Operosità appresa: Fare le cose “difficili” apre la strada a “resilienza e forza”

 

Ti ricordi gli incredibili studi di inizio carriera di Martin Seligman sulla “impotenza appresa”?

Robert Einsenberger dell’Università di Huston ha battezzato la sua teoria “Operosità appresa” proprio in onore degli storici studi di Seligman.

Una teoria che spiega come funzionano “forza mentale e resilienza”.

Buon ascolto…

 

Ascolta “225- Operosità appresa: una meta-abilità utile in ogni ambito della vita…” su Spreaker.

 

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Cose facili e cose difficili

 

“Diffidate delle cose facili” diceva Italo Calvino alla richiesta di una giornalista. Un consiglio che forse ha ascoltato anche Eisenberger prima di effettuare i suoi esperimenti con le cavie.

In un’epoca caratterizzata dalla tecnologia rincorriamo tutti lo stesso sogno: quello dove le macchine facciano tutto al posto nostro.

Non è un sogno attuale, se si leggono alcuni racconti mitologici si scopre che gli Dei dell’antica Grecia avevano delle specie di “robot” come aiutanti.

Insomma l’essere umano ha da sempre sognato il momento in cui non sarebbe stato più necessario lavorare e sforzarsi.

 

Una deformazione evolutiva

 

Questa tendenza a “risparmiare energia”, come abbiamo visto moltissime volte, è qualcosa che ci portiamo dietro per aumentare la probabilità di sopravvivere.

Se 1000 anni fa non prestavi attenzione a come consumavi le tue energie le conseguenze potevano essere molto gravi. Ed il nostro cervello è rimasto pressochè identico ad allora.

Così oggi tendiamo ad attribuire maggiore piacevolezza a ciò che ci viene facile e viceversa. Ciò che ci viene difficile ci risulta anche meno piacevole.

Lo so che sembra banale ma pensaci, non è così banale. Se in questo momento usassi termini troppo difficili anche questo post ti piacerebbe di meno.

 

La “fluidità cognitiva”

 

I miei colleghi vincitori di premi Nobel chiamano questa capacità delle informazioni di penetrare nella nostra testa: “fluidità cognitiva”.

In altre parole tutto ciò che in un qualche modo fa “resistenza”, fa “frizione” nella testa, viene anche percepito come meno piacevole e bello.

Se a scuola avevi una pessima scrittura scommetto che i tuoi professori ti punivano per questo. Cioè non ti davano il voto che meritavi davvero.

Io ho corretto molti compiti e a distanza di anni capisco (in parte) i professori. Se ti sforzi a leggere la scrittura anche il contenuto ti sembrerà “forzato”.

 

Un tema antico e dibattuto

 

Socrate attraverso le parole di Platone ammoniva la scrittura, affermava che ci avrebbe resi tutti quanti “immemori”.

Così come ai miei tempi i prof ci dicevano: “non usate la calacolatrice o  non saprete più fare i calcoli a mente”…ed è vero purtroppo!

Se mi segui sai che adoro la tecnologia, per cui mi schiero dalla parte del progresso e di chi ha spinto per la “scrittura” e la “calcolatrice”.

Per fortuna il mondo è così complesso che emergono di continuo nuove abilità (difficili) da sviluppare.

Alcuni “genitori” (quelli di 2 generazioni fa) sono magari bravissimi a fare i conti a memoria ma magari non sanno accendere un computer.

 

Epoca e difficoltà

 

Ogni epoca ha le sue difficoltà! Se un tempo era difficile raggiungere Roma partendo da Padova, e bisognava partire giorni prima, oggi ci si impiega meno di 3 ore.

Se un tempo era difficile imparare a fare i conti a mente oggi lo è districarsi fra le miriadi di innovazioni tecnologiche e digitali.

Quindi non si tratta di un dover tornare indietro, smetterla di usare i computer o fare i calcoli a mente.

Ma si tratta di capire che ogni epoca ha le proprie difficoltà. E non solo, ognuno di noi ha le proprie “difficoltà” in campi specifici.

 

Soggettività

 

Il grado di difficoltà con cui percepisci ciò che ti circonda non dipende dagli oggetti in Sè ma dalla tue esperienza pregressa.

Qualche anno fa ho chiesto ad un ragazzo di aiutarmi con l’editing dei miei podcast, una cosa che io faccio nel giro di un paio di ore a puntata.

Lui ci metteva quasi 2 giorni per fare un editing decente. Era un ingegnere iper preparato nel suo campo ma non aveva mai usato un programma di editing audio.

Ciò che per me è difficile potrebbe essere molto facile per te e viceversa. Questo mette in crisi il concetto di base della puntata di oggi.

 

Il transfer

 

Ho iniziato la puntata di oggi parlando di “transfer delle abilità”, qualcosa di cui abbiamo parlato molto  in passato.

Visto però che ognuno di noi ha “le proprie difficoltà” il punto cardine di questa puntata non è cercare di fare ciò che per tutti è difficile.

Ma è cercare di fare ciò che per te è difficile! Questo ti consente di portarti dentro un nuovo apprendimento che possiamo chiamare “operosità appresa”.

Non si tratta di un’abilità specifica come la maggior parte delle cose che impari, ma si tratta di un atteggiamento mentale che ti porta ad essere maggiormente “caparbio” di fronte alle nuove sfide.

 

Gli “accidenti della vita”

 

Forse il momento migliore in cui portare consapevolezza a questi concetti è quando accadono gli “accidenti della vita”. Piccoli e grandi imprevisti che dobbiamo affrontare.

Come ti sentiresti se davanti ad un “accidenti” tu pensassi immediatamente: “ecco una buona occasione per crescere”?

Lo so che è difficile farlo, anzi difficilissimo ma a quanto pare serve tantissimo. Per questo ti invito a farlo il più spesso possibile.

Evita di scoraggiarti se scopri di riuscire a farlo solo nel 10% dei casi, è già un’ottima percentuale 😉

 

La crescita post traumatica

 

Secondo un famoso studio di psicologia positiva, le persone che hanno subito più traumi e sono riuscite a superarli sono mediamente più resilienti.

Potrebbe apparirti come la “scoperta dell’acqua calda”, dopo tutto abbiamo avuto tutti l’esperienza di conoscere un ragazzo meno fortunato e notare quanto era “più maturo”.

Se prendi un ragazzino nord africano e lo metti in confronto ad un italiano il primo ti apparirà come maggiormente risoluto e, secondo questi studi, non è solo apparenza.

Per fortuna come aveva già intuito Nietzsche “ciò che non ti uccide ti fortifica” ma non perché ti viene la “pelle dura” ma perché ti “attivi in modo diverso”.

 

L’impotenza appresa

 

Se l’impotenza appresa di Seligman è la perdita di speranza legata a continui e ripetuti fallimenti, la “operosità appresa” è l’esatto opposto.

E’ una speranza che continua ad auto-alimentarsi e che si nutre del fatto di essere riuscito a risolvere o superare un momento difficile.

Attenzione: non sto dicendo che ti devi “traumatizzare volontariamente” per diventare più forte, ma solo che se affronti una difficoltà ecco che cresci.

O meglio, se non affronti alcuna difficoltà NON puoi crescere. Se ogni giorno mangi il frutto più accessibile non sviluppi molta forza.

 

La bellezza

 

Una piccola rivincita per tutti i ragazzi che come me non erano bellissimi è questa: I miei compagni di classe molto gettonati nel tempo hanno perso terreno, perché?

La mia ipotesi è sempre stata questa: se sei molto bello da bambino non devi sviluppare alcuna abilità sociale per risultare attraente.

Così verso i 18 anni si apre un piccolo sparti acque, ci sono quelli che ci sanno fare perché si sono dovuti ingegnare e quelli che non sono capaci.

Poi è chiaro che esista anche una buona via di mezzo, persone carine che però hanno dovuto faticare e quindi “sono capaci”.

Questa mia osservazione è sempre stata suffragata dalla prova empirica ma ora potrei immaginare che si tratti di un fenomeno legato alla “opeosità appresa”.

 

Operosità e riforzo

 

No probabilmente se una persona vive solo situazioni difficili ciò che potrebbe sperimentare è fallimento e impotenza. Per cui non possiamo generalizzare questi risultati.

Affrotnare le cose difficili non significa mettersi nei “guai da soli” solo perchè magari sei convinto che solo così riuscirai a crescere.

Scegliere la strada difficile non significa neanche fare una vita di stenti e sacrifici. Se ci puoi andare in auto perché farti 4 ore a piedi?

Ma significa iniziare ad adottare un vero e proprio “mindset di crescita”, di chi sa che dopo quel momento arriveranno i benefici.

Di chi decide spontaneamente di fare qualcosa di difficile perché sa che dopo ci sarà una crescita, ma forse è meglio dire come stanno davvero le cose…

 

Non è il risultato ma il processo

 

Lo studio sembra sottolineare una sorta di temporalità: prima ti sforzi facendo le cose difficili e poi le altre cose diverranno facili. Ecco anche se questo è vero credo che ci sia molto di più sotto.

C’è il fatto che quando ti impegni per fare qualcosa ciò che ti cambia non è ciò che ottieni al termine del percorso ma è come sei cambiato durante il percorso stesso.

E’ un po’ la favola del “Mago di Oz” (attenzione spoiler) dove i protagonisti sono alla ricerca di questo famoso mago in grado di dargli “ciò che gli manca”.

Ma quando arrivano al suo cospetto si accorgono con delusione che il mago è un “fake” e gradualmente si rendono conto che il percorso che hanno affrontato per giungere fino a lui era il vero training.

Al termine del percorso si accorgono che non è tanto il risultato che ottieni dai tuoi sforzi a migliorarti, ma è il processo stesso dello “sforzo” a renderti più forte (come avrebbe detto il protagonista di “Balle spaziali…battuta a cui riderai solo se sei vecchio quanto me ;-)).

 

Alla prossima
Genna

 

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4 Commenti
  • Matteo Insabella
    Rispondi

    Grazie Genna, questo articolo mi è stato molto di ispirazione. Ho patito nella vita una moltitudine di situazioni davvero molto difficili, e ne vivo ancora ahimè, ma pensare che sono tutte occasioni di crescita è una prospettiva molto allettante, ribalta un po le cose. Mi devo solo ricordare di farci caso ogni volta che starò di nuovo male (mi succede spesso anche a causa del disturbo ossessivo compulsivo che si attacca a vari disagi fisici tipo denti che fan male eccetera..) Vediamo come andrà adesso 🙂

  • Ciao Gennaro in riferimento a quello che hai detto nel post dei tuoi podcast lunghi. Grazie che fai podcast lunghi.
    Proprio perché spieghi tutto e rendi accessibile a chiunque quello che spieghi il tuo podcast di psicologia e di altissimo valore.
    Personalmente ho iniziato a dare valore ossia a capirli meglio, anche ai video quelli di tre quattro cinque minuti solo dopo che ho iniziato ad ascoltare il tuo podcast.

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