5 consigli per migliorare la tua meditazione

 

Hai una tua “pratica di meditazione”? Se la risposta è si questa è la puntata che fa per te, se invece non ne hai una capirai perché è importante averla.

Nella puntata di oggi non trovi 5 consigli per migliorare pratiche consolidate negli anni ma anche ottimi consigli per chi ha iniziato da poco e per i neofiti.

Buon ascolto…

 

Ascolta “197- 5 consigli pratici per migliorare la meditazione” su Spreaker.

Perché migliorare la meditazione?

 

Scommetto che a molti sarà venuta in mente questa domanda, cosa significa davvero migliorare il tuo modo di meditare?

La domanda sorge spontanea perché spesso si vede la meditazione come qualcosa che “accade”, ed effettivamente è così ma alcuni piccoli consigli possono facilitarla.

Se ad esempio decidi di correre per fare esercizio fisico inizialmente non ti servirà niente. Tutti sappiamo più o meno correre!

Se però insisti ed aumenti le tue distanze qualcosa devi imparare, come la tua resistenza, il dosare le energie, ad appoggiare meglio i piedi, a respirare in un certo modo ecc.

 

Le braccia rilassate

 

Dopo qualche anno che suonavo la batteria con i miei amici ho deciso di iniziare a prendere lezioni.

Avevo costantemente male alle braccia quando finivo di suonare, il maestro mi guarda e cerca di strapparmi dalle mani le bacchette senza riuscirci.

E mi dice: “devi tenerle con più dolcezza, non sonno due pezzi di legno”. Con questa frase e con un semplice consiglio ha cambiato tutto.

Ti ho raccontato questa storia per dirti che a volte, alcuni semplici consigli possono davvero migliorarci sensibilmente.

 

Batteria, corsa e meditazione

 

Che cosa hanno in comune queste 3 attività? I punti di contatto sono molti ma ciò su cui voglio portare la tua attenzione è uno solo:

Sono tre cose viste dal di fuori sembrano facili. Molti ragazzi approcciano la batteria perché sembra più facile di altri strumenti.

Così come correre sembra un modo semplice e facile di tenersi in forma, dopotutto servono solo un paio di scarpe, no?

No, serve allenamento, conoscenza di se stessi, impegno e dedizione se si vogliono raggiungere dei reali risultati in tutti questi 3 campi.

 

“Anche io sono un po’ zen sai, me ne frego di tutto”

 

Una volta un ragazzo mi ha detto proprio queste parole. Quasi che meditare sia “fregarsene del mondo”, il famoso asceta che se ne va nella grotta.

Sono talmente staccato dalle cose del mondo che posso fregarmene. No questo non è meditare ma è dissociarsi dalla realtà per vivere meglio.

E dissociazione e disidentificazione non sono la stessa cosa come sanno tutti i miei corsisti.

Pensare di non aver bisogno di meditare perché si è “parecchio Zen di natura” è una cavolata è come dire che sei nato in “forma” e non hai bisogno di fare esercizio fisico.

Certo la consapevolezza è uno stato naturale ma necessita di allenamento come tutte le cose. Se ci giochi, se ti rilassi di tanto in tanto, no non ti serve migliorarti.

 

 

Rafforzare le basi

 

Ogni bravo maestro sa che l’attività più importante è quella di “fortificazione delle basi”, quelli che chiamiamo fondamentali nello sport, rudimenti nella musica, abc, ecc.

Si chiamano “basi” non per caso, perché senza di essere tutto il resto non sta “in piedi” perché è fuori equilibrio. I 5 consigli della puntata sono un modo per rafforzare le fondamenta.

Nulla di magico e trascendentale ma semplicemente dritte tratte da tanti anni di pratica e di insegnamento. Non sono ovviamente gli unici e i migliori ma sono molto importanti.

Spesso questi semplici consigli hanno migliorato il modo di praticare di esperti meditanti, magari perché in anni di pratica si erano un po’ “persi”, come capita a tutti praticanti di lungo corso (me compreso).

 

La mente del principiante

 

Come ti ho recentemente raccontato qualche giorno fa mi sono ritrovato a leggere l’ennesimo libro sulla mindfulness. Dovevo farlo quasi “per lavoro” e guardando i primi capitoli ne ero scoraggiato.

Ho pensato: “caspita mi tocca leggere tutta sta parte (in inglese per giunta) che conosco molto bene”. All’improvviso è arrivato un attimo di presenza ed ho pensato alla mente del principiante.

Mi sono messo a leggere cercando di mettere da parte i pregiudizi e forse ti ricordi cosa è successo. Ho capito un aspetto “di base” che non avevo mai colto così chiaramente.

Perché succede questo? Cioè perché tante descrizioni diverse possono solo farci intuire aspetti della pratica della meditazione?

 

Perché la meditazione va oltre le parole

 

Come sai bene meditare significa andare “oltre alle parole”, oltre alle “reti di significato” e alla nostra memoria auto-biografica.

Come ogni stato “diverso” di coscienza non è facilmente esprimibile a parole. Per questo l’arte è spesso molto più brava a rappresentare questi stati.

Compresa l’arte letteraria, bravissimi scrittori hanno creato opere che possono illuminare. Non si tratta di una comprensione solo intellettuale.

In una puntata di qualche tempo fa ti ho parlato di alcuni modi per “coltivare la presenza” senza dover necessariamente meditare, uno di questi è l’arte.

 

Non concettualità

 

E’ proprio questa capacità di andare “oltre ai concetti” che rende la meditazione qualcosa di magico.

Perché quando riesci a vedere “oltre i concetti” allora ti “stai liberando” da tutta una seri di filtri e di schemi mentali.

Ed è la semplice “osservazione ripetuta” che rende tutto ciò possibile. Non è la volontà di andare “in uno stato particolare di coscienza”.

Oppure il cercare di “attingere alle tue risorse segrete” accedendo all’inconscio. Ma si tratta di osservare ciò che accade e non ciò che vorresti accadesse.

 

Le asepttative

 

Come sai meditare è il contrario del crearsi delle “aspettative”. Il problema è che noi lo facciamo continuamente!

Esatto, anche chi medita da anni continua (per fortuna) a creare aspettative e simulazioni mentali del futuro.

Poter progettare è un dono così come lo è il saper restare nel presente. Sono due facce di una amplissima medaglia.

Ma mentre via via che cresciamo progettare diventa sempre più facile per la presenza le cose sono al rovescio.

 

Più sai e meno verifichi

 

Ne abbiamo parlato più volte  “più sai intellettualmente” e più tendi a non vedere ciò che hai davanti  ma la tua “idea” di come dovrebbe essere.

Pensaci, se conosci benissimo una strada non hai bisogno di “stupirti”, probabilmente la percorrerai senza pensarci.

A tutti è capitato di fare chilometri in auto senza rendersene conto. Questo è perché è molto più comodo far guidare il nostro “pilota automatico”.

Lasciare a questa parte “esecutrice la guida della tua auto” è qualcosa che avviene spontaneamente. Ripeto, via via che “sai” meno ha bisogno di verifiche nella realtà.

 

La realtà è in continuo mutamento

 

Il problema di cercare di prevedere la realtà è che questa è essenzialmente imprevedibile.

Questa osservazione che potrà apparire banale ha in realtà profonde ripercussioni sulla nostra crescita personale.

Perché per quanto mi riguarda meditare non significa cercare “certezze” in un mondo magico-mistico, iniziare a credere in chissà quali energie cosmiche.

Ma significa rendersi empiricamente conto (toccando con mano) che la realtà è imprevedibile accentandola per come è…per quanto possibile.

 

Meditare serve banalmente per “imparare ad accorgersi”

 

Accorgersi di cosa? Di tutto ciò che ti frulla per la testa senza esserne frullato a tua volta. Quindi ti serve per riuscire a dare delle rapide occhiate limpide al tuo mondo interiore.

Questo ti cambia, perché ogni volta che ti “accorgi” di qualcosa significa che sei riuscito ad osservarlo prima di giudicarlo, prima dell’arrivo di tutto il “ciarpame mentale”.

Durante le nostre meditazioni diamo rapidi sguardi, non si tratta di entrare nello stato magico “della presenza” di entrare in “altri mondi” ma di osservare come entriamo ed usciamo da questi mondi.

Mondi emotivo-narrativi che colorano tutta la nostra esperienza. Meditare significa provare a dare uno sguardo dietro il velo di questa colorazione.

 

Ma per quanto tempo devo meditare?

 

No non intendo quanto devi praticare per ogni sessione, ma per quanto tempo devi praticare prima di “arrivare” ad un qualche risultato?

Ci sono degli studi precisi sugli effetti psicofisici, questi parlando di mesi se non di settimane, ma è chiaro che per avere effetti sensibili non è abbastanza.

E come ogni abilità deve essere costantemente tenuta in allenamento. E’ facile come andare in bici, una volta che sai di cosa si tratta lo sai fare, ma per continuare ad avere risultati devi continuare a pedalare.

Non esiste un punto di arrivo, sai perché? Perché (ripetiamo) la vita è in continuo mutamento, le situazioni della vita sono una continua sorpresa.

 

Non è un rettilineo

 

Non è come andare sempre dritti sulla bici, ma ci sono continue salite, discese, ostacoli ed opportunità di ogni genere. E per farne esperienza bisogna continuare a praticare, anche per qualche pedalata al giorno.

Questo non vale solo per una meditazione “moderna e urbana”. Ma vale anche per chi approfondisce la pratica ai massimi livelli, con ritiri e pratiche prolungate.

Per approfondire la pratica serve preparazione e coraggio! Si ti serve coraggio per affrontare tutto ciò che emerge da te stesso, per affrontare a viso aperto il tuo mondo interiore.

Ma posso assicurati che ogni “nemico interno” è in realtà un “amico” e spesso un “maestro interno” in grado di insegnarti moltissimo… devi solo imparare a guardarlo negli occhi 😉

 

A presto
Genna

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4 Commenti
  • Ciao Genna, bellissimo articolo! In particolare la riflessione sul perché ci siano tante descrizioni differenti che possono farci intuire qualcosa sulla meditazione lo denoto dal fatto di come essendo un modo poi trasformativo per la mente di apprezzare maggiormente la vita nei suoi molteplici aspetti, quando vengono posti degli esempi si coglie un pezzettino.
    Ad esempio mi accadde di seguire un insegnamento sulla meditazione che già conoscevo. Ci ero andato perchè rinfrescarmi la memoria lo trovo utile: in quell’occasione l’insegnante disse delle parole riferite ad un esempio che in precedenza non avevo mai sentito su quell’argomento e quello mi cambiò l’idea che avevo. L’idea che attualmente ho è di come la meditazione nel corso della vita si sviluppa facendoti conoscere aspetti nuovi di te stesso che magari guardavi con occhi vecchi e che non hai mai voluto mettere in discussione. Magari all’inizio è qualcosa di piuttosto grossolano ma man mano che procedi e continui con 0 giorni sul calendario, noti cose sottili, giudizi non totalizzanti ma che comunque in parte ti definiscono e che hai lasciato lì in un angolo della mente senza approfondirlo. Vederlo come reagisce ad una osservazione diretta mi ha portato a apprezzare maggiormente questi momenti di pratica 🙂

    Grazie Genna, sempre un mito! 😉

    • Grazie Daniele,
      Si è esattamente così, ogni volta che trovo qualcuno che parla di meditazione, che lo faccia “bene o male” ci trovo sempre qualcosa di interessante, soprattutto se è un vero meditante.

      Attraverso la pratica capiamo quegli esempi e ne creiamo di nostri, per questo (secondo me) esistono 300000 tradizioni diverse, perché ognuno la capisce a modo proprio e cerca di trasmetterla… a modo proprio 😉

      C’è una bella metafora che rende l’idea è quella dei monaci ciechi e l’elefante…

  • Caro Genna, questo tuo podcast è molto interessante e chiaro, grazie!

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