale, in baso a rapporti socio-economici simili, abbiamo tutti opportunità simili. Solo che dipenda da come sappiamo giocare a Tetris 😉

Dipende dalle nostre abilità, da quante volte abbiamo provato senza riuscire per rialzarci (la resilienza di cui parlavamo prima) dalla nostra capacità di guardare nel futuro invece che alla situazione sfortunata attuale, insomma dipenda da noi e non dalla sfortuna. Ripeto, non sempre ma per la maggior parte delle volte è così!

Continuiamo questa interessante discussione nel Qde di questa settimana… buon proseguimento di fine estate.

A presto
Genna

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