La meditazione come laboratorio mentale

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Ti piacerebbe costruire un vero e proprio “laboratorio mentale”? No non mi riferisco al classico “posto sicuro” o al laboratorio in stile rilassamento dinamico ma a qualcosa di più.

Qualcosa che sembra essere “meno” di quanto detto ma che in realtà è molto …molto di più!

Ascolta 148- La meditazione come “laboratorio mentale”” su Spreaker.

Se per caso hai fatto qualche corso di “dinamica mentale”, di “training autogeno” o di rilassamento è probabile che tu ti sia trovato di fronte alla costruzione di un laboratorio mentale.

Una sorta di luogo immaginario (o reale inteso come memoria) nel quale tu ti senti a tuo completo agio e attraverso il quale riesci a fare operazioni mentali molto particolari.

Questi luoghi non sono altro che “stati mentali” attraverso i quali riusciamo ad osservare i nostri processi mentali e nei casi sopra descritti anche a manipolarli per il nostro miglioramento.

Si tratta quindi di un “non-luogo” ma di uno stato

Nelle forme classiche di questo esercizio si cerca di creare uno stato di coscienza modificato, che può essere caratterizzato dal rilassamento o meno, dal richiamo di risorse o meno.

Tutti però hanno lo stesso identico scopo: quello di farti osservare i tuoi processi mentali e attraverso questa osservazione “utilizzarli”.

“Utilizzazione” non è un termine casuale, se conosci il lavoro di Milton Erickson sai perfettamente a cosa mi sto riferendo.

Cosa significa utilizzare gli stati mentali?

Erickson utilizzava qualsiasi cosa gli venisse portato in studio. Se un paziente gli diceva che era molto bravo nello sci, lui non faceva altro che fargli immaginare di sciare… o qualcosa del genere.

Lo scopo era prendere le risorse di quella memoria implicita e portarle in altre aree della vita. Una sorta di transfert delle risorse apprese da un ambito all’altro.

Sulla scia di questi esercizi e del nascente cognitivismo molti esperti di psicologia e crescita personale hanno costruito il proprio impianto teorico, il proprio “laboratorio mentale”.

Rilassamento dinamico

Se segui psinel da un po’ di tempo sai che nel 2008 ho pubblicato un ebook “rilassamento dinamico” che andava a riprendere tutte queste forme di auto-modificazione dello stato di coscienza.

Una sorta di mix fra “dinamica mentale”, “training autogento e auto-ipnosi. E seguendo queste tradizioni invito i lettori a costruire il proprio “laboratorio mentale”.

Un luogo da costruire mentalmente nel quale richiamare risorse e svolgere esercizi di decondizionamento e desensibilizzazione.

Rilassamento dinamico però è superato!

Si, se hai acquistato da poco quell’ebook mi dispiace dirti che è superato, almeno superato dalle mie convinzioni attuali su come gestire la propria crescita personale.

Questo non significa che quelle tecniche non funzionino, perché funzionano, ma che secondo le mie recenti scoperte c’è qualcosa che arriva ancora prima.

E questo qualcosa, indovina, si chiama “presenza”! La capacità di osservare i propri contenuti mentali in modo intenzionale, restando nel presente con equanimità.

La prima differenza è che non c’è alcun tipo di “rilassamento”!

Nella pratica di meditazione il rilassamento è solo una probabile conseguenza dell’esercizio ma non il suo scopo ultimo. Rilassarsi fa di certo bene ma cercarlo ci porta al nostro…

…gioco delle sensazioni! Ti ricordi questo podcast? Sono proprio intuizioni del genere che mi hanno portato a cambiare leggermente rotta dal rilassamento alla meditazione in questi anni.

Il fatto di riuscire ad osservare i nostri processi mentali (pensieri, ricordi ed emozioni) senza identificarci con essi, che siano belli o brutti li osserviamo e torniamo nel presente.

La seconda differenza è che non devi fare nulla!

Ti ricordi il post su “fare vs essere”? Esatto, mentre nelle altre pratiche tu devi fare qualcosa di molto particolare, come ad esempio rilassarti, richiamare memorie positive ecc.

Nella meditazione devi “solo” restare nel presente, qualcosa di diverso dal fare è una sorta di non-fare che però implica un fare…uno strano paradosso che risolvi solo ascoltando quel podcast.

Il laboratorio della meditazione di consapevolezza è esclusivamente orientato ad un addestramento “puro” dell’attenzione. Puro perché è solo di quello che ci curiamo che vi sia un certo tipo di attenzione.

La terza differenza è proprio la presenza stessa

Mentre nelle pratiche di rilassamento/visualizzazione ci dissociamo dal momento presente perdendoci in un mondo immaginifico, nella meditazione succede il contrario.

La differenza è tangibile e puoi provarla tu stesso. Prova a fare un po’ delle pratiche descritte nel mio report gratuito sulla meditazione moderna e ti accorgerai di una cosa particolare:

Se ti perdi fra i tuoi pensieri, come succede nelle visualizzazioni, se un rumore improvviso ti sorprende sobbalzi (sturtle effect) mentre se sei presente no!

Certo puoi trasalire anche durante la meditazione ma in modo diverso, la distrazione improvvisa non ti “tira fuori da un altro stato di coscienza”.

Tutto questo non l’ho provato sulla mia pelle

Prima di scrivere rilassamento dinamico praticavo quelle cose tutti i giorni da anni e le insegnavo da circa tre. Ti assicuro quindi di aver ben saggiato le differenze fra le due pratiche, seppur molto vicine e per alcuni aspetti identiche.

Come racconto spesso ho iniziato a praticare la mindfulness perché volevo dimostrare pubblicamente il suo effetto sulle onde elettriche del cervello.

Purtroppo però l’apparecchio che avevo acquistato (emotiv epoc) non funzionava adeguatamente per questo scopo, però avevo ormai iniziato a praticare da qualche mese ed ho continuato.

Nel tempo ho notato le differenze e le similitudini con le altre tecniche, provandole su me stesso e su chi mi ha seguito in questi anni con grande successo.

Il laboratorio è fatto di impegno e dedizione

Questo spazio che chiamo “laboratorio” riprendendo le parole di Saki Santorelli nel suo bel libro “Guarisci te stesso”, come tutte le cose buone, necessita impegno.

Immaginare una spiaggia con tutti i suoi dettagli è un’operazione che alcune persone riescono a fare senza il minimo addestramento e ne traggono anche grande giovamento.

Mentre restare nel presente non è qualcosa di così semplice da fare, certo esistono anche qui persone più predisposte, ma come nel primo caso con l’esercizio tutti riescono.

Ma non è necessariamente piacevole!

Se immaginando una spiaggia molti possono provare un’esperienza piacevole durante la meditazione questo potrebbe non succedere ed anzi…

…se succede troppo spesso, stai facendo il “gioco delle sensazioni” identificandoti con ciò che senti di bello e perdendo di vista l’equanimità.

E’ proprio questa predisposizione ad accettare tutto ciò che emerge, bello o brutto che sia, a darti la possibilità di creare quello spazio che chiamiamo “laboratorio”.

E durante l’emersione di contenuti belli e brutti, alla luce della tua consapevolezza, avvengono spesso piccoli e grandi miracoli come la psicosintesi di cui parlo in puntata.

Allora rilassamento/visualizzazioni/x non servono a niente?

No! Perché quando ti immagini su una spiaggia, con tutti i tuoi sensi, il tuo corpo ed il tuo cervello sono molto contenti.

Il tuo cervello sta producendo sostanze benefiche che si irradiano in tutto il corpo. I tuoi muscoli si rilassano, il corpo passa in uno stato di rigenerazione contrario allo stato di “difesa” in cui spesso restiamo per molto tempo.

Però non stai allenando la consapevolezza, stai allenando altro! Si possono fare degli ibridi? Certamente, lo si fa da secoli mescolando presenza a visualizzazioni e pratiche di ogni genere.

Lo stato dell’arte della mia esperienza

Psinel nasce dalle mie ricerche e soprattutto dalla mia esperienza diretta. Attualmente sono convinto che coltivare la presenza sia il modo migliore di costruire un “laboratorio mentale”.

Molto di più di tutti quelli che ho sperimentato in passato. Se per caso hai un metodo diverso dal mio prova a dedicare un po’ di tempo a questi semplici esercizi.

Fallo per un tempo sufficiente ad iniziare a posizionare i mattoni di questo laboratorio, che è varia da persona a persona, ma dai 3 ai 6 mesi può essere un investimento ragionevole.

Soprattutto se consideri i vantaggi che non sto ad elencarti ma sai quanti sono. E devi sapere che gli studi più seri sono questi tutti su queste pratiche e su quelle legate alla compassione.

Molti vedono la presenza come punto di partenza!

In molte discipline si vede la consapevolezza e la capacità di restare nel presente come “il primo passo per meditare”. Quindi sarebbe l’esercizio di base, il fondamentale della meditazione.

Questo è verissimo, nel senso che se sai restare nel presente questo facilita ogni genere di meditazione successiva. Proprio perché crea questa sorta di laboratorio di cui stiamo parlando!

Per me e per molti altri praticanti non si tratta solo del “punto di partenza” ma anche del “punto di arrivo” finale. Un po’ come in tutte le discipline complesse i fondamentali sono la base e la vetta!

Una metafora musicale!

Se sai suonare uno strumento, dopo qualche anno non vedrai l’ora di cimentarti con cose sempre più impegnative e difficili. Per farlo dovrai costantemente riferirti ai fondamentali o rudimenti.

E, via via che suoni scopri che quei “rudimenti” sono il punto di inizio ed anche il punto di arrivo. Un bravo musicista sa fare cose semplici in modo straordinario.

Un cattivo musicista tenta di fare cose complesse in modo disastroso! Lo stesso vale per la meditazione, cerchiamo la tecnica segreta quando non sappiamo neanche padroneggiare le basi.

Per quanti luoghi sicuri tu abbia costruito…

Se hai passato gli ultimi anni a visualizzare situazioni piacevoli, a creare scenari meravigliosi in cui rilassarti e sperimentare forme di visuazlizzazione creativa ma non conosci la presenza…

…sappi che allora hai imparato solo a “perderti” dentro te stesso mentre non hai ancora imparato a fare il passaggio più logico “ritrovarsi”.

Perdersi e ritrovarsi sono due facce della stessa medaglia, anche i meditanti più presenti sanno perdersi, anzi lo sanno fare ancora meglio perché sono fiduciosi di sapersi ritrovare.

E’ come addestrare un cagnolino

All’inizio hai questo piccolo cane che devi tenere al guinzaglio. Perché incuriosito dal mondo tende a ficcare il naso di qui e di la.

Via via che lo addestri puoi anche lasciarlo libero, però sempre tenendolo sott’occhio. Quando poi è cresciuto abbastanza ed ha fatto pratica, puoi lasciarlo libero sapendo che sa come tornare a casa.

Ecco, la meditazione di cui stiamo parlando oggi ti da questo grado di fiducia, la capacità di perderti perché tanto sai perfettamente come tornare. Qualcosa di molto simile ai nostri occhiali per guardarsi dentro.

Credo di aver messo un bel po’ di carne al fuoco (perdonami se sei vegetariano ;)) fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto e cliccando su mi piace.

Alla prossima
Genna

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