Intervista a Luca Bidogia fra teatro e meditazione

 

Che cosa hanno in comune la crescita personale, la meditazione ed il teatro? Questa è una delle cose che scoprirai ascoltado la terza intervista di psinel al dott. Luca Bidogia.

Luca è stato molto generoso nel condividere con noi alcune sue esperienze personali di vera crescita personale…buon ascolto:

 

Ascolta 158- Intervista al dott. Luca Bidogia fra teatro e meditazione…” su Spreaker.

 

Perché ancora uno psicologo?

 

So che potrebbe suonarti banale ma così non è, infatti gli psicologi non hanno il “copyright” sulla crescita personale.

Tuttavia la maggior parte degli strumenti più utili ed efficaci in questo campo sono frutto della ricerca in psicologia, che è un po’ il “pallino di Psinel”.

Ma la cosa che mi spinge a scegliere di intervistare questi colleghi è che “lavorano davvero”! Uno degli indicatori principali dell’esperienza è una certa apertura mentale.

Si, esistono anche miei colleghi che non vedono “persone” con l’intento diretto di “aiutarle a cambiare” o a sostenerle ecc. Ma fanno altro, perché il mondo della psicologia è vastissimo.

Tranquillo/a non intervisterò solo psicologi

 

La psicologia è ovunque, ogni volta che c’è un essere umano o più esseri umani che interagiscono possiamo applicare tecniche e metodi psicologici.

In agenda ho interviste anche con “non psicologi”, l’obiettivo principale di questo format non è fare promozione ai miei colleghi ma dare a te esperienze psicologiche significative.

Si perché si possono fare esperienze significative anche solo ascoltando l’esperienza degli altri. Lo facciamo da sempre, da quando siamo nati, modelliamo spontaneamente le esperienze altrui.

E ad esempio, nel futuro avremo un esperto di neuroni specchio che si sono occupati di alimentazione e di arte…e avremo anche filosofi, insomma tanta roba 🙂

Esistono 3 modi con cui apprendiamo attraverso l’esperienza degli: 

 

1- Attraverso l’esperienza diretta: il modo più efficace e più antico è l’apprendimento diretto per esperienza. Le cose più complesse si apprendono solo così, leggere, camminare, andare in bici ecc.

2- Attraverso una narrazione: possiamo imparare concetti anche molto complessi solo ascoltando una narrazione esterna. Quando mamma e papà ci raccontano che non è bene toccare il fuoco non abbiamo bisogno di provarlo per capirlo (anche se a volte si).

3- Attraverso l’esempio: questo sarebbe il “modeling” vero e proprio (come inteso da Bandura). Tutti sappiamo che influenza abbiano le altre persone, soprattutto nei primi stadi della nostra vita, ma non solo, l’esempio è uno dei modi migliori per insegnare da sempre!

Le interviste hanno l’effetto magico della narrazione

 

Come un buon libro, un ottimo film o oggi una “serie tv”, le interviste hanno il potere di insegnare attraverso la narrazione. E non hai bisogno di essere uno psicologo per saperlo!

Infatti oggi si sente sempre più spesso parlare di “storytelling” la capacità di tramutare una narrazione in una storia avvincente con un obiettivo.

Nel caso più comune, quello aziendale, la narrazione serve per vendere… ma in realtà la utilizziamo da millenni per insegnare, dalle favole agli antichi miti … è tutta “formazione”.

E quando dietro la narrazione c’è una esperienza concreta ecco che le cose si mescolano in modo perfetto. Si perché quando chi parla l’ha provato sulla propria pelle è tutta un’altra storia.

Dall’ipnosi alla meditazione alla integrazione

 

Ancora una volta hai sentito parlare di questo binomio, proprio come per Manuel e per il mio percorso. Infatti l’altro criterio che mi ha fatto scegliere Luca è stata questa sintonia.

Nei suoi gruppi Melab Luca integra diversi metodi, non ho mai partecipato ai suoi corsi però ci ho trascorso diverso tempo insieme, ed ho visto quella apertura mentale.

Parlare apertamente dell’integrazione di più tecniche e di casi clinici, ho fatto un viaggio in auto con lui che sembrava più una sorta di intervisione clinica.

Luca è spesso chiamato in alcune scuole di psicoterapia come docente, chiacchierare con lui è stato un confronto molto interessante.

Integrare non significa mescolare “a caso”

 

Il futuro delle scienze psicologiche è sicuramente l’integrazione, che ovviamente non significa assimilazione di “pezzi a caso”, questo è un tema molto discusso nella mia professione.

Integrazione significa riuscire ad inserire, nel modo più ecologico possibile (cioè organico e adattato), pezzi di altre teorie e pratiche, nella propria metodologia.

Per tanto è chiaro che per riuscire a fare questo lavoro è necessario: a) Avere un modello di riferimento; b) riconoscere la validità di altri modelli; c) avere la possibilità di testare questi modelli.

Aver letto qualche libro su un certo approccio non basta

 

Avere un modello di riferimento non significa che ti piace qualcosa e “diventa il tuo modo di vedere il mondo”. Ma significa che ne hai provati molti e hai scelto quello che ti piaceva di più.

Per farlo c’è quella leggera differenza fra “il dire ed il fare”! Se una persona fa il fuffa-coach, cioè finge di vedere persone credendo di sapere tutto, non può integrare un bel niente 😉

Può solo tirare fuori pseudo-modelli basati su pseudo-esperienze. Per quanto si possa essere bravi ad argomentare, se non c’è la pratica personale difficilmente si creerà un bel “quadro”.

Integrare è come mettere assieme diversi colori, di certo ci sarà sempre il genio in grado di fare mescoloni geniali, ma è più facile che ci riesca se già conosce come funzionano “i colori”.

Teatro e psicologia

 

Sono moltissimi gli approcci psicologici che partono dal teatro, ed il motivo principale è perché questi ci permettono di fare “esperienze reali”.

Dalle prime formulazioni sul cambiamento psicologico, a partire da Willem Reich, i miei colleghi hanno capito l’importanza della rappresentazione fisica.

Gli appassionati di storia della crescita personale sanno che i metodi di Fritz Perls (allievo di Reich) si fondavano sulla rappresentazione teatrale e sulla presenza.

 

 

In questo video vedi Fritz Perls all’opera con una serie di studenti. Si può vedere il suo mitologico lavoro con “la sedia vuota” ma soprattutto l’enfasi sulla rappresentazione.

Il cercare di trasformare i piccoli segnali (verbali e non verbali) dei suoi clienti in rappresentazioni (quasi) teatrali. E’ qualcosa di diverso dallo psicodramma di cui parla Luca ma con molti punti in comune.

Perls sviluppa i suoi metodi proprio nello stesso periodo in cui lo psicodramma diventa famoso in tutto il mondo, anche qui da noi in Italia con il citato “Giovanni Boria”.

Le interviste ai veri professionisti hanno un effetto simile allo psicodramma

 

Lo psicodramma non ha effetto solo su chi vi partecipa, ma anche su chi lo osserva dall’esterno, proprio come un buon film, tendiamo ad indentificarci con i protagonisti.

Ed è proprio su questa identificazione che si basa la teoria del cambiamento legato a questi metodi “attivi”. Anche quando ascolti un’intervista succede la stessa cosa, soprattutto se è genuina.

Non so se esistano studi sui neuroni a specchio, ma di certo ascoltare un racconto vero dovrebbe avere tutt’altro potenziale di accrescimento (mi sembra abbastanza logico).

Hai visto cosa fa Perls nel video?

 

Oltre ad usare le sue famose sedie chiede alle persone di interpretare delle parti e ci mette dentro la “nostra cara presenza”. Hai visto la ragazza che gioca con la carta?

Perls parte da questo dettaglio per aiutarla a spostare la sua attenzione nel presente, tanto che quando le chiede “che cosa vedi”, utilizzando un esercizio molto caro a chi ha seguito MMA

…la ragazza risponde ciò che sta immaginando, lui allora la riporta nel “qui ed ora” e al termine dello scambio le dice: “questo si chiama mini Satori in contrasto con il grande Satori“.

Perls era appassionato di Zen, per questo utilizza terminologie orientali. Come vedi dal teatro alla meditazione il passo è breve!

E tu, che cosa hai imparato da Luca e dalle interviste di psinel?

 

Faccelo sapere nei commenti qui sotto e se desideri che intervisti qualcuno in particolare, fammelo sapere.

Nel campo della crescita personale si dice da sempre: “leggete le bibliografie dei grandi”, cosa buona e giusta ma oggi abbiamo questo super strumento.

Oggi puoi avviare “una conversazione virtuale” con chiunque, creando quei “maestri” di cui ti parlava l’omonimo Luca Mazzucchelli.

Persone che, attraverso il loro racconti, possono donarci un pezzetto della loro saggezza!

Alla prossima
Genna

 

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1 Commento
  • A proposito di corpo, sensazioni cinestesiche, emozioni e mente.
    Qualche giorno fa mi sentivo depresso, ovvero avevo un basso livello di vitalità, inconsueto, direi (di solito sono a bombazza:-).
    Percepivo a livello somatico poca energia, un affossamento e ne ho dedotto che mi stava venendo la depressione. Ero preoccupato. Non capivo il motivo, perché cercandolo, non lo trovavo.
    Poi dopo due giorni ho misurato la febbre e avevo 38°C. Poi da lì, tosse, starnuti, espettorazioni. Insomma a volte la mente interpreta dei segnali corporei, nasce un ‘emozione da quella stessa interpretazione ( pensiero erroneo) e si alimenta ingrossando l’emozione.
    GLOB! l’influenza e la febbre (che non avevo da quando ero bambino), era invece il dato oggettivo.
    Ciao Genna!

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