3 passi per costruire un “mindset vincente”

 

Il “mindset” o atteggiamento mentale è l’insieme di convinzioni, valori e tendenze che hai rispetto alla realtà che ti circonda.

Da qualche anno i miei colleghi lo hanno reso sempre più noto sino a fondare una sorta di “scienza del mindset”, vista la sua enorme importanza.

Nella puntata di oggi scoprirai quali sono i “migliori atteggiamenti mentali” e quali sono le loro caratteristiche…

 

Ascolta “240- I 3 passaggi chiave per la formazione di un “Mindset Vincente”…” su Spreaker.

Il “Mindset” o “atteggiamento mentale”

 

Per quanto mi riguarda il termine italiano “atteggiamento mentale” spiega benissimo il concetto di cui ci occupiamo oggi, infatti viene descritto non come una semplice convinzione ma come un comportamento.

Una predisposizione o meglio un “predisporsi” nei confronti delle azioni che mettiamo in atto, viene anche descritto come un’azione, qualcosa che fai e non solo qualcosa che “pensi”.

In realtà è entrambe le cose, è sia qualcosa che “pensi” (un’insieme di convinzioni) e sia un modo di fare, un “atteggiarsi” (in senso letterale e non dispregiativo), un “comportarsi in un certo modo”.

E’ quel qualcosa che guarda caso tende a cambiare con la cultura e con i gruppi di appartenenza: “se stai tutto il giorno con persone che hanno un atteggiamento tenderai ad assumerlo anche tu”.

Fa quindi parte di quel modo di apprendere per esperienza e per imitazione tanto prezioso alla nostra specie. Ma c’è di più, perché ciò che si apprende è già qualcosa di “appreso di per se”.

 

Convinzioni e atteggiamenti

 

Ho iniziato con questa introduzione “lessicale” perché spesso nella crescita personale si sente parlare di “convinzioni”, cioè sistemi di pensiero sulla realtà con le quali lavorare per migliorarsi.

Il “mindset” è composto anche da convinzioni ma non solo, anche dai “valori”, cioè da ciò che è davvero importante per te e che guida la tua condotta (ad un certo livello) ne abbiamo parlato in questa puntata su “obiettivi e valori“.

Gli atteggiamenti hanno molto a che fare con la “cultura di riferimento” infatti non è raro trovarsi in imbarazzo quando si violano tali regole all’estero, come ad esempio fissare un giapponese negli occhi ecc.

Ma il “mindset” o meglio la “scienza del mindset” non si riferisce solo all’aspetto culturale (che mette in evidenza le nostre differenze) ma si riferisce a quei modi di pensare che possono facilitarci le cose.

Non sono “cose vere o false” ma solo modi di vedere il modo che ci avvicinano o ci allontanano da ciò che desideriamo ottenere.

 

La crescita personale

 

La nostra cara crescita personale (CP) lo afferma da sempre: “che tu sia convinto a meno di riuscire avrai comunque ragione” diceva Hanri Ford, e questa è anche una delle frasi più citate in tali ambiti.

Proprio perché rispecchia in pieno che cosa significa cercare di ottenere un “atteggiamento mentale vincente”! Tuttavia nella CP questo concetto è diventato quasi “magico”: “eh cosa ci vuole, basta crederci!”.

Ma sappiamo bene che le cose non stanno così, perché “crederci” cioè avere una sensazione di sicurezza riguardo a qualcosa ha bisogno anche di esperienza e di azione.

Se ti ripeti “sono forte” 100 volte allo specchio tutti i giorni probabilmente “impazzisci”. Ok sto esagerando ma ci sono studi che dicono che farlo non fa troppo bene.

Se invece tutti i giorni fai delle azioni che ti fanno sentire forte e ci aggiungi qualche “ripetizione” (inteso magari come dei promemoria più che “affermazioni”) ecco che la cosa funziona.

 

A cosa dobbiamo credere allora?

 

Si potrebbe pensare “a tutto ciò che ti fa stare bene”, ma in realtà neanche questo è vero al 100% perché se hai 40 Kg in eccesso hai voglia a ripeterti che sei “leggero come una piuma”, anche se ti fa stare bene.

Mentre ogni guru e para-guru della CP si è cimentato nella propria “formula segreta per il successo” gli psicologi hanno svolto una valanga di ricerche scientifiche in questi ambiti.

E si, anche loro hanno “formule diverse” ma guarda caso vanno tutte nella stessa direzione e sono soprattutto molto più semplici e meno mistiche di quelle proposte dai formatori anni 80-90 (si lo so sono vecchio quest’anno ne ho fatti 40).

In realtà anche chi si occupa oggi di CP non può fare a meno di usare tutti gli studi che possano confermare ciò che hanno sempre detto anche loro (anche se questo non è per niente scientifico, è un processo di verificazione, ma questa è un’altra storia).

Però bisogna ammettere che molti ci hanno azzeccato, soprattutto coloro i quali hanno pescato nella saggezza antica, da oriente a occidente.

 

A volte basta davvero poco

 

Nel 2010 il prof. Jeremy Jamieson ha pubblicato un’interessante ricerca che intitolato “Trasformare i nodi nello stomaco in farfalle” (la traduzione non è perfetta ma rende l’idea).

Come per gli studi di cui abbiamo già parlato altre volte Jamieson insieme ai suoi colleghi ha voluto vedere se la rivalutazione dell’ansia da prestazione prima di un esame avesse effetto.

Per “rivalutazione” s’intende l’ascoltare un brevissimo discorso (di 5 minuti) dove viene spiegato che provare ansia fa bene e che gli studi hanno dimostrato che chi la sperimenta prende voti più alti.

Gli studi citati sono veri e gli studenti sono verissimi visto che devono affrontare il GRE (Graduate Record Examination), l’esame di ammissione per il dottorato di ricerca!

Lo studio è fantastico, hanno usato varie misurazioni compresa la presenza dello “stress nella saliva” e hanno scoperto che questo breve intervento ha influito significativamente sui punteggi finali.

 

Sei abbastanza intelligente

 

Quando parlo di come sia facile (a volte) cambiare o modificare le convinzioni le persone pensano subito: “ma è un disastro, allora sono come una banderuola in balia del vento”.

Ok, è vero che siamo facilmente influenzabili (chi più e chi meno) ma sono convinto che siamo tutti abbastanza intelligenti per fare una buona scelta.

Si non sempre succede ma nella maggior parte dei casi si. Ti è capitato di guardare qualche video sulla “terra piatta”, per caso ti ha convinto?

Spero proprio di no! Non accetti tutto ciò che le persone ti dicono o tutto ciò che ti passa per la testa, altrimenti sarebbe un disastro.

Tuttavia quando diverse variabili si mettono in fila potresti diventare maggiormente propenso a crederci.

 

Contesto e fonte

 

Se ad un tratto fosse la NASA a dirci che in realtà ha modificato le foto e che la terra è effettivamente piatta, allora le cose cambierebbero vero?

Si perché la fonte è più che affidabile! Infatti il complottiamo parte proprio affermando cose del tipo: “ci hanno nascosto la verità” presupponendo che sia la “fonte” a mentire.

Se non credi che la NASA sia una vera “agenzia spaziale”, che “non siamo stati sulla Luna ecc.” e probabile che tu creda anche alla “terra piatta”.

Se hai già “screditato la fonte” allora anche il messaggio in se cambierà. Invece il contesto nel quale sono inseriti i messaggi dell’esperimento di Jamieson è molto diverso.

Siamo in un campus universitario, coloro i quali narrano le storie sono docenti o assistenti e le ricerche citate sono tutte vere.

 

”Aderenza alla realtà”

 

Siamo tutti d’accordo che non è necessario avere eccessiva aderenza alla “realtà” per convincerci di qualcosa, basta infatti una buona fonte e una buona narrazione.

Però se i dati sono ancorati alla “realtà” allora l’effetto è sicuramente più potente. Come nell’esempio precedente, se fosse la NASA ad affermare che la terra è piatta, mostrando nuove foto e video?

Ecco in questo caso molti potrebbero iniziare ad abbracciare la tesi della terra piatta. La scienza è zeppa di casi del genere… non proprio come la terra piatta però 😉

Ti basta pensare che abbiamo il concetto di “atomo” dall’antica Grecia ma che solo da pochi decenni sappiamo come è fatto (più o meno) l’atomo.

E tale concetto, quello che tutti abbiamo studiato a scuola (quello di Bohr) è un modello, non è la “realtà” ma una sua buona rappresentazione. Buona perché funziona sperimentalmente.

 

La mente costruttrice di modelli

 

La nostra mente costruisce continuamente dei modelli della realtà per riuscire ad interagirvi. Sembra una roba assurda ma è così, non abbiamo mai la certezza delle nostre azioni.

Per questo dobbiamo costruire dei “modelli previsionali” su ciò che accadrebbe se facessimo “x o y”. E lo facciamo di continuo, ti ricordi la puntata sulla mente “che predice il futuro”?

Questi “modelli” (le mappe del nostro GPS) vengono continuamente aggiornati in base ai dati raccolti. Il mindset si forma a questo livello, assimilando e accomodando le informazioni.

Puoi decidere se nutrire la tua mente di dati “farlocchi”, di “pseudo-convinzioni” oppure di dati concreti (per quanto possibile) comprovati dalla ricerca.

Lo so, non è bello doversi affidare agli altri ma è impossibile fare altrimenti.

 

Le “scatole nere”

 

Ne abbiamo parlato diverse volte ma è utile tirare fuori ancora il concetto di “scatole nere”. Il fatto che la complessità del mondo ci porta a vivere a contatto con cose che non conosciamo.

Certo puoi immaginar come funzioni il device da cui mi stai leggendo, ma sapresti davvero descrivere il suo funzionamento? Sai cosa succede dentro ai circuiti ecc.?

Questa è una condizione particolare per l’essere umano, condizione che esiste da sempre, perché da sempre “non sappiamo tutto”.

Ma mentre un tempo “tutti sapevano poco” oggi la conoscenza è spezzettata in tante specializzazioni (cosa che da un punto di vista scientifico è giusto).

E capita di vedere che il chirurgo della mano non conosca bene le articolazioni del ginocchio. La specializzazione arriva proprio per riuscire a comprendere meglio la realtà, e accettiamo il rischio di un “riduzionismo tecnico”.

 

Finale e Qde

 

In realtà ragazzi non ho parlato tantissimo del Mindset qui ma l’ho fatto per filo e per segno nel Qde di questa settimana. Ti ricordo che per scaricarlo devi iscriverti alla community di Psinel e aspettare il lunedì.

Una volta iscritto ti arriverà tutti i lunedì una email che contiene: il Qde in formato pdf, il file mp3 della puntata e tutte le novità di Psinel.

Per iscriverti devi inserire la tua email in un qualsiasi form che trovi su questo blog: in alto a destra scaricando il “report gratuito” se usi desktop (il Pc fisso). Scorrendo in basso se mi leggi da mobile e a vole solo aspettando qualche secondo che salti fuori il “pop up”.

Oggi vale la pena approfondire anche attraverso il Qde e i numerosi collegamenti esterni.

 

A presto
Genna

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