4 ore di studio per laurearti: motivazione e consistenza per i tuoi obiettivi!

Vorresti laurearti, diplomarti o apprendere qualcosa? Studia 4 ore al giorno! Questa frase iper semplifica un’altra massima che ho scritto qualche giorno fa sul mio profilo di Instagram, un sacco di “like” e molti commenti stupidi.

Del tipo: “se avessi studiato 4 ore al giorno adesso avrei 10 lauree” (ottimista) oppure “4 ore sono davvero troppe” (pessimisista). Sembra uno scherzo ma ho ricevuto davvero questi commenti, in realtà 4 ore non sono un dato scientifico ma la mia esperienza… eccola:

Ascolta “343- 4 ore di studio per laurearti: motivazione e consistenza per i tuoi obiettivi!” su Spreaker.

La mia esperienza

Spero sia evidente che “4 ore” è un numero simbolico che però mi ha realmente accompagnato durante gli anni di università. Ognuno di noi ha sicuramente una sorta di “metodo di studio implicito” che ha sviluppato attraverso l’esperienza negli anni.

Come ti ho raccontato io non avevo alcun metodo di studio, l’ho creato per prove ed errori “sul campo”, cioè facendo gli esami e vedendo quanto tempo mi serviva per acquisire accuratamente tutto il materiale necessario non solo per passare l’esame in se ma per capire cosa stavo “studiando”.

Rispondiamo agli ottimisti convinti che 4 ore siano troppe: ho iniziato l’Università nel 1999 con il “vecchio ordinamento”, ai miei tempi non esistevano limiti di studio, cioè un numero definito di pagine da studiare. Quindi ho fatto esami “normali”, dai 3 ai 4 libri con circa 1000 pagine.

Ma ho fatto anche esami mastodontici dove si arrivava a 10 libri e le pagine sfioravano le 3000. Questo non è per dire che ho studiato tanto ma è perché so che il “nuovo ordinamento” ha stabilito dei limiti massimali di studio che un tempo non c’erano.

Inoltre questi numeri indicano che ovviamente ogni esame aveva la sua preparazione, il suo “grado di difficoltà” anche al di là del numero di pagine ma per la complessità degli argomenti trattati. Quindi ogni materia necessita il suo tempo specie specifico, potremmo dire.

La consistenza

La frase che ha ispirato questa puntata non è quindi un numero da seguire ma è uno spunto per arrivare a l’unica verità: se vuoi ottenere risultati duraturi devi fare le cose con una certa costanza. Le maratone all’ultimo secondo funzionano ma non lasciano nulla nella mente dello studente.

Questo capita non solo perché accumuli tante informazioni in poco tempo ma anche perché associ a quella sessione di studio “dolore” e “ansia”. A nessuno piace fare le cose di fretta, sentendo il fiato sul collo, certo può motivare alcuni di noi ma i suoi effetti sono deleteri sul lungo termine.

Se continui ad associare ai tuoi esami “ansia e dolore” causati dal fatto che studi tutto di fretta prima o poi odierai la tua materia. Mentre se studi con calma, in modo programmato potrai assimilare le cose e accomodarle con le tue conoscenze pregresse, sarà un arricchimento piacevole.

Si è vero, lo studio implica sforzo anche se lo facciamo gradualmente ma è molto meno probabile associare sensazioni fortemente negative se lo facciamo con un certo ritmo. Inoltre avere degli obiettivi quotidiani di avanzamento nello studio produce quella sensazione di “agency”.

Quella sensazione di avere sotto controllo qualcosa che non riusciamo davvero a controllare. Essendo ogni esame diverso non possiamo sapere come sarà l’esito finale per tanto avere dei piccoli obiettivi quotidiani ci fa sentire come se stessimo avanzando in un percorso.

Studiare è come “andare in palestra”

Se vai in palestra qualche mese prima dell’estate perché vuoi sfoggiare il tuo fisico è di certo diverso dall’andare in palestra tutto l’anno. Se sei fortunato con la tua genetica è possibile che pochi mesi prima dell’estate abbiano già degli effetti visibili, ma se non sei così fortunato è molto difficile che accada.

Inoltre per lo stesso principio di poco fa, se ci vai solo per essere “più bello” e velocemente rischi di associare dolore e poca soddisfazione a quella abitudine, che non diverrà una vera “abitudine” ma una sorta di auto costrizione legata ad una sola emozione: la paura.

E’ la paura di essere visto come “meno bello” che ti porta ad andare in palestra all’ultimo secondo. Ed è ovvio per chiunque che andare in palestra 4 mesi all’anno nei momenti strategici non equivale ad andarci per tutto l’anno in modo regolare.

Studiare assomiglia ad andare in palestra anche dal punto di vista dello sforzo cumulativo: anche se acquisisci l’abitudine di studiare tutti i giorni, farlo per 5 minuti non servirà molto, è un tempo troppo piccolo per consentirti di acquisire le cose con “il loro senso”.

La nostra mente necessita di “senso”, quando non riusciamo a comprendere il senso delle cose soffriamo ed è per questo che il nostro cervello lo crea. Se studi 5 minuti al giorno fai difficoltà a creare quel “senso” che è dato spesso dal fatto di mettere insieme più pezzi del puzzle e non acquisendo micro passaggi quotidiani.

Correre 5 chilometri al giorno

Cosa succede se da adesso iniziassi a correre per 5 chilometri tutti i giorni? Se sei allenato non succede niente e forse perdi anche allenamento ma se non sei allenato nel giro di qualche mese inizieresti a farli sempre meglio: cioè con meno sforzo e in un tempo sempre più rapido.

Per questo chi si allena seriamente aumenta sempre un po’ il carico di ciò che fa, perché il corpo impara a rendere sempre più efficiente quel gesto, in altre parole dopo un anno di corsa quotidiana ti servirà quasi la metà dell’energia che ti serviva all’inizio dell’allenamento.

Questa è invece la risposta per i “pessimisti” che mi hanno scritto che 4 ore sono tante: questo numero era simbolico per me, da studente non abituato rappresentavano i miei 5 chilometri ma non è detto che tutti possano partire da qui, potresti partire anche da 2 chilometri al giorno.

Se ti dai un “numero simbolico”, come il mio 4, puoi misurare i tuoi avanzamenti e capire se stai migliorando in quella particolare abilità. Si perché lo studio è una sorta di meta abilità, probabilmente una delle più importanti e meno considerate: apprendere ad apprendere.

Gragory Bateson metteva questo livello di apprendimento tra i più alti in assoluto, la capacità di apprendere ad apprendere non è apprendere. E non si tratta neanche di allenarsi allo sforzo e alla disciplina, si di certo servono entrambe queste cose ma via via che ti alleni queste diminuiscono.

Quei 5 chilometri diventano un’abitudine che non richiede più troppo sforzo mentale, cioè la famosa forza di volontà e via via che corri i tuoi muscoli diventano più forti ed efficenti richiedendo anche meno sforzo fisico. La stessa cosa accade o dovrebbe accadere nello studio.

Apprendere ad apprendere

Questa abilità di apprendere ad apprendere non è qualcosa di utile solo per chi studia ma è qualcosa che tutti dovremmo coltivare. L’apprendimento è la costante della nostra vita, che si voglia o meno saremo costretti ad imparare per tutta la nostra esistenza, soprattutto nel nostro mondo “liquido”.

Se ti alleni ad apprendere concetti anche complessi, anche se non sei uno studente, questo ti porta enormi vantaggi nella nostra società che è basata sulla conoscenza. Quindi quando studi non stai solo imparando quella materia specifica ma stai ampliando la tua capacità di apprendere qualsiasi altra cosa.

E ciò che apprendi oggi diventa una risorsa per domani: il nostro sistema nervoso si comporta come tutto il resto del corpo, se oggi ti alleni costantemente e magni bene, se domani sarai costretto a restare fermo per qualche tempo di certo il corpo tenderà a perdere “forma” ma non così tanta.

In altre parole se hai “accumulato fieno durante i periodi buoni quando ci saranno le carestie avrai delle risorse che ti consentiranno di sopravvivere” questo vale sia per il nostro fisico e sia per il nostro cervello. Questo è stato dimostrato, non solo chi continua ad usare il cervello lo tiene in forma ma costruisce risorse per il futuro.

Le ricerche sulla neuroplasticità sono molto chiare a tal proposito: se smetti di usare volontariamente il cervello perdi abilità (come per qualsiasi altra parte del corpo) ma se continui ad allenarlo questo non solo tende ad essere maggiormente prestante ma si modifica, diventa “più bravo” a fare le cose.

Il piacere di imparare

Apprendere è piacevole, quando il nostro cervello trova senso a qualcosa che prima non lo aveva si scatenano una miriade di sostanze che rendono il processo piacevole, proprio come quando fai sport. Credo che questo sia un meccanismo evolutivo per spingerci a non fermarci.

E’ anche un problema dal punto di vista della conoscenza, è anche per questo motivo che scatta il nostro caro effetto “Dunning-Kruger” perché per muoverci agilmente nel mondo dobbiamo avere la sensazione di averlo compreso. Per tanto la mente si accontenta di aver capito anche quando non ha realmente tutti i dati per farlo.

Questo significa che non appena hai compreso qualcosa ti senti bene ma allo stesso tempo tale sensazione può inibire la spinta a proseguire nella ricerca in tal senso. Lo sai, il cervello è uno “spilorcio energetico” che cerca di fare tutto con il minimo sforzo, per questo dobbiamo “allenarlo”.

Per questo guardare documentari alla tv non basta, perché quello crede di aver capito cose complesse, di aver fatto ginnastica quando in realtà è stato semplicemente “imboccato”. Ecco perché la puntata di oggi non vale solo per gli studenti ma è vale per tutte le persone che desiderano tenere “aggiornato” il computer più importante di tutti, il cervello.

Spero sia stato chiaro che il numero di ore di studio era solo un pretesto per parlare di consistenza, motivazione, impegno personale e apprendimento. Temi di cui ci siamo occupati per anni ma che un tempo non sapevamo fossero così centrali per la nostra vita personale.

Continueremo questo affascinante argomento nel Qde di oggi.

A presto
Genna

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