Quell’impostore di Dunning-Kruger: Il lato positivo di non sapere di sapere…

Tra i molti “bias” scoperti dai miei colleghi negli ultimi anni ne esistono due di particolare rilievo: l’effetto Dunning-Kruger e la sindrome dell’impostore.

Abbiamo già dedicato due puntate ad ognuno di questi effetti ma oggi li vederemo come se fossero “due facce della stessa medaglia”.

Buon ascolto:

Ascolta “314- Quell’Impostore di Dunning-Kruger: Il lato Positivo del non sapere di sapere…” su Spreaker.

Due medaglie diverse

E’ molto facile mettere sullo stesso piano cose che si assomigliano come i nostri due effetti, ma è solo un artificio per spiegare bene che il Dunning-Kruger si comporta in modo completamente opposto rispetto all’impostore. Questa osservazione è inevitabile!

Tuttavia non siamo di fronte ad un fenomeno fisso: ci sono persone che tendono più su un lato rispetto all’altro indipendentemente dalla quantità di cose che conoscono. Per questo il primo consiglio di oggi è ancora relativo all’auto-consapevolezza.

Ci sono persone che pensano di sapere tutto dopo poche lezioni ed altre che si sentono spesso insicure anche se sanno molto. Non è una questione di sicurezza personale ma di come si sono dovuti arrangiare nell’arco della propria vita.

Non è una questione di egocentrismo o boria personale in chi pensa di sapere senza conoscere (Dunning-Kruger o DK) a volte le persone si accontentano di sapere ciò che sanno per motivi pratici o perché pensano di poter apprendere fino ad un certo punto ecc.

Quindi per prima cosa evitiamo di pensare che vi siano delle caratteristiche di personalità fisse che determinano se uno finisce in un “bias” o nell’altro. Però ognuno di noi ha una tendenza a finire in una parte o nell’altra in base alla propri esperienza personale.

Sei un essere “illuminato”?

Se stai pensando di non ricadere in nessuno di questi 2 bias allora è probabile che tu sia un “essere illuminato” oppure non mi sono spiegato abbastanza bene 😉

Sappiamo che i bias ci sono per motivi evolutivi, cioè sono rimasti con noi perché ci sono utili alla sopravvivenza, in particolare questi ci fanno risparmiare un sacco di energia mentale. Ora, in cosa ci sono utili questi due effetti?

Il nostro DK è sicuramente utile a chiunque inizi un qualsiasi percorso, ci aiuta a fissare degli obiettivi e sentirci soddisfatti ed appagati per averli raggiunti. Senza la sensazione di saper suonare un minimo nessun musicista proseguirebbe con l’apprendimento.

Viceversa possiamo sentirci “impostori” per segnalarci che anche se sappiamo tantissimo in un certo ambito la nostra conoscenza sarà sempre limitata. Limitata dalla nostra memoria, dal tempo, dagli avanzamenti nella conscienza ecc.

Chiunque approfondisca un qualsiasi argomento nei minimi dettagli dovrà riconoscere ad un certo punto di non poter sapere tutto ciò che c’è da sapere. A volte è una questione di tempo, a volte è una questione di mole di informazioni ecc. ed è per questo che esiste lo specialismo.

I limiti della conoscenza

Come abbiamo visto nella puntata dedicata all’illusione della conoscenza è purtroppo inevitabile approfondendo qualcosa comprendere che si potrà conoscere solo parzialmente quell’oggetto di studi.

Questo può atterrire chiunque si appresti a studiare qualcosa, tuttavia allo stesso tempo subentra il DK che dopo aver letto qualche libro ci fa sentire già dei grandi esperti di quella cosa. Evitando di farci sentire piccoli nei confronti dei nostri limiti personali.

Si perché per quanto si possa apprendere tutto e praticamente a qualsiasi età (aspetto meraviglioso di cui abbiamo tanto parlato) non basterebbe una vita unica per conoscere tutto ciò che c’è da sapere in un determinato campo.

Perché la storia del mondo e di chi ci ha preceduti è davvero molto profonda per quanto ci piaccia pensare che il mondo sia iniziato con la nostra comparsa sulla terra! E per “nostra” intendo la nostra singola esistenza individuale, non della specie 🙂

Alcune persone si battono contro lo “specialismo” imperante oggi: “il medico che si occupa della mano non sa niente del fegato!” tuonano i detrattori di questa tendenza. Ma la verità è che la mano è complicata a tal punto che servirebbero 10 specialisti solo per lei.

La complessità

Ti ricordi la scorsa puntata sulla complessità? Il concetto di cosa complessa non è sinonimo di cosa “difficile”, tuttavia è sinonimo di sforzo cognitivo e come sappiamo il nostro cervello non ama sforzarsi, preferisce le soluzioni semplici, veloci e chiare.

Ma la verità è che a questo mondo sono pochissime le cose “semplici, veloci e chiare”, siamo noi a renderle tali per poter muoverci agilmente nel mondo, siamo noi a ridurle. Ti basta andare al bar ed ascoltare per 5 minuti i discorsi delle persone per scoprire quanta complessità manca.

Tale complessità manca nel dibattito pubblico, manca nella politica e di conseguenza manca in generale nei centri del potere, i quali per poter inviare messaggi chiari tendono alla iper semplificazioni dei fatti.

Andrebbe tutto benissimo se ci insegnassero a scuola che quelle informazioni che captiamo dall’alto sono semplificazioni della realtà. E tale semplificazione è una sorta di necessità per poter comunicare a tutti un messaggio che possa essere recepito “più o meno” chiaramente.

Comprendere la complessità che ci circonda, o meglio sforzarci di comprenderla è una delle chiavi per poter uscire sia dal Dunning-Kruger e sia dal nostro caro “impostore”.

Ci accontentiamo facilmente

Tu sai come si fa il pane? Anche io a grandi linee, a meno che tu non sia un appassionato o un professionista di questo ambito probabilmente avrai come me una visione molto ristretta di come si fa davvero il pane.

Io e mia moglie lo facciamo in casa da diversi anni grazie ad un macchinario e come molte famiglie abbiamo iniziato a capire un po’ di più come si svolge il processo. Tuttavia siamo ancora lontani da sapere tutto tutto sul pane.

Ed è probabile che anche un bravo panettiere non conosca “tutto tutto” ciò che ci sarebbe da sapere nel suo campo. Non sto dicendo che i panettieri non sappiano come si fa il pane ma che probabilmente non conoscono tutto ciò che c’è da sapere.

Per conoscerlo dovrebbero essere: chimici, nutrizionisti, imprenditori e trasportatori ecc. Si, dietro alla lievitazione ci sono processi chimici i quali vanno a sposarsi con il nostro organismo e quindi con la nutrizione. Per poter produrre e distribuire bisogna conoscere le filiere ecc.

Dietro quel panino che tutti i giorni mettiamo sotto ai denti c’è molto di più del semplice “panettiere” ci sono decine se non centinaia di persone che lavorano, che trasportano, che ricercano, che piazzano nei supermercati ecc.

Una conoscenza frattale

Immaginiamo dunque un panettiere davvero appassionato che si informi di chimica, fisica, biologia, medicina, economia aziendale ecc. Se continua ad approfondire scopre che la storia dietro al pane è la storia del genere umano, di come siamo passati da essere nomadi a stanziali ecc.

E’ come se andando oltre le apparenze qualsiasi conoscenza conducesse “al tutto”, come in un frattale che si ripete in ogni aspetto della materia. Questo è il motivo ed anche i paradosso che spinge le persone a pensare che vi siano due modi di guardare la realtà:

Quello specialistico che spezzetta le cose e quello olistico che invece cerca di vederle nel loro insieme, ma come spero di essere riuscito a mostrarti si tratta di due facce della stessa medaglia. Senza specialismo non c’è olismo e senza olismo lo specialismo è inutile!

Da questo punto di vista è la nostra “sindrome dell’impostore” a vincere, nel senso che chiunque cerchi di approfondire realmente un qualsiasi ambito si ritroverà a sentirsi tale! Al di là delle predisposizioni psicologiche di base, tutti prima o poi facciamo i conti con i limiti della nostra conoscenza.

Meno sai e meglio stai o più approfondisci e più capisci?

Ci siamo già posti molto tempo fa questo quesito, lo trovi in questa puntata che s’intitolava proprio “meno sai e meglio stai”. Ma abbiamo non solo evidenze empiriche soggettive del fatto che approfondire ciò che amiamo sia utile nella vita quotidiana.

Se fai il panettiere ti sarà utile conoscere i processi chimici e fisici che stai mettendo in atto o gli aspetti di gestione aziendale che devi affrontare per portare avanti la tua attività. Anche le neuroscienze sono concordi con questo punto di vista, mi spiego meglio:

Se mettiamo due persone dentro una risonanza magnetica, la prima un musicista e la seconda un non musicista a guardare una performance musicale, entrambi i cervelli risponderanno attivando le le aree motorie legate a come si suona quello strumento.

Si chiama “simulazione incarnata” ed è la teoria di punta di Vittorio Gallese, uno dei neuroscienziati italiani che apprezzo maggiormente e che ha fatto parte dell’equipe che ha scoperto i neuroni specchio.

Ma tra il musicista ed il non musicista ci sono differenze marcate, infatti nel primo c’è una vera e propria mimesi cerebrale con il musicista, soprattutto se suonano lo stesso strumento. E’ come se il tizio dentro alla risonanza stesse effettivamente suonando quello strumento, meraviglioso!

Guarda questo video del prof. Vittorio Gallese sulle neuroscienze e l’esperienza estetica… Youtube è zeppa di suoi video, te li consiglio tutti:

Continuiamo questo affascinante argomento nel nostro QDE quaderno degli esercizi, per poterlo scaricare devi iscriverti a questo sito scaricando il materiale gratuito.

La questione sarà più affascinante perché ci inoltreremo nei meandri di questi due effetti e rivedremo i consigli della settimana.

Ci vediamo sul Qde
Genna

Note: All’inizio di questo post trovi il termine bias tra virgolette, perché in realtà la sindrome dell’impostore non è propriamente tale.

Nella puntata parlo del mito della caverna di Platone, affermando che le persone nella caverna sono “prigioniere”, non è esattamente così ma in un certo senso lo sono.

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3 Commenti
  • Ciao Genna , l’idea di lanciarsi in una nuova attività con il pensiero di apprendere le cose strada facendo, ricalcando un po’ la celebre frase “Prima spari, e poi prendi la mira”, può essere utile? Magari unisce i due effetti , buttandosi ma essendo consapevole di dover apprendere e agire lungo il cammino.

  • Bellissima puntata, bravo come sempre Genna!

    Personalmente mi ritrovo a fluttuare tra i due effetti opposti che hai descritto… a volte mi sento un bravissimo papà, altre volte un disastro totale; a volte un piccolo talento sul lavoro, a volte una schiappa.
    E’ evidente che uno dovrebbe tener conto delle sue capacità nell’insieme, nel lungo periodo.
    Forse potrebbe essere utile cercare di avere più feedback possibili dagli altri, purché onesti, in modo da ancorarsi alla realtà.
    Che ne pensi? O forse sto parlando di qualcosa di diverso rispetto a ciò di cui parlavi nel podcast?

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