I 3 vantaggi psicologici del podcast… nell’era della voce…

Finalmente ci siamo, dopo anni di attesa sembra che il mondo del podcast stia finalmente esplodendo anche qui da noi in Italia, i motivi sono molti e alcuni di questi sono anche “psicologici”.

Nella puntata di oggi voglio parlarti di “podcasting” e dei vantaggi psicologici legati a questo mezzo di informazione ed educazione molto potente.

Partiremo da una mia strana ipotesi per arrivare ad alcune abilità psicologiche legate all’ascolto dei podcast… buon ascolto:

Ascolta “274- I 3 vantaggi psicologici del “podcasting”… perché stanno esplodendo?” su Spreaker.

L’era della “voce”

Ormai è tutto pronto, la maggior parte di noi possiede quegli strani “pippotti” che si mettono in casa a cui si impartiscono strani comandi come: “Alexa le notizie di oggi”, “Hei google” e ancora “Ehi Siri”.

Ormai non ci facciamo quasi più caso a quanto sia diventato comune vedere una persona passeggiare e notare che non sta telefonando ma sta inviando un “messaggio vocale”.

Le industrie tecnologiche lo dicono da qualche anno: “il futuro è la voce”, cioè la capacità di parte delle macchine di leggere, riprodurre ed interpretare la voce umana.

Tutto questo per evidenti facilità con cui le persone si troveranno a gestire gli apparecchi del futuro, che probabilmente non avranno più bisogno di tastiere e schermi touch.

Ma probabilmente non è solo per questo motivo che la “voce” sta diventando sempre più preponderante online, ma perché è uno dei nostri canali preferenziali.

I “canali sensoriali”

Tutti conosciamo i nostri “canali sensoriali” cioè i 5 sensi e tutti sappiamo che questi sono fondamentali per la nostra sopravvivenza.

Ma non tutti ci fermiamo a pensare che per quanto siano diversi tutti concorrano a costruire la nostra esperienza personale.

Nel nostro cervello tutto viene mescolato insieme per darci la nostra esperienza, ma la nostra comunicazione digitale o informativa sembra essersi specializzata in 2 di questi canali.

L’aspetto visivo e auditivo. Se mi segui dagli albori sai che abbiamo trattato molte volte questo tema a causa delle riflessioni sulla PNL e sulla sua attenzione verso tali canali.

Un’intuizione che già altri avevano avuto ma che la PNL ha reso molto semplice da vedere, soprattutto e grazie al paragone con la tecnologia (anche quella degli anni 70).

Pensa quanto sarebbe stato più difficile spiegare ad un uomo del 1300 che dentro di se venivano riprodotte delle memorie simili “a filmati” oppure simili a “racconti narrati”.

Nella storia della voce

Di certo un uomo del 1300 avrebbe capito meglio una metafora legata all’arte pittorica: “dentro di te si formano immagini come quelle dei quadri” ma più semplicemente ancora avrebbe intuito l’idea della “voce interiore”.

Qualcosa che è presente in noi da secoli, forse da sempre, perché come sappiamo le prime trasmissioni importanti di sapere sono avvenute per via orale.

Di bocca in bocca e di orecchio in orecchio e già Socrate e Platone erano convinti che la scrittura ci avrebbe resi tutti “immemori” e quindi stupidi. Altro tema che abbiamo visto diverse volte perché fondamentale.

Dalla “rivoluzione cognitiva” di Homo Sapiens, datata circa 70000 anni fa, cioè da quando abbiamo iniziato a dare veri e propri segnali di intelligenza a quando abbiamo abbandonato l’oralità sono passati “pochi anni”.

Se consideriamo questi tempi storici il nostro cervello è sicuramente più abituato ad apprendere per via orale che in altri modi. Ovviamente intendo una trasmissione culturale “informazionale” e non solo esperienziale.

Il “ritorno della voce”

Ciò che stanno facendo le nuove tecnologie quindi non è nulla di nuovo, noi esseri umani ci siamo evoluti grazie all’uso della voce. E’ una sorta di “ritorno” a quel tempo, qualcosa di inaspettato.

Fino a 20 anni fa gli studiosi erano convinti che prima o poi avremmo abbandonato la scrittura, e invece è arrivato il web, gli smartphone ecc. Oggi la gente scrive sicuramente di più che negli anni 80 e 90.

Si non scrive poesie o trattati ma sms e messaggi sulle varie applicazioni di messaggistica. Beh effettivamente ci sono anche casi di ragazzi che hanno scritto romanzi sul cellulare, si hai capito bene, narrativa anche di successo.

“Quindi forse un giorno non ci sarà più la scrittura e parleremo e basta?”, non credo proprio, la tecnologia è un amplificatore dei nostri sensi, già sono pochi rispetto ad altri esseri viventi… continueremo ad utilizzarli tutti.

Però non posso nasconderti la mia personale contentezza nel sapere che la voce e i podcast stanno esplodendo in tutto il mondo ma soprattutto anche qui da noi in Italia. Ma torniamo alle “abilità psicologiche”.

Scovare i bugiardi… la mia ipotesi zoppicante

Per anni abbiamo parlato di questo argomento e una delle ricerche più sorprendenti è stata quella che ho citato in puntata: le bugie si riconoscono più facilmente al telefono.

A quanto pare, sia dal vivo che in video, ci sono troppe cose a cui prestare attenzione per notare i “segnali della menzogna”. Al contrario sembra che, senza alcun addestramento, siamo più bravi a capire “le voci”.

Ci sono tanti motivi del perché la voce potrebbe essere “maggiormente trasparente” ma ciò che più m’interessa è evidenziare che questo fenomeno è forse legato alla “fluidità cognitiva della voce”.

La “fluidità cognitiva” è la facilità con la quale processiamo una certa informazione, più è semplice processarla e più saremo portati ad assimilarla, ricordarla ecc.

Purtroppo però il fatto che una cosa sia “fluida” cozza con l’idea di riuscire a scovare le bugie, perché più un processo è semplice da digerire e meno alziamo le “difese”. Ecco dove zoppica la mia ipotesi di partenza.

Ma più è fluida più ci influenza!

Allo stesso tempo però, più una cosa “è fluida” e più è in grado di influenzarci. Lo hanno provato gli straordinari studi di Daniel Kahneman sulla scelta di “azioni” con nomi strani o nomi familiari.

Esperti agenti di borsa venivano ingannati dal fatto che il nome “suonava meglio di un altro”. In altre parole, sono stati fregati dalla fluidità cognitiva veicolata dal nome semplice e familiare.

E’ forse anche per questo che i podcast danno la possibilità di fruire di contenuti molto verticali, come nell’esempio del podcast del prof. Alessandro Barbero (con cui ti assillo da anni).

Ultimamente anche l’amico Riccardo dal Ferro ha pubblicato una bella puntata di Daily Cogito dove ha elogiato i podcast ed il loro potere di “verticalizzare la cultura digitale”…

Intrattenimento

Come sai il nostro cervello ha uno strano bisogno di essere intrattenuto e nella nostra epoca diverse persone hanno costantemente o la Tv o la radio accese.

Ora da insegnante di meditazione non dovrei elogiare questo aspetto, anzi dovrei dirti che sarebbe bene fare “una cosa alla volta”, che è bene apprezzare “il dono del silenzio” ecc.

Tuttavia noi siamo disegnati per nutrirci di informazioni, alcuni studi dimostrano che meno stimolazioni riceviamo e più tendiamo ad “allucinarle”.

Come negli esperimenti di deprivazione sensoriale e in quelli che dimostrano che preferiamo “la scossa alla mancanza di intrattenimento“. Se lasci le persone per 50 minuti in una stanza isolata preferiranno farsi del male piuttosto che non avere stimoli.

Quindi, oltre a quando decidiamo di praticare la presenza è bene decidere con cosa nutrire la nostra mente. Oltre al fatto che possiamo imparare ad essere presenti anche mentre ascoltiamo un podcast.

La presenza

La nostra cara presenza, di cui oggi non si può più fare a meno nel nostro campo, può essere esercitata meglio se rivolta verso “stimoli singoli”, se ci sono “meno informazioni” in entrata.

Ora è chiaro che la quantità di informazioni dipenda dal tipo di argomento che si sta trattando e anche da come è strutturato “l’audio”, però è indubbio che per processare le immagini servano “più parti del cervello”.

Certamente l’audio è compreso anche nel video ed è proprio per questo che serve più attenzione nel seguire un video. “Quindi serve più attenzione per un video?”, si ma allo stesso tempo il video è maggiormente “ipnotico”.

Se hai seguito i miei approfondimenti sull’ipnosi e la meditazione sai che nella “trance ipnotica” sei come “rapito dagli stimoli” mentre nella meditazione sei “consapevole del rapimento”.

E’ chiaro che tutto è relativo, in base alla qualità della tua attenzione mentre ascolti o guardi, però è evidente che l’audio sia meno “alienante” del video. Per usare parole errate che però esprimono bene il concetto: il podcast è meno ipnotico.

La forma del pensiero

Come hai visto in puntata il prof. Andrea Moro ha cercato di dimostrare quanto il nostro “dialogo interno” sia simile alla forma del nostro “dialogo” vero e proprio.

In pratica se adesso ripeti dentro te stesso la parola “psicologia” e ti registriamo l’attività elettrica del cervello come se fosse un’onda acustica, questa sarebbe identica all’onda acustica provocata dal suono.

Quasi a dire che la forma dei nostri pensieri è più simile alla forma delle parole che ci diciamo rispetto alla forma delle “immagini che creiamo”. Questa ovviamente è solo una bella ipotesi basata sui dati.

Magari nel futuro si scoprirà la stessa cosa per le “immagini mentali” notando che queste sono identiche alle immagini che vediamo nella realtà. Ma per ora le uniche ricerche attendibili sono sull’audio e non sul “video”.

Una cosa è certa, nel grembo materno impariamo prima a riconoscere i suoni e le voci, con le quali passiamo 9 mesi prima di vedere le prime “luci” e le prime “immagini”.

Gli investimenti in podcast

Negli ultimi mesi le aziende che si occupano di “audio” stanno investendo milioni di dollari per implementare i podcast e il podcasting. Non credo che sia un caso, anche nel 2007 c’era già la tecnologia.

Già 10 anni fa era possibile condividere file audio online, dopotutto sono tra i più leggeri in assoluto, ma solo ultimamente il mercato è esploso, soprattutto grazie alla diffusione degli smarphone.

E delle “smart-cose”: Alexa, Google Home, la radio digitale, la smart Tv ecc. Ormai puoi ascoltare un podcast praticamente da ogni dispositivo che si possa connettere in rete.

Se a questo ci aggiungiamo il fatto che le grandi aziende stanno investendo sul “riconoscimento vocale” e sulla produzione di voci intelligenti in grado di supportarci, allora è sempre più evidente che questo “mercato” è destinato ad espandersi.

Con questo non voglio convincerti a fare “il tuo podcast”, cosa che potresti anche fare ma solo sottolineare una tendenza che non è legata solo al mercato o alla tecnologia.

Una tendenza che abbiamo da sempre… quella di ascoltare forse ancora prima di vedere 😉

Continuiamo questo piccolo delirio nel Qde per tutti gli iscritti alla community di psinel

A presto
Genna

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2 Commenti
  • Thanks so mutch Genna! 🙂 Per l’inglese posso già suggerire un podcast che mi ha aiutato (e lo sta facendo tutt’ora) ad affinare il mio inglese, che si trova su http://www.instantenglish.it...
    Certo, i libri come Instant English (1 e 2), English in viaggio etc ci danno la possibilità di esercitarci con la grammatica, ma col supporto audio dato proprio dai podcasts ci tengono allenato l’orecchio, visto che in Italia sembra quasi impossibile praticare l’inglese 😉
    E a proposito degli assistenti vocali come Siri, Alexa etc, mi sono venuti un po’ i brividi, per quanto sia un utilizzatore assiduo di queste tecnologie. Brividi perché, facendo ricerche sull’intelligenza artificiale, ho scoperto che potrebbe essere d’aiuto anche a chi non ha (o ha perso) l’uso della parola: basta applicare un dispositivo sulla testa (da quanto ho capito) che trasforma l’energia cerebrale, dando così voce ai nostri pensieri. Insomma se da un lato è di grande aiuto, dall’altra, temo fortemente di contribuire ad una società sempre più Orwelliana.

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