Intelligenza emotiva: Le emozioni “positive” possono farti male?

 

Quante volte hai sentito parlare di emozioni “positive e negative”? Scommetto un sacco di volte, si perché anche la ricerca in psicologia le classifica in questo modo.

Ma in realtà non vi attribuisce un “giudizio di valore” ma serve come semplice distinzione. In realtà sappiamo da tempo che le emozioni non sono né “positive” e né “negative” perché sono tutte utili alla sopravvivenza.

Il tema di oggi è questo, molto complesso e allo stesso tempo tremendamente affascinante… buon ascolto:

 

Ascolta “242- Intelligenza emotiva: perché non esistono le emozioni positive e negative…” su Spreaker.

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Inside out

 

Hai visto il film animato Inside out? Ne abbiamo parlato diverse volte in passato perché il supervisore scientifico della serie è stato il grande Paul Ekman, noto agli addetti ai lavori e da qualche anno anche ai non addetti.

Purtroppo devi avvisarti, nelle prossime righe c’è uno spoiler, se non hai visto il cartone animato e desideri gustartelo ti conviene saltare questa parte.

Nel caso invece tu voglia proseguire con la lettura devi sapere che quel film è fatto davvero molto bene. Non benissimo, ci sono aspetti non troppo curati come quelli relativi alla differenza conscio e inconscio, ma sono cose per “puntigliosi” come me.

La cosa più affascinante dell’intero film è il suo messaggio finale che potremmo parafrasare così: Non esistono emozioni “positive o negative”, ogni emozione va ascoltata anche quando è dolorosa.

Visto, non è stato un grande spoiler… però potrebbe esserlo se non volevi conoscere “il succo del discorso” e scovarlo da solo guardando il film.

 

Se c’è serve a qualcosa…

 

Spesso mi piace pensare che il mondo emotivo sia qualcosa di antico, qualcosa che forse non è più così necessario per la nostra sopravvivenza. Perché dovrei sentirmi in pericolo di vita se sto prendendo un aereo?

Spesso ho scritto questa cosa su Psinel in accordo con molti colleghi, il fatto che il nostro cervello è come se non fosse “aggiornato” ai nostri tempi moderni, e in parte è vero!

Però non è così vero per il nostro mondo emotivo, il quale, anche se può apparirti come “antiquato” è in realtà presente tutt’oggi per garantirti la sopravvivenza ed il benessere.

Non mi credi? Pensa ad un momento difficile della tua vita che hai superato, e probabilmente potresti ritrovare in quell’esperienza la manifestazione chiara di questo fenomeno.

Del fatto che le tue emozioni ti hanno aiutato. Si, anche se hai pianto come un bambino perché ti ha lasciato quella ragazza o quel ragazzo, quelle lacrime ti hanno permesso di accelerare il distacco e ricordarti di evitare certe persone (quando tutto va a buon fine).

 

La gestione delle emozioni il “sacro Grall” della crescita personale

 

Fra i vari “feticci” della crescita personale quello della gestione emotiva è uno dei più interessanti, perché sembra aver sostituito un sacco di cose.

Mentre un tempo si diceva che per crescere fosse necessario “aggiungere qualcosa” dall’avvento del concetto di intelligenza emotiva qualcosa è cambiato.

Non si tratta più di “aggiungere o cambiare” ma di modulare, di essere capaci di accedere alle proprie risorse interiori partendo da un presupposto fondamentale:

”Tu hai già tutte le risorse che ti servono per fare ciò che desideri fare” e oggi sappiamo che queste risorse coincidono anche con le nostre emozioni.

 

Le emozioni sono risorse

 

Mentre fino a pochi decenni fa gli “esperti” ti avrebbero messo in guardia nei confronti del tuo mondo emotivo, oggi le cose sono diverse.

Ricordo quando una mia professoressa delle superiori, sapendo che mi sarei voluto trasferire a Padova per studi mi prese da parte e mi disse:

”Romagnoli io so quanto sei bravo però so anche che alla tua età ci sono parecchie distrazioni, una di queste è l’amore, stai attento alle relazioni durante gli studi”.

Lo aveva detto per mettermi in guardia, per non farmi distrarre o perdere “la retta via”, ma sotto questa indicazione c’è un pregiudizio:

Le emozioni sono pericolose perché possono scompaginare i tuoi obiettivi e le tue proprietà. Ed in effetti un po’ aveva ragione ma si tratta di un mindset sbagliato.

 

Il mindset

 

Nelle ultime puntate sto insistendo con questo termine inglese perché sono i miei stessi colleghi ad utilizzarlo. A formare i nostri atteggiamenti mentali ci sono i pregiudizi.

Ciò che credi di sapere su un determinato ambito. E nel campo delle emozioni lo stereotipo comune è che queste siano “pericolose”, “ingestibili” e “imprevedibili”.

Come ti predispone sapere cose del genere? Beh sicuramente non in modo positivo nei riguardi di tutto ciò che emerge dal mondo emotivo.

”Mi tremano le gambe e ho le mani un po’ sudate… aiuto sto per entrare nel vortice pericoloso delle emozioni”. Questo è un pensiero comune.

Oggi sappiamo invece che quel tremito, quella sudorazione non sono altro che le risposte fisiologiche all’ambiente che ti preparano a rispondere e mobilitano le tue risorse interiori.

 

Le emozioni attivano le risorse

 

Se eviti, blocchi o cerchi di controllare le tue risposte emotive ciò che stai facendo è limitare le tue risorse a disposizione in quel momento.

Stai dicendo al tuo corpo e al tuo cervello che ciò che stai sentendo “è sbagliato” e che quindi tu stesso “sei sbagliato” in quel frangente.

Questo non significa che tu debba urlare dalla rabbia o ululare di felicità alla luna alle 3 di notte. Ma significa che devi apprendere come accogliere le tue emozioni.

Che siano “positive o negative”, che ti facciano tremare o meno, che ti facciano avere pensieri brutti o belli. Sono cose Tue!

Si hai capito bene, nessuno può farti tremare o sudare, sei tu che reagisci alle stimolazioni esterne.

 

La responsabilità emotiva

 

Se hai stortato il naso quando hai letto l’ultimo capoverso devi sapere che non sei il solo, tutte le volte che presento questo concetto c’è qualcuno che mi dice:

”No dottore lei non ha capito bene, il mio capo è terribile e sarebbe capace di far tremare anche il diavolo, io che cosa c’entro? Sono una vittima”.

Ora, si è possibile che i tuo “capo” sia particolarmente burbero e che se ne freghi delle tue emozioni, ma queste sono proprio “tue” e sei tu ad averne la responsabilità.

Così come se avessi un cane, anche se è un passante che lo provoca è tua la responsabilità di come questo reagisce e soprattutto di cosa potrebbe combinare.

Così come ti assumi la responsabilità del “tuo cane” dovresti farlo per le tue emozioni, lo so che non è facile ma è fondamentale per imparare davvero a gestirle.

 

La risposta emotiva è “roba tua”

 

Si è vero che gli altri, l’ambiente e tutto ciò che ti circonda è in grado di attivarti, ma la responsabilità di quella reazione è solo tua.

Se una persona fa arrabbiare un tizio che poi esce di casa e si mette a picchiare il primo che incontra, di chi è la repsonsabilità?

Messa così è facilissimo vero? Ora non ti sto chiedendo di diventare una specie di Gandhi immune a qualsiasi emozione ma solo di renderti conto che è qualcosa di tuo.

Insisto su questo punto perché è uno dei più difficili da abbracciare, alla gente non piace per nulla pensare che si  tratti di una cosa “propria”.

Sai perché? Perché effettivamente la prima attivazione potrebbe essere esterna, ma poi la reazione sei tu a gestirla.

 

Il pericolo delle emozioni positive

 

Se hai ascoltato la puntata mi avrai sentito dire che a volte “le emozioni positive” possono dimostrarsi degli ostacoli.

Voglio raccontarti un fatto che è accaduto ad un mio caro amico qualche anno fa. Lui si trovava in Australia per lavoro, era insieme ad un gruppo di amici italiani.

Erano felici e allegri perché stavano festeggiando un amico. Un po’ ubriachi si sono recati in un locale dove sembrava ci fosse molta gente.

Il mio amico era felice e sovrappensiero e non si sarebbe mai aspettato di trovarsi nel bel mezzo di una rissa e di essere preso di mira.

Lo so che per la maggior parte del tempo le emozioni così dette “positive” sono funzionali ma non sempre, soprattutto se ti trovi un un paese straniero e accanto a te si stanno riempiendo di botte.

Ripeto, il mio caro amico era un po’ alticcio ed è per questo che non si è reso conto del pericolo.

 

L’elaborazione delle informazioni

 

Come forse avrai già sentito dire altrove, il nostro cervello sembra suddividere per bene l’aspetto emotivo da quello razionale e i due non vanno troppo d’accordo.

Questo non è vero, perché alcune emozioni facilitano l’elaborazione delle informazioni, purtroppo però non sono emozioni così dette “positive”.

Si, se per caso hai un amico “ansioso” (che significa che prova un po’ di ansia non che sia malato) saprai che a lui non sfugge nulla.

Forse è il miglior amico a cui affidare l’itinerario di un percorso o le chiavi di casa, oppure da mandare avanti per capire cosa vuole “il professore” (a scuola) o il boss (sul lavoro).

La sua tendenza a stare in “controllo” non è negativa sempre, lo è di certo quando la situazione richiede di lasciarsi andare, ma non tutte le situazioni lo richiedono.

 

Una parte del corpo

 

Le emozioni assomigliano in quasi tutto ad una parte del corpo, si tratta di un tuo arto, quando lui diventa consapevole significa che ti fa male.

Pensaci, solitamente non sei consapevole del tuo corpo, lo diventi solo quando questo inizia a darti fastidio.

Solo che quando ci fa male un braccio possiamo fare finta di niente ma fino ad un certo punto. Se fa troppo male andiamo subito a farci vedere o facciamo qualcosa al riguardo.

Lo stesso non vale per le emozioni che invece “cerchiamo di auto curarci” attraverso cavalcate stereotipate: “fatti una bella vacanza”.

”Guardati un bel film”… insomma c’è tanto bisogno che la cultura sulle emozinoi e su come si trattano dilaghi.

Nel Qde cercherò di ampliare questo discorso…

A presto
Genna

 

 

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10 Commenti
  • Ciao Genna, una cosa non mi è chiara: se ci fermiamo a pensare “a che pro sto vivendo questa emozione?” non si rischia di razionalizzare? Avevo capito che le emozioni devono rimanere nel piano emotivo, separato da quello razionale, e che cercare di elaborare razionalmente un’emozione fosse qualcosa di sbagliato.

    • Si il rischio c’è, infatti è uno dei pochi consigli su cui anche io ho dei dubbi. Bisogna farlo con la giusta consapevolezza. Il consiglio è tratto dal lavoro di Susan David.

  • Caro Genna,
    più lunghi sono i tuoi podcast, più imparo! Nel mio caso, ascolto con attenzione quello che dici rimanendo concentrato sulle tue parole. Non sono mai riuscito a fare bene due cose alla volta, forse è solo un mio limite, ma tant’è… e per comprendere quello che dici rimango seduto di fronte al portatile e ti ascolto con attenzione senza fare alcunché! Sbagliato, nel mentre mi fumo un sigaro (ahimè)! Per ultimo sei molto bravo nell’esporre concetti spesso non semplici e hai ragione quando dici che “ripetere aiuta”!
    Grazie, Stefano.

  • Ciao Genna, complimenti per la puntata e per aver scelto questo argomento! 🙂 Cercare di eliminare e soffocare le emozioni negative purtroppo è quello che il senso comune impone, oltre al fatto che nel breve periodo sembra la cosa “più logica” da fare (salvo poi risentire degli effetti deleteri più in là). Qualche settimana fa, durante lo studio pazzo e disperato, dove “combattevo” con l’ansia e le distrazioni digitali, ho cominciato a fare una sorta di “meditazione” pre-studio: ho iniziato ad osservare, senza alcun giudizio, le mie emozioni da quando mi alzavo fino al momento presente, la loro concatenazione temporale e le azioni/strategie automatiche che mettevo in atto. Ecco, a un certo punto ho avuto una sorta di profonda intuizione, e cioè che quella che definivo “ansia” non fosse altro che l’energia che si stava attivando per far fronte a quel compito impegnativo (l’esame nel caso speficico). Il problema stava non solo nell’etichettare quell’energia come “ansia negativa”, ma nell’attuare strategie assolutamente controproducenti per “placarla” (ad es. farsi risucchiare dallo smartphone). Quando mi sono resa conto di tutto questo, sono riuscita ad incanalare questa energia su azioni utili (lo studio) e senza sprecarla inutilmente. Certo, è un percorso che richiede tanta pratica, ci sono giornate in cui “mi lascio un po’ andare” al vecchio mindset (è giusto usare questo termine? 😛 ), ma il linea di massima ho intrapreso la giusta strada.
    Caro Genna, scusa per il romanzo, ma ci tenevo a comunicarti questo tassello della mia “crescita personale”. Ormai da un circa un annetto ti seguo assiduamente e tra tutte le tue infinite risorse, assieme ai video del tuo collega Mazz. (forse non si può fare pubblicità, quindi non farò nomi!) e al blog di crescita personale italiano più famoso, la mia vita è migliorata tantissimo.
    Ancora grazie di cuore per il lavoro splendido che fai! 🙂 🙂 🙂
    Ps anch’io preferisco le puntate lunghe, non si possono sintetizzare troppo argomenti complessi, non si capirebbe niente! 😉

    • Grazie a te Valentina per questa superlativa testimonianza… è davvero così, guardare in faccia il nostro mondo interiore ce lo rende amico e complice. Viceversa, diventa un nemico subdolo.

  • Ciao Gennaro,davvero illuminante questa puntata!
    Le emozioni sono croce e delizia, freni e motori, e quindi è davvero fondamentale comprenderle, accoglierle, ascoltarle.Bisogna “solo” acquisire stabilmente l’atteggiamento funzionale per aprirsi ad esse, passando dalla comprensione all’azione…
    Che universo affascinante
    davvero!Grazie per i contenuti che oggi ci hai proposto a riguardo,davvero interessanti spunti di riflessione! Per me puntate lunghe ad oltranza:amo gli approfondimenti😉

  • Io sono una di quelle che mentre cucino ti ascolto, ormai il lunedì mattina mi fai sempre compagnia, ed oggi la puntata è stata veramente interessante riuscire a vedere le emozioni, soprattutto ‘negative’ da un altro punto di vista é una boccata d’ossigeno per chi come me a volte ne soccombe. Puntata eccezionale!!!

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