Una tecnica per superare la paura di sbagliare

 

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Hai paura di sbagliare, di essere visto poco “adatto”, di avere la “sindrome dell’impostore”? Sono tutte situazioni che abbiamo già affrontato su psinel. In modo specifico abbiamo dedicato la puntata n° 86 a questo tema e tante altre.

Oggi vedremo una tecnica molto semplice in grado di aiutarti a superare qualsiasi “timore eccessivo dell’errore”, una metodologia che se ben seguita può cambiare il tuo modo di “vederti e di vedere”.

Fra qualche giorno sarà il mio 38° compleanno, ed anche se non sono vecchissimo ho una vastissima esperienza in fatto di “errori”. Ti faccio una semplice domanda:

“Nell’arco della tua vita, grossomodo, hai commesso più errori o hai ottenuto più successi”?

Ora al di la del fatto che tu possa essere Usain Bolt o Michael Phelps (giusto per citare due super campioni) sicuramente hai fatto molti più errori! No non iniziare a guardarmi male, non penso che tu sia “un perdente”.

Lo dico perché l’errore è il fondamento dell’apprendimento. La maggior parte della nostra esperienza diretta si forma agendo per “prove ed errori”.

Senza l’errore non c’è apprendimento!

In termini cibernetici l’errore è un feedback, una retroazione del sistema che ti dice che qualcosa non sta andando come vorresti. Senza questo segnale non sapresti se sei sulla strada giusta o meno!

E’ un po’ come il gioco dell’ “allegro chirurgo”, te lo ricordi? Se sbagli nella esecuzione della tua azione c’è un segnale acustico che ti indica l’errore.

Senza la predisposizione all’errore diventa quasi impossibile imparare. Perché saremmo chiusi nelle nostre convinzioni di aver fatto bene, senza riuscire a guardare in faccia la realtà.

Orgoglio ed errore

Molte persone potrebbero pensare che il non ammettere gli errori sia appannaggio esclusivo delle persone “orgogliose”, persone che si sanno di valere e non accettano di sbagliare.

In parte è vero, ma la domanda successiva è…da dove deriva l’orgoglio? E qui non vorrei infilarmi in un ginepraio e parlarti di “ego” in termini orientali ma vorrei mostrarti qualcosa di semplice ed intuitivo.

Probabilmente ci sei arrivato da solo: che cosa può renderci orgogliosi a tal punto da non ammettere i nostri errori? La risposta è, la paura stessa si sbagliare!

Ecco il paradosso: la paura di sbagliare non ti rende meno capace di osservare i tuoi errori!

Più cerchi di mostrarti come una persone “all’altezza”, una persona “che non sbaglia” e più tenderai a difenderti in caso di errore. Ironico vero? Ma la maggior parte della nostra vita psichica funziona in questo modo.

La mia “immodesta opinione” è che questi circoli viziosi siano sempre più frequenti. Ed il motivo è squisitamente sociale! E’ la nostra società che ci spinge a “non essere visti come perdenti”.

Hai presente il termine italiano che indica “sfigato”? Ecco gli anglosassoni (in particolare gli americani) non lo usano, ma dicono “perdente”. E se non vuoi essere un perdente che cosa devi fare? Devi vincere.

L’equazione più pericolosa è che per essere in vincente NON devi MAI sbagliare!

Come faccio a capire se una persona è “una vincente o una perdente”? Lo so caro psinellino che tu sai la risposta giusta, ma la maggior parte della gente penserà: osservo quanti errori fa.

Se uno viene bocciato nelle scuole dell’obbligo che cosa possiamo prevedere per il suo successo scolastico quando andrà all’Università? Probabilmente che non è adatto a proseguire gli studi.

Ed è un po’ ciò che si fa con i vari “consigli e orientamenti scolastici” scritti sulle pagelle di milioni di ragazzi. Purtroppo quei giudizi sono quasi sempre erronei!

A me hanno consigliato di andare a zappare sia alle elementari che alle medie. Semplicemente io non gli ho creduto e sono andato avanti per la mia strada.

Si sono stato fortunato ad essere sostenuto dagli eventi!

Continuando con i fatti miei, è chiaro che se non avessi avuto la mia famiglia predisposta a farmi continuare a studiare con il caxxo sarei riuscito a proseguire gli studi.

Invece, nonostante tutti gli errori precedenti (alle superiori ho cambiato 3 scuole) hanno continuato a credere in me. Sono stato io a dirgli “Mamma, papà, sono convinto che sta roba che si chiama psicologia sarà la mia strada”.

E loro non mi hanno valutato basandosi sui vecchi errori ma vedendo la mia passione crescete per questa materia. Si non erano di certo sicuri al 100% (anzi;)) ma via via che proseguivo gli studi si rendevano conto di aver fatto centro.

Con la mentalità attuale ogni errore può essere vissuto come un trauma!

Con il peso che diamo oggi all’errore, ogni piccolo inciampo può trasformarsi in un trauma. Non sto esagerando un “trauma” nel senso di un’esperienza negativa limitante.

Per limitante intendo proprio questo, il fatto che quel dato errore ci fa talmente paura da spingerci nella spirale dell’evitamento, e più evitiamo e meno diventiamo capaci di affrontare e quindi di “sbagliare”.

Da un piccolo errore può sorgere il timore di sbagliare e questo peggiora il trauma dato dal primo piccolo errore. A questo punto ti starai chiedendo: “ma allora come si fa per uscirne?”.

La risposta non è semplice ma in parte l’esercizio che hai ascoltato nel podcast e che potrai trovare nel Qde (Quaderno degli esercizi) è un ottimo inizio!

Il timor panico affrontato si trasforma in coraggio!

Questa frase che viene spesso ripetuta dal prof. Giorgio Nardone (e che afferma appartenere ad antiche tavolette sumere)  è un piccolo pozzo di saggezza.

Lo sappiamo tutti da sempre “se cadi da cavallo devi risalirci il più velocemente possibile” in modo da non iniziare a sviluppare una paura esagerata nei confronti dell’incidente.

Purtroppo, per quanto riguarda “la paura di sbagliare” non sempre è facile risalire a cavallo. Non sempre siamo ben disposti a dimostrarci come persone che sbagliano…anzi ci difendiamo da quella eventualità.

 E’ quasi impossibile trovare il bandolo della matassa

Ora se è vero che i nostri timori possono derivare da piccoli errori che si trasformano in traumi che limitano la nostra vita, allo stesso modo è difficile trovare “il bandolo della matassa”.

La maggior parte delle persone crede che se scoprisse “il perché”, “la causa” e “l’origine” dei propri problemi questa si dissolva. Purtroppo non sempre è così, anzi molto raramente è così.

Il nostro sistema di difesa che crea quelle “piccole paure che si accumulano” non lo fa seguendo una logica precisa. Lo fa istintivamente, tanto che a volte le paure sembrano completamente irrazionali.

Ciò che devi smantellare non è “la causa” ma la reazione di paura

Ti ricordo che non sto parlando di psicopatologia ma di timori che tutti possiamo avere. Andare alla ricerca delle cause dei nostri piccoli o grandi timori può diventare controproducente.

Invece che liberarci da quelle reazioni cercare una causa può diventare un modo per trovare una qualche “giustificazione”. Un po’ come quando trovi un colpevole di un misfatto e per qualche giorno tutti sono contenti.

Ma in realtà trovare il colpevole di un misfatto non sempre riporta le cose “come erano”. Certo dobbiamo ricercare quali sono quegli eventi “attivatori” (come descritto nell’esercizio) ma non la loro genesi primaria.

Lo so che ti sembra illogico, meglio sapere che è colpa dei tuoi genitori no?

Spesso nel mio studio le persone preferiscono sentirsi dire: “guardi questo timore è causato dalla sua famiglia di origine, da come sua madre l’ha cresciuta”.

Anche se questa frase può essere vera e certamente la è, perché noi impariamo dai nostri genitori le risposte di paura, nonostante questo, saperlo risolve poco o nulla… a meno che…

… tu non viva con i tuoi genitori e questi siano la tua fonte primaria di timore. Ma attribuire la responsabilità all’esterno ci solleva ma non risolve il problema.

Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre emozioni

Anche questo è un concetto che continua a tornare su psinel, dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre emozioni. Per farlo dobbiamo spostare l’attenzione dalle cause primarie alle nostre reazioni attuali.

A questo serve l’esercizio che hai ascoltato nel podcast e che potrai trovare maggiormente strutturato nel “Qde”…

…ok mi fermo qui perché temo di sconfinare in altri 200 campi psicologici diversi 😉

A presto
Genna

L’arte dell’errore è un caposaldo di Psinel da anni ma l’idea di questa applicazione è stata presa dal lavoro scientifico di Gerry Grassi che puoi trovare qui!

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7 Commenti
  • scusa genna ma dove posso trovare il qdc (Quaderno degli esercizi)?

    • Ciao Dario
      si trova all’interno della community di psinel e lo ricevono solo gli iscritti ogni settimana nella loro casella di posta elettronica. Per iscriverti devi inserire la tua email e scaricare il materiale gratuito di psinel. In caso l’avessi già fatto e non avessi ricevuto le email significa che sono finite nello spam…recuperale 😉

  • Ciao Genna, grazie di tutto, bellissimo articolo!
    Non riesco però a trovare la mia “dose minima” per espormi alla mia paura, che nel mio caso è quella di non riuscire a farmi rispettare da parte delle persone che hanno un forte ascendente su di me (ad esempio il mio capo o il mio superiore, o un amico un po’ prepotente, ecc). Può essere forse quella di sorridere ad una loro critica, senza dover per forza arrovellarmi per trovare le parole giuste per rispondere?

    • Grazie Alex,
      mmmm direi di no… allora la “dose minima” in questo caso potrebbe rispondere alla domanda:

      “Come potrei sentirmi non rispettato volontariamente da quella persona?” Ad esempio potresti tu generare il poco
      rispetto da parte sua, magari dicendogli qualcosa che sai gli darà un pizzico di fastidio. Generare un “piccolo
      errore volontario” che ti faccia sentire un pizzico “inferiore”.

  • Grazie per il podcast di oggi è davvero interessante. Ascoltato al mattino alle 6 preparandosi per andare al lavoro è stato utilissimo 😉 In pausa ho letto invece questo tuo articolo sul blog. Mi è servito a confermare alcune idee e a sfatare pregiudizi che non immaginavo di avere. Sto leggendo il libro che hai consigliato in un tuo vecchio podcast: “Il Dono del Silenzio”. Grazie per averlo consigliato. Seguendoti in un paio di mesi mi hai fatto conoscere un mondo caleidoscopico. Sono passata dai cinque libri del Dr. Giacobbe a questo piccolo (ma solo di volume) libro della vita. Non saprei davvero come definirlo senza sembrare riduttiva. È sempre più un piacere seguirti. Buon lavoro!

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