Integrazione psicologica: “cerco un centro di gravità permanente”

 

Ti è mai capitato di comportarti in modo poco “congruente” con te stesso? Magari hai pensato di “comportarti in un modo assurdo” per poi auto censurarti subito dopo?

Tranquillo è normale, noi esseri umani siamo profondamente incoerenti soprattutto quando si tratta di “pensieri”. Se qualcuno potesse leggerci dentro probabilmente scapperebbe a gambe levate…

…oggi parliamo di questo fenomeno legato alla integrazione delle tue parti interiori, cercando un “centro di gravità permanente”… buon ascolto:

 

Ascolta “180- Come sviluppare “Integrazione Psicologica”…” su Spreaker.

Ci incontriamo dal vivo? Il 23 Settembre a Milano condividerò il palco con Luca Mazzucchelli e Gerry Grassi per un evento straordinario dedicato alla crescita personale. Vieni adesso a dare un’occhiata!

 

 

Ti è mai capitato di avere “pensieri contrastanti”? Pensieri che sembrano dirti tutto e contemporaneamente il contrario di tutto?

Se non te ne sei mai accorto è perché probabilmente sei molto bravo ad “integrare” (a mettere assieme) i tuoi pensieri senza crederci fino in fondo, trattandoli per ciò che sono, pensieri.

Spesso però capita proprio che finiamo per credere a quei pensieri e a volte la gente mi chiede se “è pazza” ad avere pensieri così terribili.

Come ad esempio una giovane madre che di tanto in tanto, sotto le urla stressanti del figlio e la deprivazione da sonno, mi racconta di immaginare “fughe improbabili”.

 

Siamo tutti pazzi?

 

Questo capita a tutti, è insito nella natura del nostro pensiero razionale moderno. Quello che ha fatto proprio il principio di non contraddizione come direbbe il prof. Galimberti.

Se sei sul treno e vedi che il tuo vicino estrae un contenitore ed una forchetta ed un coltello penseresti immediatamente che voglia mangiare perché e non che voglia accoltellarti.

Perché per portare avanti la ragione abbiamo bisogno di discutere su cose “chiare” e non sulla tremenda ambiguità che ci presenta il mondo.

Dove qualsiasi oggetto potrebbe essere usato in modo non congruo, come un’arma. Proprio come farebbe un bambino con una forchetta in mano, ed è per questo che gli prestiamo molta attenzione quando succede.

 

Il principio di non contraddizione

 

Il principio di non contraddizione aristotelico serve proprio a dare delle regole al nostro pensiero. Se vogliamo studiare le forchette non possiamo pensarle anche come armi da offesa.

Il nostro pensiero ha così sviluppato una fortissima attenzione per le incongruenze. Per poter pensare e di conseguenza agire e prendere decisioni abbiamo bisogno di una certa chiarezza.

Questa chiarezze però non esiste di per se, siamo noi a darla attraverso tutto un sistema di attribuzione di significati sociali e non.

E questo, fa a pugni con il vero scopo del nostro pensiero che è… quello di farci sopravvivere prendendo buone decisioni sul mondo e su noi stessi.

 

La auto riflessione

 

Quando poi l’oggetto di studio diventa il soggetto (problema noto in filosofia) cioè quando l’oggetto di studio diventi tu stesso i problemi si complicano ulteriormente.

Perché il nostro pensiero è più simile alla proverbiale scimmia che salta da un ramo all’altro che alla stoica posizione del “il pensatore di Rodin“.

L’auto riflessione può portarti fuori strada per diverse ragioni: la prima è legata al fatto che dentro di noi ci sono idee esatte e precise. Un cerchio perfetto è più facile trovarlo fra le idee che nella realtà.

Dall’altro lato invece sappiamo che queste “idee/pensieri” sono solo mappe per muoverci in un territorio ambiguo ed in continuo cambiamento.

 

La mappa non è il territorio

 

Questa è probabilmente una delle frasi più abusate nel campo della crescita personale e anche della psicologia. Il significato ha gettato le basi per un’idea costruttivista della realtà.

Dove ognuno si costruirebbe la propria realtà e da qui nascerebbero i problemi. In parte è verissimo ma questa interpretazione se stiracchiata porta delle confusioni.

Come ad esempio quella di credere che, essendo tutto costruito, io possa plasmare la realtà circostante a comando. Come nella legge di attrazione o “robe” del genere.

In realtà, per quanto mi riguarda significa esattamente ciò che dice: che ciò che pensi, cioè le tue mappe, non corrispondono alla realtà che ti circonda.

 

Torniamo al nostro GPS

 

Se segui psinel sai che chiamiamo quella “parte pensante” della nostra testa “GPS”. Che cosa succede se ad un tratto il tuo GPS inizia a darti percorsi sbagliati?

Devi aggiornarlo! E per aggiornarlo devi caricarci nuove mappe! Oppure, se sei in corsa, devi fermarti e chiedere o avvalerti maggiormente dei tuoi sensi per orientarti.

Le mappe sono schemi di pensiero più o meno organizzati che guidano il comportamento. Sono un insieme di schemi, pattern, abitudini, convinzioni e apprendimenti.

Ci abbiamo dedicato tutta una serie di puntate eccole qui trovi le principali

 

L’incoerenza su te stesso arriva dalla mappa di te stesso

 

Quando ti senti “incoerente” è perché hai una “mappa” estremizzata dove non riesci ad immaginarti diversamente. Quella mappa ti rimanda solo una parte di te stesso.

Il tuo cervello adora la coerenza, gli piace sapere di essere “fedele a se stesso” ma la verità è che nella tua mente avvengono continui “cambi di scena”.

Nella nostra mente si alternano stati mentali di diversi e contrastanti, siamo noi ad “Integrarli” in una visione unitaria di noi stessi.

Questa è la funzione che desidero promuovere attraverso la puntata di oggi. Lo so mi rendo conto che non si tratta di materiale semplice semplice…

 

La personalità

 

Quando si parla di “integrazione mentale” il suo campo naturale è proprio quello della personalità, di quell’insieme di tratti, atteggiamenti e convinzioni che ci caratterizzano.

Non è un concetto unitario per quanto possa apparire. La tua personalità, come tu ti vedi e ti senti è un’insieme di “sistemi” che tutti insieme ti danno quella sensazione di “essere tu”.

In un altra puntata ne abbiamo parlato approfonditamente. Ciò che vorrei notassi è che proprio quando pensi a te stesso puoi avere perplessità.

Solo quando inizi a vederti magari come una persona “buona” fai poi difficoltà a vederti come “cattivo” nel caso dovesse capitare.

 

Il giudizio, l’altro e la personalità

 

E’ proprio attraverso questo auto-giudizio su te stesso che strutturi la tua personalità, confrontandoti con gli altri e con te stesso continuamente.

E’ in base all’ “altro” che riesci a comparare te stesso. Tuttavia questa continua comparazione può a volte diventare problematica, soprattutto quando ha a che fare con “la personalità”.

Con il cercare di definire chi sei, rispetto agli altri, continuando ad inseguire le comparazioni che quella parte di te fa continuamente.

Così un giorno potresti vederti come bravo ed affidabile ed il giorno dopo no. Ed è utile iniziare a comprendere che questo è naturale.

 

La mancata integrazione

 

Purtroppo però non riusciamo ad integrare tutto, anche perché il nostro caro mondo è davvero un sacco complicato e a volte non integriamo ogni parte di noi.

La mancata integrazione di cui parlo è quella legata al non “accettare” pezzi della tua esperienza psicologica, esteriore e/o soprattutto interiore.

Una mancata integrazione che fa rima con “mancata accettazione” di una qualsiasi parte di te stesso. Dai pensieri alle emozioni, dai comportamenti agli atteggiamenti.

Se ti guardi bene dentro scopri di essere una sorta di magma complesso zeppo di sistemi interdipendenti.

 

Coerenza e significato

 

Il nostro cervello si è evoluto facendo una cosa molto semplice: ricercando pattern, insiemi di schemi che si ripetono uguali a se stessi. Questo ci ha portato a ricercare “senso” in ogni cosa.

Ogni cosa deve avere una forma di senso, di causalità. Se si muove una certa cosa significa o che è viva o che qualcosa o qualcuno l’ha spostata.

Questi ragionamenti semplici ci hanno (ancora una volta) consentito di sopravvivere. E ci consentono ancora oggi di fare cose meravigliose.

Purtroppo però possiamo diventare prigionieri della ricerca di senso e di coerenza nelle cose. Come quando ci convinciamo di qualcosa che poi si rivela essere falsa.

 

La ricerca di senso più difficile è quella su te stesso

 

La cosa più difficile da fare anche se ti capita spontaneamente è quella di definire te stesso. Lo fai in vari modi come hai sentito poco fa, e uno dei principali è commentando e giudicando i te stesso.

Non solo giudichi il mondo che ti circonda ma giudichi anche te stesso in continuazione. Questo succede principalmente per auto-definirti e cercare di capire “chi sei”.

In realtà tu sei tutti quei pensieri, anche quelli che si chiedono “chi sono”. Sei tutto ciò che senti, provi, immagini, pensi e agisci.

E’ quasi impossibile definirti psicologicamente con una sola cosa, se non attraverso la sensazione di essere te stesso, l’ipseità come la chiamiamo in MMA (o propriocezione).

 

Integrazione delle parti in psicologia

 

In psicologia si parla da sempre di integrazione delle parti, fra i contributi più noti c’è la visione dell’inconscio secondo Jung (mutuata da Pierre Janet) sull’inconscio arcipelago.

Composto da isolotti che si integrano fra di loro. Per poi arrivare ad Assaggioli con le sue “sub-personalità”, passando per Fritz Perls con le sue sedie.

E ovviamente potremmo andare molto indietro nel tempo, per dare il titolo alla puntata di oggi mi sono fermato a Gurdjieff di cui di certo avrai sentito parlare.

E dalla sua filosofia che nasce la frase di Battiato che ho usato come titolo, e ad onore inserisco il video della canzone “Cerco un centro di gravità permanente” (che ho citato male in puntata).

 

 

“Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia cambiare idea sulle cose e sulla gente”… se ci pensi è esattamente il concetto di integrazione di cui abbiamo parlato fino ad ora.

Una sorta di certezza interiore che non può derivare dalla certezza delle cose esteriori, non può essere una situazione al di fuori di te questo centro, deve essere dentro di te.

Per Gurdjieff, che ha ripreso tutte le tradizioni religiose asiatiche, questo centro è dentro di te e si sviluppa attraverso la presenza.

 

“Ancora con sta meditazione”? 🙂

 

Per questo ti ho parlato di meditazione così come di “occhiali per guardarti dentro” perché sono proprio questi che riesci a costruire quando pratichi, che sono il sinonimo del “centro di gravità” trovi tutto qui.

La meditazione è lo strumento principe per addestrare la capacità di dimorare nel presente. E questa capacità aumenta tantissimo la tua abilità di integrare “gli elementi del tuo mondo interiore”.

Mi rendo conto che si tratta di un discorso molto vasto e complesso e che probabilmente non sono riuscito a spiegare per bene ciò che intendo per integrazione.

Tu riascolta il podcast, fai gli esercizi e leggi il Qde dove proseguiremo questa discussione a cui puoi partecipare lasciando un commento qui sotto o sulla fan page di facebook.

Alla prossima
Genna

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