Puoi davvero risolvere “problemi mentre dormi”? Si può influenzare l’apprendimento nel “sonno”?

Hai mai sentito dire “è meglio dormirci sopra”? E’ un modo di dire molto comune che nasconde una verità che conosciamo da tempo: la notte “porta consiglio”, perché mentre dormi il tuo cervello continua a lavorare.

Sappiamo dalla notte dei tempi quanto sia misterioso “il sonno” al punto tale che i sogni venivano interpretati già millenni prima che Freud ne facesse materia accademica.

Oggi vediamo uno studio pazzesco che potrebbe aprire la via ad un modo nuovo di vedere il sonno… buon ascolto

Ascolta “306- E’ davvero possibile sfruttare il sonno per “risolvere i problemi” e per apprendere?” su Spreaker.

Perché funziona?

Se mi segui sai che sono invasato con alcune piccole spiegazioni psicologiche una di queste è il concetto di prime, un metodo di studio della mente umana che è ormai diventato un paradigma per osservare come concettualizziamo il mondo.

In pratica, tutto ciò che hai incontrato prima di leggere questo post può aver influenzato il tuo modo di leggere. Se hai appena ascoltato la puntata, come mi auguro, allora queste informazioni verranno assimilate più facilmente.

Perché ciò che hai già ascoltato ha “preparato il terreno” in modo che tali concetti, per quanto a tratti complessi, vengano elaborati in maniera preferenziale. E’ un po’ come guardare un programma di cucina prima di sedersi a tavola.

Vedere tutti quei manicaretti attiva dentro di te il desiderio di mangiare e se sei appassionato e adibito a quella mansione, a cucinare. Questo funziona anche con aspetti molto lontani tra di loro, esempio:

Guardi il film di un grande atleta, dei sacrifici che ha dovuto compiere per diventare tale e questo ti motiva prima di un evento sul lavoro, o prima di andare in palestra o prima di uscire con gli amici il sabato sera.

E’ un condizionamento?

Ciò di cui stiamo parlando e di cui hai sentito nella puntata non è un vero condizionamento perché questo richiede una risposta unica e diretta ad uno stimolo. In altre parole lo stimolo A deve condurre alla risposta B, altrimenti non è un condizionamento.

Ora sembrebbe qualcosa del genere, ti faccio ascoltare un brano associato ad un compito e poi tale stimolo ottiene la risposta di una facilitazione nella risoluzione di quel compito specifico. Anche se c’è specificità non è proprio un condizionamento.

Ma è un prime, cioè un evento che aumenta la probabilità che tu pensi a quel problema mentre dormi, in un qualche modo assume l’aspetto del condizionamento ma è solo una sorta di “promemoria”, che potrebbe anche non funzionare.

Al contrario, un condizionamento una volta effettuato funziona (quasi) sempre se effettuato in laboratorio. Ecco devi sapere che i pubblicitari e chi cerca di venderti le cose non lo fa attraverso un condizionamento, altrimenti non ci sarebbe bisogno di fare pubblicità.

Ti basta essere condizionato quella vota per agire d’impulso di fronte a quel prodotto. Ma è un facilitatore, cioè quando sei al supermercato e devi scegliere tra molti prodotti diversi, tenderai a scegliere quello che per qualche motivo è più rilevante nella tua mente.

Frequenza e rilevanza

Tale rilevanza può essere manipolata dalla frequenza con cui hai visto i loro spot pubblicitari, non solo bastano anche i colori in una loro certa composizione a fungere da priming per il prodotto.

In altre parole mi basta farti vedere l’azzurro di una certa marca di scarpe per fare in modo che tu la preferisca a tutte le altre. Forse con le scarpe ho preso un esempio estremo perché sappiamo quanto gli italiani ci tengano alle calzature.

Tuttavia anche se non ci rendiamo conto tali stimoli esterni possono guidare le nostre associazioni mentali aumentando o diminuendo la probabilità di prendere una specifica decisione.

Ormai egli esercizi commerciali più grandi ci sono musiche in diffusione scelte a tavolino perché esistono studi che correlano, alcuni tipi di suoni con alcuni tipi di prodotti. Un negozio di vini va a braccetto con il Jazz mentre un ingrosso di abiti con la musica elettronica.

Perché? Perché il Jazz o la musica classica si associano ad un certo tipo di gente, persone altolocate con una certa cultura che sono disposte a spendere abbastanza per prendere un vino (che a volte non conoscono) per fare i fighi con gli amici 😉

Un suono specifico, il condizionamento

Non credi al fatto di poter rispondere in modo quasi condizionato ad un suono specifico? Allora ripensa alla voce di tua madre o di tuo padre quando ti chiamavano arrabbiati perché avevi combinato qualcosa.

Te la ricordi? Per me era un netto “Gennaaaa” esploso con forte tono partenopeo e che diceva: “Gennaro ne hai combinata un’altra delle tue, vieni qui che ti punisco”.

Senza che sia esplicito tutti noi siamo condizionati (e qui il termine ci sta tutto, anche prima con la “mamma”) dalle suonerie dei nostri cellulari. Non mi credi? Prova a farlo squillare per un po’ di tempo, se provi delle brutte sensazioni, cambia suoneria.

Spesso tendiamo a non renderci conto quanto facilmente mettiamo in collegamento le cose, un giorno ci chiama il nostro capo per darci una cattiva notizia e poi, in momenti successivi, il suono del cellulare ci fa tremare.

Abbiamo associato quel suono a quella notizia, così senza rendercene conto ogni volta che squilla potremmo sentirci a disagio. Non è necessario avere molte ripetizioni come per il condizionamento da laboratorio, basta che l’emotività sia alta e Boom creiamo un nuovo apprendimento.

E’ possibile nel sonno?

La domanda da porsi è “mentre dormiamo questi sistemi funzionano allo stesso modo”? La risposta non è semplice perché come ti racconterò più avanti è stato dimostrato che non apprendiamo in modo magico mentre dormiamo.

Tuttavia l’esperimento di cui abbiamo parlato non è sull’apprendimento ma è sulla risoluzione di problemi difficili, e ci tengo a dire che non si tratta di problematiche psicologiche ma di compiti di logica, come quelli presenti nei test di intelligenza.

Ora la mia personale esperienza è legata alla suoneria della sveglia: ogni volta che la cambio faccio fatica ad abituarmici, cioè a capire che quel suono indica il fatto che io mi debba alzare. Da qualche tempo sto usando uno smartwacth che vibra.

In questo modo non disturbo mia moglie quelle rare volte che devo svegliarmi prima di lei, il che implica alzarmi verso le 6 del mattino, a volte capita. Ed indovina? Quando durante la settimana mi sveglio con “la vibrazione” è un po’ come se dovessi partire all’alba.

Durante la settimana uso una normale sveglia acustica, tuttavia a volte dimentico di togliere la svegli che vibra, e anche se si attiva tardi (alle 9 del mattino) io mi sveglio come se dovessi correre da qualche parte. La vibrazione funge da prime per ricordarmi che devo “andare”.

Una spinta gentile

Nell’esperimento che discuteremo più tecnicamente nel Qde non hanno utilizzato un condizionamento, cioè non hanno associato ripetutamente uno stimolo (la musica) alla risposta (la risoluzione di un problema), ma hanno usato il prime.

E’ importante questo da comprendere perché il prime aumenta la probabilità di una risposta ma non l’assicura al 100%, in realtà neanche il condizionamento fatto al di fuori di un laboratorio. Il prime in questi anni è diventato famoso come “spinta gentile”.

Ce ne siamo occupati perché Richard Thaler, il teorico del Nudge, ha vinto di recente un premio Nobel per tali ricerche, tutte orientate alla manipolazione delle decisioni in base alla struttura dell’ambiente.

E’ un concetto diverso da quello di prime, che ha maggiore attinenza con un altro caposaldo della psicologia il tema dell’ “affordance“, cioè quelle qualità fisiche di un oggetto o di un ambiente che suggeriscono come tali cose debbano essere utilizzate.

La differenza è in realtà impercettibile perché le caratteristiche di un oggetto agiscono da prime, cioè aggregano dentro la tua mente delle ipotesi simili. Se vedi una maniglia appiccicata ad una porta, il tuo cervello attiva tutte le reti legate a come si apre una maniglia.

Il potere della musica

Non è un segreto che la musica abbia una sorta di potere straordinario nell’attivare dentro di noi ricordi, sensazioni e memorie del passato. Se tu avessi la mia età mi basterebbe accennare a qualche sigla dei cartoni animati per vederti ringiovanire di colpo.

Da sempre la musica è stata adottata come mezzo di comunicazione e tramite verso stati di coscienza modificati, ne abbiamo tracce in ogni latitudine del globo e in modalità spesso molto simili. La musica è uno dei principali attivatori emotivi.

E’ talmente potente che è vietata nelle gare di endurance come le maratone perché (forse anche esagerando) potrebbe agire come una sorta di doping… ah nel caso tu te lo stia chiedendo c’è un brano che è stato decretato essere il più motivante di sempre. Indovina qual è prima di leggerlo…

Forse ci sei arrivato subito è “Eye of the tiger” dei Survaivor la colonna sonora del mitico Rocky! Nonostante questa nostra conoscenza sia millenaria i ricercatori non hanno usato dei brani particolarmente complessi, anzi hanno usato dei suoni.

Apparentemente la metodica sperimentale era semplice e può essere racchiusa nell’immagine che vedi qui sotto:

L’immagine che vedi è tratta dal loro articolo originale, purtroppo se non hai un account da ricercatore non puoi leggerlo, a meno di spendere 35€, vedi a seguire Psinel risparmi pure 😉

A parte gli scherzi questa è solo una parte dell’articolo che però illustra molto bene come hanno fatto. Come vedi i soggetti avevano 2 minuti per poter risolvere alcuni “puzzle” cioè giochi di logica, per l’esattezza erano 6 problemi da affrontare. Il suono come vedi durava solo 15 secondi.

Random ad ognuno di questi 6 problemi è stata assegnata una piccola traccia audio, con l’intento specifico di far capire ai soggetti quale traccia fosse collegata ad uno specifico compito, la fase che hanno chiamato di “feedback”.

Poi i soggetti dopo aver fatto questi tentativi (senza risolvere i problemi) nel tardo pomeriggio portavano a casa un apparecchio in grado di rilevare il sonno ad onde lente e di far partire le specifiche clip audio durante quella fase del sonno.

Il giorno dopo tornavano in laboratorio e per prima cosa ripetevano il test di ricordo di assocciazione “gioco clip audio” e poi venivano invitati a tentare di risolvere quei problemi nei quali non erano riusciti il giorno prima. Il resto lo sai, risolvevano con più facilità proprio quei compiti dei quali avevano ascoltato le clip corrispondenti durante il sonno.

Molti scenari

Come accennato in puntata questo studio apre numerosi scenari per il futuro, alcuni potrebbero essere anche abbastanza inquietanti come l’idea che qualcuno possa programmarci inconsciamente durante il sonno ad apprendere delle cose specifiche senza il nostro permesso esplicito.

Ma come vedi i ricercatori hanno per prima cosa dovuto associare i suoni alle clip, cioè non è stata una “botta e via” c’è stato un vero e proprio processo di apprendimento consapevole di quali suoni fossero associati a “quali” problemi.

Purtroppo studi come questo, dei quali già potevamo immaginare gli esisti, sono possibili solo oggi grazie alle moderne tecnologie, come la scatoletta che rivela il sonno profondo e fa partire il suono. E danno adito ad idee strampalate sull’apprendere senza sforzi mentre si dorme.

Cosa che risuona da anni, mia madre mi diceva di ascoltare le poesie in cuffia mentre dormivo, forse un po’ funzionava ma non perché nel sonno si apprende di più come vedremo tra le pagine del Qde.

Ti lascio con “l’osservatorio psicologico” da cui è nata la puntata di oggi:

Direi che per oggi abbiamo già messo fin troppa carne al fuoco, fammi sapere cosa ne pensi e ci vediamo sul nostro Quaderno degli esercizi per continuare. Se vuoi scaricarlo devi iscriverti alla newsletter che trovi qui in alto (su desktop) o in basso (su mobile).

A presto
Genna

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2 Commenti
  • Buongiorno Gennaro, complimenti post molto interessante…una domanda io sono amante della crescita personale ed ho preso questa abitudine, che ho da tempo, alla sera per prendere sonno metto le cuffie al cellulare e mi ascolto audio di crescita personale…dopo ad un certo punto prendo sonno. Va bene per il mio cervello che rimanga l’audio che va anche dopo che ho preso sonno?
    Luigi

    • Ciao Luigi,
      in teoria no ma se ti facilita il sonno perché “no”… ti consiglio di acquistare uno di quegli orologi che misurano la qualità del sonno (io ne ho uno da 30 euro che funziona benissimo) e fai delle prove, vai a dormire con l’audio e senza e vedi se ti disturba il sonno. Ma spero sia chiaro non è il tema di oggi quello 😉

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