I 4 Miti dell’intelligenza emotiva: se li conosci li eviti se non li conosci li subisci…

Hai mai sentito di parlare di intelligenza emotiva? Quasi sicuramente si, è uno dei concetti più nominati negli ultimi anni, sia da chi si occupa di queste cose e soprattutto dai non “addetti ai lavori”.

Oggi molte persone sono consapevoli dell’importanza di sapere gestire le emozioni: tutti conosciamo amici e colleghi molto intelligenti ma con i quali è difficile rapportarsi.

E allo stesso tempo tutti conosciamo persone non particolarmente “brillanti” ma con le quali è piacevole trascorrere il tempo. Tutto questo ha a che fare con la nostra intelligenza emotiva. Ma non tutto è “rosa e fiori”… buon ascolto:

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Qui trovi una serie di contenuti inediti sulla intelligenza emotiva e l’opportunità di accedere ad “Emotional Freedom” con alcuni vantaggi…

Bias della disponibilità

Qualche giorno fa è uscita una bella puntata di Daily Cogito del mio amico Riccardo Dal Ferro con il quale abbiamo parlato di “bias”. Uno dei più noti si chiama “euristica della disponibilità”, ed è la tendenza ad utilizzare le informazioni che per noi sono maggiormente disponibili in memoria.

Esempio: se fai il musicista e qualcuno ti chiede di valutare come è stato un film probabilmente tenderai a valutarlo sulla base della colonna sonora. Il nostro cervello è pigro e usa ciò che è maggiormente disponibile per interpretare il mondo.

Ecco, allo stesso modo quando 10 anni fa ti parlavo di intelligenza emotiva ero convinto che tutti sapessero di cosa parlassi, ma mi sbagliavo. Qui tiro in ballo un altro “divulgatore online” che apprezzo molto, Mick Odelli, che ha fatto di recente un video su questo tema, e sai cosa è successo?

Il primo libro su questo tema “intelligenza emotiva” di Daniel Goleman è schizzato in cima alle classifiche, nonostante sia probabilmente il testo più pesante e meno aggiornato su queste tematiche. Perché? Perché la gente magari ne ha sentito parlare ma non sa davvero di cosa si tratti.

Nonostante se ne parli da decenni i concetti di “gestione delle emozioni” sono diventati noti al grande pubblico solo negli ultimissimi anni e forse non sono ancora diventati davvero “pop”. Perché è facile pensare “ah si devo imparare a capire le emozioni”.

La psicologia ingenua

Visto che tutti siamo “portatori di emozioni” sembra quasi assurdo proporre di conoscerle meglio per gestirle. E’ un po’ come dire: ti faccio un corso su come si cammina. Eppure sappiamo tutti che se una persona desidera correre non può farlo “a caso” e neanche camminare troppo a lungo.

Tutti nasciamo con la capacità di comprendere il linguaggio, anche se non abbiamo mai studiato la grammatica. Vivendo in un luogo assimiliamo naturalmente la lingua e diventiamo anche capaci di utilizzare la sintassi in modo spontaneo. Tuttavia se vogliamo diventare comunicatori e/o scrittori dobbiamo “avere una qualche forma di training”.

La stessa cosa vale per le emozioni: sono cose che abbiamo tutti, ogni persona impara in modo implicito come gestirle e tutti pensiamo di essere particolarmente bravi a farlo. Proprio come nell’effetto Wobegon tendiamo a sovrastimare le nostre abilità di gestione emotiva.

Avrei potuto inserire anche questo come “mito” perché effettivamente la maggior parte delle persone trascorre l’intera vita senza chiedersi se si possa migliorare il proprio modo di “emozionarsi”. A meno che non si abbiano dei problemi diretti con le emozioni ovviamente.

Ma non è necessario avere problemi emotivi affinché sia un bene apprendere come gestirle al meglio, perché imparare a farlo da diversi vantaggi competitivi che non si possono ormai più ignorare. Tuttavia moltissime persone fanno finta che le emozioni “non esistano”.

Perché molte persone ignorano il mondo emotivo?

Se chiediamo ad una persona anziana di parlarci di emozioni questa, in base al livello culturale, avrà molta difficoltà nel farlo. Il primo motivo è legato appunto all’apprendimento, se nessuno ne parlava ai tuoi tempi non acquisisci i concetti per inserire tali fenomeni umani.

Il secondo motivo è quello che ha praticamente attraversato tutta la storia umana: il fatto che per millenni sono state viste come una sorta di perturbazione della coscienza razionale, per tanto è bene tenerle lontane e non averne troppa “dimestichezza”.

Si certo, da sempre ci sono scuole che tentano di spiegare come “resistere”, come fare “le scelete giuste”, come “essere forti e imperturbabili”. Dallo stoicismo antico fino alle pratiche di ascetismo delle religioni, tutte puntavano ad una sorta di “controllo emotivo”.

E al giorno d’oggi? Oggi il vero ostacolo è proprio tale mancata dimestichezza che ci porta tutti ad avere una qualche forma di timore reverenziale. Sai perché? Perché è davvero difficile ammettere a noi stessi di poter migliorare in questo ambito.

Non è un ostacolo da poco, è l’ostacolo degli ostacoli: facciamo fatica a renderci conto delle nostre emozioni non perché siano nascoste nella profondità estrema del nostro inconscio ma perché è dura ammettere di essere in balia di forze interiori che non riusciamo a controllare.

Egodistonico e egosintonico

Questi due termini fanno parte della psicologia clinica e vengono utilizzati per spiegare come la gente si rapporta ai propri sintomi. Capire di cosa si tratta penso possa essere molto utile anche per chi vuole gestire le proprie emozioni al di là ovviamente della psicopatologia.

Un sintomo egosintonico è tale quando non viene vissuto come un problema: un tuo amico che ha paura dei cani, per questo motivo limita molto la propria vita ma quando gli chiedi di farsi aiutare ti risponde che per lui non c’è alcun problema.

Al contrario un sintomo “egodistonico” è quando la persona è consapevole di avere un problema ma non si sente in linea con quelle manifestazioni. Ora non voglio perdermi nei cavilli ma è chiaro che il primo vive meglio del secondo e non è solo una questione di consapevolezza.

Entrambi sono consapevoli ma a livelli differenti: diciamo che le manifestazioni emotive restano “egosintoniche” fino a quando la società o una persona o una specifica esperienza non mettono in crisi tale atteggiamento mentale.

Nell’esempio del nostro amico fobico per i cani, fino a quando non incontra Marghertia, si innamora di lei solo che fa la veterinaria ed adora i cani. In quel momento scatta una sorta di egodistonia che lo conduce a chiedere aiuto.

Nessuno nasce imparato

La verità è che tutti possiamo apprendere come gestire al meglio il nostro mondo emotivo, usando termini più belli: possiamo tutti accrescere la nostra intelligenza emotiva. Ma il primo passo è proprio ciò che abbiamo appena visto: diventare consapevoli delle nostre emozioni.

Il problema principale è che quelle con le quali dovremmo fare maggiormente i conti sono spesso “egosintoniche”. Perché nel tempo abbiamo imparato a convinverci, e se non ci danno problematiche importanti, come quella “del cane” possiamo tranquillamente ignorarle.

Il primo passo del mio metodo RADE, che non è stato inventato da me ma da tutti gli approcci moderni alla gestione delle emozioni è sempre la nostra cara consapevolezza. Senza tale atteggiamento di auto svelamento, di predisposizione ad aprirsi al mondo emotivo, non c’è “intelligenza”.

Io l’ho visto prima su me stesso e poi su centinaia di persone con le quali ho avuto la fortuna di lavorare. Come sai se mi segui io sono una persona irascibile, mi arrabbio facilmente sin da quando sono piccolo. Lo sapevo da bambino, da adolescente me lo facevano notare ma ci ho messo un sacco a capirlo davvero.

In altre parole quando ero “giovane” vedevo la mia rabbia come egosintonica e anzi la vedevo come la mia forma primaria di difesa. E non era un’osservazione sbagliata, ma solo studiando queste cose ho capito che avrei potuto imparare a incanalare meglio questa energia.

Non è mai troppo tardi

Ciò che ho capito lavorando su me stesso e poi sui miei pazienti è che in realtà non è mai troppo tardi per aumentare la nostra “intelligenza emotiva”. Molte volte ti ho raccontato che ho avuto la fortuna di lavorare con persone anziane che chiedevano aiuto psicologico.

Lo so non è molto usuale ma il contesto dove ho lavorato per una decina di anni, la campagna mantovana, in un poliambulatorio che si occupava preferenzialmente di riabilitazione, mi ha dato modo di ricevere richieste di consulenza anche da persone “over 70” e a volte anche “over 80”.

Era una situazione particolare, non era un istituto ma un ambulatorio privato per tanto la richiesta arrivava direttamente dai pazienti. Molti anni fa venne da me un signore di 69 anni che era stato lasciato dalla moglie, lo so succede a tutte le età, ed era disperato.

Non si era dato per vinto e aveva deciso di riprendere in mano la propria vita: aveva fatto per una vita l’agricoltore e non aveva avuto grandi relazioni sociali. Era talmente burbero che tutte le persone del paese aveano una sorta di timore reverenziale.

Abbiamo lavorato insieme per quasi 3 anni e avresti dovuto vedere il gigantesco cambiamento che ha fatto. Ti dico solo che dopo circa un annetto di incontri ha riscoperto l’amore, andando a ballare in una sorta di balera dove si faceva ballo liscio ed ha imparato a gestire le proprie emozioni.

Nessun miracolo

Ciò che è accaduto a “Matteo” (nome di fantasia) non è stato un miracolo perché l’ho visto succedere diverse volte nella mia professione. No, non è cambiato radicalmente, è rimasto un po’ burbero, ma si è aperto al proprio mondo interiore, il che lo ha aiutato ad aprirsi al mondo degli altri.

Che poi era la cosa che gli aveva recriminato la moglie per una vita intera. Ma se ci pensi bene lo vedi accadere tutti i giorni nelle giuste condizioni. Tutto questo mi serve per mostrarti che non hai più scuse per aumentare le tue abilità di “gestione emotiva”.

La cosa interessante è che tutti possiamo farlo, si anche tu che pensi di non avere alcun la piena gestione delle tue emozioni, se ci pensi bene bene scoprirai che tutti possiamo fare qualche passetto in più. E la cosa straordinaria è che quando accade, è come una piccola magia.

Quando inizi a diventare consapevole di come “ti emozioni” all’inizio potrebbe non essere troppo piacevole, perché parte tutto dalla consapevolezza. La presa di coscienza non è sempre rosa e fiori, per lo meno nelle prime esperienze.

Ma se si riesce a superare quel timore di far emergere il lato emotivo si possono fare passi importanti, come quelli affrontati da Matteo che ho visto fare diverse volte nel mio studio. E che, ho notato nel tempo, non sono quasi mai casuali. Cioè uno per migliorare le proprie emozioni deve farlo con una certa intenzionalità.

L’intenzione di migliorare

Certo la vita ci forgia, le esperienze ci cambiano e il mondo ci insegna come vivere. Ma tutti conosciamo persone che nonostante le mille peripezie vissute non sembrano essere cambiate più di tanto, soprattutto quando le osserviamo dal punto di vista della gestione emotiva.

I motivi di questo fenomeno sono molti, il primo è legato al fatto che una buona percentuale del nostro temperamento è deciso dalla genetica. Ma stai attento, perché questo non significa che tu non ci possa fare niente, anzi è proprio il contrario, saperlo è molto importante.

Poi c’è un’altra grande percentuale che però puoi cambiare, la più grande: si dice 30% temperamento 70% apprendimento ma possono cambiare in base alle ricerche. Ma mentre è facile capire cosa possiamo cambiare di noi a livello comportamentale, esempio se tendi a mangiarti le unghie (non per tutti ovviamente può essere anche un grave problema).

Non è altrettanto semplice notare che quel rosicchiare di unghie potrebbe derivare da una cattiva gestione dello stato emotivo, cioè è difficile capire perché tendiamo a fare certe cose. Ed è molto difficile ricondurla alla capacità di “regolare l’attivazione emotiva”.

Il primo motivo è legato alla cultura, noi non siamo abituati a parlare di emozioni in questi termini. Le vediamo come qualcosa di etereo, narrate da poeti e romanzieri e in alcuni casi come aspetti “neurofisiologici” ma poco dal punto di vista della psicologia e della “tecnica psicologica”.

Per fortuna le cose stanno cambiando, uno dei libri più venduti in questi giorni è ancora “intelligenza emotiva” di Goleman, e questo credo sia un buon segnale anche per rendere disponibile a tutti il mio percorso Emotional Freedom scontato (questo si che è un markettone).

Continuiamo come sempre il nostro discorso nel Qde

A presto
Genna

Ps. Chiedo venia ai colleghi clinici per come ho utilizzato termini leggermente fuori posto 😉

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