“Ordine e disordine”: perché i nostri pensieri possono apparirci disordinati?

Lo so quando si parla di “disordine” unito alla parola “mentale” ciò che viene in mente è un qualche tipo di “psicopatologia” ma la verità è che il “Pensiero di tutti è disordinato”.

Se potessi trascrivere tutto ciò che ti passa per la testa come se fossi un “cronista della tua mente” verrebbe fuori un racconto coerente?

Se hai risposto “si” allora significa che hai assoluta necessità di ascoltare questa puntata, se hai risposto “no”, ascoltala lo stesso 😉

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Ordine e disordine

Se ci ragioniamo su per qualche istante viene facile pensare che in realtà la nostra mente non sia “così ordinata come immaginiamo”, per prima cosa ne possiamo avere un’esperienza diretta.

Meditando o anche semplicemente facendo un pizzico di introspezione onesta ci accorgiamo subito che la “mente” tende a saltellare da un pensiero all’altro come se non ci fosse sempre “una coerenza”.

Il secondo aspetto invece è legato al fatto che “ordine e disordine” sono due estremi che cambiano in base al punto di vista (il riferimento) da cui li prendiamo.

Se guardi il mare noti che le onde e le maree non sembrano seguire uno schema ordinato, ma se le osservi con un arco di tempo abbastanza lungo trovi un ordine.

Questo è ciò che fanno e che hanno fatto per anni gli “psicologi dinamici” o gli psicoanalisti che cercano di mettere ordine tra metafore, pensieri, sogni, lapsus ecc. Danno senso a cose che ad un primo sguardo non lo hanno (non sempre ci beccano).

La ricerca di senso

In realtà è difficile osservare tale “disordine” perché la nostra mente ordinaria adora dare senso alle cose, non solo ama “chiudere il cerchio” ti ricordi l’effetto Zeigarnik che abbiamo citato nell’ultimo episodio?

Ecco, quindi quando ti metti a pensare “perché stavo pensando proprio a quella cosa?” ecco che il tuo cervello che adora “dare senso” può iniziare a costruire un motivo, a dare “ordine” possiamo dire a quei pensieri.

Lo stesso capita nel sogno, sono moltissimi gli studiosi convinti che durante il sonno REM veniamo investiti da una serie di immagini e contenuti mentali che non hanno un vero e proprio senso.

Ma poco prima e durante il risveglio, la nostra mente “ordinatrice” gli attribuisce subito una storia, una narrazione e quindi un senso. In realtà tendiamo a farlo con qualsiasi cosa sia “ambigua”.

E con ambigua s’intende qualcosa a cui si fa fatica attribuire senso proprio perché potrebbe avere “più di un senso”, cioè potrebbe essere difficile attribuirle una sorta di ordine.

Il principio di “non contraddizione”

Come fa spesso notare Umberto Galimberti noi tendiamo ad utilizzare il principio di “non contraddizione aristotelico” perché questo ci tranquillizza nei confronti di una realtà “polisemica” (con più sensi).

Se sei in treno, seduto di fronte ad una persona che fa le parole crociate, di certo non avrai paura che possa usare la penna per ucciderti o farti male. Ma hai davanti un tizio che si sta sbucciando una mela con un bel coltellaccio affilato, le cose cambiano.

Più il coltello sembrerà diverso da quelli che usiamo in casa, magari un temperino da esploratore, e più ci sentiremo in pericolo. Perché quel coltello nella nostra mente è usato di solito anche per ferire.

E tendiamo a dimenticarci che in quel momento anche se è “il coltello di Rambo” il “senso” che dovremmo attribuirgli è quello di “sbucciatore di mele” (anche se ambiguo di certo usare un coltello del genere per sbucciare una mela).

Così come tendiamo ad attribuire un certo “ordine” al mondo esterno, e nota che lo facciamo in modo (quasi) completamente automatico, lo facciamo con la nostra percezione del mondo esterno.

La velocità del suono

Il nostro cervello ci mostra tutto come se fosse ordinato e fluido, cioè tu vedi la realtà che ti circonda come se fossi una sorta di telecamera intelligente che riporta pienamente ciò che “filma”, che riprende.

Ma come sappiamo non è affatto così, il nostro cervello ricostruisce una realtà fluida e ordinata dentro di noi ma in realtà noi abbiamo dei “buchi percettivi” enormi. Non “percepiamo” un sacco di cose ma è come se le percepissimo.

Non vediamo davvero “fotogramma per fotogramma” eppure ci sembra di vedere una “realtà fluida”. Non sentiamo tutte le bande sonore, eppure riconosciamo i suoni che ci circondano.

Se una persona ti parla da un teatro a 10 metri di distanza, continuerai a vedere (o meglio percepire) la sua voce ed il movimento delle sue labbra all’unisono. In realtà dovresti invece vederli sfalsati.

Si perché la “luce” è molto ma molto più veloce del suono, quindi più sei lontano da una persona che parla e più dovresti avere questa sensazione di “fuori sincrono” (come Ghezzi) ma non è così!

Rituali magici e gesti scaramantici

Ti ricordi la puntata sui rituali? Ecco anche quello è un modo per cercare di dare ordine al disordine, per vedere delle “connessioni” dove molto spesso le connessioni non ci sono.

Come abbiamo visto si tratta di un meccanismo evolutivamente utile, cioè cercare tali pattern non è da “stregoni” ma è una sorta di “proto-scienza-innata” che ognuno di noi ha dentro.

Per riuscire a dare un senso alla realtà possiamo affidarci a 1000 narrazioni differenti e se non ci sono “riferimenti con il reale” cerchiamo tali basi altrove, nello spirito, nel maestro mistico, nello scritto sacro ecc.

Come vedi questa faccenda dei pensieri “ordinati e disordinati” è molto più complessa ci quanto appaia. Ma durante la puntata non volevo andare così a fondo perché so che le persone non amano esageratamente le divagazioni.

Ma è evidente che “ordine e disordine” fanno parte di tutto ciò che ci circonda, quindi volendo potremmo tirare in ballo ogni materia e ogni conoscenza. Ti basta pensare al concetto scolastico di “entropia”.

Entropia entalpia

Se ti ricordi le lezioni di fisica ti ricorderai anche che l’entropia per la quale ogni sistema tenderebbe al “disordine”, tuttavia allo stesso modo la formazione stessa dei sistemi dimostra che la vita “cerca l’ordine”.

L’autopoiesi utilizzata dai sistemici per spiegare come i sistemi riescano a modularsi in autonomia ci mostra anche che la materia intorno a noi tende verso una continua complessità.

E per quanto la parola complessità sembri indicare “disordine” è l’esatto opposto. Se pensi ad un meccanismo complesso meccanico come un orologio, è facile immaginare che debba sussistere un ordine per il suo funzionamento.

Più una cosa è complessa più tende ad organizzarsi, ma nel farlo salta continuamente da stati di ordine a stati di disordine e viceversa. In un movimento continuo, è dal disordine che emerge l’ordine.

Se la vita sembra seguire “l’ordine” ed evitare il disordine, ecco che la nostra tendenza a farlo con i “contenuti mentali” assume già una propria logica più stringente. Ma c’è un altro motivo che forse già conosci…

Risparmio energetico

Come abbiamo visto molte volte il nostro cervello “è un pigrone” e lo fa per motivi molto importanti, per farci risparmiare energia per cose “più importanti” come il sopravvivere. Non lo fa sempre bene purtroppo.

Ciò che è ordinato non ha bisogno di “riassetti”, non ha bisogno di essere “capito” ma va bene così come è. Questa tendenza a dare ordine ci aiuta a gestire i nostri “pensieri” senza dover ogni volta “riordinarli”.

Anche quando sappiamo con certezza che le cose “cambiano sempre” siamo bravissimi ad essere ostinati con le nostre vecchie “messe in ordine”: pregiudizi, convinzioni, aspettative ecc.

Lo sai, il cervello è un simulatore, per riuscire a simulare adeguatamente è necessario dare per scontato un sacco di cose, è necessario che la maggior parte delle variabili in gioco siano “ordinate”… prevedibili.

Anche se sappiamo che non è così è lo stesso un bene agire “come se fosse così”. Altrimenti rimarremmo paralizzati nel dubbio, nell’incertezza, nella ambguità… cioè nel “disordine mentale” (e qui le affinità con la clinica ci sono chiaramente).

Agire

L’obiettivo del nostro “mettere ordine mentale” oltre a tutto ciò che abbiamo detto è quello di portarci all’azione. Sono infatti le azioni le uniche vere maestre che ci consento di comprendere ciò che ci circonda.

Se siamo dei simulatori l’unico modo per entrare in contatto con la realtà è quella di verificare le nostre simulazioni. Un esempio che non facciamo spesso è legato alla sposmodica ricerca di ciò che ci fa “battere il cuore”.

Spesso ci convinciamo che dovremmo fare qualcosa perché “ci appassiona”, questo capita spesso in campo professionale: “voglio fare il lavoro che mi appassiona e non lavorerò davvero mai”.

Non è vero! Fino a quando non porti avanti quel lavoro per almeno 6 mesi/1 anno non puoi davvero sapere se ti “appassiona”. Si, la passione di certo ti aiuterà a tenere botta a lungo, ma se è “mentale” non funziona.

E’ chiaro che se per passione fai “siti web” allora sai già cosa significa “agire” ma se sogni di fare “l’archeologo” perché ami la storia, magari sei anche laureato in quell’ambito ma non lo hai mai fatto… devi farlo!

L’archeologo non è un esempio casuale, ho un caro amico che dopo 2 anni di archeologia, la sua più grande passione (non parla d’altro) ha abbandonato perché ha scoperto che gli piace più scrivere che scavare!

L’azione fa ordine

Agire mette ordine alle nostre simulazioni, lo sappiamo da sempre solo che mentre le “simulazioni sono belle e precise” e di conseguenza ci danno sicurezza e “senso di controllo”, l’azione non lo è altrettanto.

Una cosa è immaginare di fare “Indiana Johns” ed un’altra è ritrovarsi nel fango a scavare per ore per non trovare nulla. Sono due cose diverse, l’azione mette ordine, lo so non tutto è agibile come “prova”.

Ma la maggior parte delle cose si, possiamo sempre avere dei “campioni di prova” di qualcosa. Dopotutto è per questo che quando trovi un nuovo lavoro “sei in prova” non tanto per vedere se sei all’altezza ma per vedere se tieni “botta”.

Si è chiaro che la competenza è importante ma come vedi anche li c’è una sorta di processo che va dal disordine (non so se sono adatto al lavoro) all’ordine (ok sono adatto, no non sono adatto).

Nel campo psicologico parlare e scrivere, sono due azioni simili ma molto diverse dal semplice pensare. Dall’essere in balia dei nostri pensieri, non a caso la nostra storia e la nostra evoluzione nasce da quando abbiamo iniziato la lasciare “reperti scritti”.

E i primi scritti servivano per fare “ordine tra i conti”. Si i primi scritti non sono poemi meravigliosi omerici, sono “libri contabili” che servivano per tenere in ordine “i conti”.

Concludendo…

Ok ho scritto davvero tanto per questa puntata ma avrei potuto fare molto molto di più… e infatti la nostra discussione continua nel Qde come sempre.

Noi tendiamo costantemente a confondere la “mappa con il territorio”, il “pensare con il conoscere”, e in un’era dove la nostra capacità di astrazione diventa sempre più potente dovremmo farci qualche pensiero in più.

Questo potrebbe essere il tema per una prossima puntata, ma tranquilli, per un po’ di tempo cercherò di tenermi alla larga da questi temi che possono confondere a volte più che chiarire.

Fatemi sapere se vi ha confusi o chiariti 🙂

Alla prossima
Genna

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2 Commenti
  • Questi temi che stai trattando sono i più significativi e importanti, e certo emergono anche dalla tua esperienza di meditazione,
    osa sempre i più e vedrai che alla fine alzerai anche il livello dei tuoi ascoltatori. Va bene l’ordine e la semplicità ma è l’apertura del caos che stimola di più!!!

  • Ciao Gennaro,
    La lettura di questo articolo è stata illuminante. Ha messo a fuoco una questione fondamentale della mia vita personale e di mamma. Il lavoro che mi ha portato a fare quello che faccio mi è capitato per caso. Praticandolo ho scoperto la mia passione. Così ho sempre pensato che come mamma avrei dovuto permettere ai miei figli di sperimentarsi nella vita per capire quali fossero le loro passioni. Purtroppo la società moderna ci vorrebbe già instradati fin dalla nascita e non accetta che una persona faccia più esperienze per capire qual’e la sua strada.
    Grazie per avermi resa consapevole di aver agito nel modo giusto per me e per i miei figli, rispettandoli fin da piccoli.
    Un saluto.
    Noris

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