Resilienza emotiva e complessità negli stati di coscienza …le finestre di tolleranza!

Hai già ascoltato la puntata 313 del podcast sulla “resilienza emotiva”? Prima di leggere questo post devo motivarti a farlo perché oggi parliamo di “complessità”.

No tranquillo non è un discorso “difficile” ma è necessario un pizzico di attenzione in più per comprendere la “resilienza emotiva” e la finestra di tolleranza.

Questo è un piccolo viaggio nella mente umana e nel mondo che ci circonda… perché tutto sembra funzionare più o meno in questo modo… buon ascolto…

Ascolta “313- Resilienza Emotiva: perché il cervello dovrebbe restare “complesso”?” su Spreaker.

Emozioni e affetti

Parlare di finestra di tolleranza è un modo semplice per spiegare che tutti noi abbiamo una certa soglia nella gestione delle nostre emozioni, ma non le chiamerò emozioni anche se il loro connotato è emotivo.

Lascia che mi spieghi meglio: quelle che normalmente chiamiamo emozioni sono delle attivazioni dell’organismo che vengono man mano elaborate dai nostri centri “alti del cervello” ed etichettate come tali.

L’eccitazione che provo prima di salire su un palco è la stessa che alcuni miei clienti chiamano “ansia”, certo non è proprio la stessa cosa ma nella sua partenza essenziale, cioè nella sua attivazione fisiologica è la stessa cosa.

Attenzione però questo non significa che per gestire le emozioni sia quindi necessario imparare ad etichettarle, come dicono in molti, da un lato è vero ma non sempre. Ciò che è importante è capire il nostro livello di attivazione che arriva prima della etichetta: “oh mio dio sono spaventato”.

Anche perché queste attivazioni sono sempre presenti dentro di noi, anche in questo momento mentre leggi seduto tranquillo queste parole. Potresti dirmi che emozione stai vivendo? Probabilmente no!

Perché per sentirla è necessario che sia sufficientemente chiara, e di solito si palesa proprio quando sta per fuoriuscire dalla “finestra di tolleranza” che abbiamo descritto nella puntata.

La finestra di tolleranza

Questo concetto molto semplice è afferrabile da chiunque, anche da chi ha passato anni a cercare di dare un nome alle proprie emozioni o da chi non ci ha mai davvero provato, può aiutarci ad aumentare la nostra resilienza emotiva.

Secondo un punto di vista “neuroscientifico riduzionista” ma molto utile per comprendere: il nostro sistema limbico percepisce l’attivazione, lo comunica all’emisfero destro, che ti ricordo non parla e non etichetta e poi lo passa al sinistro che invece etichetta.

Ma la nostra percezione è che sia qualcosa che compare all’improvviso, in realtà prima di emergere come emozione chiare fa tutto questo passaggio e il nostro emisfero sinistro (quello razionale e verbale) cerca di spiegare perché stiamo provando ciò che proviamo.

La cosa importante da afferrare è che la fuori uscita dalla finestra di tolleranza non è il black out emotivo di Goleman, dove tra virgolette non capiamo più nulla. Si in realtà anche quella è una fuori uscita ma esagerata e non così frequente… almeno spero per te!

In realtà c’è un dibattito in corso se siano la stessa cosa ma per semplicità diciamo che la nostra finestra di tolleranza può essere violata anche senza necessariamente perdere “completamente le staffe”. Questo è molto utile…

Cambiamenti di attivazione

E’ utile immaginare la finestra come qualcosa che possa essere violata facilmente perché in realtà noi siamo sempre immersi ed influenzati, anche molto pesantemente, dalla colorazione emotiva che abbiamo.

Tale colorazione non è necessariamente consapevole, anzi non lo è quasi mai. Cercare di capire se sei più arrabbiato, più calmo, più felice o più triste, non serve a molto ma è invece ultra utile sapere se sei attivato o de attivato in una certa situazione.

Lo so che sembra la stessa cosa ma non la è! E’ come dire che se entri in un bosco riesci ad orientarti solo se conosci i nomi di tutti gli alberi che hai davanti, ma è impossibile e ti muovereseti alla velocità di un bradipo.

Se hai il mio video corso “Emotional Freeddom” consci già questi concetti ma con nomi leggermente diversi. Per aumentare la nostra resilienza emotiva è necessario capire quando siamo “su di giri” e calmarci o fare l’esatto opposto.

No, tranquillo non ti chiederò di saltare come un matto se ti senti de-attivato, in realtà basta un pizzico di consapevolezza in più a tale “finestra” per imparare a gestirla al meglio. Non devi fare niente solo diventarne consapevole al momento giusto.

Più sei ai limiti della tua finestra e meno sei consapevole

Il paradosso in tutto ciò è che, più siamo attivati o de attivati e meno riusciamo a capirlo cioè ad attivare quella meta-cognizione che ci aiuterebbe a comprendere di essere finiti in un mare di emozioni poco produttive.

Più lo stress è alto e meno riusciamo a mantenere una sorta di coerenza, questa è evidente a livello psicologico e anche tu ne hai sicuramente fatto esperienza: ti è mai capitato di essere talmente emozionato da non riuscire a “parlare correttamente”?

Non intendo che sbagli i verbi o cose del genere, ma che all’improvviso iniziassi a parlare a vanvera, questo capita spesso quando siamo davanti a qualcosa che ci piace molto. Come quando incontriamo per caso un nostro idolo per strada.

Ora questa storia delle coerenza e della complessità sembra solo una ennesima metafora psicologica per spiegare il funzionamento della nostra mente ma in realtà è molto di più: infatti è qualcosa che possiamo generalizzare a tutta la natura.

Ed è qualcosa che accade fisicamente dentro il nostro cervello, ed è bello sapere che è ancora una volta “farina del sacco” di uno scienziato italiano, mi riferisco a Giulio Tononi, psichiatra ormai più famoso all’estero che in Italia. (Dico “ancora una volta” perché in Italia abbiamo anche Rizzolatti ;)).

Giulio Tononi e la misura della coscienza

Sono anni che cerco di approfondire “gli stati di coscienza” e la spiegazione che hai ascoltato nella puntata di oggi è una delle più affascinanti in assoluto, quella lega la complessità della materia alla nostra mente.

Detta così sembra più una sorta di speculazione filosofica ma in questo caso le cose non stanno così, anche se la filosofia e la psicologia ci erano già arrivate in un qualche modo ma oggi ne abbiamo le prove sperimentali.

Queste prove derivano dagli studi di Giulio Tononi psichiatra italiano che lavora negli USA e che ha rivoluzionato negli ultimi anni lo studio degli stati di coscienza minimi, come quelli legati al coma e alla sindrome Loked-in.

Loked-in è una condizione patologica nella quale il soggetto è cosciente e sveglio ma tutti i suoi muscoli sono paralizzati, quindi dall’esterno sembra essere in uno stato di coma.

Da anni abbiamo capito che queste persone sono in grado di comunicare e ci sono addirittura libri e sceneggiature di film “scritte” da persone che si trovano in questa condizione. Come hanno fatto a scrivere?

Pattuendo una sorta di segnaletica con i medici, magari attraverso la chiusura e l’apertura degli occhi o ancora più in profondità, attraverso le risposte fisiologiche del corpo a specifiche domande verbali.

Appena hai tempo guarda questo video:

Misurare la coscienza

Ciò che ha scoperto il prof. Giulio Tononi è incredibilmente semplice e allo stesso tempo rivoluzionario. Ha in pratica cercato di misurare il grado di coscienza delle persone nella condizione Loked-in e in generale di qualsiasi situazione.

L’ipotesi di partenza è semplice: quando dormiamo il nostro cervello continua a funzionare ma in una modalità diversa dal solito. Invece di funzionare in modo “completo” funziona per così dire “a pezzi”.

A partire da tale ipotesi gli scienziati si sono chiesti: ma se funziona “a pezzi” è possibile che vi sia un modo per valutare tale integrazione tra “i pezzi”? La rispsosta è arrivata grazie alla stimolazione magnetica transcranica o TMS.

Una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva che viene svolta appoggiando dei potenti magneti sullo scalpo dei soggetti. Le sue stimolazioni sono grado di attivare e deattivare grandi gruppi di neuroni nel cervello.

La TMS funziona un po’ come una sorta di sonar, invia un messaggio e attende la sua risposta. Gli scienziati si sono accorti che questo fenomeno poteva essere una sorta di segnale per determinare l’integrazione cerebrale.

Integrazione neurologica

Gli studiosi dicono: “è come bussare in una scatola e aspettare la risposta”, se bussi dentro un oggetto puoi capire tante cose: puoi capire se è pieno o se è vuoto, puoi capire cosa contiene, puoi misurarne lo spazio interiore ecc.

L’ipotesi era semplice: se “bussiamo al cervello” di una persona attraverso una TMS questa risponderà diversamente in base alla fisiologia del cervello. In altre parole se la persona è cosciente il segnale ritornerà in un certo modo mentre se è incosciente ritornerà in un altro.

Se il cervello è spento e frammentato ciò che vedremo sarà una risposta “frammentata” e viceversa, un cervello in stato di veglia risponderà con una risposta coerente mostrando l’attivazione di più parti.

Ora senza entrare troppo nei dettagli gli studi di Tononi hanno dimostrato che via via che entriamo in uno stato di coscienza minimo come il sonno il cervello tende a perdere complessità, cioè funziona in modo spezzettato e senza pattern precisi.

Questo ha aiutato lo scienziato italiano ha scoprire che la complessità con cui funziona il cervello è direttamente proporzionale allo stato di coscienza. Abbiamo già visto qualcosa del genere nella puntata 180.

Le finestre di tolleranza

In realtà noi abbiamo diverse “finestre di tolleranza” in base ai luoghi e in base alle persone con cui siamo, tutto è relativo nel modo con cui riusciamo a gestire i nostri stati interiori. Relativo a che cosa?

Relativo al nostro stato interiore che fluttua in base agli eventi esterni e a come riesce a gestirli internamente. Come abbiamo visto nella puntata sull’attenzione e la mente distratta gli eventi esterni “diventano facilmente” interni.

Se una persona ti guarda male in quel momento ti “attivi” ma poi è possibile che tu ci possa tornare sopra con la mente anche per ore il giorno successivo. Per questo parlo di “finestre di tolleranza” per intendere che non esiste solo quella che percepisci nell’immediato.

Che è quella più legata all’aspetto neurofisiologico, l’attivazione che gli addetti ai lavori chiamano “aurosal” ma è la sua interpretazione a restare codificata nella nostra testa, il ricordo che potrebbe richiamare tutto il pattern di attivazione.

La finestra di tolleranza è una metafora che aiuta a capire che abbiamo uno spazio all’interno del quale riusciamo ad essere integrati e ad integrare il mondo esterno, come descritto in questa puntata sull’integrazione.

Concetti che prendono spunto chiaramente dal lavoro datato ma sempre illuminante di Jean Piaget nella sua accezione di assimilazione e accomodamento, che abbiamo descritto in puntata. Precursore in diversi ambiti della psicologia attuale.

Quando “andiamo fuori giri” perdiamo tale capacità associativa di integrare le esperienze che stiamo vivendo nel qui ed ora, e di accedere alle risorse che abbiamo acquisito nel passato.

L’esempio dell’auto e i sistemi

Si l’esempio dell’auto che ad un certo punto va “fuori giri” e perde “la capacità di frenare” era abbastanza calzante, ma forse ti avrebbe solo fatto pensare ad un problema di distribuzione delle energie.

Anche se in realtà il problema è lo stesso, si tratta di un sistema all’interno del quale una modifica, anche la più piccola, determina un riassetto dell’intero sistema. Una legge sistemica molto nota ma spesso sottovalutata.

Più il sistema è complesso, cioè più relazioni intercorrono al suo interno, e più “la piccola modifica può avere grandi ripercussioni”. Forse tu non ti ricorderai ma prima che scoccasse l’anno 2000 c’era il terrore del “millenium bug”.

Alcuni computer, si diceva, sarebbero andati in tilt perché non erano programmati ad usare delle datazioni successive al 2000, ergo tutto si sarebbe azzerato di colpo. Per fortuna non è successo, un po’ per gli aggiornamenti un po’ perché i sistemi non erano ancora così complessi.

Se accadesse oggi una cosa del genere sicuramente ci sarebbero enormi e gravissime ripercussioni, perché oggi la società è completamente cablata attraverso il digitale.

Continuiamo questo affascinante argomento sul nostro Qde… solo per gli iscritti alla community di Psinel.

A presto
Genna

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