Usare uno specchio per migliorarsi: nella terapia e nella crescita personale

Non ami guardarti “allo specchio”? Ci sono molte persone che non amano la propria immagine riflessa negli specchi.

Lo specchio, questo oggetto che sembra nato solo per un puro piacere estetico, potrebbe invece avere una funzione ancora più importante.

Da qualche anno a questa parte sono nate diverse tecniche per “usare lo specchio per migliorarsi”, oggi ne vediamo qualcuna insieme…

Ascolta “262- Usare “uno specchio” per crescere… una tecnica "antica e moderna" di sviluppo personale” su Spreaker.

Specchio specchio delle mie brame

Specchiarsi sembra una faccenda da veri narcisisti, e invece se ci pensiamo più a fondo è stato per secoli uno strumento di lavoro per molte persone.

Nelle classi più agiate non portarsi dietro uno specchietto per poter controllare il proprio aspetto fisico era disdicevole. Bisognava curarsi dell’immagine che si dava al prossimo.

Lo specchio inoltre ha rappresentato una delle modalità con cui la scienza ha cercato di comprendere “la coscienza” negli ultimi decenni.

Infatti solo noi esseri umani e una piccola percentuale di altre specie animali è in grado di riconoscesi allo specchio.

Chi lo avrebbe mai detto che lo stesso strumento in grado di mettere in crisi milioni di persone a causa del proprio aspetto potesse essere un buon candidato per risolvere quegli stessi problemi.

Similia similibus curantur

Con questa locuzione latina gli antichi cercavano di indicarci un principio universale della terapia: il simile cura il simile. Ovviamente non è davvero “universale”, altrimenti saremmo già tutti sani e in forma.

Però per diverse problematiche, nella fattispecie quelle psicologiche, è davvero un principio da tenere a mente. Cosa che i miei colleghi hanno ribattezzato con diversi nomi e procedure.

Dalla “semplice esposizione”: l’esporsi agli stimoli che temiamo in modo graduale. Fino alla più articolata “prescrizione del sintomo”, in entrambi questi casi “il simile cura il simile”.

Tra le altre cose non credo sia un caso che i miei clienti che “mi rassomigliano” siano quelli che traggono maggiori risultati e soddisfazione dal nostro lavoro insieme.

E cosa c’è di più simile alla tua “propria immagine” che non il tuo riflesso in uno specchio? Ok non è proprio la tua “vera immagine” ma sicuramente è fra quelle che le si avvicina maggiormente.

Propriocezione e immagine corporea

Noi esseri umani (e probabilmente molti altri animali) possediamo una “immagine corporea”, cioè una rappresentazione del nostro corpo. Questo ci servirebbe ad espletare diverse funzioni:

La prima è meramente fisica e cenestesica. Quando nasci il tuo apparato sensoriale è limitato, ed il primo che fa una vera esperienza del mondo è un “senso particolare” che possiamo definire oggi “propriocezione”.

Cioè la “percezione di te stesso nello spazio”. Hai mai notato che i neonati passano minuti e a volte ore a fissarsi i piedi o le mani? Perché lo fanno? Perché stanno costruendo questa “mappa corporea”.

Ci accorgiamo lentamente che quel piede è nostro ed iniziamo a collegarlo a tutto il resto. E da li a poco cercheremo di usare quella percezione per muoverci, camminare e parlare.

Via via che ci sviluppiamo la propriocezione può essere influenzata da fattori esterni, dai più semplici come l’esercizio fisico sino a quelli più complessi legati alla “nostra dieta mediatica”.

Problemi con la percezione corporea

Se risucissimo a restare fedeli alla nostra “propriocezione” probabilmente non ci faremmo influenzare così negativamente da ciò che vediamo nelle altre persone, dalla “cultura”.

Eppure è inevitabile, infatti i modelli “fisici culturali” esistono da secoli. Non è un invenzione dei tempi moderni, ti basta guardare le statue dell’antica Grecia.

Ed abbiamo tracce di prolematiche “alimentari” che risalgono a quasi un millennio fa. Insomma i problemi con come “ci vediamo” esistono da molto tempo.

Forse ancora prima dell’introduzione dei moderni modelli realmente inarrivabili (grazie al fotoritocco) potevamo avere problemi con la nostra “immagine corporea”.

Oggi ne siamo certamente più consapevoli, dai disturbi alimentari alla dismorofobia. Due problematiche attinenti ma diverse entrambe però con una relazione strettissima con la percezione del corpo.

Esposizione e accettazione

Il principio cardine del “guardarsi allo specchio” è quello dell’esposizione a se stessi. Del guardare in faccia pregi e difetti fisici che potremmo avere, ma non solo.

Significa accettare come siamo fatti, accettazione che chiaramente deriva dalla consapevolezza di NON poter cambiare certe parti di noi. Si possiamo sempre migliorare ma fino ad un certo punto.

Io vorrei avere delle belle spalle larghe, di certo andando in palestra posso migliorare di molto. Ma non potrò mai avere quella struttura fisica di un atleta con le spalle realmente larghe.

Questo perché alcune mie ossa sono “fatte così”, un mio allenatore anni fa mi disse: “Genna, puoi allargare le spalle, migliorare la postura, aumentare i muscoli ecc. Ma non puoi allungare le ossa”.

Così come non potrei diventare più alto. Lo so per alcuni questi sono problemi enormi, c’è gente che si fa allungare le caviglie con costosi e pericolosi interventi chirurgici.

Accettare non significa arrendersi

Come abbiamo visto più volte accettare non significa arrendersi, ma significa diventare consapevoli del fatto che alcune cose sono destinate a restare come tali.

Significa fare spazio a quella consapevolezza, e quando ci riusciamo per davvero, ecco che scopriamo di essere molto di più di quel modello estetico, di quel singolo difetto.

Lo abbiamo visto parlando di “prima impressione” ma ti sei mai accorto che l’immagine estetica delle persone che conosci si modifica radicalmente dopo che le hai conosciute?

Anni fa lavoravo con una collega bellissima, lei mi aveva chiaramente dimostrato di essere interessata ma la sua personalità mi risultava talmente sgradevole da vincere l’aspetto fisico.

Era fisicamente meravigliosa, ma come persona non mi piaceva affatto. Nel tempo non sono più riuscito a vederla come la gran bella ragazza che era, la vedevo solo come una “collega difficile da trattare”.

Persone “brutte che fanno colpo”

Ci sono una marea di esempi di persone fisicamente poco gradevoli ma che hanno grande successo nelle relazioni. Se ne conosci qualcuna pensa al rapporto che hanno con il proprio corpo.

Molto spesso sono persone non bellissime che sembrano però accettarsi completamente. Non è un regola, ci sono anche persone affascinanti che non si accettano.

Però in linea di massima chi si accetta riesce meglio a farsi accettare anche dagli altri. E’ difficile che una persona che si “odia” riesca realmente a farsi “amare”.

Prima di farti amare dagli altri dovresti pensare ad amare te stesso. Non deve essere un “amore folle” basta un certo grado di auto-accettazione per rendere più fluide le tue movenze.

Qui potremmo discutere a lungo, infatti c’è chi si costruisce un personaggio, cioè s’immagina più bello di ciò che è e chi invece si accetta per davvero.

Per accettarti devi vederti davvero

Per una sana accettazione è necessario “vedersi davvero” e non fare finta che quei difetti non ci siano. Come sai noi esseri umani siamo dei maghi nel “raccontarcela”.

Ci raccontiamo bugie e addolciamo la realtà per difenderci, per rendere più gradevoli alcuni aspetti della nostra vita. Ma prima o poi la consapevolezza fa breccia e ci mostra quelli che siamo.

Meglio farlo prima no? Meglio cercare il prima possibile di comprendere come siamo fatti, senza abbatterci. E per farlo lo specchio sembra essere un’arma davvero potente.

Per farlo bene la cosa migliore da fare è quella di osservarci senza giudicare, con quell’atteggiamento tipico della meditazione, devi essere presente a te stesso.

Essere presente a te stesso durante l’esposizione è la modalità migliore per riuscire a guardarti “davvero”, nel modo più diretto possibile. Lasciando andare tutte le “seghe mentali” che ti passano per la testa.

La relazione

Non è facile guardasi allo specchio e restare presenti a se stessi, un po’ come non lo è quando sei in relazione con il prossimo. In quel caso le cose si complicano ulteriormente.

Quando ti guardi allo specchio entri comunque in relazione con la tua immagine corporea, entri in relazione con tutta una serie di contenuti mentali relativi a quell’immagine.

Per far si che l’esercizio diventi realmente efficace devi usare il balsamo più efficacie che esista in ogni tipo di relazione: la gentilezza, la compassione.

Se ti guardi ti guardi in “cagnesco” e ti tratti male per ciò che stai osservando non fai altro che peggiorare le cose. E’ abbastanza assodato, trattarti come se tu fossi un tuo “cadetto dei marines” fa male.

Ecco perché devi guardarti senza giudicare, con intenzione e restando nel presente. Ed ecco perché l’esercizio principale di oggi può essere tranquillamente visto come una sorta di “meditazione informale”.

Gli studi sperimentali sullo “specchio”

Nel video ti parlo degli esperimenti effettuati da Griffen e colleghi che puoi trovare in questo articolo di Psychology Today.

Come hai visto non c’è nulla di “complicato” è ancora una volta la nostra cara esposizione attraverso l’utilizzo dello specchio, solo che questa volta ti esponi a te stesso.

Esattamente come nella pratica della meditazione dove chiudendo gli occhi “ci sei solo tu”, con i tuoi contenuti mentali: le tue interpretazioni, i tuoi ricordi, i tuoi programmi per il futuro ecc.

Chiudendo gli occhi si crea un “loop” tra te stesso ed il tuo “mondo interiore”. Anche guardarsi allo specchio ha un effetto simile, sei costretto in un “loop” dove guardi solo te stesso.

Un piccolo promemoria

Se credi che questi esercizi possano fare al caso tuo ma temi di non avere il tempo e la voglia di farli, usa un promemoria.

Appiccica su alcuni “specchi strategici” un post-it con scritto “presenza”, oppure “guardati” o qualsiasi altra frase ti consenta di ricordarti di fare l’esercizio.

Probabilmente ci guardiamo allo specchio decine se non centinaia di volte al giorno, se riuscissimo a guardarci con questo atteggiamento contemplativo, almeno 3 o 4 volte al giorno già sarebbe un super esercizio.

Trasformiamo i nostri specchi in potenti strumenti di crescita personale… continuiamo questa discussione nel nostro Qde riservato solo agli iscritti alla community.

Alla prossima
Genna

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4 Commenti
  • Puntata interessante, grazie Genna!
    E per gli appassionati di G.Nardone, al seguente link c’è una sua seduta proprio sulla dismorfofobia… e al minuto 8.30 la prescrizione di “guardarsi allo specchio per divertirsi a trovare i difetti”
    Ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=GWnidx8KKg8

  • Grazie Genna,
    Come specchio, a rifletterci bene, utilizzo i registratore, o comunque registro spessissimo la mia voce e la riascolto, anche perché è forse il modo che mi riesce facile per sviluppare la consapevolezza in me stesso, essendo non vedente.
    Spesso, mi capita anche di registrare i messaggi vocali su Whatsapp, li riascolto, proprio volentieri, devo dire, rispetto a quel che succedeva tempo fa. Di fatto questo è stato proprio un lavoro sul mio bisogno di accettazione: è iniziato proprio da lì. Ovviamente da lì è anche iniziato il lavoro su altre abilità vocali (prese per esempio dal buon Ciro Imparato,) e ogni giorno cerco di ascoltare dei grandi speakers e portare la consapevolezza fra le mie e le sue abilità.
    Grazie ancora

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