Influenza sociale: Quanto sei influenzato dalle persone intorno a te?

 

Quanto sei influenzato dalla società che ti circonda? Dalle persone, dai piccoli e grandi gruppi di cui fai parte?

Metà dello scorso secolo è stato dedicato alla ricerca delle risposte ad alcune di queste difficili domande.

La puntata di oggi ti mostra un pizzico di storia della psicologia dell’influenza attraverso alcuni degli studi più sorprendenti in questo campo.

Buon ascolto…

 

Ascolta “218- Quanto ti fai influenzare dagli altri? Ecco alcuni studi storici sull’influenza sociale” su Spreaker.

La crescita relazionale

 

Qualche giorno fa ho postato sul mio profilo di Instagram una frase che incitava a parlare di “crescita relazionale più che personale”.

Perché che tu lo voglia o meno tutta la tua vita è caratterizzata dalle relazioni sociali. E come diciamo spesso sono proprio queste una delle sfide più grandi alla nostra evoluzione personale.

E’ un bel paradosso non possiamo farne a meno, nessun essere umano cresce e si sviluppa in mancanza di relazioni sociali e allo stesso tempo possono manipolarci profondamente.

In realtà questa manipolazione avviene al di la della nostra consapevolezza, questo prima degli studi di Le Bon e dell’avvento della ricerca in psicologia.

 

Il potere sociale

 

Nonostante sia da poco che studiamo queste cose ad un livello scientifico in realtà le conosciamo da sempre o per lo meno da un sacco di tempo.

Gli antichi romani costruivano le Città con l’intento esplicito di costruire consenso politico. Anfiteatri e manifestazioni venivano organizzate con questo intento specifico.

Cioè influenzare l’opinione pubblica attraverso adunate oceaniche, cosa che continuiamo a vedere in molti paesi ancora oggi.

Ma dobbiamo attendere la psicologia per avere dei dati concreti su questo effetto e lo studio maggiormente rappresentativo è quello di Asch.

 

 

Nel video hai visto un piccolo riassunto di tutti questi studi sul conformismo sociale e su quanto potente siano se li “sommiamo insieme”.

Se a questo ci aggiungi il fatto che spesso “non sappiamo perché facciamo ciò che facciamo” diventa chiaro che è più che possibile essere influenzati.

Anzi essere influenzati è inevitabile, parafrasando un famosissimo assioma: è impossibile non essere influenzati in una interazione.

Ed è impossibile non influenzare a nostra volta le persone che ci circondano.

 

Ambiente e influenza

 

Come abbiamo visto l’anno scorso fra gli studi del recente premio nobel Richard Thaler ci sono quelli sulla “spinga gentile” il Nudge.

L’ambiente che ti circonda può realmente dare una direzione alle tue azioni senza che tu te ne renda conto.

Se a questo aggiungi che possiamo essere influenzati in molti modi diversi dai “prime” che ci circondano allora sembra che la questione diventi più grave.

Proprio come descritto da poeti e scrittori siamo in un mondo dove è difficile parlare di “libero arbitrio”. Ma questa è una questione filosofica che lascio al mitico Riccardo dal Ferro.

 

Intelligenza reattiva

 

Hai mai sentito questo termine? E’ un tipo di intelligenza posseduta dalla maggior parte degli esseri viventi e sta spopolando perché viene usata nella intelligenza artificiale.

Si tratta in pratica dello studio di come singole unità di un gruppo imparino a conformarsi ad esso automaticamente, grazie ad un complesso sistema di feedback.

Hai mai visto uno stormo di uccelli tutti ordinati in formazione? O un branco di pesci che disegna traiettorie impossibili? Ecco quella è intelligenza reattiva.

Un insieme di risposte singole che creano un effetto congiunto straordinario, come quello degli stormi. Anche noi esseri umani ci riusciamo con molto allenamento.

 

I militari

 

Qualche tempo fa leggevo un articolo dove spiegavano le strategie dei Navy Seals (i Marines) e come si addestrassero per fare ciò che dovevano fare.

Oltre ad un durissimo addestramento la maggior parte della loro preparazione si può immaginare come l’incremento volontario della “intelligenza reattiva”.

Cioè la capacità di adeguarsi in tempo reale a ciò che succede. Un esempio è quello legato alle direzioni degli sguardi.

Se chi ti sta di fronte guarda a destra tu guardi a sinistra, se guarda in alto tu guardi in basso. Sembra una cosa banale ma non la è per niente, in questo modo tutti sanno come reagire senza pensarci.

 

“Tutti in cerchio”

 

Ti sei mai accorto che quando ti trovi con un gruppo di amici in un luogo aperto tendete a mettervi spontaneamente in cerchio?

Se vai in una grande piazza dove i ragazzi si radunano per fare “l’aperitivo” vedrai tanti piccoli cerchietti di persone.

Eppure nessuno gli ha detto come dovrebbero mettersi! Questo è un’altro esempio di “intelligenza reattiva”, ognuno si posizione nella posizione più “utile”.

Creiamo spontaneamente una “piccola area riservata al nostro gruppo” come ha dimostrato abilmente Hanry Tajfel mezzo secolo fa.

 

Giochi di squadra

 

In qualsiasi “gioco di squadra” ad alto livello avviene un fenomeno simile, il gruppo si allena così tanto da comportarsi come un organismo unico.

Come vedi non tutto il male viene per nuocere, nel senso che questi meccanismi di formazione e influenza dei gruppi è utile in natura.

E’ utile che tu sappia adeguarti rapidamente al gruppo in cui vieni inserito e allo stesso tempo questo adattamento richiede un sacrificio.

Quello di perdere transitoriamente la tua identità la famosa disidentificazione resa nota più dai romanzi di fantascienza che dai miei colleghi.

 

Si può evitare l’influenza sociale?

 

La vera risposta è no! Come hai ascoltato in puntata moltissimi hanno cercato di venire a capo di questa questione per risolverla.

Gli psicologi sociali hanno cercato per anni di trovare soluzioni pratiche al problema del razzismo e degli stigmi sociali (stereotipi e pregiudizi).

Qualcosa hanno scoperto, una di queste cose è relativa al grado di consapevolezza. Anche solo conoscere queste cose cambia la tua prospettiva.

Sapere di poterti confondere con il gruppo e di essere maggiormente influenzabile è già un primo passo importante.

 

”Ma allora è vero che chi va con lo zoppo impara a zoppicare”?

 

In linea di massima si, cioè nel senso che se frequenti un certo tipo di persone non puoi fare a meno di influenzarle ed esserne influenzato a tua volta.

Ma se questo proverbio fosse vero al 100% tutte le professioni d’aiuto srebero gravemente a rischio, ed in parte lo sono.

Jung lo definiva “il contagio” o diceva in modo ancora più poetico “non puoi guardare l’abisso senza che lui guardi te”.

Ma l’influenza sociale è probabilmente ancora più potente del sistematico influenzamento reciproco fra terapeuta e paziente.

Tuttavia vi sono diverse somiglianze, a partire da come ci contagiamo vicendevolmente.

 

Consapevolezza

 

Potrei dirti ancora una volta che basta un pizzico di consapevolezza in più per sfuggire a questi meccanismi ma non è così semplice.

Sicuramente ancora una volta la salvezza è sapere che esistono certe modalità della creazione dei gruppi e degli stereotipi.

E sicuramente il fatto di coltivare presenza ti consente di osservare questi schemi e anche di disinnescarli.

Ma non può succedere sempre proprio come i Bias che abbiamo visto, il nostro cervello è costruito per farsi influenzare dai gruppi.

 

“Sapere queste cose”

 

Tutti gli studenti di psicologia (ai miei tempi) studiavano queste cose nei primi anni, e secondo me sono fra le informazioni accademiche più importanti.

Perchè ti mettono davanti a meccanismi insiti nell’essere umano ai quali non era ancora stata trovata una risposta “scientifica”.

Personalmente questi sono farai i concetti psicologici che più mi hanno “aperto la testa” durante gli studi universitari.

Sono poche le “semplici informazioni” in grado di modificare la prospettiva come gli studi di psicologia sociale.

 

La psicologia sociale

 

Per continuare la carrellata di “fatti miei” ci tengo a dirti che “mi sono laureato in psicologia sociale” e non in “psicologia clinica” come alcuni di voi pensano.

Lo dico perché la maggior parte delle persone, sapendo che faccio lo psicoterapeuta crede che io sia uno “psicologo clinico”, diciamo che lo sono diventato con la specializzazione post-laurea.

Ma in realtà scelsi un “curriculum misto di studi” che aveva come campo principale la psicologia sociale perché mi incuriosiva tantissimo.

Giusto per farti un esempio durante il mio primo anno di università qui a Padova, proprio durante un corso di psicologia sociale, tra i libri obbligatori di testo c’era “le armi della persuasione” di Cialdini.

Insomma ragazzi era il 1999 e non potevo non innamorarmi della psicologia sociale, che ad oggi resta uno dei campi di studio e applicazione psicologici più interessanti.

 

Guarda la splendida intervista di Luca al prof. Zimbardo

 

 

Tu conosci gli studi citati?

 

Visto che parliamo di studi effettuati fra gli anni 50 e 70 dello scorso millennio è possibile che tu avessi già sentito parlare di questi studi.

Voglio lasciarti con una domanda, se vuoi puoi rispondere anche qui sotto fra i commenti ma puoi anche semplicemente pensarci.

Una volta conosciuti questi studi, hai notato il loro effetto nella tua vita? Ti sei accorto dell’influenza sociale delle persone intorno a te?

 

Alla prossima
Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
EFT e TFT: perchè funziona il picchiettamento?
“Creatività e narcisismo – two is meglio che one” ;-)
Psico-tecnologia: L’abilità fonda-mentale che NON puoi perdere…
Psicologia e benessere: La competizione e la logica della gara
Sviluppo Personale: “Come superare i brutti ricordi nelle prime 6 ore…”
Psicologia: Danie Beaulieu e il “libro della Vita”…
Tecnologia e psicologia: Come far sopravvivere il tuo cervello nell’era digitale
Psicologia: muovere gli occhi per ricordare meglio…
2 Commenti
  • Ciao Pietrina,
    hai avuto dei genitori molto saggi.

  • Ciao Genna , ti sembrerà strano quanto sto per dirti, ma tutto ciò mi ricorda l’esempio educativo dei miei defunti genitori, su ciò che si può o non si può fare all’interno della società, su ciò che si deve o no, (società intesa come gruppi sociali: famiglia, amici, scuola ecc). un modello educativo basato sulla correttezza e il rispetto di tutti, senza distinzione alcuna, sono i valori primari che negli anni ’60 venivano insegnati in fam, senza aspettarsi che lo facesse qualcun altro.

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK