Da cosa è determinata la personalità? E’ davvero possibile modificarla?

La nostra personalità è più legata alla natura, ai geni, alla nostra eredità o è maggiormente plasmata dalla cultura? Plasmata da ciò che apprendiamo lungo l’arco della nostra vita? Oggi rispondo a queste difficili domande.

Ti avviso fin da ora, non esiste una risposta univoca ma comprendere questi dilemmi è un primo passo per iniziare a lavorare proficuamente su noi stessi da diversi punti di vista.

Tu sei molto di più di quanto pensi di essere…

Ascolta “338- Da cosa è determinata la tua personalità? E’ davvero possibile modificarla?” su Spreaker.

Qui trovi una serie di contenuti inediti sulla intelligenza emotiva e l’opportunità di accedere ad “Emotional Freedom” con alcuni vantaggi…

Cambiare se stessi

Quando inizi a studiare la crescita personale la prima cosa che inizi a notare e spesso a desiderare non è semplicemente l’acquisizione di nuove conoscenze e competenze, ma è il cercare di cambiare se stessi. Cambiare cosa? Ciò che non ci piace, ciò che riteniamo sbagliato in noi.

Non mi riferisco a cambiare certi comportamenti sbagliati ma mi riferisco al tentativo di modificare parti di noi stessi che sappiamo avere da sempre, come ad esempio: diventare estroversi se per caso ci sentiamo timidi o impacciati con le altre persone.

Perché la crescita personale da questa sensazione di poterci cambiare? Le risposte sono molte ma quella maggiormente ancorata alla storia di come sono nate queste ipotesi necessita di un pizzico di conoscenza di come sono andate le cose in un certo periodo storico.

Infatti questa storia di poterci “modificare” sembra una cosa nuova ma non la è affatto e in particolare, con la nascita dei primi studi sul comportamento umano, che ormai risalgono a oltre un secolo fa, si iniziava ad immaginare di poter “condizionare” ogni nostra azione.

Era il noto comportamentismo che diceva essenzialmente: datemi le giuste condizioni e potrò plasmare i comportamenti di chiunque, perché in realtà tutto è un condizionamento, tutto è apprendimento condizionato per tanto basta solo saper disegnare con cura cosa imparare.

Determinismo psichico

Questa visione del comportamentismo non solo è stata rifiutata dalle scuole dell’epoca ma è stata vista come una sorta di omologazione dell’essere umano, la ennesima riprova del fatto che non siamo realmente padroni di noi stessi, visto che l’ambiente praticamente ci programma a nostra insaputa.

Qualcosa di molto simile al pensiero di Freud dove dice che “non siamo padroni in casa nostra” ma da un punto di vista più ottimistico e meccanicistico: noi siamo animali, gli animali apprendono attraverso condizionamenti (con premi e punizioni) quindi, anche noi possiamo diventare chi vogliamo con i giusti metodi.

Ed è proprio intorno a quegli anni che si sviluppa la “scienza della personalità” che tenta di creare test standardizzati che cerchino di sviluppare dei profili di personalità affidabili. In realtà la cosa è nata molto prima a livello concettuale ma gli strumenti tratti dalla ricerca sono emersi in quel periodo.

Immagina di essere uno scienziato del comportamento di quel periodo: avete da poco scoperto alcune leggi che si possono applicare sia agli animali che agli esseri umani. Avete capito che tali leggi possono essere usate per cambiare le persone, ci manca solo lo strumento diagnostico che ci aiuti a capire come sono fatte le persone.

Ma come vedi c’è una sorta di paradosso: perché o si possono cambiare le persone attraverso le leggi del comportamento oppure possiamo determinarne la personalità. Si creano altre fazioni di chi inizia a vedere che l’azione condizionante non può modificare nel profondo chi siamo.

Natura e cultura

Come vedi questo dibattito è molto più antico di quanto si possa immaginare e ancora prima pensatori e filosofi si sono fermati a pensare cosa intervenisse come maggiore forza: la natura, con la sua ereditarietà o la cultura con la sua capacità di formare e condizionare il nostro modo di comportarci?

Più siamo andati avanti con queste ipotesi e più ci siamo accorti che le cose erano molto più complesse di quanto immaginassimo. Dopo anni di scontri tra chi era convinto che tutto fosse determinato a livello biologico e di chi era convinto fosse solo “apprendimento” siamo giunti ad una sorta di compromesso.

Siamo un mix di entrambe queste cose! Oggi in psicologia si parla di un approccio “bio-psico-sociale”, per indicare quali sono le tre componenti maggiori del nostro comportamento: la biologia, intesa come eredità e come fisiologia; la psicologia intesa come effetti della nostra soggettività (la mente) e la società, intesa come cultura e come condizionamento.

Insomma affermare che una persona sia in un certo modo a causa dei suoi geni è un errore, ed affermare che sia chi è a causa del suo ambiente è altrettanto un errore. Ma se tra i due dovessimo scegliere cosa ha maggiore impatto a livello psicologico sicuramente punterei verso l’ambiente.

Infatti è l’ambiente che determina l’espressione genetica, cioè se una persona ha la predisposizione ad essere estroverso ma l’ambiente glielo impedisce in un qualche modo, potrebbe sviluppare un tratto opposto o esprimere quel tratto solo in parte.

La genetica

Da quando Watson e Crick hanno creato il primo modello del DNA a quella che oggi chiamiamo “genetica” è passato pochissimo tempo. A livello scientifico si tratta di una delle scoperte più incredibili di ogni tempo, tuttavia ci siamo talmente tanto innamorati da fare spesso “ragionamenti sbagliati”.

Quando senti dire in televisione: “scoperto il gene della depressione” non è proprio vero. Cioè significa che hanno scoperto che in alcune persone depresse esiste una sorta di predisposizione caratterizzata dalla espressione di un tipo di gene, ma non significa che se hai quel gene diventi depresso.

Potresti avere quel gene ma non essere depresso. Si, esistono causazioni con alcuni geni ma non quando si tratta di psicologia. In realtà anche le malattie più determinate dai geni possono essere modificate dall’ambiente e dal nostro stile di vita.

Se ad esempio ti dicono che hai la predisposizione genetica al diabete, se ti alimenti correttamente, fai esercizio fisico e ti fai monitorare puoi evitare che quel gene si esprima. Questo non significa che il gene svanisca e anche il suo effetto ma che sapendolo puoi evitare quelle condizioni che gli consentono di “attivarsi”.

Sistemica

Diciamo che più una questione è sistemica: cioè non data da singole parti ma dalla interazione di sistemi complessi, e meno è facile che un singolo gene o insieme di geni possano influire sul sistema stesso. I geni danno predisposizioni ma non sono un destino.

Questa situazione è simile anche per la nostra cara personalità, che siano i geni o l’ambiente ad aver determinato la nostra “timidezza” non conta, ciò che conta è capire che abbiamo tale predisposizione per poterci lavorare sopra. Accusare la natura o la sfortuna per essere nati in un certo luogo non funziona.

Diventare consapevoli dei propri limiti, delle proprie tendenze, delle proprie eredità non desiderate è il primo passo per iniziare farci i conti. Cosa che ognuno di noi può fare e a qualsiasi età, questo non significa che si possa modificare chi siamo ma possiamo riconoscerlo e migliorare sempre.

Anche il diabetico conclamato può fare molto, puoi decidere di alimentarsi in un modo che gli consenta di vivere 100 volte meglio la sua patologia. Ecco utilizzando questa analogia potremmo dire che la nostra personalità è qualcosa di molto simile.

Si fonda su cambiamento sistemici dove vi è un’interazione costante tra “natura e cultura”, dove entrambe contribuiscono a definire chi siamo, ma fra le due, quella che possiamo gestire noi stessi è chiaramente la seconda, cioè la cultura, ciò di cui ci cibiamo sia letteralmente che metaforicamente.

Concludendo…

La nostra personalità è molto più complessa di quanto immaginiamo e come vedremo nel Qde si fonda anche e soprattutto sulle relazioni che abbiamo nella nostra vita. Di certo quelle precoci hanno avuto un impatto significativo ma anche quelle attuali hanno una forte influenza.

Questo non significa cercare di frequentare solo persone che ci facciano sentire bene, sarebbe un errore, sarebbe un evitamento che ci chiude in una sorta di zona di comfort dove frequentiamo solo chi ci mette a nostro agio.

Ma significa sapere che nella relazione abbiamo non solo la cartina torna sole dei nostri tratti più estremi ma anche l’opportunità di conoscerci meglio, scopo e valore di ogni percorso armonico di crescita personale.

Se vuoi approfondire leggi il Qde oggi è particolarmente vasto, partiamo dalle relazioni e arriviamo a discutere gli esperimenti più interessanti e forse geniali in questo ambito.

Ci vediamo su Psinel
Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
3 passi per costruire un “mindset vincente”
Il “vero” potenziale inespresso: perché sei molto di più di ciò che pensi…
Anatomia della fortuna: fortunato o sfortunato? Il mindset della fortuna
La pratica deliberata: 4 passi per raggiungere la “maestria”… senza talento!
1 Commento
  • Giuseppe Acqiaviva
    Rispondi

    Bellissimo articolo! Condivido in toto! Sono anni e anni che (pur da ignorante in materia) sostengo quanto scritto! Una personale innocente precisazione: nel termine BIO, usato sopra, contemplerei ELETTRO e CHIMICHE: ELETTRO-BIO-CHIMICHE. Grazie per aver codificato in sintesi quanto ritengo. Buona giornata. 😊

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK