Il “potere segreto” del Gossip o pettegolezzo

Quello che oggi chiamiamo gossip qualche anno fa lo avremmo chiamato “pettegolezzo” ed implica il parlare di qualcuno che non è presente. E’ una cosa che facciamo tutti.

Ma pochi si chiedono come sia possibile che una cosa del genere, così riprovevole possa esserci stata utile nella nostra evoluzione. Si tratta dunque di una deformazione?

Recenti studi si incrociano con ipotesi antropologiche, li vediamo nella puntata 285, buon ascolto:

Ascolta “285 Il potere “segreto” del Gossip: per il 14% del tempo spettegoliamo tutti?” su Spreaker.

Fai gossip per il 14% delle tue conversazioni

Il dato che mi ha colpito maggiormente dello studio di Alexander Karan (e colleghi) è quello legato alla quantità di pettegolezzo che proferiamo durante le nostre conversazioni.

Il 14% è una percentuale enorme! Significa che un quinto del nostro tempo lo passiamo a parlare di persone che non sono presenti, una cosa ritenuta (ormai anticamente) maleducazione.

E scommetto che se andassi in giro a raccontarlo pochi mi crederebbero e mi direbbero qualcosa del genere: “sarai tu a parlare per un quinto del tempo degli altri, mica io… a proposito hai sentito di Andrea” 🙂

Come probabilmente e spero tu abbia ascoltato nella puntata: il gossip o in italiano “il pettegolezzo” ci accompagna da millenni e se è resistito a tutto questo tempo, un motivo ci sarà.

La motivazione a cui do (quasi sempre) maggiore peso è quella evolutiva: vedere i nostri comportamenti in chiave evolutiva ci consente di capire come mai facciamo quello che facciamo.

Evoluzione e comportamenti

Se non conosci questi argomenti ti sembrerà assurdo ma è proprio così, possiamo far risalire la maggior parte dei nostri comportamenti ad aspetti evolutivi.

Ti comporti nel modo “x”, anche se ti sembra stupido e controproducente, perché per qualche motivo quel comportamento ha consentito alla nostra specie di sopravvivere.

Ovviamente non mi riferisco a tutti i comportamenti, ma a quelli che tutti noi abbiamo in comune anche quando sembrano assurdi. Come ad esempio il fatto di entrare in un locale e notare “i visi minacciosi”.

Come abbiamo già visto anni fa (con la cognitive bias modification) quando entri in un locale, anche se lo consci molto bene, la tua attenzione sarà dirottata verso i visi minacciosi e arrabbiati invece che verso quelli sorridenti e gioiosi.

Perché? Perché per la tua incolumità è meglio prestare attenzione alle possibili minacce piuttosto che ai visi “sorridenti”. Così quando entri in un locale, per quanto familiare, si attiva una parte atavica dell’attenzione.

Combattere l’evoluzione

Quando parlo nei corsi dal vivo di queste tendenze c’è sempre chi alza la mano e mi chiede: “ma allora è giusto è sbagliato combattere queste tendenze?”.

E’ un’ottima domanda, perché ogni volta che entro nei locali, anche quelli di amici stretti dovrei prestare attenzione ai visi “minacciosi e tetri”? Bé la risposta è semplice: ancora per la tua sopravvivenza.

Alcuni di questi “abiti vestigiali” possono essere smussati attraverso la nostra cara consapevolezza, molti bias possono essere evitati, tuttavia cercare di modificare il corso evolutivo non sempre è intelligente.

Perché realmente un giorno potresti trovare la “minaccia” lì proprio dove non te l’aspetti, no non è un pensiero pessimistico ma un pensiero realistico.

Tuttavia il mondo è realmente più sicuro, allora che fare? Nuovamente la risposta è la consapevolezza e non invece cercare di convincerci che il mondo sia “un pardo divertimenti”. (Anche se in alcuni casi fa bene farlo).

Una storia vera

Un mio caro amico un giorno entra nel locale dove solitamente ci riunivamo molti anni fa. Arriva tutto allegro perché è appena stato allo stadio a vedere la sua squadra del cuore che ha trionfato.

Arriva felice ed allegro davanti al locale e vede due ragazzi che stanno litigando e che stanno per picchiarsi. Sentendosi tranquillo, un po’ per la sbronza, un po’ per il fatto di essere “a casa”, s’intromette.

Morale della storia: gli hanno dato un sacco di botte, noi purtroppo non eravamo ancora arrivati ed il padrone del locale non ha fatto in tempo a capire cosa stesse accadendo.

L’umore allegro (anche dato dall’alcol) ha impedito al mio amico di vedere la minaccia impellente. Quando gli ho chiesto perché si fosse intromesso mi ha detto: “ma io pensavo che stessero scherzando”.

Con questo evita di spaventarti, il mondo è davvero un posto molto più sicuro rispetto a pochi decenni fa, ma il racconto è importante per ricordarci che certi “istinti comportamentali” è bene tenerceli stretti!

Senza fretta

Ti ho raccontato questa storia per mostrarti quanto sia “ingenuo” pensare di poterci sbarazzare di qualcosa di noi solo perché ci sembra “obsoleta”. Si nel mondo fisico la strategia funziona.

Se il computer è obsoleto possiamo sbarazzarcene e sostituirlo, così se la nostra auto è troppo vecchia ci sono addirittura leggi che ci invogliano (e purtroppo costringono) a cambiarla.

Ma pensare di poter eliminare aspetti evolutivi come ad esempio il fatto di reagire ad uno stimolo improvviso come se si trattasse di un agguato da parte di una lince dai denti a sciabola, non è sempre corretto.

Se abbiamo ancora dentro quel corredo genetico/comportamentale ci sarà un perché, non è detto che si tratti di qualcosa di “vestigiale”, cioè di inutile per la nostra sopravvivenza attuale.

Possiamo lavorare sulle tendenze ereditate ma non tutte queste tendenze sono da gettare via, e a quanto pare una di queste sta proprio nel “fare gossip”, probabilmente perché “la rete non basta” ancora.

Il naturale abbandono di alcune tendenze

E’ facile fare ipotesi stando qui e immaginando come si possano essere formate certe abitudini comportamentali che si sono poi cosparse nel mondo grazie alla genetica.

Ma non è solo grazie, infatti moltissimi nostri comportamenti sono acquisiti grazie a “catene di apprendimenti”, trasmissione che solitamente avviene in modo completamente “implicito” (cioè inconscio e non intenzionale).

Quando oggi sei a cena con una persona che non conosci molto non vai “in tensione” ogni volta che prende in mano un coltello o quando non mette in mostra le proprie braccia.

Devi sapere che fino a pochi secoli fa era una regola fissa tenere le mani sempre bene in vista durante i pranzi. Perché sarebbe stato pericoloso nasconderle, avrebbero potuto avvelenarci o colpirci con una posata.

Se qualcuno si presenta con le mani in tasca o dietro alla schiena non entriamo nel panico. Si forse una parte di noi ancora sente che qualcosa “non va” ma non pensiamo ad un imminente attacco mortale.

La selezione naturale funziona bene

Come vedi il processo di selezione naturale sembra funzionare bene, ovviamente mi riferisco alla selezione dei comportamenti che ci consentono di sopravvivere.

Ma non dovremmo vedere le tendenze comportamentali come tratti fissi e stabili, come sorte di “istinti” che ci guidano al di la della nostra volontà. Noi non siamo come gli altri animali.

L’essere umano non ha istinti predeterminati, questo per noi è una grande sfortuna ma allo stesso tempo è la nostra più grande fortuna. Noi abbiamo delle “pulsioni”, delle tendenze ma non siamo costretti a seguirle.

Gli istinti sono rigidi mentre le pulsioni sono flessibili e possiamo lavorarci sopra e in alcuni casi possono addirittura modificarsi radicalmente. Il modo migliore per lavorarci è la consapevolezza.

Ed è questo lo scopo della presentazione dei “bias” che negli ultimi anni sono diventati ultra noti (qui su psinel nel parliamo dal 2008) perché conoscerli e riconoscerli ci consente di scegliere.

Fare una scelta responsabile

Quando qualcuno ci offende e ci minaccia fisicamente la reazione principale di molti di noi (me compreso) è quella di andare li e rispondere a tono a quelle minacce difendendoci con la forza.

E’ evidente che questo sia un meccanismo del tutto naturale di difesa. Tuttavia è altrettanto evidente il fatto che se rispondessimo sempre fisicamente la nostra vita (e quella di chi ci circonda) sarebbe un inferno.

Per vivere serenamente in comunità è necessario che tu possa aggirarti per la tua Città senza essere eccessivamente preoccupato di un eventuale attacco fisico.

La tendenza a difenderti e attaccare c’è, ma ovviamente non sei costretto dal tuo istinto a farlo a meno che non si entri in situazioni davvero estreme. Noi possiamo lavorare su tali tendenze facendoci guidare dai valori.

In realtà anche molti altri animali con un dovuto addestramento riescono a distanziare e modificare lo stimolo dalla risposta, ma non così tanto e in modo così radicale come facciamo noi esseri umani.

La comunità

Inoltre noi umani non avremmo conquistato il mondo se non fossimo riusciti ad aggregarci in grandi comunità, le quali hanno richiesto (e richiedono) norme comportamentali precise.

Quindi, tornando al tema di oggi, il gossip è una sorta di meccanismo di difesa atavico avanzato, perché comparso proprio per aiutarci a vivere meglio in comunità.

Se la nostra civilità perdurerà per altri millenni è probabile che un giorno la gente vedrà cose per noi meccaniche come, il lavarsi le mani e i denti, come una sorta di istinto primordiale.

Non sono molti secoli che abbiamo capito l’importanza della pulizia, ma è stata una delle scoperte più utili degli ultimi secoli. Ed è molto probabile che diventi una sorta di “abitudine ereditaria”.

Un po’ di fantascienza

Immaginiamo che in un futuro molto lontano tutto il pianeta sarà ripulito da virus e batteri pericolosi (cosa molto improbabile) così un giorno qualcuno potrebbe dire:

“Ehi dovremmo smetterla di rovinarci la pelle lavandoci così tanto, le minacce batteriche e virali sono scomparse, abbandoniamo questa vecchia usanza senza senso”.

Non sarebbe un ragionamento assurdo vero? E’ un po’ la stessa idea che possiamo farci oggi con il “gossip” e con altre tendenze umane che, secondo i ricercatori è un comportamento evolutivamente utile.

E la ricerca presentata oggi ne è l’ennesima conferma. Paradossalmente il “gossip” è finito in un meccanismo di “chi fa l’aspetti”, perché il suo più grande pericolo è che costruisca stereotipi.

Ed il gossip oggi è vittima di se stesso, cioè oggi pensiamo che ci fa pettegolezzo sia cattivo, tendenzioso e malizioso. Che chi parla degli altri lo faccia sempre con intenti negativi.

Ed invece lo studio dice che per il 70% del tempo le conversazioni dei soggetti erano “chiacchiere sugli altri”, parola senza una reale valenza negativa o positiva, una sorta di “bollettino aggiornato”.

Non spariamo sul gossip

La prossima volta che un tuo amico o una tua amica aprono la bocca per raccontarti delle utlime vicende di “Tizio e di Caio” evita di vederla coma un’azione cattiva e negativa.

Quella persona sta mettendo in atto un’azione che ci ha consentito di sopravvivere al meglio e non lo sta facendo perché è cattiva. Certo potrebbe esserlo ma per la maggior parte della volte non è così.

Il fatto di essere così attratti da queste cose è una nostra tendenza innata, per tanto non dovremmo neanche biasimare chi ci costruisce sopra un piccolo impero “editoriale”.

Si anche io vorrei che circolasse solo una buona editoria scelta e selezionata per arricchire la nostra vita… ma ciò che voglio io non è ciò che vogliono tutti 😉

E’ un discorso complesso che continuiamo nel Qde…

A presto
Genna

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