Il fascino pericoloso del “potere” negli studi di Paul K. Piff…

 

Conosci le dinamiche del “potere”? Da qualche decennio un’equipe di scienziati americani sta studiando gli effetti del potere sul comportamento.

E lo studio più affascinante ha utilizzato uno dei giochi da tavolo più famosi del mondo, il “Monopoly”… ci hai mai giocato?

Non si parla solo di “giochi” ma anche del fatto che se stai per attraversare la strada dovresti stare attento ad un certo tipo di auto… lo scoprirai ascoltando la puntata di oggi:

 

Ascolta “239- Uno studio che cambierà per sempre il tuo modo di vedere il “potere” e non solo…” su Spreaker.

 

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Compassione e potere

 

Lo scopo principale dell’equipe di ricerca del dott. Paul K. Piff è quello di rilevare se il “potere” o meglio “la classe sociale” può influire sulla compassione.

Compassione significa avere a cuore gli interessi, i desideri e le aspettative delle persone che ti stanno davanti. Non è solo un “avere a cuore” ma è un “sapere che le hanno”.

So che sembra assurdo ma nel 700’ quando credevamo che gli animali fossero degli “automi” (grazie a Cartesio) ci divertivamo a torturarli.

Oggi invece sappiamo bene che quell’espressione di dolore che fa il tuo cane quando inavvertitamente gli pesti una zampa, è dolore vero, come quello che proveresti tu.

Nonostante vi sia un movimento animalista pronto ad essere compassionevole con gli animali, spesso siamo inconsapevoli della nostra mancanza di compassione ed empatia.

 

Guarda il Ted di Paul K. Piff:

 

 

In questo video si vede il prof. Piff alle prese con uno dei Ted più straordinari degli ultimi anni. La “straordinarietà” è data dal tema di ricerca più che dallo speech in se.

Ed il finale, quello dove ci dice chiaramente che è possibile modificare questo effetto con dei “piccoli accorgimenti psicologici”, è in assoluto la parte che ho preferito.

Molte volte le ricerche si limitano ad osservare un problema ma poche volte danno una soluzione, per quanto piccola, un suggerimento chiaro come in questo caso.

Ci sono riusciti perché hanno fatto una valanga di ricerche e perché, come tutti gli scienziati, “erano sulle spalle dei giganti”.

 

Cio’ che arriva prima influenza ciò che c’è dopo

 

Questa frase “criptica” è in realtà la sintesi di quello che danni chiamiamo “priming”. E qui cari psinellini “datati” dovete tirarvela assolutamente.

Quando qualcuno vi dirà: “ma perché diavolo segui quello strano podcast/sito” risponderai “perché ha parlato 10 anni prima di cose che oggi sembrano fantascientifiche”.

Si, non è merito mio ma della mia facoltà, ho avuto la fortuna di lavorare con “il priming” durante gli anni universitari e di studiarlo a fondo.

E nel 2007, quando ho scritto il mio primo “libro” (rilassamento dinamico) ne parlavo già come del fattore che influenza “l’inconscio”.

Si ero invasato di questa distinzione “conscio/inconscio” e cercavo dei dati scientifici a  cui appigliarmi per spiegare alcuni fenomeni.

 

 

In questo video spiego molto rapidamente che cosa è il “priming” e dimostro anche alcuni piccoli esercizi. In realtà ci abbiamo dedicato puntate intere in passato riferendoci alla persuasione.

Da “procedura sperimentale” il priming è lentamente diventato il nuovo paradigma per lo studio e l’applicazione della psicologia.

I famosi “Nudge” del premio Nobel Richard Thaler non sono altro che evoluzioni di questo concetto messi in pratica. Riuscire a disegnare ambienti che rendano più semplice fare determinate scelte.

 

Un’influenza “banale”

 

Scommetto che ti sei reso conto più volte nella tua vita del fatto che “ciò che c’è prima influenza ciò che c’è dopo”, magari sei andato al cinema e hai visto un bel film?

Come ti senti quando esci dal cinema dopo aver visto un gran bel film? Il tuo stato emotivo è spesso completamente cambiato e di conseguenza anche i tuoi comportamenti.

Mi ricordo quando da bambino mi portavano al cinema all’aperto di sera, ero talmente galvanizzato da alcuni film che facevo fatica ad addormentarmi.

Non per gli incubi ma perché magari mi aveva motivato in un qualche senso, mi aveva ispirato all’azione e cose del genere.

Sono effetti comuni che però non pensavamo potessero avere ricadute così importanti nella nostra società.

 

Il ragionamento è molto più semplice di quanto appaia

 

Se immaginiamo che una cosa come “la classe sociale” o il “privilegio in un gioco da tavola” possono influenzare i nostri comportamenti allora anche altro può influenzali.

Se il semplice fatto di avere “più potere in gioco” ci rende meno compassionevoli allora è possibile che altri “priming” possano avere effetti contrari?

La risposta è ovviamente si e qualche invasato di crescita personale in stile PNL potrebbe dire: “ma certo Genna sono tutte ancore” ed avrebbe ragione in un qualche senso.

Si tratta di qualcosa a cui tutti abbiamo pensato in un qualche modo e oggi abbiamo le prove scientifiche si può  utilizzare “questa roba” per cambiare non solo noi stessi ma il mondo.

 

Cambiare il mondo

 

Lo so è un’affermazione importante, ma l’abbiamo già vista qualche tempo fa commentando alcune ricerche sulla meditazione.

Così come guardare un video di qualche secondo è in grado di cambiare l’effetto “potere” anche meditare ha risultati simili.

Lo abbiamo visto in questa puntata dove alcuni soggetti venivano invitati a fare un esperimento sul pregiudizio.

Il pregiudizio agisce come uno “schema inconscio” che guida le nostre azioni e percezioni, e senza rendercene conto agiamo in modo pregiudizievole.

Ad esempio riteniamo una persone con il colore della pelle diverso dal nostro maggiormente incline a commettere reati… ma solo se non abbiamo meditato prima.

 

Piccoli “interventi psicologici”

 

Lo so che può apparire una cosa alla “Grande fratello” (non il reality ma il libro di Orwell) il fatto di cercare di disegnare l’ambiente affinchè influenzi le nostre scelte.

In realtà lo facciamo comunque ma senza consapevolezza, senza sapere come e quanto l’ambiente che ci circonda sia in grado di avere un impatto sulle nostre azioni.

Eppure è scientifico, l’ambiente ha un enorme effetto su ciò che pensi e su ciò che fai. Per tanto studiare come manipolare questi risultati diventa fondamentale.

Qualche secolo fa non sapevamo cosa significasse essere soggetti a determinate influenze esterne. Se abitavi vicino a determinate cave rischiavi la vita senza saperlo.

Disegnare le nostre scelte attraverso l’ambiente è qualcosa che abbiamo sempre fatto ma senza saperlo, oggi abbiamo un sacco di ricerche che possono aiutarci.

 

Manipolazione e persuasione

 

Il dilemma etico è del tutto simile a quello che abbiamo visto diverse volte parlando di “manipolazione e persuasione”: è giusto o meno studiare come influenzare il prossimo?

Per quanto mi riguarda la risposta è “si è giusto anzi giustissimo” perchè sono convinto che il male peggiore sia sempre l’ignoranza.

Fare finta che queste cose non esistano è il primo passo verso l’inconsapevolezza (o ignoranza) che non ha mai fatto bene alla nostra specie.

Senza contare che in realtà già gli antichi Greci avevano scritto trattati su trattati legati alla “persusasione” o all’arte retorica (la sofistica). Non è una moda moderna legata alla psicologia.

E tali studi nascono con un intento nobile, quello di difendere i più deboli, o per lo meno così si racconta nei libri, del fatto che Gorgia usasse la retorica per difendere le terre dei più deboli.

 

La conoscenza ci rende liberi

 

Nell’antica Grecia saper argomentare e influenzare era sicuramente più importante di oggi, perché era una delle poche armi di difesa.

In un mondo dove le classi sociali erano “scolpite nella roccia”, dove i poteri erano dati soprattutto per discendenza, sapersi difendere verbalmente era importantissimo.

Oggi in una società dove tutti cercando di attrarre la nostra attenzione per proporci i loro servizi e prodotti, conoscere questi meccanismi diventa altrettanto importante.

Ma noi non possiamo trasformarci in tanti “psicologi” o in tanti esperti di persuasione per difenderci. E’ necessario che le vere decisioni siano prese a livelli più alti della società.

Il fatto che i “Nudges” abbiano conquistato un premio Nobel ci fa sperare che questa sia la direzione positiva che stiamo intraprendendo.

 

L’effetto Cialdini

 

La cosa più importante per me è sempre l’educazione, cioè fare in mod che tali concetti arrivino alle nuove generazioni. Lo sai uno dei miei sogni è la famosa “ora di psicologia nelle scuole”.

Per evitare quello che ho chiamato “l’effetto Cialdini”: come abbiamo visto diverse volte Robert Cialdini scrive il suo primo e famoso libro con l’intento di proteggere i consumatori.

Però invece di essere letto da questi viene divorato e utilizzato dagli esperti di marketing e persuasione di tutto il mondo. Un’opera che nasce con fini nobili viene sfruttata con altri intenti.

Se Cialdini fosse stato insegnato a scuola, cosa iper comprensibile e semplice che si può afferrare già dai primi anni delle superiori, questo effetto non ci sarebbe stato!

Se la gente sapesse di default quanto sia interessante “e preventivo” conoscere tali meccanismi forse saremo anche maggiormente aperti all’idea che qualcosa come l’incredibile disuguaglianza economica attuale possa influenzare i nostri comportamenti.

 

Il potere è un “sorvegliato speciale”?

 

Quindi dobbiamo tenere sott’occhio “il potere”? Non ho una vera risposta a questa domanda ma penso che qualcosa vada fatto. Approfondirò il tutto nel Qde di questa puntata.

Per ora sappi che da sempre la gente si è “rivolta” contro il “potere” e che questo ha portato enormi benefici alla nostra società, ma non sempre (infatti non tutte le rivoluzioni riescono “col buco”).

Ma quando il potere è piccolo, invisibile le cose sono ancora più fastidiose, quando il tuo medico usa il suo potere, quando lo sportellista alla posta, alla banca ecc.

Tutto ciò mi fa tornare alla mente una vecchia barzelletta: un signore entra in una banca completamente vuota e trova uno sportellista annoiato e stanco che non avendo voglia di lavorare gli dice: “si metta in fila”.

E lui risponde: “ma non c’è nessuno!”, “le ho detto di aspettare il tuo turno”… aspetta, aspetta e aspetta dopo ripetuti avvertimenti “deve aspettare il tuo turno”, l’uomo si alza e da una sonora sberla all’impiegato.

Questo alza lo sguardo e dice: “chi è stato?” e l’uomo risponde: “eh che ne so io, con tutta sta gente!” 🙂

Il vero potere è nelle tue mani, nelle tue azioni, nei tuoi intenti di creare una vita e un mondo migliori!

 

A presto
Genna

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5 Commenti
  • Ciao Genna, ti seguo da quasi un anno e apprezzo molto la passione e la costanza che metti nella divulgazione della conoscenza sulla psicologia. Sono un ragazzo di 21 anni e mi rendo conto che la questione dell’ineguaglianza sociale ed economica sarà centrale nel dibattito dei prossimi anni per le future generazioni. Allo stesso modo vedo la psicologia come un veicolo importante per migliorare la cooperazione e la comunicazione tra persone. Ciò di cui siamo capaci, in quanto animali sociali, quando cooperiamo per la realizzazione del benessere che va oltre l’egoismo del singolo è straordinario, e spesso ce ne dimentichiamo. La psicologia parla la stessa lingua per tutti noi ed è capace di rompere i confini invisibili che chi è al potere sa di dover imporre per preservare il dominio. Sono d’accordo che la psicologia va inserita nei programmi scolastici e visto lo status quo mi chiedo se non sia utile anticipare i tempi e cominciare a costruire dei programmi di e-learning sulla psicologia. La scuola passerà presto o tardi alla digitalizzazione e sono dell’idea che questa porta aperta permetterà una svolta positiva. Un abbraccio

  • Ciao Genna, grazie per questo illuminante podcast e articolo!! Mi ha fatto ragionare e vedere di come quando c’è una conoscenza in un certo argomento, spesso e volentieri venga utilizzata come “potere” per minimizzare gli altri e gonfiare sè stessi.

    Sarò sincero, mi è capitato anche di riconoscere in me che persone che non meditano o che non vogliono meditare anche di fronte ad evidenze scientifiche ad essere come dei… gatti di marmo :P…
    e che questo mi ha portato nell’erronea convinzione che sapere qualcosa a riguardo ti eleva rispetto gli altri, quando invece ho riconosciuto essere un modo dove comprendi maggiormente gli altri e ci entri più in empatia, in connessione.
    L’ho pensata come una trappola che è facile incorrere e spero che questo consiglio possa essere utile a chi si approccia alla meditazione da questo modo di vedere.

    Cibo per la mente 🙂

  • Buongiorno, Poichè so che non berrà pubblicato il commento vale come messaggio; dici che Rilassamento Dinamico è vecchio, non avendolo letto non so cosa hai scritto, (se non dobbiamo comprarlo ti chiederei di renderlo accessibile almeno su richiesta) ma come fa ad essere vecchio un effetto fisiopsicologico scientificamente acclarato, soprattutto per quanto attiene all’autoipnosi? grazie dell’attenzione, un saluto

    • Ciao Carmen, quando dico “vecchio” non intendo per motivi di “passaggio del tempo” ma come superamento di paradigma del cambiamento personale. Vedi negli anni 90 e 2000 la crescita personale evviva vista come un modo magico di fare qualsiasi cosa, e l’ipnosi regnava regia, perché “tu mi fai ascoltare un bell’audio che mi rilassa/motiva/cambia e io non devo fare altro che starmene li e attendere che l’inconscio avesse assorbito il tutto. Oggi sappiamo che le cose non funzionano così e visto che non mi hanno dato la possibilità di aggiornare L’eBook (o meglio era davvero difficile farlo) è vecchio perché appartiene a quel paradigma di cambiamento. Mi servirebbe un trattato per spiegarmi meglio ma vai a leggerti le puntate dedicata alla differenza fra “accettazione e cambiamento” e ti sarà tutto più chiaro.

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