Il coraggio è innato o si apprende? Alcuni spunti per una “società più coraggiosa”!

Secondo Aristotele il coraggio è la virtù principale senza la quale nessun’altra virtù può sostenersi! Cosa ti viene in mente se ti dico “persona coraggiosa”?

Probabilmente ti è venuta fuori l’immagine di una persona forte, che si lancia sul pericolo e che mediamente NON ha paura! Questo è uno dei problemi principali del coraggio: la sua rappresentazione.

Nella puntata di oggi vediamo che cosa è il coraggio approfondendo temi del passato per proiettarci nel futuro:

Ascolta “305- Coraggiosi si nasce o si diventa? Perché tutti abbiamo bisogno di coraggio?” su Spreaker.

L’evitamento come meccanismo di difesa

Evitare le cose che ci producono dispiacere è un naturale meccanismo di difesa che ci protegge dall’andare in contro a situazioni potenzialmente letali per la nostra incolumità, guardi un crepaccio un amico ti dice: “ehi lo scaliamo a mani nude?” e tu gli dici “col quarzo!”.

La paura in quanto emozione di base è un elemento naturale del nostro essere e ci aiuta a preservarci, tuttavia se super determinati limiti può trasformarsi in una prigione. Tale trasformazione però raramente avviene nella realtà.

Cioè raramente il timore di andare al supermercato da solo basta a creare la fobia di andarci, è necessario metterci un bello strato di “pensieri catstrofici”, idee irrealistiche e soprattutto il tentativo di NON provare più paura.

La causa principale dell’irrigidirsi delle nostre paure sta nel nostro tentativo volontario o involontario di evitare la sensazione stessa della paura e non l’evento in se.

E’ come se cercassimo costantemente di capire se siamo davvero pronti per affrontare quella situazione e nel chiedercelo iniziamo ad automonitorare così intensamente quelle sensazioni da renderle onnipresenti.

La spia della benzina

E’ un come se entrando in auto vedessimo la spia della benzina accesa ed invece di programmare come raggiungere il prossimo benzinaio restassimo impallati a guardare la lucina e a chiederci: “riuscirò mai ad arrivare dove desidero arrivare?”.

E una volta accesa l’auto invece di guardare la strada per trovare un posto di rifornimento guardassimo ogni due secondi la spia. E’ chiaro che questo rischierebbe di farci andare a sbattere… quando continui a guardare la tua paura ti blocchi.

Significa che non bisogna “guardare la spia”? No, se vuoi raggiungere quel luogo tu DEVI sapere che hai scarsa benzina e continuare a guidare nella direzione desiderata, nella speranza che prima o poi beccherai un benzinaio.

La paura è un segnale che dice al tuo corpo che qualcosa si sta modificando o all’esterno o all’interno di te, fare finta che non ci sia è pericoloso così come cercare di non sentirla, l’unica soluzione è l’azione consapevole.

L’azione consapevole

Immagina il seguente esercizio: prendi un’asse di legno abbastanza larga (almeno 30 cm) e lunga 3 metri e posizionarla sopra una pila di mattoni dell’altezza di circa 15 cm da terra e camminaci sopra… ne avresti il coraggio?

Sicuramente si a meno che tu non soffra di vertigini davvero intense sarebbe una vera e propria passeggiata camminarci sopra. Ma se ti chiedo di posizionare quella stessa asse tra due palazzi a 15 metri di altezza?

Le cose cambierebbero e non di poco, infatti tutti sappiamo che cadere da quell’altezza potrebbe essere letale. Se però ti ingannassi in un qualche modo, modificando l’ambiente esteriore per farti credere di essere “più in basso” le cose cambierebbero.

Sarebbe come camminare su un crepaccio ma senza saperlo, senza essere consapevoli delle possibili conseguenze fisiche. La reazione emotiva sarebbe completamente diversa, sarebbe sicuramente più semplice attraversarlo.

Se tu avessi paura dell’altezza e io usassi questi trucchi per farti sembrare tutto più basso, ti facessi attraversare il ponte e poi ti dicessi: “ehi in realtà guarda, hai camminato a 15 metri da terra senza alcuna ripercussione”, questo ti aiuterebbe a eliminare la paura?

L’esperienza emozionale correttiva

La risposta alla domanda precedente è un palese “NO”, se non sei consapevole dell’emozione che desideri superare difficilmente puoi acquisire fiducia in te stesso, non sempre ovviamente.

Secondo la psicologia è necessario avere una esperienza emozionale correttiva affinché si stabilisca un nuovo apprendimento di questo tipo. Quindi devi provare quelle emozioni, devi affrontarle e anche diventarne consapevole.

Ora immagina due tipologie di training distinte: nella prima mettiamo l’asse a 15 cm e poi subito dopo a 15 metri, mentre nella seconda andiamo per gradi, aumentando l’altezza 30 cm per volta. Quale sarà il training più efficace?

Dipende da come è fatta la persona e dai nostri obiettivi: se puntiamo ad un cambiamento rapido ci converrebbe la prima soluzione, se la persona riesce ad affrontare il compito nonostante il timore e l’altezza è molto probabile che si sentirà più coraggiosa.

Nel secondo caso avremo un effetto molto simile, la persona imparerà gradualmente a passeggiare sempre più in alto, ma se fatto in modo graduale dovrà affrontare dosi di “paura” più basse… dovrà quindi essere “meno coraggioso”.

Il coraggio non ha a che fare con la saggezza

Devi sviluppare coraggio ogni volta che stai per compiere una certa azione di cui però non conosci le conseguenze e non sai cosa ti accadrà. Nell’esempio precedente è più coraggioso chi passa da 15 cm a 15 metri che non chi apprendere gradualmente.

Perché in realtà nell’apprendimento graduale tu stai affrontando quelle emozioni un pezzetto alla volta, è sicuramente più saggio come training di cambiamento personale, tuttavia non sempre è possibile e in alcuni casi è meglio “il colpo secco”.

La saggezza e la forza sono cose che apprendi il coraggio è qualcosa che fai, è più simile ad un atteggiamento mentale e fisico che non a qualcosa che hai imparato. Poi di certo più volte fai azioni coraggiose e più queste diverranno facili.

Ma se diventano così facili da non farti più provare sensazioni spiacevoli allora non stai facendo azioni coraggiose ma stai mettendo in atto ciò che hai appreso nel passato.

Quindi se prima di affrontare qualcosa di spaventoso ti chiedi “sarò abbastanza coraggioso” non potrai mai ricevere una risposta sicura dalla tua mente, perché il coraggio è necessario ogni giorno… è una scelta.

La scelta del coraggio

Lo abbiamo già visto nella puntata dedicata a Zimbardo, il coraggio è una scelta che facciamo ogni volta che ci troviamo davanti ad un’azione che potrebbe procurarci sensazioni spiacevoli e nonostante questo decidiamo di agire.

E’ qualcosa che ha a che fare con i nostri valori, con ciò che è davvero importante per noi. Solitamente ci battiamo proprio per queste cose e molte volte altre volte ce ne freghiamo per lo stesso motivo, se quella cosa non è importante per noi “non agiamo”.

Ora se chiariamo a noi stessi i nostri valori già facciamo un bel passo in avanti (qui trovi come fare) e se mettessimo il coraggio come nostro valore? Cioè se fosse l’idea stessa di coraggio ad ispirarci?

Se per caso sei arrivato sino qui a leggere forse è perché sei davvero interessato a diventare “più coraggioso”, se così fosse allora il mio invito è quello di usare il coraggio stesso come valore per arricchire le tue azioni. Come fare?

Il primo passo è seguire i consigli di oggi e poi approfondire con i link alla puntata di Zimbardo, e poi trasformare l’idea di coraggio in un valore da perseguire, ma senza esagerare. Non devi diventare l’eroe della patria, meglio piccole azioni coraggiose che roboanti dimostrazioni.

Ad ognuno la propria “altezza”

Tornando alla metafora dell’asse sospesa a mezz’aria, potremmo dire che ognuno di noi ha la propria “altezza di riferimento”. Se sei abituato a passeggiare a 5 metri non sarà così difficile passare a 7 metri, ma se solitamente passeggi a “20 cm” passare a 5 metri sarà una sfida.

Non vorrei confonderti: poco fa ti ho detto che si sviluppa coraggio quando si affrontano le sensazioni di disagio della situazione, per questo fare passi millimetrici di certo ti aiuta ad espandere il tuo coraggio ma non l’attitudine ad essere coraggioso.

Nonostante ciò la strada migliore da percorrere da soli e volontariamente deve essere graduale, ma proprio come se andassimo in palestra è necessario sentire quanto peso mettere per percepire lo sforzo, altrimenti niente muscoli.

La stessa cosa vale per il coraggio, la crescita deve essere graduale ma allo stesso tempo consistente per farti provare quel pizzico di disagio che ti consenta di migliorare la tua capacità di affrontare le situazioni. E’ una differenza sottile di cui pochi parlano perché è molto complessa.

E può apparire paradossale, la distinzione sta sempre nella consapevolezza, solo se sei attento a queste dinamiche ti rendi conto che è il momento di aggiungere “peso al bilancere” altrimenti continuerai a tararti sullo “sforzo più comodo”.

Attitudine allo sforzo

Come “già visto” uno dei paradossi del nostro tempo moderno è che più la tecnologia ci assiste e meno sforzi dobbiamo fare. E’ una cosa meravigliosa che sogniamo dalla notte dei tempi, nella mitologia greca gli Dei dell’Olimpo hanno dei robot che li aiutano a fare tutto.

Così se non lavoriamo più nei campi abbiamo comunque ristabilito una sorta di equilibrio, perché oggi tutti sanno che per restare in forma e in salute (anche mentale) è necessario fare fare movimento con una certa regolarità.

Anche se abbiamo le memorie infinite dei computer la gente continua ad addestrare la mente per apprendere, i corsi di memoria hanno ancora un successo enorme. C’è il desiderio di espandere le proprie abilità in tutti i sensi, nonostante la perdita legata alla “assistenza tecnologica”.

Il tutto si può riassumere in una frase che ho sempre sentito attribuire a Italo Calvino quando durante un’intervista gli chiedono un consiglio per le nuove generazioni (dello scorso millennio) e lui risponde qualcosa del genere:

“Evitate le cose facili!”… continuiamo questo discorso nel Qde di oggi…

A presto
Genna

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3 Commenti
  • Ciao Gennaro, in passato sono riuscito a superare una piccola fobia da solo.
    Avendo letto in precedenza qualche manuale di auto-aiuto ho provato a praticare la desensibilizzazione graduale ma non funzionava. Secondo me per due motivi:
    -non tutto si può suddividere in piccoli passi e ad un certo punto c’era sempre quel passo che, per quanto piccolo, non riuscivo ad affrontare.
    -avvicinarmi di poco all’oggetto fobico e poi andarmene per riprovare il giorno dopo lo vivevo come l’ennesimo evitamento-falimento (colpa del pensiero dicotomico “tutto o niente”). Questo vissuto fallimentare non aumentava la mia autostima, anzi, mi demoralizzava e sfiduciava.
    E quindi un giorno, sul punto di tornare indietro dopo l’ennesimo piccolissimo avvicinamento tentato, mi sono parlato come se avessi un bambino capriccioso dentro di me dicendomi:
    “max, ora basta, sei un adulto, comportati da adulto!” con un atteggiamento non incavolato ma molto deciso. E mi sono buttato. Sentivo il cuore palpitare ma ho vinto la fobia in un attimo e la gioia mi ha quasi travolto. Da allora sono passati oltre vent’anni.

    • Ciao Max
      e grazie per la tua testimonianza,
      è esattamente ciò che cerco di dire in questa puntata, l’avvicinamento graduale è solo una tecnica ma il punto cruciale di tutto è fare le cose “nonostante la paura” è un atteggiamento mentale che va coltivato nella quotidianità. Non ci sono sfide che una volta superate ci facciano dire “ah ok ora sono coraggioso” 😉

  • Bellissimo post, taglio interessante. Complimenti

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