Stress tecnologico: Cos’è e come affrontarlo con efficacia

 

Ti sei mai sentito stressato a causa delle nuove tecnologie? Ti è mai capitato di sentirti “in ansia” a causa di una notifica sul cellulare?

Se ti è mai capitato qualcosa di simile devi sapere che purtroppo, sei in ottima compagnia perché oggi tutti ne siamo “vittime potenziali”.

Lo stress tecnologico o “tech stress” è un modo nuovo per definire gli effetti psicofisici negativi dell’era digitale, ne parliamo con 2 esperti…

 

Ascolta “208- Come “sopravvivere allo Stress tecnologico”…” su Spreaker.

Dario e Andrea

 

Quando Dario Martinis e Andrea Bruno mi hanno parlato del loro progetto ho pensato: “ma come ragazzi voi non vi occupate di marketing”?

Si perché Dario e Andrea sono riconosciuti in tutta Italia come due fenomeni del web marketing. “Fenomeni” perché hanno iniziato davvero precocemente.

Ed è stata proprio questa lunga esperienza precoce a portarli ad approfondire gli effetti dello stress tecnologico.

Dopo 5 anni di studi hanno fondato il loro sito Techstressfree.com nel quale parlano di questo fenomeno aiutando chi “lavora con la tecnologia” a diventare “consapevole”.

 

La consapevolezza

 

Come hai ascoltato la chiave di tutto sta ancora una volta nella nostra cara “consapevolezza”. Il sapere di essere stressati è già un buon modo per iniziare a “curarsi”.

Mi è capitato decine di volte di rendermi conto di essere così tanto assorto “dallo schermo” da non accorgermi di bisogni più importanti: come andare in bagno ad esempio.

Ora potresti pensare che anche “tuo nonno” restava ore ed ore “nel capannone” a fare i suoi lavori dimenticandosi “del tempo”.

Ma la differenza è che “tuo nonno” stava in piedi, si muoveva e non era ipnotizzato e immobile davanti ad uno schermo… per ore e ore.

 

Comunicazione sincrona o asincrona

 

La prima volta che ho letto la differenza fra questi due modi di comunicare ho pensato: “che bello vivere nell’epoca dell’asincronia”.

Comunicazione sincrona significa in tempo reale, quando due persone chiacchierano, si telefonano o chattano in real time.

Mentre asincrona sono tutti quegli scambi “senza tempo”: lettere, email, messaggini, messaggi vocali ecc.

Mi sento ancora fortunato ad non dover gestire tutto in tempo reale, a poter pensare cosa scrivere o rispondere senza dover reagire alle situazioni ma…

 

Velocità e controllo

 

La comodità della comunicazione “asincrona” purtroppo viene rovinata dalla velocità moderna e dai sistemi di controllo.

Se ti mando un messaggio su whatsapp da un lato ti dico “rispondimi quando vuoi” ma dall’altro sto usando un sistema “rapidissimo”.

Se oggi (2018) mi rispondi dopo 3 giorni forse sarebbe meglio mandarti un lettera o un piccione viaggiatore!

Per facilitare la velocità nelle risposte tutti questi sistemi hanno creato delle modalità di controllo, nel nostro esempio “le famose spunte”.

 

Ti ho visto “eri online”!

 

L’effetto peggiore di questo mix fra velocità e controllo è quando qualcuno ti invia un messaggio, tu non rispondi e lui ti scrive “ti ho visto eri online”!

Sembra quasi una frase di un film horror ed invece è la pura realtà. Se lavori con questi mezzi sai di poter ricevere risposte del genere.

Sai che se leggi un messaggio il tuo interlocutore verrà a saperlo in tempo reale. Cosa che mi sta facendo apprezzare nuovamente le buone e vecchie email!

All’inizio pensavo che fosse “una figata” oggi devo fare uno sforzo consapevole per non sentirmi in “dovere” quando mi arriva un messaggio.

 

Stress “competente e incompetente”

 

Il tipo di stress di cui abbiamo appena parlato è una tipologia che amo definire “competente”, ci finisce solo chi sa utilizzare la tecnologia.

Ma esistete anche un’altra faccia della medaglia che chiamo “stress incompetente” e non è meno pericoloso del primo.

Mi riferisco a quelle persone che non amano di base interfacciarsi con la tecnologia ma ne sono obbligate per motivi di lavoro.

Dario e Andrea si riferivano al primo tipo di “stress” ma è chiaro che ci rientra bene anche questo secondo tipo sosttostimato.

 

Il “digital divide” il divario digitale 

 

Hai mai sentito questa frase? Sta ad indicare la differenza fra i paesi nello sviluppo tecnologico e in particolare chi ha accesso ai messi di informazione e chi no. Cosa che oggi vedi anche fra le generazioni.

Da sempre le generazioni si sono distinte per l’uso di specifiche tecnologie: mio padre usava il giradischi ed io gli Mp3 per intenderci.

Ma mai prima d’oggi si era vista una distinzione tale anche a distanza di pochissimi anni. Come abbiamo visto nell’intervista a Carlo Balestriere i ragazzi di oggi non usano “facebook” ma altri social.

E’ qualcosa di nuovo ma anche di antico se ci pensi bene, tu avresti voluto vedere i tuoi genitori frequentare la tua stessa sala giochi? (Se hai più di 35 anni sai a cosa mi riferisco).

 

La differenziazione fra le generazioni

 

Questa differenziazione rende ancora più difficile cercare di controllare come la tecnologia impatta sulle giovani menti. A sentire il famoso Simon Sinek (con la tematica dei millenials) siamo tutti drogati dai social.

Chi utilizza i social si può ritrovare realmente schiacciato in una trappola pericolosa, anche qui ne abbiamo discusso in anni non sospetti con “7 studi psicologici su facebook”.

Dobbiamo iniziare a prendere seriamente il “digitale in quanto ambiente”, luogo non fisico dove però le persone risiedono come in un luogo fisico.

E i luoghi possono essere “salubri e pericolosi” allo stesso tempo, così come lo erano le “sale giochi” dove è cresciuto e dove potevi trovare davvero di tutto.

 

 

Ecco il video di Sinek sui millenials e su quanto e come la tecnologia stia (probabilmente) manipolando la mente delle generazioni future.

Anche questo chiaramente è “stress digitale”, nel senso che con “piccoli stressor” (forse ancora più pericolosi perché piccoli) si dirige la mente dei ragazzi in una direzione utile solo agli interessi economici delle piattaforme.

Come mostra il prof. Luciano Floridi sono le pubblicità a dare benzina al sistema delle “piattaforme” che rischiano di renderci sempre meno “abili” in questa vita. Guarda il video…

 

 

Ipnosi da schermo

 

Una delle parti che più mi hanno colpito del lavoro di Dario e Andrea è stata la definizione di “ipnosi da schermo”.

Se ci pensi accade davvero e se conosci l’ipnosi, quella classica, sai che si ottiene realmente in questo modo: fissando l’attenzione in un punto.

Non si tratta solo di fissare l’attenzione ma si tratta di concentrare tutto il mondo della persona su un piccolo particolare percettivo:

Proprio come lo schermo del computer che ti cattura e fonde i tuoi pensieri con esso, ascolta la puntata dedicata alla defusione.

 

Defusione e “ipnosi virtuale”

 

Ti basta guardare un bambino piccolo davanti ad uno schermo per renderti conto che realmente quella roba “ipnotizza”.

Il bimbo era agitatissimo fino a 2 minuti prima ed un secondo dopo è completamente attratto dalle immagini sullo schermo.

Non a caso quali sono gli oggetti che oggi ricercano di più i bambini? Bravo i cellulari dei loro genitori, perché loro stessi sono ipnotizzati.

Lo fanno anche i miei gatti, se sto guardando un film e non li bado saltano sulla televisione, solo che loro lo fanno per svegliarmi dalla trance 😉

 

”Genna ma la Tv non faceva la stessa cosa?”

 

Assoutamente si ma con enormi differenze: la prima era che la Tv era solo a casa o in luoghi adibiti per guardarla, il cellulare è sempre con te.

La comunicazione dei vecchi media era unidreaizonale, questo impediva alle persone di coinvolgersi troppo (anche se ci sono casi estremi paure qui).

La sensazione di controllo, cioè di essere tu a decidere di cosa fruire può darti l’idea di essere maggiormente padrone dei tuoi impulsi.

Il web e la comunicazione asincrona ci consentono da un lato di gestire meglio il nostro tempo e dall’altro di farci un sacco di “seghe mentali”.

 

Sono relazioni vere

 

Se prendessi il tuo cellulare e a caso mandassi degli sms con delle offese me lo lasceresti fare? Molto probabilmente no perché potrei ferire dei tuoi “contatti”.

Anche se fossero dei semplici contatti virtuali che non hai mai incontrato comunque avresti delle “gatte da pelare” dopo.

Perché anche se è “virtuale” la relazione mentale che hai con i tuoi contatti è VERA! E può darti da pensare come una relazione dal vivo.

Il fatto di avere meno informazioni (tutta la parte non verbale e visiva della comunicazione) peggiora le cose, perchè ti costringe a basarti sulle “tue idee”.

 

La gelosia sui social è un esempio eclatante

 

In questa puntata abbiamo parlato di gelosia nei social perché effettivamente può portare a spiacevoli conseguenze.

Il problema principale della gelosia “2.0” è legato al concetto di controllo: il geloso (io lo so bene) tende a controllare il proprio partner.

Lo controlla perché teme un qualche contendente migliore di lui o che venga “fregato sotto i suoi occhi”. Ecco i social sono il male assoluto.

Chi è geloso può entrare in una spirale discendente di controlli ossessivi del profilo del partner, finendo per vedere “mostri dove non ci sono”.

 

La “macchina pensante” o GPS

 

Su psinel chiamiamo la “mente orientale” anche GPS o “Se narrativo” per riferirci a quel sistema “lento” che continua a pensare.

Lui è nato per risolvere i problemi, soppesare le questioni e fare continui confronti, ne abbiamo parlato davvero tante volte.

Ma quando ti confronta con i profili dei tuoi amici “top” su Instagram, tutti belli, abbronzati e ricchi può cadere in errore e pensare:

”Perché io non ho una vita bella come quella loro?” E lasciarti ingannare da un confronto fasullo perché basato su aspetti fittizi.

 

Un esempio concreto

 

Ho un caro amico che conosco da quando ero bambino, di mestiere fa il commerciale per una enorme azienda americana.

Per lavoro viaggia tantissimo e se guardi il suo profilo di Instagram potresti pensare che la sua vita sia una vera favola.

Ogni settimana è in un posto paradisiaco diverso nel mondo, è spesso contornato da belle donne e la sua azienda gli paga hotel di lusso.

Sai quale è il sogno segreto del mio amico? Smetterla di viaggiare e fare l’agricoltore nel sud Italia e non sto scherzando! Insomma abbiamo visto in questa puntata qualcosa di simile.

 

Non siamo “dei luddisti”

 

Scherzando Andrea cita il “luddismo” che era la pratica di distruzione dei telai meccanici che avevano sostituito la manodopera durante la rivoluzione industriale.

Insomma non bisogna buttare via gli enormi vantaggi della tecnologia ma iniziare a portare maggiore consapevolezza sul fatto che questa può generare dei danni più o meno importanti.

Ma come accennavo in puntata “anche se il fuoco è stato inventato oltre 300000 anni fa” continuiamo a tenerlo sott’occhio attraverso il corpo dei pompieri e le guardie forestali.

Lo stesso dovremmo fare con le nuove tecnologie, tenere sott’occhio noi per primi queste situazioni ed il lavoro di Dario e Andrea aiuta molto in questo senso.

Qui puoi scaricare alcuni video gratuiti del lavoro di Dario e Andrea, ti avviso è collegato un percorso a pagamento. I ragazzi sono davvero in gamba ma non è mia intenzione convincerti ad acquistarlo, dagli un’occhiata è sicuramente ottimo materiale.

 

Vuoi fare un piccolo atto anti-stress tecnologico sociale?

 

Iscriviti alla mia mailing list o a quella di altre persone. Lo stress arriva principalmente dal cattivo uso e come abbiamo visto il peggiore deriva dai social perché hanno un enorme potere di analisi della comunicazione senza eguali.

Riescono ad entrarci in testa molto bene! La cosa che adoro del web (e che adoravo ancora di più quando ho aperto psinel) è il fatto di poter dare parola “ai piccoli”.

Per quanto ti spaventi lasciare la tua email in giro, devi sapere che i siti come il mio che raccolgono contatti sono molto meno “pericolosi” rispetto alle piattaforme.

Certo devi sempre stare attento nel mondo digitale, ma per quanto mi riguarda dare la mia email ad un sito significa dare potere solo a quel tizio che seguo e che mi piace.

Mentre lasciare “mi piace” o iscrivermi a gruppi non da il 10% del potere alla persona che seguo e il 90% del potere alla piattaforma di turno.

 

Mi piacciono i social!

 

Ora la nota dolente è che purtroppo mi piacciono i social e mi piace analizzare come utilizzano le tecniche di comunicazione per tenerci incollati a loro, anche quella è psicologia.

Inoltre in un mondo “migliore” le piattaforme dovrebbero spartire meglio il loro “potere” cercando di tutelare contemporaneamente utenti e creatori (che spesso sono la stessa figura).

Ma questi sono altri discorsi che magari approfondiremo in una puntata futura…

Tu hai mai sofferto di “stress tecnologico”? Racconta la tua storia qui sotto fra i commenti e se hai domande specifiche per Dario e Andrea quello è il posto dove porle.

A presto
Genna

 

 

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2 Commenti
  • Ciao Genna, non so davvero come ringraziarti! Questo post ci voleva proprio, ultimamente ho iniziato anche io ad accorgermi di essere leggermente stressata dalla tecnologia.
    Sicuramente è un tema da approfondire; vado subito a farlo nel QdE 😉
    Alessandra

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