Una “non dieta” che ti mostra come diventare consistente!

Ti piacerebbe dimagrire e restare in forma senza fare una dieta specifica e senza fare esercizio fisico? Questa affermazione potente è il risultato di un recente studio.

No tranquillo nessuno ha scoperto formule magiche o particolari alimenti magici, ma è la ripresa di alcuni concetti che sono i cardini di tutta la nostra cara crescita personale.

Tutto inizia con un pizzico di consapevolezza e di responsabilità, per giungere alla auto-regolazione data dai potenti feedback che troviamo e costruiamo lungo il percorso. Tanta roba… buon ascolto:

Ascolta “268- Una strana “non-dieta” ci mostra i segreti per essere consistenti…” su Spreaker.

Il diario alimentare

Spero di non spoilerarti nulla se ti dico che l’ingrediente segreto per la risuscita di questa fantomatica dieta è il calssicissimo “diario alimentare”. Se così fosse, “ben ti sta a non ascoltare la puntata” (scherzo).

Mi dirai che non si trattava di un vero e proprio “diario” ma di una applicazione che però fa esattamente ciò che fa il diario alimentare: ti invita a scrivere ciò che hai mangiato pasto dopo pasto.

Si in modo “smart” ed in grado di catturare la tua attenzione a tal punto da invitarti a scrivere quelle cose, come ha fatto a farlo? Beh ne hai probabilmente un prototipo proprio in tasca.

Hai mai notato che tutte le App ormai ti mandano notifiche? Si puoi chidergli di non farlo ma in generale sono tutte predisposte con “notifiche” puntali che ti invitano a fare una certa azione.

Nel caso più classico la notifica arriva quando qualcuno ti manda un messaggio. Prima erano gli SMS, poi le whatsappate e poi tutte le app, vedendo il grande successo di queste notifiche, le hanno implementate.

Il feedback

Ad un primo livello potremmo dire che ogni “notifica” è una sorta di feedback che qualcosa è accaduto, è una spia che ti indica che qualcosa è arrivato e che richiede la tua attenzione.

Solitamente non si tratta di messaggi invadenti ma di piccoli promemoria colorati che ti appaiono sullo schermo. Quando ben calibrati questi segnali si trasformano in veri e propri Nudge, ti ricordi?

In piccole spintarelle che guidano la tua percezione a pensare a quella determinata cosa. Magari stai pranzando con un amico, arriva la notifica ed ecco che improvvisamente la tua mente è costretta a dividersi.

O meglio è la tua attenzione che si deve dividere. Ammettiamo che tu sia una persona educata e che decida di non badare quella notifica; purtroppo è molto probabile che un pezzetto della tua “energia attentiva” sia già stato dirottato.

E come sai se mi segui da tempo la tua “attenzione” è praticamente la cosa più imprtante che possiedi a livello psicologico. Ed è talmente importante che il nostro cervello ha imparato a modellarla affinché tu possa prestare attenzione a più cose.

Una spinta gentile

Ora non voglio stare qui a disquisire sul famoso multitasking, ormai lo sappiamo da tempo che l’attenzione “più si divide e meno funziona” correttamente.

Perché la cosa su cui invece mi piacerebbe portare la tua di attenzione è sul fatto che quelle semplici notifiche, se uno vuole vivere bene, sarebbe il caso di disattivarle perché sono terribilmente potenti.

Allora perché non utilizzarle per qualcosa di positivo? Come ad esempio ricordarci di fare una cosa noiosa come “il diario alimentare”? Ed è esattamente questa una delle chiavi del successo dell’esperimento.

Questa è una mia opinione e non quella dei ricercatori, ovviamente non è l’unico motivo per cui ha dato risultati così interessanti ma sono certo che sia una delle cause efficienti di tali risultati.

Certamente sono sicuro che la app fosse favolosa, che i soggetti fossero molto motivati ma sono altrettanto certo che l’effetto di una “buona spinta gentile” possa aver contribuito parecchio.

Cosa fa questa spinta gentile?

Il nudge oltre ad essere un valido promemoria ti aiuta a spostare la tua attenzione sul compito, ed in questo caso il task era quello di scrivere ciò che avevi mangiato.

Ti sei mai fermato a scrivere ciò che mangi? Beh è un ottimo esercizio di consapevolezza, si anche subito dopo i pasti il fatto di mettersi li e scrivere ogni pietanza ingerita, ti costringe a diventarne sempre più consapevole.

Magari non accade durante le prime volte ma a furia di, vedere la notifica, andare sulla App e descrivere quanto ingerito, ecco che si crea un circolo virtuoso che può portare sempre più consapevolezza.

Tale consapevolezza è chiaramente rivolta alla quantità di cibo ingerita, saperlo o non saperlo non è uno scherzo. La ricerca ha dimostrato che bastano davvero piccole modifiche alle nostre percezioni per farci mangiare in modo diverso.

Contano le dimensioni del piatto, il peso della forchetta, il luogo in cui mangi, la quantità di suoni che ti circondano, i profumi la musica ecc. Conta anche e soprattutto sapere cosa mangi e quanto ne mangi.

Mancanza di consapevolezza

Molti anni fa durante un tirocinio conobbi un endocrinologo che mi raccontava che moltissime persone si rivolgevano a lui con la stessa domanda: “dottore perché non dimagrisco?”.

Quasi tutti erano convinti di avere un metabolismo particolarmente lento e qualche problema alle ghiandole endocrine. Mi diceva che il 90% aveva semplicemente una dieta sbagliata.

Successivamente mi è capitato di lavorare con un nutrizionista a stretto contatto, anche li c’era lo stesso identico problema. Ho addirittura assistito ad alcune sue prime sedute (al termine di un corso fatto insieme).

La gente diceva cose del tipo: “dottore non capisco, io mangio il giusto. Un piatto di pasta, un piccolo secondo e del formaggio”. Quando il dottore scopriva che era il pasto quotidiano strabuzzava gli occhi.

Non voglio farti una lezione su cosa mangiare, anche perché non sono competente, è solo per mostrarti in entrambe queste esperienze il problema era sempre lo stesso, mancanza di consapevolezza!

Misurare

Se ti sei mai messo seriamente a dieta sai che “misurare” ciò che mangi è la chiave per il successo. E’ terribilmente noioso e può sfociare in tiranniche ossessioni ma è l’unico modo per farlo davvero bene.

Il segreto è “misurare e misurarsi”, il che implica un profondo atto di consapevolezza intenzionale. Qui dovrò essere molto chiaro: qualsiasi prestazione andrebbe misurata, è una forma di feedback essenziale.

Tuttavia bisogna evitare di attaccarsi esageratamente al risultato diventando dei tiranni di “noi stessi”. Come abbiamo già visto la auto-compassione è la chiave per riuscire a tenere alta la motivazione.

Ci abbiamo già fatto alcune puntate in passato ed è stato citata anche oggi: la gentilezza verso te stesso è qualcosa di fondamentale se desideri avere una reale “attenzione sostenuta”.

Lo so è contro intuitivo perché essere compassionevoli con se stessi non significa non impegnarsi ma significa rialzarsi ogni volta che si cade, non è auto indulgenza ma desiderio di “stare bene” e allo stesso tempo di conseguire l’obiettivo.

Nel video che hai appena visto ti parlo della ricerca che ha ispirato la puntata di oggi, che come vedi ci avevo già messo dentro la maggior parte delle cose.

Se ti piacciono questi brevi video che ho battezzato “osservatorio psicologico” devi assolutamente venire a trovarmi sul canale di Youtube dove ci sono una valanga di altri video (c’è una playlist apposita).

Quindi la chiave per “dimagrire” e anche per diventare più persistente nei tuoi obiettivi è legata al: a) la consapevolezza; b) il feedback (che aiuta la consapevolezza); c) costruzione di un ambiente adatto (il nudge) ecc.

Per anni ci si è chiesti come mai alcune persone fossero “naturalmente più magre” e le risposte più frequenti sono state spesso: “motivi di metabolismo e di genetica”.

Sicuramente ci sono questi aspetti biologici, ma se è vero che ciò di cui abbiamo discusso influisce sul corpo allora è molto probabile che tali variabili possano creare un circolo virtuoso.

Gli anni 80 e la conoscenza

Come forse saprai non sono un “giovane del web” (ho quasi 41 anni) e sono cresciuto negli anni 80, periodo in cui è esplosa la televisione commerciale e con essa valanghe di pubblicità su “cibi e abitudini”.

C’erano già persone attente alla alimentazione ma non era “di moda”. Così eri cool se a scuola arrivavi con l’ultima “merendina pubblicizzata” e non se portavi un frutto o un panino da casa.

Si, tutto merito dei pubblicitari! E sicuramente demerito della conoscenza che al periodo però non era così accessibile come oggi. Si perché oggi non ci sono più scuse, tutti sappiamo cosa fa bene e cosa fa male.

O per lo meno tutti abbiamo accesso a tali informazioni. Mentre negli anni 80 andavi in palestra per diventare “un gigante pieno di muscoli” oggi ci vai perché sai che il movimento fa bene a mente e cervello.

In una puntata abbastanza recente ti ho parlato della “mia storia personale” e di come abbia avuto la fortuna di capire che era “mia responsabilità” decidere di mangiare meglio. Se avessi creduto nella genetica sarei rimasto identico.

Il mindset

Sapere di poter agire su noi stessi è una delle prime forme di auto-aiuto. E’ il famoso “mindset dinamico” della Dweek di cui abbiamo parlato spesso. Conoscenze e convinzioni che ti cambiano anche quando sono “molto leggere”.

Ti ho parlato spesso dell’esperimento della Langer e degli hotel, dove le inservienti venivano messe a conoscenza della quantità di calorie bruciate durante le loro mansioni quotidiane.

Una semplice consapevolezza che ha permesso al gruppo sperimentale di perdere significativamente più peso rispetto alle loro colleghe, senza cambiare dieta e senza modificare il proprio stile di vita.

Ergo anche solo leggere queste parole, diventare più consapevole del fatto di poter influire sulla propria alimentazione e sulla propria salute, fa già una piccola differenza che nel tempo… fa la differenza!

A presto
Genna

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