Gli effetti collaterali della meditazione: conoscerli per prevenirli…

 

Esistono davvero effetti collaterali della meditazione?  “Tutto fa un po’ male” recita il testo di una bel brano degli Afterhours.

Come ogni attività anche la meditazione può avere effetti collaterali, spesso di lieve è passeggera entità e in rari casi di intensa disgregazione.

Nella puntata di oggi parliamo di tali effetti e di come evitarli, si perché la maggior parte di questi sono conosciuti quindi, prevedibili e prevenibili. Buon ascolto…

 

Ascolta “252- Gli effetti collaterali della meditazione… conoscerli per prevenirli…” su Spreaker.

 

Lo sappiamo da sempre

 

Da quando esiste la volontà di esplorare la propria interiorità attraverso le pratiche di meditazione esistono teorie legate ai suoi eventuali pericoli.

Dalle pratiche più arzigogolate come il Buddismo tibetano a quelle maggiormente “secche” come lo Zen, sappiamo che esiste la possibilità di avere problemi durante la pratica.

Ma in quelle tradizioni si tratta di situazioni di passaggio, spesso inquadrate come stadi dell’apprendimento e del percorso interiore.

All’interno di una cornice tradizionale questi piccoli e grandi problemi legati alla meditazione diventano facilmente prevedibili e affrontabili, perché non sono “problemi mentali”.

Oggi che la pratica viene utilizzata sempre più spesso dai miei colleghi per migliorare l’equilibrio interiore, tali problematiche sono di più difficile comprensione.

 

”Tutto fa un po’ male”

 

Dicono gli Afterhours ed aggiungo, “se non sai gestirlo o se lo usi a sproposito”. Come sanno tutti, anche la benefica e vitale acqua, se viene assunta in eccesso può nuocere.

Qualsiasi cosa che faccia bene se utilizzata nel modo sbagliato può fare male e nella mia esperienza è questo ciò che accade di frequente con la meditazione.

Si è vero, esistono persone che non dovrebbero meditare, sono persone che hanno problemi personali legati a disturbi psichiatrici importanti.

Ma coloro ai quali la pratica è davvero sconsigliata sono davvero pochi, anche perché la ricerca ha dimostrato che la meditazione può avere benefici anche con i disturbi psicotici.

Tali situazioni però devono essere seguite da professionisti della salute mentale altrimenti c’è il rischio di farsi male. Facciamo un analogia abbastanza calzante…

 

Il mal di schiena

 

Molti sanno che il mal di schiena può essere trattato attraverso esercizi fisici specifici. Molti dolori alla colonna vertebrale sono dovuti ad errori di postura e di movimento.

Un bravo preparatore, fisioterapista o ortopedico, sanno come utilizzare la fisiologia per andare a compensare tali squilibri.

Anche molti insegnanti di yoga dicono di saper utilizzare le loro pratiche per poter lenire il mal di schiena.

Questo significa che se domani hai il mal di schiena ti basta fare qualche esercizio posturale (che trovi online) o mantenere qualche “asana”? (Posizioni fisiche dello yoga).

Se sei particolarmente fortunato magari funziona, ma sarebbe meglio che tali esercizi te li consigliasse un professionista dopo aver fatto un’accurata diagnosi.

 

L’alimentazione

 

Qualche anno fa tenevo dei corsi insieme ad un medico nutrizionista, questo bravo professionista portava spesso casi di patologie trattate con la sola alimentazione.

Ed era vero, avevamo dei pazienti in comune che prima del suo trattamento soffrivano di mal di testa, mal di pancia e diabete.

Dopo qualche mese di “ferra dieta” molti di questi problemi sparivano o diventavano facilmente gestibili. Una buona alimentazione può fare davvero “miracoli”.

Allo stesso tempo però ci sono persone che, durante un trattamento nutrizionale sviluppano problematiche alimentari come l’anoressia o disturbi dell’umore (ansia e depressione).

Sia l’esercizio fisico che la buona alimentazione possono fare tantissimo per il nostro benessere, ma in alcuni casi e sotto certe condizioni, possono fare più male che bene!

 

Il problema vero: la consapevolezza

 

Come mai una cosa come la meditazione può nuocere? Fra i tanti modi con cui può farti “male meditare” ne esiste uno a dir poco paradossale: l’aumento della consapevolezza!

“Ma come Genna, come è possibile che il vantaggio principale della pratica sia anche un suo ostacolo, spiegati meglio!”.

La consapevolezza può diventare difficile da gestire così come lo è in tanti altri contesti: dal semplice dover dire la verità ad un amico al renderci conto dei nostri limiti.

Se meditiamo davvero stiamo osservando i nostri “movimenti mentali”, allora potrebbero emergere ricordi che abbiamo seppellito nel passato.

Non parlo di “traumi devastanti” ma anche quel dispetto fatto al nostro collega di cui abbiamo seppellito “pezzi di sensi di colpa”, emerge qualsiasi cosa, bella e/o brutta.

 

Il mindset

 

E’ chiaro che se approcci la pratica della meditazione con l’idea di sentirti bene, di provare stati di beatitudine e rilassamento, parti male!

Perché come ormai dovresti sapere non si tratta di cercare alcun stato beato e piacevole, ma semplicemente di osservare tutto ciò “che c’è” e non ciò che vorresti ci fosse.

Saperlo è essenziale per iniziare, si tratta di una continua apertura verso se stessi, di invertire il nostro caro “evitamento esperienziale” per fare l’esatto opposto.

Affrontare qualsiasi cosa emerga! Ripeto, tutto questo era già noto nelle varie tradizioni contemplative del passato, solo che avevano spiegazioni pseudo-religiose.

Proprio così come per anni abbiamo ritenuto determinate patologie mentali come “possessioni demoniache”, in diverse tradizioni si parla di “demoni della meditazione”.

 

Un “visore speciale”

 

Nella puntata di oggi ti ho detto che la meditazione è “una lente di ingrandimento”, forse l’analogia non calza proprio così tanto, è più simile ad un “visore speciale”.

Questi occhiali possono farti vedere oltre l’oscurità o oltre i banchi di nebbia creati dai contenuti mentali, dalla continua e incessante programmazione del futuro e la revisione del passato.

Una delle mie fonti personali di ispirazione nella meditazione tradizionale è stato S.N. Goenka, il quale paragonava la pratica ad una “operazione chirurgica”.

Lui si riferiva al suo ritiro più noto “i 10 giorni di pratica silenziosa”, che diceva essere come un’operazione chirurgica volta a fare uscire “il pus” delle impurità (lo so non è una bella immagine).

E per operare “bisogna tagliare” e durante tale operazione si possono provare piccoli e grandi dolori. Mi piace più pensare al visore notturno 😉 Anche se chiaramente la sua metafora cruenta affina già il mindset necessario.

 

Il ruolo centrale della compassione

 

Un altro aspetto che a volte viene messo in secondo piano è quello della “compassione” e accettazione di ciò che emerge durante la pratica.

Si tratta di mescolare insieme diversi principi anche tradizionali come: l’equanimità (il gioco delle sensazioni), la compassione e la capacità di “stare con”.

Il prticante deve sapere che non si tratta di “cavolate new age”, essere compassionevole, equanime e accettante non è un bel modo di guardare se stessi…

…ma è in realtà l’unico vero modo per poter affrontare il proprio mondo interiore, per invertire il continuo evitamento esperienziale.

La maggior parte dei problemi legati alla pratica è la continua “lotta con i contenuti interiori”, una lotta che ha un solo campo di battaglia, te stesso.

 

Il giudizio

 

E cosa succede se “lotti con te stesso” o non riesci ad essere sufficientemente accettante e auto compassionevole? Inizi a giudicare te stesso e la pratica che svolgi.

Tutto diventa una sorta di “lotta personale” volta a cercare di avere una specie di controllo sui propri pensieri. Questo è il modo migliore per impazzire!

Lo scopo della meditazione non è avere esperienze “prive di giudizi” ma renderti conto di quando emergono tali giudizi.

Se ti aspetti di “non giudicarti” scopri subito di avere torto e questo può portarti in una sorta di spirale “silenziosa” di continui auto-giudizi negativi.

”Ma come, medito da qualche mese e continuo a giudicarmi duramente” e bla bla bla.

 

Vita e circostanze

 

Quando vai in palestra l’allenamento “è lineare”? Cioè giorno dopo giorno, scheda dopo scheda, continui ad avere effetti simili?

La risposta è no! E’ chiaro che inizialmente potrebbe esserci una spirale positiva di cambiamenti, ma neanche questi sono lineari e regolari.

Ci saranno giorni dove performerai meglio, magari hai dormito bene, mangiato bene ed hai “le stelle dalla tua parte”. Ma questa non è la regola, anzi!

Chi si aspetta una “crescita regolare e costante” in palestra rischia di abbandonare. Perché dovrà fare i conti con la dura realtà, esistono “livelli di crescita”.

Più diventi bravo in ciò che fai e più scopri che ci sono “livelli successivi” maggiormente difficili da raggiungere.

 

 

Nessuna competenza complessa è lineare

 

Se prendi una qualsiasi abilità complessa ti renderai conto che non è mai lineare. Lo è all’inizio, quando si passa da una conoscenza “zero” alla “conoscenza uno”.

Se suoni la chitarra, da non saper fare nulla a saper fare un giro d’accordi non ci vuole moltissimo. Ma poi sai suonare la chitarra? Nemmeno per sogno!

Sai strimpellare 4 accordi! La cosa è molto diversa, l’esperienza soggettiva di piacere provata ad apprendere quei primi accordi diventa sempre più difficile da acquisire.

Il primo anno di pratica puoi essere contento di apprendere sempre più accordi, frasi, scale, ritmiche ecc. Ma via via diverrà sempre più difficile passare “al livello successivo”.

Nella meditazione questo è subito evidente, perché già il primo step da raggiungere: la capacità di osservare i propri pensieri senza giudicarli restando nel presente, è già un livello elevato di pratica.

 

L’esposizione e allenamento

 

Cosa succede se suoni la chitarra (o un qualsiasi altro strumento) da poco e sei all’improvviso costretto a suonare per 5 ore di fila? Se non hai sviluppato ancora la resistenza necessaria ti farai male.

Ma ti spoilero subito una cosa se vuoi suonare la chitarra: le dita e le mani ti faranno male comunque a meno che tu non abbia l’intenzione di proseguire come una vera tartaruga.

Il dolore iniziale è necessario, e anzi è il segnale che stai esercitando davvero le tue mani. Attenzione, se sei un chitarrista sai che è necessario sviluppare la capacità di fermarti per riposare.

Anche nella meditazione è possibile che inizialmente ti facciano male “le mani”, che emergano cose che non vorresti affrontare: l’impazienza, la rabbia, l’ansia ecc.

Ma fa parte del gioco, della “operazione chirurgica” alla Goenka, è necessario saperlo, così come sai che se andrai in palestra dopo tanto tempo, i giorni seguenti proverai dolori (più o meno grandi) ai muscoli.

 

Un viaggio dell’eroe

 

Mentre pratichi è come se fossi continuamente all’interno di un “viaggio dell’eroe” che di volta in volta porta a casa “nuove parti di sé”. In una spirale ascendente di auto-consapevolezza.

Oggi possiamo programmare viaggi da sogno nei luoghi più sperduti, avventurarci con lo zaino in spalle dove ci pare, non solo perché i costi sono sempre più bassi ma anche per la crescente digitalizzazione del mondo.

Ma uno dei viaggi più entusiasmanti è sicuramente quello dentro noi stessi, e nel Qde (quaderno degli esercizi) continueremo questa chiacchierata a partire da qui…

…dall’aspetto centrale di ogni crescita personale, conoscere se stessi.

 

A presto
Genna

 

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8 Commenti
  • Grande Gennaro,
    aggiungerei (per esperienza personale) che il problema n.1 per chi medita tanto (oltre le 2 ore al giorno) sono il diventare pigri, indolenti e indifferenti. Ecco perché nei testi antichi della tradizione indiana (quella che conosco) la meditazione andava bilanciata con l’AZIONE nella forma di SEVA = Servizio disinteressato.
    Sempre interessanti i tuoi articoli. Grazie.

    Un abbraccio
    zio Hack

    • Ciao Zio,
      Assolutamente d’accordo con te, meditare per meditare porta ad una forma di “finta trascendenza” e ad un menefreghismo generale che assomiglia più ad una forma di evitamento che di consapevolezza.

      Grazie Zio anche io continuo a seguirti con interesse…da 20 anni 🙂

  • Ciao Genna, complimenti per tutto quello che fai! Ho una domanda riguardo questo post. Pensi che ci possano essere problemi per chi soffre di doc e medita? Non c’è il rischio di essere investiti da una treno di pensieri ossessivi durante la pratica, difficilmente controllabili? Esiste qualche tipo di meditazione meglio indicata, in caso? Grazie e complimenti ancora

    • Ciao Davide,
      Si il rischio c’è ed è per questo che bisogna evitare di confondere la psicoterapia con la meditazione. Tutte le pratiche sono indicate ma sempre con l’intento di diventare maggiormente consapevoli e non di curarsi. Per il doc esistono terapie rapide ed efficaci che se affiancate alla pratica possono funzionare ancora meglio.

  • Mamma mia ma che cavolo stai dicendo! Lascia perdere! Raggiungi LA consapevolezza! No coscienza, prima di dire agli altri cosa fare!!!

    • Michele,
      solitamente messaggi simili li cancello ma questa volta ho voluto fare un’eccezione.
      Ma ti pubblico lo stesso con piacere perché mi hai smascherato…

      Si, ho messo su questo sitarello in fretta e in furia, ho preso qui e là informazioni su queste pratiche e sto cercando di fare una setta con i gonzi. Ma tu mi hai miseramente smascherato e hai sventato il mio piano malefico.

      Grazie mi redimerò e magari verrò da te grande e acuto maestro smascheratore di ignoranti improvvisati.

      Ps. Se ascolti davvero la puntata scopri che ho ben distinto consapevolezza e coscienza. Cioè, non io, la persona a cui ho rubato queste informazioni poco precise.

  • Buonasera Gennaro , ho scaricato i Qde fino alla puntata 85 , come posso scaricare i restanti 84 ?

    Grazie , Antonio

    • Ciao Antonio,
      forse si ferma a 85… i Qde sono iniziati (se non ricordo male) circa verso quel numero di podcast. Scrivimi, o meglio riscirivimi in privato grazie 🙂

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