La “responsabilità” nella crescita personale e nella vita!

Se vuoi davvero essere libero devi necessariamente assumerti le tue responsabilità! Questa frase che può averti leggermente irritato è in realtà il cavallo di battaglia di una nostra nota puntata…

Quella dedicata alla “equazione segreta” della crescita personale che non è altro che l’idea che se vuoi sentirti ed essere libero devi contemporaneamente assumertene la responsabilità.

Oggi prendiamo questo concetto e lo espandiamo per arrivare a comprendere un po’ meglio come “auto-aiutarci”… buon ascolto:

Ascolta “297- L’Era della de-Responsabilità nella crescita personale e nella vita… (Il vero Self-help)” su Spreaker.

Niente funziona al 100%

Questa frase che lancio nel bel mezzo della puntata di oggi non serve per dire “ehi allora tutto va bene” ma serve per dire che purtroppo, a questo mondo, ciò che funziona benissimo per me può non andare per te.

E questo vale praticamente per ogni ambito: ad esempio in questo momento mentre scrivo sono in treno, posso dirti che Italo è meglio delle Frecce perché nella mia esperienza è sempre arrivato in orario.

Ma in realtà potrei dirti esattamente l’opposto se avessi avuto la sfortuna di beccare più ritardi con Italo rispetto alle Frecce. Ci sono persone che con quel modello di auto si sono trovate benissimo … e altre malissimo.

Questo significa che la qualità delle cose è casuale? No, significa che l’utilizzo e l’effetto delle cose non è prevedibile. Come sempre siamo molto bravi a “diagnosticare” e molto meno bravi nel fare delle prognosi.

Ciò che oggi sappiamo è una percentuale, una statistica che ci dice che quella determinata cosa potrà andare bene per un tot % della popolazione. Una cosa che non piace alla gente ma se ci pensiamo vale per qualsiasi cosa.

Funzionamento e responsabilità

Si dovevamo incominciare proprio dall’idea di “efficacia al 100%” una delle cose che chiaramente tutti vorremmo ma che in realtà non esiste su questa terra. Anche quando pensiamo a qualcosa di davvero sicuro il 100% è molto.

Non ti dico questo per pararmi il così detto ma perché le cose funzionano in questo modo, il secondo e più importante aspetto di oggi è legato al nostro concetto di “responsabilità”.

Una volta che iniziamo a renderci conto che non tutto funziona al 100% dobbiamo essere pronti a comprendere che qualcosa potrebbe non andare secondo le nostre aspettative.

Si, come vedremo tra poco, avere l’aspettativa o meglio il mindset “corretto” è un bene per qualsiasi tipo di lavoro personale, tuttavia bisogna contemplare anche la possibilità che ciò che andremo a fare non ci darà il 100% dei risultati.

Ora il problema non è se una cosa funziona al meglio o meno ma è che le persone, delegando il risultato all’esterno, tendono a mollare, a lasciar perdere al primo intoppo e ad incolpare gli altri.

Ora ti faccio “arrabbiare” 🙂

Nella crescita personale raramente le cose funzionano “subito” come ci piacerebbe. Settiamo i nostri obiettivi e succede che alcuni non li raggiungiamo o andiamo in tutt’altra direzione.

Magari iniziamo a meditare convinti di rilassarci un po’, di prenderci una pausa tranquilla, e invece notiamo che il nostro mondo interiore è caotico e incontrollabile.

Insomma raramente capita che il percorso sia completamente rettilineo, anzi quando lo è le cose sono abbastanza strane. La cosa interessante è che proprio tali imprevisti sono il sale di questi percorsi.

Ma possiamo gestirli solo se impariamo ad assumerci la responsabilità di ciò che accadrà durante il nostro percorso. Lo so, sono noioso ma il messaggio è molto semplice e posso assicurarti che ripeterlo fa bene!

La responsabilità non è qualcosa che decidi oggi una volta per tutte, ti capiterà di continuo di dimenticartene, soprattutto nei momenti dove serve maggiormente… a me capita di continuo 😉

Ma quando me ne rendo conto, mi tratto gentilmente e agisco nella direzione delle mie responsabilità! Questo è ciò che ti consente davvero di crescere.

Immaginiamo un qualsiasi lavoratore

Nel lavoro la crescita è direttamente proporzionale all’assunzione di responsabilità personali. Alcuni miei clienti decidono volontariamente di fare dei “downgrade” lavorativi per vivere “più serenamente”.

Siamo d’accordo che se uno desidera dedicare meno tempo al lavoro e di più alla famiglia o a qualsiasi altra cosa, fa bene! Spesso si dice che in punto di morte di certo non ci biasimeremo per aver lavorato poco.

Il lavoro è solo una scusa per mostrarti che se vuoi crescere devi assumerti responsabilità. Parafrasando Jordan Peterson: responsabilità non significa solo crescere e migliorare tecnicamente in un qualche aspetto della vita.

Ma significa anche “dare senso” alla via. Secondo Peterson più riusciamo ad assumerci le nostre responsabilità personali e più troviamo senso nella vita. Un pensiero un po’ arzigogolato con cui però devo concordare.

Dico “devo” perché il pensiero del super psicologo canadese non mi piace al 100% (e come abbiamo detto non tutto funziona al 100%). Tuttavia l’esempio del lavoratore serve a far capire che “no responsabilità no crescita”.

Una partita di “calcetto”/”basket” tra amici

Ora immaginiamo una partita tra amici in un campetto, anche in questa situazione informale chi riesce ad assumersi le proprie responsabilità risulta “vincente”. Non intendo che vinca ma anche questo è possibile.

Immagina un giocatore che non solo non si stia impegnando ma che al termine della partita dica qualcosa del genere: “non mi sono impegnato perché tanto il portiere faceva così schifo che avremmo perso comunque”.

Secondo questo giocatore sarebbe “amato o odiato”? La risposta è ovvia, anche se avesse ragione si attrarrebbe gli sguardi negativi di tutta la squadra, perché dire che “non m’impegno per colpa degli altri” toglie potere.

E’ come dire “io non faccio la raccolta differenziata tanto ci sono così tante persone che non la fanno che mi sembra uno spreco di energie”, questo ragionamento è profondamente sbagliato.

Perché la responsabilità deve nascere e svilupparsi all’interno prima di noi stessi e poi della comunità che ci circonda. Non funziona se pensiamo che “sia tutta colpa del portiere”. Questo ragionamento non porta da nessuna parte.

Il self-help

Torniamo al tema centrale di oggi che mette in relazione l’auto-aiuto con il concetto (o meglio mindset) di responsabilità. Mentre è evidente quando si parla di situazioni che coinvolgono altre persone lo è meno su noi stessi.

Mentre tutti capiscono che assumersi la responsabilità in un “gioco di squadra” sia importante lo è meno quando le cose capitano a noi singoli in rapporto ad entità spaventose e sconosciute… come gli autori dei corsi/libri.

Si, se un mio cliente viene da me, gli mostro come fare un certo esercizio e questo non funziona come deve, raramente se la prende con me. Ci mettiamo li e proviamo insieme a capire perché non ha funzionato.

E’ chiaro che ci elargisce consigli deve a sua volta assumersi le proprie responsabilità… tutti dobbiamo farlo per migliorare ciò che ci circonda e noi stessi!

Nel digitale le cose non vanno così, un po’ perché i professionisti tendono a perdere “autorevolezza” ed un po’ per motivi di deresponsabilizzazione diffusa.

Autorevolezza e distanza psicologica

Anni fa scrissi un piccolo ebook sul rilassamento, era zeppo di esercizi, ha venduto migliaia di copie eppure nessuno (o davvero pochi) mi hanno scritto per lamentarsi che quel certo esercizio non ha funzionato con loro.

Si ok, avevo molti meno follower, tuttavia la differenza è davvero netta: se scrivi un libro la gente ti vede così autorevole che pensa subito che la responsabilità dell’acquisto del libro sia propria.

Al contrario se finisco in un blog, su una pagina o su un podcast che elargisce consigli ed esercizi, ecco che mi sento molto libero di commentare, sparare giudizi avventati e incolpare chi ha dato quei consigli.

Che è come andare dal tizio della Rai che fa medicina33 ed urlargli che è brutto e cattivo se ha indicato un medico che poi non si è rivelato davvero bravo quanto sembrava nel servizio.

L’atteggiamento responsabile non è un modo per evitare di attribuire le giuste “colpe” alle persone ma è un modo per impadronirsi del proprio senso di “efficacia personale”.

Efficacia personale ed agency

Molti parlano di autostima senza sapere che questo concetto non è un vero “costrutto psicologico” (lo abbiamo visto diverse volte) ma è un libro divenuto famoso qualche decennio fa, scritto da un mio collega terapeuta.

Il quale diceva che la bassa “autostima” fosse la causa di tutti i mali, mi dispiace dirtelo ma non aveva ragione e lo scoprirai nel prossimo mini-corso di Clarity che sta per essere messo online.

Il costrutto psicologico che più si avvicina all’idea che la gente ha di autostima è quello di auto-efficacia o sensazione di agency, sapere di poter avere un qualche effetto sul mondo.

Ecco devi sapere che questa “sensazione” è predittiva non solo della tua salute mentale ma anche di quella fisica. In altre parole, chi si sente protagonista della propria vita vive meglio e pensa meglio degli altri.

E’ il risultato di diversi studi su questa tematica. Il vero presupposto per una buona sensazione di efficacia personale è quello di assumerti le tue responsabilità, senza tale processo mentale è difficile sentirsi protagonisti.

Un mondo migliore

Se la gente imparasse ad assumersi più spesso le proprie responsabilità il mondo sarebbe sicuramente un posto migliore. Queste non sono parole mie ma ancora una volta di Jordan Peterson, e devo ammettere di essere d’accordo!

Per quanto riguarda la legge entrambe le parti sono responsabili di ciò che accade: se tu compri il libro di “Pinco Pallo” e seguendo i suoi consigli ti fai male, puoi denunciarlo? Si puoi… e se vinci la causa lui dovrà rimediare in un qualche modo.

Entrambi sono responsabili anche nel mondo della crescita personale, ma in questo campo le cose sono ancora più delicate, perché senza tale assunzione di responsabilità qualsiasi percorso di miglioramento rischia di essere vanificato.

Gli utenti di un corso sono responsabili per come applicano ciò che hanno appreso e i docenti sono responsabili per ciò che insegnano. In un mondo sempre senza meno “frizioni psicologiche” rischiamo di restare tutti bambini!

Questa è un’ipotesi interessante che si avvicina alle “irriverenti idee” del prof. Giulio Cesare Giacobbe, ma che in fondo in fondo sono un po’ vere, come disse qualcuno: “Se lo proteggi eccessivamente lo rendi debole” (credo sia di Nardone, ma fatemi sapere).

Le frizioni mentali

Come ormai dovresti ampiamente sapere il nostro cervello è disegnato per risparmiare energia, chi si occupa di designe e di marketing lo ha capito perfettamente è cerca costantemente di togliere “frizioni psicologiche”.

Quando vai su Amazon probabilmente apprezzi il fatto di poter comprare con un semplice click: non ci sono barriere, codici strani da inserire, password non riconosciute, triple autentificazioni ecc.

Perché più barriere ci sono tra te e l’acquisto e meno tenderai ad acquistare. Un ragionamento facile facile a cui però non tutti pensano è che tale comodità rischi in un qualche modo di deresponsabilizzarci.

Ci sono studi che dimostrano che le persone si arrabbiano da morire se il computer rallenta di qualche frazione di secondo il proprio caricamento. Ricordo ancora il mio primo computer un Vic 20 della Commodore.

Ecco la procedura per caricare un gioco: dovevi comprarlo (in formato cassetta), dovevi scrivere delle righe di codice per lanciarlo, aspettare con le dita incrociate per circa 45 minuti… e via si giocava, grafica e giocabilità pessima ma erano gli albori.

La zona di “comfort”

Come forse avrai intuito ci troviamo in un’epoca dove per varie ed eventuali rischiamo di non essere solo più noi stessi a rintanarci in una “comfort zone” ma anche la “comunicazione che ci circonda” lo fa.

Vuoi avere accesso a tutta la musica che ti piace? Perché impazzire dietro ai negozi di dischi quando puoi aprire Spotify? Lo stesso vale per il film tra Netflix, Prime ecc. abbiamo la sensazione di poter avere “accesso a tutto” in modo facile, veloce ed economico.

Ok sono arrivato fino a qui lasciandomi leggermente alle spalle il tema della responsabilità, era per mostrarti che la società non ha solo l’intento cospirativo di farci “vivere nella paura” (quelli sono i media).

Ma ha anche pieno interesse affinché tu possa restare comodamente nelle tue “zone di comfort” perché da li “compri più facilmente”. Questo non è sbagliato ma rischia di farci sentire sempre meno protagonisti, ci toglie “agency”.

Insomma è un discorso molto più grande che proseguiamo nel Qde di questa settimana.

Alla prossima
Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
La ripetizione è davvero la madre di tutte le abilità?
3 passi per costruire un “mindset vincente”
Come diventare “Eroi”: piccole abitudini mentali che migliorano il mondo
La pratica deliberata: 4 passi per raggiungere la “maestria”…

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK