Sappiamo davvero perché facciamo ciò che facciamo? Una ricerca psicologica…

 

Sai perché stai leggendo queste parole? Molto spesso non sappiamo perché “facciamo ciò che facciamo” per questo esiste addirittura una “psicologia delle decisioni”.

All’interno di questa “psicologia” ci sono i famosi bias cognitivi che abbiamo visto di recente, oggi ne vedremo uno da molto, molto vicino. Ti avviso potrebbe sorprenderti sapere di non conoscerti quanto pensi…

Buon ascolto

 

Ascolta “215- Sai davvero perché fai ciò che fai? Un recente esperimento psicologico…” su Spreaker.

Il TED Talk

 

Il titolo di questa puntata del podcast è tratto da un Ted Talk del dott. Petter Johansson di cui abbiamo parlato nelle “passeggiate di psinel” (le storie di instagram).

Si tratta di una serie di esperimenti affascinanti che mettono in mostra alcuni meccanismi psicologici che è bene conoscere.

Ecco il ted talk da cui ho tratto la puntata di oggi:

 

 

Processi consci e inconsci

 

Alla luce delle moderne neuroscienze è evidente ciò che Freud ha reso noto: il fatto che la maggior parte dei processi mentali avvengono in modo inconsapevole.

Questo non dovrebbe sorprendere, pensa solo se ti dovessi occupare della respirazione, di decidere ogni singolo movimento ecc.

Come diciamo spesso, il cervello è un risparimiatore di energia, ed il modo con cui lo fa più spesso è attraverso i processi non consci.

Cioè tutti quei processi automatici che abbiamo ereditato o appreso negli anni.

 

L’inconscio non è un luogo

 

L’inconscio però non è un luogo ma è un processo, almeno dal punto di vista neuroanatomico, ed è importante tenerlo a mente.

Sono i processi che precedono la formazione della coscienza, da quelli più biologici (come la costruzione delle proteine) a quelli più psichici (l’emergere di nuove idee).

Purtroppo l’idea di inconscio come “luogo” ci fa immaginare un viaggio di esplorazione interna per capire come è fatto questo posto.

E vai di interpretazione dei sogni, dei lapsus e di qualsiasi altra incongruenza conscia per capire “cosa c’è davvero la dentro”.

 

Neuroscienze, decisioni e inconscio

 

Da anni è ormai noto il fatto che il nostro cervello “sa prima di noi” che tipo di decisione prendere, è stato dimostrato dalle neuroscienze.

In pratica prima di scegliere fra A e B se qualcuno potesse guardarti dentro nel cervello saprebbe dirti cosa sceglierai.

Questo genere di esperimenti è inquietante e rassicurante allo stesso tempo, lascia che mi spieghi meglio…

…è inquietante perché a nessuno piace pensare di non essere consapevole pienamente delle proprie scelte.

 

E’ rassicurante

 

In un mondo zeppo di stimoli e informazioni è rassicurante pensare che c’è una parte saggia di noi che prende le decisioni.

Ovviamente sto presupponendo che sia “saggia” 😉 ma come abbiamo visto nel video le interpretazioni “post hoc” non sono sagge, sono interpretazioni.

Perché? Perché siamo ancorati al livello dei concetti, quando è evidente che ciò che è inconscio non è concettuale ma è un processo.

Restando nelle metafore di Psinel possiamo dire che le interpretazioni sono nel GPS (nella mente), sono mappe che non possono realmente descrivere i fatti ma solo interpretarli.

 

Dobbiamo fidarci dell’intuito?

 

Questa è una domanda che non ha una facile risposta, in linea di massima possiamo dire di si, affidiamoci al nostro intuito.

Ma la ricerca ci dice un chiaro No! Ti basta pensare ai vari Nobel vinti per aver scoperto proprio questo, che confondiamo “intuito e ragionamento”.

Nel senso che quando dovremmo ragionare usiamo l’intuito e viceversa, i diversi bias cognitivi lo dimostrano facilmente.

La consapevolezza di questi passaggi è già un buon modo per iniziare a fidarci meno delle nostre certezze.

 

Qualcosa di certo!

 

Il nostro cervello ama tutto ciò che gli sembra “certo e sicuro” e rifiuta tutto ciò che gli sembra ambiguo ed insicuro. Perché? Nuovamente il risparmio di energia?

Assolutamente si, le cose ambigue costringono il nostro cervello a continuare a ricercare “senso” e questo è un grande spreco di energia. Non appena trova una qualche coerenza si ferma felice e contato!

Ti ricordi il famoso studio sulle progressioni numeriche? Insomma tanti matematici in una stanza sfidati a rispondere ad una semplice domanda: “quale è il senso di questa progressione numerica?”.

Le progressioni sono quelle cose del tipo: 15…30…45…?… hai presente? In questo caso la regola della progressione è aggiungere 15 al numero precedente.

Nell’esperimento però la progressione era studiata affinché NON avesse alcun senso, ma i matematici la trovarono e si rifiutarono di credere allo sperimentatore quando gli disse “non c’è un senso matematico”.

 

 

La nostra attenzione

 

Se al fenomeno dell’interpretazione non fosse preceduto un fenomeno di “attenzione” probabilmente l’esperimento non sarebbe riuscito. La gente si sarebbe accorta di aver ricevuto la carta sbagliata.

Lo abbiamo visto decine di volte ma è utile e divertente ripostare qui il famoso esperimento dei giocatori di pallacanestro. E’ molto probabile che tu l’abbia già visto ma poco conta:

 

 

Allora spero di non spoilerare nulla nel chiederti se tu ti sei accorto dei vari cambi avvenuti durante il conteggio dei passaggi? Molte persone non notano assolutamente nulla.

La risposta è banale: la nostra attenzione è limitata e quando dobbiamo spostarla in una certa direzione diventiamo ciechi alle altre situazioni circostanti (anche quando sono molto vicine tra loro).

Questo giusto per mostrarti che chiunque, all’interno di un test psicologico sarebbe potuto cadere nella trappola del non ricordarsi che cosa avesse scelto pochi secondi prima.

 

La mente del principiante

 

E’ davvero possibile riuscire ad osservare il mondo ed i nostri comportamenti senza interpretazioni? In linea di massima la risposta sincera è NO!

Ma tranquillo non è così grave l’importante è sapere che ogni cosa che ti frulla nella testa è sicuramente in parte interpretazione. La questione è complessa è fa sempre parte di quella sfera epistemologica, di come facciamo a conoscere il mondo senza averne un’esperienza diretta.

Fortunatamente sappiamo che esiste uno strumento in grado di farci osservare, seppur per brevi sprazzi di tempo questa realtà “non interpretata”, ed è la meditazione.

E nello specifico quella che chiamiamo “mente del principiante”. Di chi cerca di osservare il mondo come se fosse la prima volta, senza “filtri”.

 

Ma è davvero possibile?

 

Ti ripeto la risposta è Ni 🙂 Perché si puoi farlo per brevi spazi di tempo con la presenza e “no” perché è uno stato che difficilmente riesci a portare fuori dalla pratica formale. Allora che fare?

La vera risposta sta ancora una volta nella semplice consapevolezza: sapere di essere testimoni di questi fenomeni mentali ci aiuta ad essere maggiormente flessibili e a volte ad evitarli.

Sapere che tendi a cercare di darti ragione sempre, potrebbe diventare un ottimo strumento di consapevolezza quando litighi con il tuo partner.

La risposta è ancora nel “conosci te stesso” e non nel “cambia te stesso”, questa è la piccola rivoluzione di Psinel che non piace al vecchio mondo della crescita personale, nel quale tutti “vogliono cambiarsi”.

Ma come ho detti allo sfinimento altre volte: se non conosci i tuoi punti deboli difficilmente riuscirai a cambiarli!

 

Sapere di non sapere è già sapere

 

Il Ted Talk termina con una frase molto particolare: “sappi che non conosci davvero te stesso” qualcosa di apparentemente sconfortante no?

Se segui psinel è molto probabile che tu sapessi già di non sapere, niente di davvero paranormale e neanche di così innovativo visto che ne abbiamo tracce nell’antica Grecia. (Ok i greci sapevano già tutto).

Ma come dice Johansson questo esperimento dimostra anche la nostra grande flessibilità cognitiva, la capacità di cambiare opinione in base al contesto.

E ci consente di “tornare indietro” e cambiare idea, di non essere troppo fissato con le tue ipotesi di partenza, o come diciamo spesso “troppo fuso con i tuoi contenuti mentali”.

 

Mappa e territorio

 

Secondo te dove si trova la “certezza”, nella “mappa o nel territorio”? Se è la prima volta che mi leggi è probabile che questa domanda ti appaia come una sorta di supercazzola.

Se invece segui un po’ il mio lavoro sai che usiamo spesso questa metafora, e la certezza la si trova solo nella mappa o come averebbe detto Platone “nel mondo delle idee”.

Un quadrato o un cerchio perfetto non esistono in natura ma solo nel nostro manipoliamo il mondo fisico che ci circonda. Il guaio arriva quando cerchiamo di manipolare il mondo mentale come se fosse quello fisico.

E, nel caso specifico dell’esperimento di oggi, i guai arrivano quando confondiamo “ipotesi” con “certezze”, qualcosa che hai sicuramente provato nella tua vita:

Costruendo aspettative che possono essere state disattese. Uno dei motivi di maggiore sofferenza dell’esser umano moderno è proprio questo, una piccola confusione semantica.

 

Vai di domande 🙂

 

La puntata di oggi è davvero complessa, non difficile ma arzigogolata perché l’esperimento permette di parlare di una valanga di cose di cui abbiamo già trattato in passato.

Come sai avevo la febbre durante la produzione della puntata, per cui nel caso sia stato troppo “confusivo” lasciami le tue domande qui sotto e proverò a migliorare il tiro.

 

A presto
Genna

 

 

 

 

 

 

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2 Commenti
  • Bellissimo articolo, una domanda che pongo è perché sarebbe auspicabile il vedere il mondo senza filtri, che piacerebbe molto anche a me, ma in realtà quello che proviamo non dipende dal significato che diamo agli eventi? Non dovremmo lavorare su come dare un significato che ci sia utile a star bene, piuttosto che osservare senza darne uno? È una domanda poi faccio questo cerco si osservare senza giudicare e mi piace molto per quanto possibile, però per esempio per appassionarti a qualcosa ti devi essere fatto una serie di “seghe mentali” su questa cosa, la mia paura è non è che poi osservando troppo si rimane fuori?

    • Ciao Adriano,
      Ti consiglio di leggere anche i vecchi post di psinel, no dare significato nuovo ad eventi passati è una buona pratica di allenamento ma è un movimento che fai nella mente, nel Gps (che trovi descritto nel manuale gratuito del blog). Il miglior modo per restare imprigionato nelle categorie mentali è cercare di dargli un nuovo significato! Certo se vuoi studiare qualcosa la studi con la mente ma se poi vuoi davvero applicarla devi essere presente a ciò che fai e dimenticarti della teoria. Sarà il tema della prossima puntata 😉 Ti consiglio di ascoltare le vecchie puntate sul “non concettuale” e sul “più sai e meno sai”.

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