La “Sindrome di Fight Club”: perché siamo attratti dalle cose “negative”?

Hai mai visto il film “fight club” o letto il meraviglioso romanzo di Palahniuk? Se lo hai fatto non starai nella pelle e forse starai immaginando chissà quale problematica psicologica.

No, non si tratta di qualcosa che ha realmente a che fare con l’aspetto centrale del film che potrebbe essere assimilato ad una psicopatologia importante.

Ma è una tendenza umana che tutti possediamo in una qualche misura, oggi con l’emergenza “coronavirus” mi è sembrata una buona scusa per parlare di psicologia.

Ascolta “319- La sindrome di Fight Club: perché siamo così attratti dalle “cose negative”?” su Spreaker.

Una sindrome annunciata

E’ da diverso tempo che parlo di questa tendenza come della “sindrome di fight club”, ne parlo nelle mie dirette, nel mio studio e alcune volte ne abbiamo parlato anche qui sul blog.

In particolare in una brutta situazione di qualche anno fa: “quando mi è caduto sulla macchina un pino di circa 25 metri di altezza”… ti ricordi? In quella occasione ho scritto sui social:

“Se potessi avere 1€ per ogni persona che si è infilata nella mia via (una via chiusa e riservata) per guardare l’albero sulla mia auto sarei ricco”. E devi sapere che è successo in piena estate, quando la gente a Padova è davvero poca.

Eppure in quel caso abbiamo parlato di “fascino del male” parafrasando un po’ la narrativa e anche il lavoro di Philip Zimbardo. Questo è proprio quella parte che abbiamo descritto come “il fermarsi a guardare l’incidente”.

E’ una cosa spontanea e evolutiva, non ci rendiamo conto di essere maggiormente attratti dalle “notizie negative” eppure basta guardare un telegiornale per capirlo. No, non lo fanno per controllarti lo abbiamo visto in questo episodio.

La croce rossina

Un altro elemento che compone questa fantomatica sindrome di mia invenzione (lo dico non per tirarmela ma per ricordarti che non esiste) è la “croce rossina”, un atteggiamento che alcune persone sviluppano nella propria vita.

Generalizzando sono quelle persone che tendono ad aiutare tutti ma non aiutano quasi mai se stesse. Aiutare il prossimo diventa quasi una sorta di fuga dai propri problemi, e funziona molto bene, da terapeuta te lo posso assicurare.

Tuttavia se prolungata nel tempo rischia di compromettere la nostra salute, sono infatti queste le persone che tendono a fare lavori assistenziali e anche a finire nel noto “burn-out”.

Ma il nostro “fight club” non è né soltanto un istinto primitivo e né una tendenza ad aiutare il prossimo ma è qualcosa di più sfumato: la tendenza a crogiolarsi nel dolore, soprattutto quando non è il nostro.

Ora se qualcuno entrasse in un bar e ascoltasse i discorsi delle persone sopra una certa età di certo penserebbe “siamo tutti affetti da questa sindorme” ed effettivamente è così, e non è del tutto assurdo ipotizzarlo come visto.

La versione patologica

Ho osservato questa tendenza dal punto di vista clinico, quando è patologica porta le persone ad un vero e proprio paradosso: mi riempio di disgrazie altrui perché questo mi solleva, mi fa sentire un buon sammaritano anche se in realtà odio le persone con cui parlo.

E’ una sorta di versione meticcia di vari disturbi mentali, che però come è bene ripetere, può colpire tutti, soprattutto in periodi di sovraesposizione mediatica ad informazioni che hanno come centro: “la malattia”.

Tieni presente che le “malattie” attraggono tutti sempre per lo stesso fenomeno evolutivo, conoscere perché la gente sta male ci consente come di cercare di “evitare” di stare male allo stesso modo. Per questo hanno avuto tanto successo serie Tv mediche alla dr. House.

Inoltre è bene ricordare che molti disturbi psicologici sono legati alla quantità più che alla qualità, discorso scivoloso che però si può fare in questo modo: tutti possiamo essere molto tristi o molto agitati.

I veri “depressi” e i “veri ansiosi” non sono solo molto tristi o molto agitati, tuttavia anche una persona che non ha tali tendenze, in situazioni molto pressanti può ricadere in una di queste categorie.

Quantità e qualità

Lo abbiamo già visto diverse volte ma la quantità può diventare una qualità: se mi strappo qualche pelo dal corpo non divento glabro, ma se me ne strappo a sufficienza si. Non ho parlato di calvizia perché nel mio caso c’è ancora poco da strappare ma sarebbe l’esempio migliore.

Ora tornando al tema centrale, cioè alla situazione difficile che stiamo vievendo e anche alle informazioni che ci stanno circondando (tutti parlano solo di coronavirus in giro) questo discorso astratto diventa molto meno astratto.

Se ti dico che c’è un’emergenza da un canale solo e pochi ne parlano si tratta di una informazione allarmante ma non più di tanto: se invece all’improvviso non si parla d’altro ecco che nella mente delle persone questa cosa diventa pressante.

Ed è un bene se lo scopo è farci restare a casa, cosa sacrosanta, rimedio fino ad ora più efficace contro questa epidemia. Ma non lo è per tutte quelle persone che “si fermano a guardare troppo a lungo lì’incidente”. E mi riferisco davvero a tutti tutti.

E’ chiaro che se uno ha già tendenze depressive o ansiose, tenderà ad essere colpito prima. Così strappare i capelli a me o a Luca Mazzuccchelli è tutta un’altra storia. A me ne togli 10 e divento calvo a Luca devi andare già di disboscante.

Stress prolungato

La nostra “sindrome da Fight Club” è un prodotto paradossale della mente che, per cercare di calmarsi cerca di esporsi a notizie inerenti a quella questione, finendo per avvelenarsi con ciò che credeva essere un antidoto alle preoccupazioni.

E’ certamente importante restare informati ma è lo è altrettanto cercare di limitare il consumo di informazioni, secondo l’associazione EMDR (di cui non ti nascondo di far parte, anzi ne sono orgoglioso) sarebbe bene scegliere spazi limitati in cui informarsi.

Selezionando un paio di slot in cui cercare attivamente informazioni sul coronavirus. Evitate di parlarne continuamente con amici e parenti, anche se lo fate in modo virtuale è la stessa cosa. Parlarne diventa un’altra tentata soluzione che ci porta a pensare continuamente a quella cosa.

Il modo migliore per gestirla, nel caso fosse troppo intensa e prolungata per noi è la nostra cara “scrittura espressiva” che anche in questo caso ci aiuta a creare uno spazio in cui sfogarci senza instaurare “circoli relazionali pericolosi”.

Lo so che è difficile limitare le informazioni, soprattutto quando l’intero Paese si sta letteralmente bloccando per questo motivo. Ma il mio consiglio è quello di sforzarti di fare altro, se mi stai leggendo fino a qui significa che probabilmente sai usare “un minimo” la tecnologia.

Formazione a distanza

Sai usare la tecnologia quel tanto che basta da poter accedere ad una valanga di formazione su ciò che ti piace di più. Qui su Psinel abbiamo passato anni a parlare di quanto fosse meravigliosa l’opportunità di poterci formare a distanza.

Nella delicata situazione odierna il mio consiglio, oltre a quelli che sono stati già dati da moltissimi esperti (alimentari, fisici e preventivi) è quello di sfruttare questo momento per formarti invece che spendere ore a leggere le notizie.

Imparare qualsiasi cosa di nuovo in questo momento, che appartenga o meno alla tua sfera professionale, può diventare uno dei modi più produttivi di impiegare il tuo tempo in questo periodo.

Come sai il tuo cervello è in continuo movimento, che tu lo voglia o meno lui continua ad apprendere: allora tanto vale che sia tu a dirgli di cosa nutrirsi, soprattutto in questi giorni che siamo tutti (più o meno) costretti a casa.

E in modo ancora più intenso in questo periodo, dove il nostro cervello è terribilmente attratto dalle notizie negative (anche il mio). Per questo dobbiamo e possiamo sforzarci di apprendere cose nuove, che siano utili o anche inutili, giusto per il gusto di imparare.

La situazione è ben diversa

Quando ho iniziato a scrivere questo post le cose non erano gravi come in questo momento, erano prevedibili ma non in tal senso. Per tanto la “sindrome di fight club” inizia a c’entrare non così tanto come sembrava all’inizio della stesura (una settimana fa).

Ho bisogno di scriverlo non per mettere la mani avanti ma per sottolineare che è necessario oggi restare aggiornati e allo stesso tempo è necessario restare calmi, presenti e in alcuni casi produttivi.

Come ti ho ripetuto mille volte questa “sindrome” non esiste ma è un modo per descrivere il “gusto strano del male”, quel fascino dal quale siamo tutti un po’ attratti, anche chi dice: “io non voglio sentire parlare di cose negative”.

Rischiando tra l’altro di instaurare una serie di evitamenti che possono rendere la questione ancora più grave dal punto di vista psicologico. Per questo ho utilizzato “la sindrome” come scusa per mostrarti come funziona la nostra mente e come gestirla al meglio.

In questi giorni dove siamo tutti chiamati a “restare a casa” per il bene del nostro Paese e delle persone che amiamo, dobbiamo imparare a programmare meglio le cose che facciamo, soprattutto se non siamo abituati a restare in casa.

Routine positive

Un ottimo modo per mantenere “l’equilibrio mentale” in questi giorni è quello di costruire delle routine casalinghe, anche del tutto nuove, che ci consentano di avere giornate programmate e significative.

Se pratichi la meditazione da tempo questi giorni possono trasformarsi in un piccolo “ritiro auto-gestito” dove puoi sfruttare il silenzio (non so da te ma a Padova c’è un silenzio irreale) ed il tempo per dedicarti in modo più approfondito alla meditazione.

Non è necessario meditare puoi fare qualsiasi altra cosa, è chiaro che per quanto mi riguarda resta uno dei modi migliori di trascorrere il tempo. Ma se non sei allenato ti sconsiglio di praticare troppo a lungo, molto meglio fare piccole sessioni distribuite durante il giorno.

E questo vale un po’ per tutto, compreso l’approvvigionamento di informazioni sulla questione COVID-19 che temo, diverranno sempre di più e sempre più “monopolizzanti”.

Fammi sapere che routine fai in questi giorni di auto-quarantena e proseguiamo il discorso sul nostro Qde.

A presto
Genna

Ps. La puntata è stata registrata a pezzi, tra un decreto e l’altro del governo, per questo potresti notare alcune incongruenze sul fatto di “uscire di casa o meno”.

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