Attrazione: Il tratto “non fisico” che ci rende attraenti…

Esiste un semplice elemento in grado di creare “attrazione” nei confronti delle altre persone? Non mi riferisco solo all’attrazione sessuale ma in generale.

Rispondi a questa domanda: con chi ti piace davvero trascorrere il tuo tempo? Se ci pensi bene scoprirai che quelle persone fanno qualcosa di molto semplice: ti fanno sentire bene!

Certo non tutte le nostre frequentazioni ci fanno “sentire bene” ma la maggior parte sicuramente si, soprattutto quelle che non vediamo l’ora di vedere.

Ascolta “284 Il tratto “non fisico” che ci rende attraenti…” su Spreaker.

La scoperta dell’acqua calda

Sicuramente molti avranno pensato a quanto sia banale sapere che ci piace stare con le persone che ci fanno stare bene, ma non è così per tutti. Perché la gente tende a disperdersi durante le relazioni.

E per “disperdersi” intendo che non riesce a concentrarsi davvero sul prossimo perché si emoziona o si distrae, perché restare davvero “in realazione” non è una cosa semplicissima.

Così ci preoccupiamo di apparire belli, intelligenti, di non dire stupidaggini e di non incespicarci e molto spesso tutta questa preoccupazione su noi stessi ci fa diventare “funzionalmente sordi al prossimo”.

In relazione, paradossalmente, molti di noi sono portati a rivolgersi dentro se stessi per capire bene il da farsi, e questo rovina la capacità di creare la giusta connessione.

Senza questa “giusta connessione” non si riesce davvero a fare in modo che gli altri stiamo bene. Si forse per qualche minuto è possibile ma si tratterà di una sorta di “stand up comedy” x e non di una interazione genuina.

Sparare tutte le cartucce

Se ti sei cimentato più di una volta nel tentativo di “fare colpo” sicuramente ti sarai accorto della sensazione di essere li e di dover “sparare tutte le cartucce”.

Ed in effetti si tratta di qualcosa di molto simile, è inutile nasconderci: durante le prime interazioni tutti tendiamo a tirare fuori “il meglio di noi stessi”, di presentare la nostra parte migliore.

Non c’è niente di male e credo anzi che sia un ottimo meccanismo naturale di “accoppiamento”, un po’ come succede per gli animali che sfoggiano il piumaggio o altre caratteristiche fisiche.

Il loro scopo è quello di dimostrare attraverso “un bel piumaggio” di essere la scelta giusta per l’accoppiamento. E allo stesso modo se noi umani riusciamo a sfoggiare tutte le nostre carte spesso veniamo scelti per tale scopo.

Ma l’attrazione di cui voglio parlarti oggi supera questo primo tentativo di accoppiamento e si riferisce alla più noiosa ma più proficua, attrazione nei nostri confronti.

Attrarre

Quando si parla di attrazione si fa sempre riferimento alla capacità di una persona di attrarre il sesso desiderato a se. E’ una qualità che viene vista quasi come una dote magica che alcuni hanno e altri no.

In parte è vero, a prima vista sappiamo che esistono alcune caratteristiche di chi è attraente. Di solito è una persona di bell’aspetto, con alcune caratteristiche di simmetria del corpo ed eleganza nei movimenti.

Sono aspetti che il nostro cervello coglie in frazioni di secondo e decide dentro di se che quell’esemplare di “essere umano” ci piace. Alcune di queste caratteristiche possono essere imparate mentre altre no.

Si puoi andare in palestra e modificare radicalmente il tuo corpo, avvicinandolo il più possibile all’esemplare “dominante” del tuo genere. Puoi imparare a comportati in modo più carismatico e a muoverti meglio.

Ma la cosa più importante da apprendere è quella banale di cui parliamo oggi: la capacità di far stare meglio gli altri, il che non significa ovviamente di curarli dai loro disagi personali, altrimenti i miei colleghi sarebbero i più affascinanti della terra.

Non sei uno psicologo!

Quando parlo con alcuni giovani clienti e gli dico che per diventare più attraenti devono “far stare bene l’altra persona” pensano subito al dover ascoltare le loro “sfighe”.

Si, come hai visto in puntata l’ascolto attivo è una delle chiavi per riuscire a creare connessioni genuine e per capire come si sente il prossimo, ma sarebbe bene evitare di trasformarci in “consulenti”.

Primo perché se non siamo preparati ci ritroviamo solo con un mare di “cacca appiccicata addosso senza sapere come togliercela” (questa è una pittoresca definizione di uno dei miei mentori).

E secondo perché se stiamo solo ad empatizzare rischiamo di trasformarci davvero in consulenti ed amiconi e vanifichiamo l’aspetto sensuale e sessuale della faccenda.

Il consiglio principe per una “buona attrazione” è quindi quello di cercare di far associare a noi stessi delle buone emozioni, non tanto quello di diventare il parafulmini delle emozioni altrui.

Una bella donna che balla

Perché in moltissime pubblicità ci sono delle belle donne? Cosa c’entra la “stra figa di turno” con la qualità dell’automobile o del liquore promosso?

In fondo in fondo lo sappiamo tutti, la bella ragazza ci fa sembrare (più o meno inconsciamente) che anche il prodotto sarà buono. E’ il famoso effetto alone che diventa una sorta di condizionamento.

Ogni volta che ti avvicini al banco dei “liquori” al supermeracto qualcosa ti dice che quella bevanda è più buona, non perché ti piace davvero ma perché in fondo ti ricorda la bella ragazza.

Questa è un’associazione classica ma in realtà noi non siamo dei “cani di Pavlov” e non è proprio così vero che cadiamo in una trappola così semplicistica.

La verità è legata a come funziona il nostro cervello, ancora una volta all’interessante e diabolico effetto “prime” che attiva dentro di noi tutta una serie di associazioni positive.

Nota per i Nerd della psicologia

Chi bazzica in questo campo sa che per anni abbiamo visto l’essere umano come una sorta di “macchina senza cervello”, dove tu inserivi uno stimolo preciso e cercavi di ottenere una risposta precisa.

Questo processo funziona bene sia con gli animali che con gli esseri umani e si chiama “condizionamento” (nella PNL ancoraggio). La verità che non tutti sanno è che lo stesso Pavlov ebbe grossi problemi con i suoi cagnolini x.

In altre parole Pavlov, non riuscì mai a riprodurre il suo condizionamento in pubblico perché i cani erano troppo distratti. C’erano troppi stimoli che rischiavano di creare risposte inadeguate.

Ecco noi siamo simili a quel cagnolino in pubblico più che alla “cavia di laboratorio” che risponde in modo univoco e prevedibile agli stimoli. Per questo si tratta di una sorta di effetto “prime”, che abbiamo visto più volte.

Ti lascio qui sotto un mio video sul “prime” per capire meglio di cosa si tratta…

Hai visto il video? Quindi ciò che precede qualcosa ne influenza la percezione. Se incontri una persona che ti piace subito dopo che ha pestato una cacca (oggi sono cacca centrico) non sarà ben disposta nei tuoi confronti.

A meno che tu non le porti un paio di scarpe pulite 🙂 Ma se t’incontrasse ogni volta che le succede, si probabilmente si creerebbe una sorta di condizionamento pavloviano… ma è molto molto difficile.

Lo stato di attivazione dato da determinate situazioni ad alta emotività possono fungere da priming positivo per l’attrazione. E sono spesso stati positivi semplici: eccitazione, divertimento, allegria.

Non aspetti complessi come “il romanticismo” ci ha insegnato. Se ti metti a parlare di cose romantiche e complesse l’altra persona non entra in uno stato di “prime positivo” ma potrebbe vivere il tutto come “pensante”.

Ed è per questo che le persone che fanno ridere, che portano allegria e spensieratezza, sono spesso ottimi seduttori, ma c’è anche un dark side di tutto questo.

Il dark side

Tu che ora sai esattamente che per conquistare una persona devi fare in modo che si senta bene, in termini di leggerezza ed allegrria, tenderai a trasformarti in una sorta di “comico da strada”.

Il che va benissimo se sei portato, ma esiste una sorta di effetto collaterale soprattutto per quanto riguarda la compagnia delle perone sulle quali non dobbiamo o non dovremmo più fare colpo.

Quindi non sto più parlando di attrarre una persona che non conosci ma di far stare bene chi già ti circonda. E’ chiaro che dobbiamo cercare di fare stare bene gli altri per stare bene anche noi insieme a loro.

Ma se le persone che ti apprezzano dovrebbero farlo al di là della tua capacità di farli ridere. Se un giorno non li fai ridere non c’è niente di male, anzi.

Il pericolo è quello di fossilizzarci sull’idea che se non facciamo ridere allegramente il prossimo non siamo degni di amore. Questo è molto pericoloso e t’invito a rifletterci su se pensi di avere questa tendenza.

E tu, cosa ne pensi?

A presto
Genna

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