Bias e trappole della mente: conoscerli per superarli con i 4 “casi” che devi assolutamente sapere…

 

Sai cosa sono i “bias” o “euristiche”? Sono scorciatoie mentali che da un lato ci aiutano e da un altro lato ci limitano.

Negli ultimi 50 anni sono stati vinti ben 3 Nobel su questo tema, come abbiamo visto in una recentissima puntata.

Come promesso ecco come “sopravvivere ai bias” della mente… buon ascolto:

 

Ascolta “199- Bias e Trappole mentali: 4 modalità per conoscerli e superarli…” su Spreaker.

 

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Schemi e pattern

 

Immagina di essere un alieno e di arrivare sulla terra durante una bella partita di calcio. E’ molto probabile che ci capirai poco, ma con un pizzico di osservazione in più qualcosa capiresti.

Se gli alieni funzionano come noi esseri umani, dopo ripetute osservazioni potrebbero arrivare a comprendere le regole fondamentali del gioco.

Ok non capiranno mai il “fuori gioco” ma di certo le cose essenziali si, perché è questo che fa tutto il giorno il nostro cervello, ricerca schemi e pattern.

Anche questo lo abbiamo visto di recente in una puntata dedicata al fatto che “siamo tutti un po’ scienziati”, anche se non lo sappiamo.

 

Quanto capirebbe davvero l’alieno?

 

Probabilmente solo una piccola parte del gioco, tuttavia se è fatto proprio come me e te, a furia di guardarlo capirebbe molto.

Immaginiamo che l’alieno però, a causa della sua conformazione cognitiva, riesca a sopportare la vista di un solo tempo.

E’ probabile che, guardando una partita iniziata nel secondo tempo, resti completamente spiazzato. Come sai c’è il cambio di campo e le porte si invertono.

Noi facciamo spesso così, guardiamo solo il primo tempo della partita e da quello pensiamo di aver capito tutto. Questo è solo uno dei bias ma ne evidenzia bene il funzionamento.

 

Scorciatoie pericolose

 

Se sei un giocatore e non ti accorgi che il campo è cambiato, allora sono davvero guai grossi! Per fortuna dirai, tutti ci accorgiamo del cambio campo.

Beh non so se è proprio la verità anche questa ma di certo tendiamo a prendere scorciatoie mentali che ci fanno fare anche grossi danni.

Kahneman lo ha dimostrato ripetutamente mostrando i risultati negli anni dei broker più pagati in America.

Esistono scorciatoie pericolose del pensiero, non lo sono tutte, anche perché altrimenti non riusciremmo a vivere, ma molte possono diventarlo.

 

Se le conosci le ri-conosci puoi evitarle

 

Questo è il senso più profondo della puntata di oggi. Anche perché non è davvero necessario conoscere tutti i “bias” ma almeno sapere quando diventano più probabili.

Ti piacerebbe sapere se la strada è ghiacciata quando guidi? Per fortuna le auto di oggi ti avvisano (anche la mia utilitaria lo fa) ma è bene saperlo.

Qualcuno potrebbe dire che abbiamo guidato sino ad oggi senza saperlo, ma potrei rispondere che sicuramente questo ha causato molti più incidenti.

Sapere che la strada è ghiacciata ti consente di guidare in modo maggiormente accorto, e in certe curve può davvero aiutarci a restare in strada.

 

Il paradosso dei limiti

 

Sapere che la strada è ghiacciata da un lato ti aiuta ma dall’altro potrebbe renderti così nervoso da “sbagliare”. Ti è mai capitato? Spero di no sulla strada.

Questo è il famoso “guardarsi dentro che rende ciechi”, cioè l’interferire del controllo sugli automatismi. Qui trovi tutto.

Ma questo capita solo se ti identifichi con quella cosa, cioè se quando sbandi ti fermi e scendi dall’auto perché pensi di essere “uno sbandato re”.

Invece, se riesci a notare lo sbando e accettarlo e accompagnare l’auto dolcemente nella giusta direzione.

Fuor di metafora questo succede davvero, se sbandi sul ghiaccio non devi controsterzare di colpo ma mantenere la direzione (accettare) per riportare dolcemente l’auto sulla strada.

 

Questo comportamento cosa ti ricorda?

 

Bravo/a! E’ la nostra cara consapevolezza, la vera chiave di ogni crescita personale. Sapere che esiste un limite ti consente davvero di sfidarlo.

Immagina di essere un maratoneta, secondo te è utile monitorare la tua resistenza in allenamento? Ovviamente la risposta è si, perché?

Perchè solo in questo modo puoi conoscere le tue potenzialità, e le puoi conoscere solo se arrivi a toccare fisicamente i tuoi limiti.

Puoi “toccarli” in modo inconscio, perché nessuno ti ha detto che esistono dei limiti o in modo consapevole.

 

Amiamo la via più breve

 

Se ti dicessi che con un trucco riesco a farti superare i tuoi limiti, vorresti che lo applicassi su di te? Sicuramente si!

Siamo costituivamente orientati al risparmio energetico, no non è pigrizia come la intendiamo, ma è un delicato sistema di economia cognitiva.

Per questo creiamo le scorciatoie mentali, percé in questo modo riusciamo ad ottimizzare continuamente le nostre energie.

Pensa che fatica se ogni volta dovessi reimparare a leggere prima di affrontare delle parole come quelle che vedi adesso.

 

I bias non sono “solo limiti” ma sono modi di funzionare

 

I bias non ci indicano solo i nostri “limiti” in determinate situazioni, ma ci indicano un nostro modo peculiare di funzionare.

E per peculiare intendo dell’ Homo Sapiens, si sono modalità che tutti abbiamo perché si sono evolute con la nostra specie.

Secondo molti studiosi è proprio questa capacità di creare strutture di pensiero sempre più complesse ad essere considerato “pensiero”.

Oggi chiamiamo per semplicità questi pattern mentali “schemi”, è un termine molto noto in psicologia perché nasce dallo studio degli stereotipi.

 

Lo stereotipo è un ottimo esempio di Bias

 

Sai che cosa è uno stereotipo? Tu pensi di avere stereotipi? Se hai risposto no allora sappi che le cose non stanno così.

Purtroppo e per fortuna abbiamo tutti un sistema di creazione degli stereotipi. Ci bastano pochi elementi per categorizzare una persona che ci sta di fronte.

Questo proprio grazie ai numerosi stereotipi che “hai nella testa”. Da cosa dipendono? Al 90% dalla cultura in cui sei nato e cresciuto.

Forse ti starai chiedendo se questi stereotipi siano realmente utili o meno, è la domanda giusta…la risposta? Dipende!

 

I nostri antenati

 

Immagina di essere un “uomo delle caverne”, nomade, che si sposta da un luogo all’altro alla ricerca di sostentamento.

Oltre al cibo ciò che ti conduce in un certo luogo è sapere di non avere nemici mortali attorno a te e non intendo solo gli animali feroci.

Ma intendo soprattutto i tuoi simili, che come te si muovono alla ricerca di sostentamento. Dovevi essere in grado di capire in pochi sguardi se erano una minaccia o meno.

Da pochi elementi, come le espressioni non verbali, dovevi essere in grado di capire se si trattava di una popolazione amica o nemica.

 

Succede ancora oggi

 

Immagina di essere in una Città straniera e di volerti sedere in un bar per bere qualcosa la sera. Davanti a te hai 2 opzioni:

Un pub zeppo di “brutti ceffi” che urlano tra di loro ed un altro invece dove dalla vetrina intravedi delle famiglie, dove vai?

Allora sei hai lo spirito d’avventura e sei un biker è facile che tu ti infili nel gruppo di brutti ceffi ma non è così per tutti.

E’ molto più facile che opterai per il bar delle famiglie, soprattutto se hai sentito dire che quella è una Città pericolosa.

 

Quel sentito dire organizza il tuo schema

 

Quella ipotetica informazione sulla “Città pericolosa” funge da prime per il tuo schema stereotipico che dice più o meno così: “meglio evitare i brutti ceffi”.

E’ chiaro che sei insieme ad un gruppo di amici, intento a fare casino a tua volta preferirai il pub con la gente che urla.

Ma se sei da solo e qualcuno ti ha messo sul “chi va la” (effetto del prime che fa scattare lo schema) è altamente probabile che tu scelga le famiglie tranquille.

Questo 30000 anni fa ti salvava la vita di sicuro, oggi le cose sono molto più complesse eppure quegli schemi continuano a scattare.

 

Un fardello evolutivo

 

Molti schemi hanno una natura evolutiva, ce li portiamo dietro dalla notte dei tempi perché ci hanno permesso di sopravvivere.

E le culture tendono a preservarli con proverbi, storie e narrazioni di ogni genere. Mio nonno mi diceva sempre: “fidarsi è bene non fidarsi è meglio!”.

Ti sembra sensato? Oggi assolutamente no, ma nel mondo di mio nonno si, nato e cresciuto nella Napoli degli anni 40, dopo aver affrontato una guerra mondiale.

Quando parlo dei bias come “fardelli evolutivi” dal vivo molte persone mi confessano (più o meno segretamente) che loro, non cadono mica in questa trappole, sono persone evolute.

 

Te li porti dietro proprio perché sei evoluto

 

La verità è che porti con te questi bias perché ti sei evoluto grazie a loro. Quando li leggerai sul Qde comprenderai di non esserne immune.

Ma ti basta ascoltare bene la puntata per comprenderlo pienamente. Non si tratta di abitudini mentali inutili!

Creare schemi è l’unico modo che abbiamo per comprendere ciò che ci circonda. Perché il nostro apparato cognitivo è troppo limitato per farlo di un solo colpo.

Quando guardi le molte opportunità che hai davanti non puoi decidere su due piedi devi fermarti, fare mente locale, valutare le opzioni ecc.

Per farlo devi avere la capacità di accorpare, generalizzare, cancellare e deformare i dati che ricevi dal mondo.

 

I Bias sono mappe che aggregano dati

 

I bias funzionano proprio come degli algoritmi (grossolani) pre programmati che organizzano i dati in una certa maniera.

Funzionano esattamente come “mappe mentali” del mondo che ci circonda. Anzi sono le “regole” con le quali organizziamo le nostre mappe mentali.

Regole che sono utili in contesi di sopravvivenza ma che si attivano anche quando non dobbiamo sopravvivere.

Imparare a conoscerli ti consente di riconoscerli, no tranquillo non diventerai “più furbo del tuo cervello” ma di certo potresti scoprire che è molto più utile “sapere come funzioniamo” piuttosto di far finta di saperlo.

 

La consapevolezza

 

Lo so “ci risiamo”, ma prova a rispondere a questa domanda: “come fai ad aumentare la probabilità di riconoscere uno di questi bias quando si propongono?”.

Una risposta logica è di certo: “sapere in quali casi” sono maggiormente probabili, ed in parte li abbiamo visti nella puntata e nel Qde troverai “il resto” (tutti e 188).

Ma a volte conoscere intellettualmente qualcosa non ci consente poi davvero di riconoscerla nella nostra esperienza. Già conoscerla con l’intelletto è un buon primo passo, il secondo è la consapevolezza.

La capacità di cogliere il tuo mondo interiore proprio in quel frangente, e per farlo serve un’abilità specifica che potremmo chiamare “meta cognizione”.

Per svilupparla l’esercizio più potente in assoluto è la… meditazione!

 

Meditate gente meditate
Genna

 

Ps. Mi devi davvero perdonare se continui a trovare articoli vecchi con le lettere “tutteappiccicate” come in questo caso. E’ colpa di una sorta di “virus”, in caso li trovassi segnalameli così li rimetto subito in ordine. Grazie!

 

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