Le abilità fantasma: perché l’essenziale è invisibile gli occhi?

Questa è una puntata un po’ strana perché mette insieme diverse cose che ritengo interessanti soprattutto in questo preciso periodo storico. Il tutto può essere riassunto dalla famosa frase di Antoine de Saint-Exupéry:

“L’essenziale è invisibile agli occhi” frase famosa del “piccolo principe” quando chiede alle persone cosa sia una scatola con 3 buchi. Dietro queseta frase c’è il segreto per continuare a migliorare e non solo…

Buon ascolto:

Ascolta “323- Abilità Stealth (nascoste): perché l’essenziale è davvero invisibile agli occhi?” su Spreaker.

Le ghost note

I musicisti conoscono questo termine “ghost note” che sta ad indicare una serie di “note fantasma” che compongono spesso il tappeto ritmico ed armonico di un brano.

Senza queste note “appunto fantasma” il brano non sarebbe per nulla lo stesso. Tuttavia essendo note nascoste non sono visibili alla maggior parte della gente, ma lo sono assolutamente per il musicista.

Il quale non sa usare solo queste “note nascoste” ma anche altri aspetti non direttamente visibili della musica come tutto il repertorio legato alla dinamica: piano e forte, le pause, l’intensità ecc.

Tali processi sono nascosti solo a chi non è un musicista ma sono l’essenza di ciò che ascoltiamo. Lo scopo di chi suona non è tenerti nascoste queste note (ovviamente) ma è semplicemente esprimere la propria musica che richiede tale livello di complessità.

Se hai la patente ti ricorderai quanto è stato difficile accatastare tutte quelle “micro-abilità” che ti hanno condotto alla guida. Oggi le fai senza problemi ma se hai mai provato a trasmetterle a qualcun altro sai quante sono e quanto sono “invisibili” ad un neofita.

La fallacia del processo

Si, siamo ancora una volta davanti alla fallacia del processo, cioè al fatto che tendiamo ad essere ciechi ai processi che hanno condotto le persone a determinati risultati. E più tali “modelli” sono competenti e più la fallacia è grande.

L’esempio che ti ho fatto nella puntata è eclatante: molte persone quando mi sentono parlare di psicologia pensano che io sia particolarmente intelligente o brillante… non è affatto vero!

Fai così, laureati in una materia con impegno e passione, lavora in quel campo per diverso tempo, scrivi su quella professione un blog con migliaia di articoli. Apri un podcast dove parli di quelle cose… e tra una decina di anni torna qui a parlarci di quella materia.

Scommetto che apparirai bravo ed intelligente! Ok, spesso tendiamo a confondere “cultura, intesa come conoscenza” e intelligenza. Tuttavia quando vediamo una persona districarsi abilmente all’interno di reami che noi non conosciamo fino in fondo, ci da l’impressione di essere smart!

E ad un certo livello è davvero “più intelligente in quel campo”, ma la sua non è una dotazione naturale, così come non la è la mia! Ciò che vedi quando parlo di psicologia è il frutto di anni e anni di prove ed errori, un lungo processo che tende a finire in secondo piano (diventa fantasma).

Una questione di ego?

La cosa appare quasi paradossale: cerchi di diventare bravo anzi bravissino in un certo campo e quando ci riesci, solo una piccola percentuale della popolazione riesce a comprendere le tue vere doti.

Vuoi imparare a suonare bene la chitarra e scopri che dopo qualche anno solo i tuoi amici chitarristi riescono a notare i tuoi avanzamenti. Questo chiaramente è il minimo ma se lo hai fatto per “farti notare” scopri velocemente che le cose cambiano man mano che migliori.

Ogni mestiere ben fatto ha “abilità stlelth” che non riusciamo a notare e che il diretto interessato non può mostrarti completamente. E nota, qualsiasi mestiere: panettiere, muratore, fruttivendolo, ingegnere aereospaziale. In ogni lavoro ci sono dietro valanghe di abilità nascoste.

Se uno si ferma per un’istante ha pensare scopre che praticamente questa è la scoperta dell’acqua calda, è ovvio che dietro ogni opera c’è un lavoro ed è chiaro che non sempre riusciamo a comprenderlo.

Probabilmente starai pensando che sta storia dell’ego sia solo un modo per inserire un concetto strano e orientaleggiante all’interno di un contesto di apprendimento. Forse stai pensando che a te non te ne frega niente né di dimostrare e né di comprendere cosa c’è dietro un certo lavoro.

Le nostre scatole nere

La verità è che tutti siamo interessati a capire il mondo che ci circonda, anzi è inevitabile che il nostro cervello tenti di farlo. Anche se non hai la minima intenzione di diventare il miglior chitarrista del mondo, se suoni la chitarra o ti piacerebbe imparare, entri in questi meccanismi.

Quando sei di fronte ad un chitarrista non ascolti solo la musica ma cerchi di capire cosa stia facendo. E nota, per la maggior parte del tempo lo fai senza rendertene conto, è il tuo sistema specchio che reagisce in quel modo. Quindi almeno per quanto riguarda la fruizione il meccanismo è inevitabile.

Come abbiamo visto più volte dagli studi del prof. Vittorio Gallese con la sua “simulazione incarnata” noi tendiamo a riprodurre mentalmente tutto ciò che vediamo. E dato che il mondo è zeppo di “scatole nere”, cose che non possiamo comprendere la cosa si fa bizzarra.

Giriamo per il mondo costruendoci idee raffazzonate e provvisorie su come funziona. E ci accontentiamo di quelle sino a quando non è necessario aggiornare quelle conoscenze. Quel tanto che basta per avere un abbozzo di rappresentazione del contenuto della “scatola nera”.

In altre parole la struttura dei nostri sensi e del nostro cervello non è progettata per riuscire a comprendere l’estrema complessità del mondo che ci circonda. Quando trovi qualcosa che non capisci, cerchi subito di capirlo anche se non te ne rendi conto.

La frizione cognitiva

Ed è per questo motivo che le cose che piacciono a tutti sembrano molto semplici ed in parte lo sono. Le canzoni che scalano le classifiche sono facili da ascoltare, direttamente riconoscibili e probabilmente, anche facili da suonare.

In realtà però è anche qui solo una sorta di “effetto magico” creato dai produttori: la musica viene progettata affinché sia piacevole per un grande numero di persone, per tanto deve essere apparentemente semplice, ma è un effetto ottico!

I maghi anti “frizione cognitiva” sono quelli di Amazon, che hanno fatto in modo da eliminare qualsiasi ostacolo di difficoltà all’acquisto. Per farlo hanno creato un sistema che a noi clienti sembra facilissimo per chi lo ha progettato non lo è affatto.

Come sai ultimamente, con il mio team, stiamo progettato la parte avanzata di Clarity la nostra app di meditazione. Ecco più cerchiamo di renderla semplice e più lavoro ci sta dietro. In altre parole più l’app è figa e funziona bene e più le parti essenziali devono diventare “fantasma”.

Dettagli invisibili

Quando ho iniziato a suonare la chitarra c’erano pochi metodi per imparare un brano nuovo: “tirarlo giù ad orecchio”, trovare un maestro che lo sapesse fare e te lo volesse insegnare, acquistare gli spartiti o tablature, se avevi la fortuna di trovarle.

Generazioni di musicisti si sono “tirati giù i loro pezzi”, io come loro tentavo di farlo ma con scarso successo. Ero un batterista ma volevo canticchiare le canzoni che mi piacevano, così provavo a tirarle giù ad orecchio e magari le suonavo per mesi e anni in quel modo.

Poi arrivava l’amico di turno, magari il chitarrista di qualche band con cui suonavo la batteria e mi mostrava “il brano vero”. Incredibile, era sempre molto lontano da quello che riuscivo a trovare da solo, sai perché? Intanto perché lui era più bravo.

Poi perché la mia competenza tecnica m’impediva di riuscire a cogliere il quadro completo, però ti assicuro che suonavo e cantavo quei brani quasi come se fossero “fatti in quel modo”. La verità era che mi accontentavo di una approssimazione.

Lo facciamo tutti, apprendiamo una certa abilità sino a quando ci soddisfa, dopodiché la ripetiamo sino a renderla semi-automatica, a quel punto iniziamo quasi a credere che “la canzone faccia esattamente in quel modo”. Fino a quando arriva qualcuno a mostrarci “la verità delle cose”.

Ci accontentiamo

Oggi è molto più facile, ci sono migliaia di tutorial su come suonare i brani, la cosa divertente è che sono diversi tra loro, ma questo è un altro discorso. La cosa importante è l’analogia di fondo, il fatto che tendiamo ad accontentarci di abbozzi di comprensione della realtà.

Il motivo è sempre lo stesso: risparmio energetico cognitivo. A me non importava eseguire il brano alla perfezione, ciò che m’interessava a 16 anni era cantare la canzone dei Nirvana in spiaggia mica dovevo capire ogni singola nota.

La cosa curiosa era però l’effetto verità, cioè quando scoprivo che quel pezzo era diverso, a volte molto diverso, da come lo interpretavo da tempo. E più lo suonavo “male” e più mi convincevo che facesse proprio in quel modo, non ti suona familiare?

Lo facciamo tutti i giorni, facciamo male le cose che abbiamo sempre fatto male ma non ce ne rendiamo conto. Quante persone conosci che hanno la patente da decenni, che magari guidano quotidianamente per andare a lavoro, ma andare con loro in auto risulta essere un’esperienza da film horror?

Lo abbiamo visto diverse volte, se non agiamo di “pratica deliberata“, non riusciamo a migliorare ma semplicemente a conservare le abilità che già possediamo. La cosa terribile di questo meccanismo è che si rischia l’illusione di migliorare semplicemente per lo scorrere del tempo.

Ma come abbiamo visto in quell’episodio senza la consapevolezza, senza una vera intenzione di migliorare in un certo ambito, spesso non miglioriamo e anzi tendiamo a peggiorare sensibilmente con l’andare del tempo.

Peggioramento fantasma

Questo che ho appena descritto è purtroppo l’altra faccia delle “abilità fantasma” potremmo quasi definirlo il suo antagonista “il peggioramento fantasma”. Il fatto di convincerci di migliorare con la semplice ripetizione, che sicuramente “aiuta” (ripetita iuvant) ma raramente, da sola, migliora.

Per fortuna però, se resta la “ripetizione che aiuta” è anche possibile rendersi conto degli errori se si aumenta la consapevolezza di ciò che stiamo facendo. Tornando alla mia cara chitarra: se assumo una posizione sbagliata troppo a lungo, prima o poi mi faranno male le mani.

In tanti anni di pratica mi accorgo facilmente di quando mi arriva qualche “sensazione spiacevole” durante l’esecuzione e cerco di raddrizzare il tiro. Probabilmente è capitato anche te guidando l’auto per lunghi tragitti di accorgerti di qualche sensazione sgradevole dovuta ad una cattiva impostazione.

Lo so che suona banale ma senza questo retro feedback del nostro corpo non potremmo davvero fare nulla, per fortuna lo abbiamo anche per quanto riguarda le abilità. E’ un tema davvero arzigogolato che in realtà abbiamo trattato più volte sotto diversi nomi e forme.

Spero con questa puntata di averti dato un bel po’ di cibo per la mente in un periodo dove abbiamo bisogno di “coltivarci in diversi modi”. Continueremo questo discorso nel nostro “quaderno degli esercizi” e nella “seduta del Mercoledì” in Live su Instagram insieme a Carlo Balestriere di Psicologia Applicata.

A presto
Genna

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2 Commenti
  • Davide Bigioggero
    Rispondi

    Buongiorno, mi chiamo Davide sono un fisioterapista ma mi occupo e mi appassiona tutto il campo delle cure integrate e dell uomo. Dalla ipnosi alla PNEI, alla mindfulness. I suoi scritti sono lodevoli per chiarezza e semplicita di fruizione; non traspare mai il suo ego e questa è cosa gradita quanto rara negli altri divulgatori sui siti. Complimenti prosegua così.

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