La comunicazione tra “sfida e scambio”…

 

Ti sei mai accorto che alcune persone sembra di essere costantemente in una “sfida” mentre con altre sembra esserci uno “scambio”?

Che tu tenda a “sfidar o a scambiare” di certo avrai avuto un’esperienza simile nella tua vita e nelle tue relazioni.

Oggi scomodiamo una teoria molto complessa, quella della “pragmatica della comunicazione umana” per estrarne consigli pratici e utili.

Buon ascolto…

 

Ascolta “202- La comunicazione fra “sfida e scambio”” su Spreaker.

 

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Da Palo Alto a noi…

 

Da anni trovi su psinel gli studi del MRI di Palo Alto perché hanno realmente modificato il modo di vedere la psicologia.

Partendo dalle intuizioni di Gregory Bateson sull’ecologia della mente, cioè sul fatto che la mente è formata (anche) dai sistemi sociali che ci circondano.

Bateson ha analizzato le interazioni fra gli umani partendo dal punto di vista delle teoria dei sistemi. Roba seria per cui seguimi fino alla fine prima di commentare, soprattutto se sei un esperto!

Ogni sistema ha 3 caratteristiche: è caotico, risponde in modo imprevedibile ai minimi cambiamenti e tende ad auto-organizzarsi.

 

La comunicazione come sistema

 

Quando due o più persone s’incontrano e discutono si instaura naturalmente un sistema di “botta e risposta”.

Tutti i sistemi tendono alla omeostasi ad una sorta di equilibrio interno (questa è l’auto organizzazione tipica dei sistemi viventi).

Che cosa è l’equilibrio? E’ solitamente il contrapporsi di forze uguali e contrarie. Nella comunicazione si parla di feedback” cioè di retroazione.

Le persone agiscono e reagiscono alla tua comunicazione (verbale e non verbale) costruendo questo sistema di “equilibrio dinamico”.

 

La parola chiave è “cibernetica”

 

Queste idee derivano dalla “cibernetica” che si può spiegare in modo molto semplice immaginando il frigo che hai in casa. Sai come funziona?

Allora dietro al frigo c’è una serpentina di un gas che si congela grazie all’energia elettrica. E’ questo gas che raffredda i cibi o meglio che assorbe il calore dei cibi.

Quando ne assorbe troppo si scioglie e segnalando al sistema elettrico di ripartire. Ecco un sistema cibernetico fondato sulla retroazione.

 

La comunicazione dipende dalla relazione

 

Bateson e compagnia bella si sono accorti che il tipo di comunicazione (sfida o scambio) dipende dal tipo di relazione che intercorre fra i due parlanti.

Si perchè anche se non te ne rendi conto la “relazione” in parte è già pre-esistente. E’ davvero difficile parlare con qualcuno senza farsi una idea su di lui.

Anche se non conosci le persone con cui interagisci, il loro abito, il luogo, la professione ecc. punteggeranno la relazione.

Parlare con una persona in divisa o con un tizio alla fermata del bus sono due cose completamente diverse.

 

La relazione

 

In generale se parli con una persona che: stimi, ammiri, temi o rispetti per qualche cosa, tenderai ad optare per una relazione di scambio.

In altre parole se ritieni che la comunicazione di quella persona sia “di valore per te” tenderai a cercare uno scambio (la complementarità).

Mentre al contrario, se non lo stimi, se pensi che le sue idee non siano giuste ecc. tenderai ad entrare in unamodalità di “sfida”.

Anche se pensi che l’altro voglia “dominarti” o farti fare la figura “dello stupido” entri in sfida (anche se stimi l’altra persona).

 

Carattere e personalità

 

E’ chiaro che ognuno di noi potrebbe essere maggiormente propenso per la sfida o per lo scambio in base alla propria personalità.

Ma in generale nessuno è immune a questa dinamica di “sfida e scambio”. Anche il più saggio dei saggi può sentirsi sfidato e reagire di conseguenza.

Pensare di essere immuni a questa dinamica è pericoloso, perché il fatto che ci sia una “sfida o uno scambio” non dipende solo da te.

Ma dipende dalla relazione fra te e quella persona, si tratta di qualcosa che emerge tra di voi e non in uno dei due.

 

Lo scambio

 

Quando le relazioni fluiscono per bene si ha un continuo “scambio” fra le persone, come hai visto nella puntata.

Si, durante l’interazione si può passare tra “sfida e scambio” e viceversa. Ma in generale una buona relazione è basata sullo scambio.

La sfida serve per “riacquisire terreno” da parte di uno o dell’altro quando entrambi la accettano.

Si perché la mossa più potente per rompere la sfida è di certo la capacità di rendertene conto e abbandonarla!

 

La non reazione

 

Fra tutte le modalità di risposta (feedback) quella della “non reazione” è di certo fra le più potenti per rompere la relazione.

Se A e B tengono una corda fra le mani, se uno dei due la lascia la corda cade. La relazione è il segmento disegnato fra A e B.

Se uno dei due abbandona “il segmento svanisce” ma non è qualcosa che si può fare tanto facilmente.

Per farlo ti serve consapevolezza, sapere che si sta instaurando una certa relazione e che l’altro desidera “la sfida”.

 

Il Buddha che rifiuta i regali

 

Una delle storie che si raccontano intorno alla figura del “Buddha” illustra molto bene il senso della “non reazione”, abilità relazionale!

In sistesi: un “guru” di un’altra scuola va dal Buddha ed inizia ad offenderlo, gli dice che “non ha i capelli lunghi come un vero guru” e altre cose del genere.

Gautama Shakyamuny (il Buddha) se ne sta seduto senza reagire. Quando questo tizio stufo se ne va i suoi allievi lo circondano e gli chiedono:

”Maestro perché non gliene hai dette quattro?” (in antico Pali ;-)) e lui risponde: “Se qualcuno ti porta un regalo e tu non lo accetti, di chi è quel regalo?”.

 

La “strategia del Buddha”

 

Come vedi la “non risposta” del Buddha è in realtà una “super risposta” che modifica completamente la relazione, rompendola.

Per fare in modo che esista una “relazione” ed una “comunicazione” è necessario che ci sia una “fonte” ed un ricevente. Se manca uno di questi due non è comunicazione.

Questo racconto sembra dire che si possa andare oltre “la sfida e lo scambio” ma è più sottile di così. Perché il Buddha dice “io non sto al tuo gioco”.

E se ci pensi questo è un modo per “tornare Up nella fase dello scambio”, un modo che può anche dire “la tua comunicazione non ha valore per me”.

 

Io non gioco a questo gioco

 

Forse il Buddha ha davvero trovato nella “non reazione” (cosa che ispirerà Ghandi nella non violenza) un modo per non giocare a quel gioco.

Nella metafora di A e B che reggono la fune, Gautama ha forse trovato il modo per non afferrare la corda?

Si e no! Se pratichi la meditazione sai che in realtà ha trovato il modo di accorgerti che hai la corda in mano.

Fra alcune delle sue rivoluzioni c’è proprio quella di “anatta o attaman” dove scopre che tutto è relazione.

Ok è un super pippone, allora chiamo un super filosofo a spiegarcelo meglio:

 

Cosa c’entra con la comunicazione?

 

Questa digressione era necessaria per chi è davvero intenzionato ad approfondire queste tematiche.

Da anni si parla di queste abilità relazionali tratte dalla pragmatica della comunicazione, sono temi ormai presenti anche nei corsi di crescita personale.

Il nostro bravo Nardone li ha ormai resi di “pubblico dominio” attraverso la sua opera oceanica di divulgazione.

Per quanto riguarda la nostra cara crescita personale sono convinto che manchi ancora il “pezzo fondamentale della consapevolezza”.

 

Oltre la conoscenza tecnica

 

Sapere che esistono i diversi movimenti nella comunicazione: sfida (simmetria) e scambio (complementarità) è sicuramente un buon punto di partenza.

Poi bisogna imparare a riconoscerle all’interno delle relazioni. Per farlo devi allenarti, ed il primo allenamento è alla consapevolezza.

Cioè accorgerti che sei dentro quella “posizione comunicativa” e riuscire ad osservarla senza “incartarti” (senza diventare cieco cit.).

Per quanto mi riguarda l’allenamento più efficace parte proprio dalla capacptià di osservare come “sei in relazione”.

 

Essere in relazione

 

Riuscire ad osservarti mentre sei in relazione, mentre stai comunicando nel qui ed ora con l’altro, questa è la vera abilità.

Hai già capito dove sto andando a parare vero? Sulla nostra cara meditazione di consapevolezza.

Se non sai di cosa sto parlando, scarica il report gratuito che trovi qui in alto a destra (versione desktop) o in fondo alla pagina (versione mobile).

Cari appassionati della comunicazione sapete che ho fin qua ridotto e banalizzato il pensiero del MRI di Palo Alto ma era necessario per far passare determinati concetti.

 

Uguaglianza e differenza

 

La comunicazione simmetrica (o di sfida) non è solo negativa e può essere vista come una modalità dove le parti tendono a voler ottenere una sorta di uguaglianza (“io sono bravo quanto te”).

Se uno dei due non è d’accordo con questa uguaglianza e cerca costantemente di squalificare l’altro per fargli capire che “non sono uguali” allora si creano i problemi di cui abbiamo parlato oggi.

Al contrario la complementarità avviene quando le parti si pongono su piano diametralmente opposti, dove io riconosco di non sapere quella certa cosa e tu “me la spieghi”.

Non è una ammissione di inferiorità o di superiorità è semplicemente il rendersi conto che per comunicare è necessario aprirsi e incuriosirci per ciò che ci dirà l’altro.

Pensare di sapere già tutto è il problema principale di ogni relazione, anche illudersi di conoscere davvero bene l’altro è uno dei tanti problemi che portano a queste modalità comunicative.

 

Insomma credo di avere materiale sufficiente per un secondo podcast su questo tema, tu cosa ne pensi? Lascia la tua opinione qui sotto.

A presto
Genna

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4 Commenti
  • Ciao Genna.
    Ho recuperato questo podcast e mi è piaciuto particolarmente.
    Sostanzialmente in una discussione quando si vuole applicare lo “scambio”, bisogna entrare in modalità “mi apro ad un nuovo punto di vista”, o sbaglio? 😀

  • Ciao Genna,
    su questo argomento ci stavo pensando da tempo. Mi è capitato di avere una persona tra i miei amici che spesso tende a provocare, a cercare una sfida per sbilanciare le persone con cui parla. All’inizio la cosa mi destabilizzò un po’, ma poi con la consapevolezza mi sono reso conto che rispondevo con una sfida alla sfida. Poi pian piano ho tolto quella sorta di mattone sull’acceleratore e ho “cambiato marcia”. Ho voluto iniziare ad inserire un po’ di metacomunicazione inizialmente e poi successivamente stare un po’ al gioco quando la cosa volgeva in tono scherzoso, ma in situazioni più serie era come richiamare la consapevolezza sul fatto di ciò che voleva fare: voleva darmi un dono che non volevo.
    Così facendo mi sono potuto distaccare da quello che voleva fare e ora, dopo qualche mese gestisco la cosa in un modo dove vedo questo aspetto della provocazione come un modo divertente per aggiungere un po’ di pepe ad una conversazione, senza però attaccarmici in modo che diventi vada verso lo scambio.
    Infine una domanda: una comunicazione versata costantemente alla sfida, da cosa è motivata? Non ci vedo molta serenità…

    • Ciao Daniele
      E grazie per la bella testimonianza!

      Risponderti non è facile perché può dipendere da molte cose ma sostanzialmente possiamo riassumere le cause in pochi schemi:
      – Timore di non essere all’altezza
      – Timore di non essere riconosciuto
      – Timore di essere messo fuori dai giochi
      Insomma timore cioè paura di non essere ascoltati o presi in considerazione. Se proprio dobbiamo fare “gli psicologi” può essere sia un tratto di personalità ereditato, “hai i genitori litigiosi e per questo conosci solo quel modo” oppure dovuto a traumi.

      Clinicamente il disturbo borderline si presta molto alla figura di quello che sfida tutti 😉

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