Stereotipi e pregiudizio nella crescita personale

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Sul tema del pregiudizio sono stati spesi fiumi di inchiostro, da scrittori, filosofi e poeti fino ad arrivare alla moderna psicologia molti hanno parlato di questo tema.

Nonostante questo grande interesse il pregiudizio continua a serpeggiare, soprattutto in questi tempi di immigrazioni e di terrorismo. Come hai intuito l’argomento non è facile…buon ascolto:

 

Da questo link puoi accedere alla lista d’attesa per MMA 

 

La prima volta che ho studiato la valanga di materiale presente in psicologia sul pregiudizio sono “caduto dalle nuvole”. Ma come, un processo così semplice da capire ma che nessuno mi ha mai spiegato?

Ho subito pensato qualcosa del genere! Cavolo, ma con tutta l’educazione che ho ricevuto fino ad ora nessuno è stato capace di mostrarmi questo fenomeno naturale? Forse è perché ho studiato ragioneria 😉

Lo dico scherzando ma è chiaro che chi forse ha studiato filosofia alla superiori dovrebbe aver avuto qualche incontro ravvicinato con questi temi. Purtroppo ancora una volta la risposta è negativa, perché è stata proprio la psicologia a “scoperchiare il vaso”.

Il pregiudizio è uno schema mentale evolutivo

Se osserviamo tutte le scoperte sul tema del pregiudizio arriviamo ancora una volta alla conclusione “evolutiva”: il pregiudizio esiste perché ci ha consentito di sopravvivere!

Questa è ancora, secondo me, la teoria più solida su come funziona la nostra mente. Detto in poche parole, costruiamo mappe della realtà per muoverci al suo interno nel modo più comodo e rapido possibile.

Queste mappe “sono mappe e non la realtà”! Per poterle costruire ci bastano pochi elementi che ci facciano capire al volo “come stanno le cose”. L’esempio più classico è il famoso “effetto prima impressione”.

Il pregiudizio è una “mappa grossolana” della realtà

Ogni mappa mentale che costruisci è ad un qualche livello “grossolana”, perché non possiamo mai avere a che fare con una mappa precisa, perché questa sarebbe “la realtà”.

Ne abbiamo parlato un sacco di volte soprattutto quando parliamo di “conoscenza”, ti mostro tutto nel podcast dedicato a “chi meno sa meglio sta“.

I pregiudizi hanno la caratteristica di essere fra le mappe più grossolane che possiamo costruirci. Perché mentre il territorio che ci circonda può essere esaminato ed incasellato, il comportamento umano non è altrettanto “incasellabile”.

Quando abbiamo a che fare con le persone gli schemi sono molto più grossolani

Il nostro cervello adora le regolarità (o pattern) e gli piace sentire di avere le situazioni “sotto controllo”. Purtroppo però esistono esseri viventi praticamente imprevedibili, e questi sono gli esseri umani.

Mentre un animale ha dei comportamenti altamente prevedibili (se li conosci lo sai) gli esseri umani sono altamente poco prevedibili. Ok anche noi abbiamo molte cose prevedibili ma non con schemi fissi come gli altri animali.

Questa altissima aleatorietà (imprevedibilità) ci costringe a creare schemi su dati poveri e senza avere troppe possibilità di verifica. Se uno ti guarda male c’è poco da capire se è perché ha una mosca negli occhi, meglio girare alla larga!

 I disabili mi hanno insegnato molto su questo!

Come ti raccontavo qualche tempo fa ho avuto la fortuna di lavorare con perone diversamente abili. E ancora prima, di viverci assieme nella casa dello studente dove ho frequentato l’università.

Durante quegli anni ho avuto modo di conoscere decine di persone disabili. Prima ne avrò viste si e no 2 o 3 di sfuggita. Entrarci in contatto e conoscerle davvero è stata un’esperienza illuminante.

Inizialmente ero intimorito ed anche un po’ spaventato da queste nuove interazioni. Ma via via che ci entravo in confidenza notavo una cosa banalmente straordinaria… la disabilità svaniva!

Tutti abbiamo assistito allo sgretolamento di uno o più pregiudizi!

Che tu te ne sia accorto o meno, scommetto che hai avuto la seguente esperienza: conosci una persona di cui hai una certa opinione e a furia di frequentarla, quell’opinione svanisce completamente.

Se non hai un ricordo simile ti basta andare a pescare fra i tuoi amici. Pensa alla prima volta che li hai visti, che cosa pensavi di loro? Come li vedevi e percepivi?

Scommetto che il tuo modo di “vederli oggi” è molto diverso dalla tua prima impressione, non è vero? Tutti abbiamo avuto esperienze simili, nonostante questo gli schemi “continuano a scattare”.

Nonostante la conoscenza gli schemi “continuano ad essere automatici”!

Ok non è sempre vero, oggi quando vedo un disabile (simile a quelli che ho conosciuto personalmente) ho subito una serie di ricordi piacevoli legati alle mie esperienze passate.

Come vedi, attraverso la conoscenza, scattano altri schemi! Tuttavia questi schemi sono implacabili, per quanta conoscenza tu riesca ad accumulare il tuo sistema nervoso continuerà a cercare di proteggerti.

E per proteggerti creerà mappe mentali (pregiudizi) sulle persone che ti circondano. E’ qualcosa di naturale, evolutivo e soprattutto ci fa sentire “al sicuro”. Per questo per vincere il pregiudizio la chiave non è solo la conoscenza…ma è…

Imparare a renderti conto della presenza di questi schemi mentali!

Sembra banale ma non lo è! Una cosa è sapere che esistono questi schemi mentali ed un’altra è coglierli mentre agiscono nella nostra vita. Una differenza fondamentale!

In psicologia chiamiamo questa abilità “meta-cognizione”, cioè la capacità di accorgerti che stai pensando a qualche cosa. Si, è esattamente ciò che capita con la pratica della meditazione.

Quando mediti ciò che sviluppi è proprio questa “meta consapevolezza”, di accorgerti dei pensieri che ti distraggono dal tuo compito meditativo (ad esempio, osservare il respiro).

La “cattiva notizia” di questo podcast è che liberarsi dai pregiudizi è impossibile!

Il pregiudizio è generato dal nostro modo naturale di incasellare la realtà, è impossibile cancellare questo processo di categorizzazione. Ciò che si può fare è renderci conto che funzioniamo in questo modo.

Ci risiamo con sto conosci te stesso no? Si è sempre la solita storia, ancora una volta ti ripeto che per me crescita personale significa conoscere se stessi e guarda caso, c’entra ancora una volta.

Si, non ho detto “conosci gli altri”, che ovviamente è implicito nel messaggio di oggi. Ma ho detto “conosci te stesso”! Perché per quanto tu possa mai conoscere le persone non le conoscerai mai a sufficienza per evitare il pregiudizio.

Ciò che puoi fare invece è sapere che hai questi schemi e renderti conto di quando si attivano. No non è fantascienza, se pratichi la meditazione sai che è qualcosa di possibile. Se invece non l’hai mai fatto potresti pensare che siano tutte fesserie.

Non voglio costringerti a meditare 😉

Tranquillo, questo podcast non vuole farti diventare un meditante, un asceta che va sulle montagne ecc. Leggi il report gratuito sulla “meditazione moderna” che trovi qui in alto per farti un’idea di cosa intendo.

Tornando al nostro pregiudizio, visto che non possiamo eliminarlo tanto vale che lo utilizziamo per ciò che è nato, farci sopravvivere. Il modo migliore per utilizzarlo invece di essere “utilizzati da lui” è renderci conto della sua natura di “pensiero e schema mentale”.

Per renderci conto di questa natura dobbiamo sviluppare la meta-cognizione, ed il modo migliore per farlo e sedersi in meditazione. E’ forse l’unico modo? No, puoi accorgertene anche in altri modi come puoi vedere in questo podcast sulla defusione cognitiva.

Cosa c’entra tutto questo con l’immigrazione ed il terrorismo?

Nel podcast ti ho accennato alla immigrazione ed anche al terrorismo, due fenomeni per nulla nuovi nella storia del genere umano. Entrambi hanno come radice questi meccanismi psicologici.

Meccanismi che ti ripeto sono serviti per farci sopravvivere, ma che a volte si ritorcono contro di noi. Che differenza c’è tra un ultras che spacca una Città ed un terrorista?

Da un punto di vista psicologico non tantissimo, i meccanismi di “out-group ed in-group” sono gli stessi. Ovviamente non voglio paragonarli perché i terroristi sono davvero “pazzi estremisti” ma…

…ad un qualche livello sono gli stessi “schemi automatici del pregiudizio” a farla da padrone. Ok mi fermo qui prima che qualcuno mi additi di “odio verso i tifosi di calcio”. E’ solo un’analogia ok? 🙂

Sapere che sono i pregiudizi a guidare certi comportamenti non deve farci diventare pregiudizievoli a nostra volta!

I pregiudizi si auto-alimentano! Pensare che uno sia cattivo perché prova del pregiudizio è un po’ un modo di proiettare su di lui un nostro giudizio.

Ti ricordi il post dedicato a “chi punta il dito”? E’ lo stesso identico meccanismo psicologico. Più giudichiamo duramente gli altri e più in fondo giudichiamo duramente noi stessi.

Ecco il sottile legame di tutto ciò con la crescita personale. Riconoscere il nostro modo di giudicare ed i pregiudizi altrui ci fa crescere, ci porta verso quella crescita personale sana che identifico con la famosa frase “conosci te stesso”.

Conosci te stesso prima di pensare di poter conoscere gli altri!

 Ecco questa è la filosofia di psinel, la vera crescita personale parte dalla conoscenza di se stessi. Non si tratta del semplice citare il classico “conosci te stesso” ma si tratta di metterlo in pratica.

Per praticare questa antica arte bisogna impegnarsi perché ogni giorno scopriamo (e possiamo scoprire) qualcosa di nuovo su noi stessi e sugli altri…

…buona auto-consapevolezza
Genna

Ps. Sono consapevole di aver saltato diversi passaggi che riguardano come si forma il pregiudizio e gli affascinanti studi sulla percezione e la categorizzazione. Magari te ne parlerò più avanti 😉

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14 Commenti
  • Otimo testo, parabeni.

  • Grazie!!

  • Bellissimo questo podcast, bravo Genna! Ti seguo ormai da un paio di mesi e ti apprezzo sempre di più. L’argomento del pregiudizio mi interessa moltissimo. Tu giustamente hai puntato sul pregiudizio razziale ma mi piacerebbe avere il tuo parere sul pregiudizio dei “ruoli”. Ti chiedo scusa ma non sono un’esperta nel tuo settore. Cerco di spiegarmi meglio: tutti i mariti… tutti i dipendenti… tutti i fratelli… tutte le madri… tutti gli uomini… Parlo di ruoli familiari e sociali. Mi piacerebbe se potessi approfondire questo tema in futuro. Grazie

    • Grazie Donata,
      tempo fa ho scritto qualcosa del genere… allora anche nei ruoli che assumiamo rientra il pregiudizio, anzi… come ha dimostrato Tajfel basta davvero poco per farlo scattare. I ruoli poi che hanno a che fare con il potere sono proprio emblematici di questi giochini, ti basta guardare l’interazione fra medici ed infermieri, o in qualsiasi altro contesto nel quale esiste una gerarchia sociale. A volte le persone si “ubriacano” di ruoli sociali a tal punto, che quando un grande medico va in pensione subito dopo cade in depressione. Proprio perché non ha più alcun potere da esercitare (altro argomento grandissimo). Do, ci farò un pensierino su come trasformarlo in podcast, fammi sapere se ho capito …grazie!

      • Hai capito perfettamente Genna! Ma non avevo dubbi in proposito 😉 quindi sì, stereotipi sociali e familiari. Il “potere” come operatore sanitario, genitore, titolare di un’impresa o diversamente il ruolo di figlio o dipendente di impresa. Nella vita capita, soprattutto in età matura, di trovarsi in tutti questi ruoli contemporaneamente ed è estremamente scomodo, si finisce per perdere di vista i propri ruoli e non sapere più come comportarsi perché non è accettato da un figlio un tuo comportamento da genitore e contemporaneamente devi vivere il ruolo di figlio magari con un genitore diventato disabile mentalmente nel frattempo. E lo stesso nel lavoro: devi insegnare ai più giovani ma nel frattempo devi essere di esempio rispettando il tuo superiore anche se i tempi sono cambiati e quindi devi insegnare ma osservare canoni ormai obsoleti per una forma di “rispetto”. Secondo quelli che io considero “pregiudizi” ognuno si aspetta cose diverse. Ma tu mi hai fatto conoscere il Dott. Giacobbe consigliando i suoi libri. Vivere da adulti senza sembrare “stronzi” sembrerebbe impossibile. Non è colpa forse dei pregiudizi? Ognuno si aspetta da altri ciò che sembrerebbe dovuto da un ruolo secondo un pregiudizio ma nessuno tiene conto del fatto che diversi ruoli possono essere intercambiabili nello stesso momento della vita di una persona. Ma si può essere contemporaneamente bambino/adulto/genitore? O lasciar pretendere questo da altri è solo assecondare dei pregiudizi?

        • Ciao Do,
          si secondo G. C. Giacobbe sono le nostre “seghe mentali” nelle quali rientrano anche i pregiudizi, anche se lui non lo dice esplicitamente. Se ci pensiamo sono i bambini che puntano costantemente il dito e attribuiscono la colpa agli altri.
          Assolutamente d’accordo, fra i pregiudizi peggiori ci sono proprio le “apsettative” sui comportamenti altrui.

          Noi siamo contemporaneamente Bambini Adulti e Genitori, ma in modo più o meno sbilanciato. Ovviamente è solo una metafora, non esiste neussun “bambino interiore” e neanche le altre parti per quanto mi riguarda. E’ una buona metafora, usata da sempre, per descrivere il comportamento. Per me già riuscire ad osservare i propri pregiudizi ci consente di diventare “maggiormente adulti”.

          Grazie

  • Grazie Sandra…. sei una troiaaaaa! 🙂

    • Ahahah grande Manolo 🙂

      Come cantava Tricarico… “puttana puttana, puttana la maestra”… giusto per citare una canzone 🙂

      • scusa lo sfongo Genna,
        Ogni tanto penso alle risate (o forse no) che mi farei a tornare indietro, forte però del metamodello, cialdini e altre cosettine, al liceo da alcuni prof…
        sarei stato sospeso, ma gli facevo venire l’esaurimento ahahahah.
        quindi mi sono sentito tirato in causa quando hai raccontato la storiellina. dicevo Sandra, ma la metafora era moooolto più larga

        • A chissà quante “Sandre” avremmo fatto il culo se avessimo avuto gli strumenti di oggi 😉

          Comunque, giusto per la cronaca, è tutto vero… e mi limito a dire che mi aveva già consigliato
          di andare a zappare la terra, tra un po’ mi sconsigliava anche di fare le scuole medie 😀

        • Per inciso… Genna non lascio commenti sull’infelice (voglio essere buona!) osservazione della tua maestra. Non merita nemmeno l’attenzione di un commento. Spero che la vita le abbia dato modo di fare nuove e belle esperienze e le abbia “aperto” la testa. Pensare che persone di questo tipo abbiano potuto avere il ruolo di insegnanti di bambini così piccoli è preoccupante!

          • Grazie Do,
            si molto preoccupante… spero che oggi i maestri siano più bravi anche se purtroppo non credo che sia così 🙁

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